Una guida completa e aggiornata per capire come funzionano le spese per auto e trasporti all’interno del regime forfettario, con esempi pratici e chiarimenti sulle detrazioni realmente ammesse.
Chi lavora con partita IVA e ha scelto il regime forfettario si trova spesso davanti a un dubbio molto concreto: come gestire le spese per auto e trasporti? Avvocati, consulenti, commercialisti, grafici, copywriter, artigiani o professionisti che viaggiano frequentemente si domandano se sia possibile “scaricare” i costi legati all’automobile o ad altri mezzi di trasporto.
Il tema è particolarmente delicato perché nel regime forfettario non valgono le stesse regole del regime ordinario. Non è infatti prevista la deduzione delle singole spese sostenute, ma un calcolo forfettario dei costi in base al codice ATECO. Questo significa che, a differenza di quanto accade per altri regimi fiscali, non si possono detrarre direttamente benzina, pedaggi o assicurazioni.
Vediamo allora nel dettaglio come funzionano le spese per auto e trasporti nel regime forfettario, cosa è davvero possibile considerare e quali sono i margini di vantaggio per i professionisti che utilizzano la propria auto per motivi lavorativi.
Auto e trasporti nel regime forfettario: il quadro generale
Per capire bene la questione delle spese per auto e trasporti, occorre prima ricordare come funziona il regime forfettario. Si tratta di un regime agevolato destinato a professionisti e piccole imprese con ricavi fino a 85.000 euro annui. L’imposta sostitutiva è fissata al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in caso di nuove attività.
La peculiarità del regime forfettario è che non prevede la deduzione analitica delle spese. Ciò significa che i contribuenti non possono portare in detrazione i singoli costi sostenuti, ma hanno un coefficiente di redditività che riduce forfettariamente il reddito imponibile. Questo coefficiente varia a seconda del codice ATECO: per i professionisti, ad esempio, è del 78%.
Di conseguenza, non è possibile scaricare direttamente le spese per carburante, manutenzione o pedaggi autostradali. Ma allora, come si collocano le spese per auto e trasporti all’interno di questo regime?
Auto e trasporti: differenze tra regime ordinario e regime forfettario
Chi è abituato a sentire parlare di deduzione delle spese per l’auto nel regime ordinario (dove esistono percentuali precise di deducibilità per carburante, assicurazioni, manutenzioni e persino il leasing) potrebbe pensare che lo stesso valga anche nel regime forfettario. In realtà non è così.
Nel regime ordinario, le spese per auto e trasporti possono essere dedotte in percentuali che variano in base all’utilizzo professionale del veicolo. Ad esempio, per i professionisti la deducibilità è spesso limitata al 20%, con regole specifiche anche per l’IVA.
Nel regime forfettario, invece, queste spese non vengono considerate singolarmente. Il sistema “forfettario” ingloba i costi presunti di gestione, compresi quelli legati all’auto, all’interno della percentuale di redditività stabilita dal codice ATECO. Questo rende la gestione contabile molto più semplice, ma limita la possibilità di dedurre effettivamente spese elevate per i trasporti.
Auto e trasporti per il forfettario: cosa si può scaricare davvero
La domanda più comune resta: cosa si può scaricare davvero sulle spese per auto e trasporti se si è in regime forfettario?
La risposta è piuttosto chiara: non è possibile scaricare le singole spese come accade nel regime ordinario. Non si possono quindi portare in detrazione benzina, gasolio, metano, pedaggi, parcheggi, assicurazione, bollo, manutenzione, riparazioni o costi di leasing.
L’unica eccezione è rappresentata dai contributi previdenziali, che possono essere dedotti integralmente dal reddito imponibile anche nel regime forfettario. Ma per quanto riguarda le spese dirette di auto e trasporti, queste sono già “considerate” nel calcolo del reddito attraverso la riduzione forfettaria prevista dal coefficiente di redditività.
In pratica, chi lavora molto spostandosi rischia di non avere un vantaggio fiscale diretto per i costi sostenuti. Allo stesso tempo, però, la semplificazione del regime consente di non doversi preoccupare di conservare e contabilizzare scontrini e fatture legate all’automobile.
Auto e trasporti: conviene il regime forfettario a chi viaggia spesso?
Una delle perplessità più frequenti riguarda i professionisti che utilizzano spesso l’auto per lavoro: avvocati che devono recarsi in tribunale, consulenti che visitano i clienti, agenti che viaggiano tra più città.
Per loro, i costi di auto e trasporti rappresentano una parte significativa delle spese annuali. In questi casi, il regime ordinario potrebbe sembrare più vantaggioso perché consente la deduzione diretta di tali costi.
Tuttavia, occorre fare i conti. Nel regime ordinario la deducibilità è limitata e spesso solo parziale, mentre il forfettario garantisce comunque una tassazione agevolata al 15% o al 5% e una gestione semplificata. Molti professionisti scoprono che, nonostante non possano scaricare le spese di trasporto, il saldo fiscale resta comunque più favorevole nel forfettario, soprattutto se i ricavi non sono molto elevati.
Auto e trasporti e collaborazioni con clienti: il tema dei rimborsi
Un altro aspetto da considerare riguarda i rimborsi spese. Può capitare che un professionista in regime forfettario debba recarsi da un cliente e che quest’ultimo si offra di rimborsare i costi di auto e trasporti.
In questo caso, il rimborso confluisce nei ricavi del professionista e viene tassato come tale. Non è quindi un “rimborso netto” come avviene nei rapporti di lavoro dipendente, ma rientra nel reddito imponibile ai fini fiscali. Questo dettaglio è importante da chiarire fin da subito con i clienti per evitare fraintendimenti.
Tabella: confronto tra ordinario e forfettario
| Aspetto | Regime Ordinario | Regime Forfettario |
|---|---|---|
| Deduzione carburante | Sì, parziale | No |
| Deduzione assicurazione | Sì, parziale | No |
| Deduzione bollo auto | No | No |
| Deduzione manutenzione | Sì, parziale | No |
| Rimborsi spese | Non tassati se analitici | Tassati come ricavi |
| Gestione documenti | Complessa | Molto semplificata |
Come si nota, il regime forfettario semplifica moltissimo la gestione fiscale, ma non permette di detrarre le singole spese di auto e trasporti.
Auto e trasporti: strategie per ridurre i costi
Non potendo scaricare le singole spese, il professionista forfettario può comunque adottare strategie per gestire meglio i costi di auto e trasporti. Alcuni optano per la condivisione dei mezzi, altri per l’uso di abbonamenti ai trasporti pubblici, che riducono sensibilmente le spese.
Chi lavora prevalentemente online può minimizzare gli spostamenti organizzando incontri da remoto, sfruttando piattaforme digitali. In questo modo, pur non potendo dedurre i costi, riesce comunque a ridurre concretamente le spese legate ai trasporti.
Conclusione
Le spese per auto e trasporti nel regime forfettario rappresentano un tema che suscita spesso dubbi e aspettative. La realtà è che non è possibile scaricare direttamente questi costi, ma essi sono già considerati nel calcolo forfettario del reddito.
Il vantaggio del forfettario non sta quindi nella possibilità di dedurre i costi reali, ma nella semplicità gestionale, nella riduzione dell’imposta sostitutiva e nell’assenza di obblighi complessi di contabilità. Per molti professionisti, nonostante l’impossibilità di scaricare le spese per auto e trasporti, questo regime resta comunque il più conveniente e pratico per lavorare in regola e con meno burocrazia.
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