Aprire una partita IVA per medico rappresenta un passaggio importante per chi decide di svolgere la propria attività in libera professione, affiancando eventualmente un rapporto di lavoro dipendente o iniziando un’attività autonoma dopo la specializzazione. La scelta della forma fiscale, però, non dovrebbe essere effettuata considerando soltanto il livello di tassazione: per un medico entrano in gioco anche iscrizione all’Ordine, previdenza ENPAM, fatturazione, Sistema Tessera Sanitaria e obblighi professionali. Tra le possibilità previste dalla normativa italiana, il regime forfettario può risultare particolarmente interessante per il medico che avvia un’attività professionale individuale e possiede i requisiti richiesti dalla legge. Il sistema consente infatti di determinare il reddito attraverso un coefficiente di redditività, evitando il calcolo analitico dei costi effettivamente sostenuti.
Partita IVA per medico: quando è necessario aprirla
La partita IVA per medico diventa necessaria quando l’attività professionale viene esercitata in maniera abituale e autonoma. Non è quindi sufficiente guardare al numero delle prestazioni effettuate: ciò che conta è soprattutto la presenza di un’attività organizzata e svolta con carattere di continuità.
Un medico che apre uno studio, riceve pazienti privatamente, effettua visite specialistiche o svolge consulenze professionali con continuità deve quindi organizzare correttamente la propria posizione fiscale.
La partita IVA consente di emettere i documenti fiscali relativi alle prestazioni, dichiarare i compensi percepiti e adempiere agli obblighi tributari e previdenziali collegati all’attività.
L’apertura della partita IVA non coincide, però, con l’abilitazione professionale. Il medico deve possedere i requisiti necessari per esercitare la professione e, per le professioni sanitarie regolamentate, l’iscrizione all’Ordine professionale rappresenta un elemento fondamentale per l’esercizio dell’attività. Il Ministero della Salute ricorda infatti che per le professioni sanitarie regolamentate è prevista l’iscrizione ai rispettivi Ordini professionali.
Partita IVA per medico e regime forfettario: chi può accedere
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato rivolto alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni in forma individuale e che rispettano determinate condizioni.
Uno dei requisiti più importanti riguarda i ricavi o compensi. Nel 2026 il limite ordinario di accesso e permanenza è pari a 85.000 euro, mentre il superamento di 100.000 euro nel corso dell’anno comporta la fuoriuscita immediata dal regime secondo le regole previste dalla normativa.
Per un medico è quindi importante monitorare gli incassi durante tutto l’anno, soprattutto quando l’attività professionale cresce rapidamente.
Non bisogna inoltre confondere il limite fiscale con il semplice valore delle fatture emesse. Per il professionista assume particolare importanza il criterio di cassa, cioè il momento in cui il compenso viene effettivamente percepito, con le specifiche regole previste dalla disciplina del regime.
Partita IVA per medico: attenzione alle cause ostative
Il possesso del requisito reddituale non è sufficiente da solo. Prima di scegliere il regime forfettario occorre verificare anche le eventuali cause ostative previste dalla legge.
La situazione può diventare più complessa, per esempio, quando il medico svolge contemporaneamente un’attività di lavoro dipendente. Anche il rapporto professionale con il proprio datore di lavoro può richiedere un’analisi specifica.
Per questo motivo, soprattutto nel caso di medico ospedaliero, medico dipendente, medico convenzionato o professionista che collabora con strutture sanitarie, è opportuno verificare preventivamente la compatibilità della situazione individuale con il regime forfettario.
Partita IVA per medico: quanto si paga con il regime forfettario
Uno dei principali motivi per cui il regime forfettario viene valutato dai medici è la sua particolare modalità di determinazione del reddito.
Nel caso delle attività professionali mediche il coefficiente di redditività è pari al 78%. Questo significa che il reddito fiscale non viene determinato sottraendo dal fatturato tutte le spese realmente sostenute, ma applicando il coefficiente previsto dalla normativa. Un documento formativo dell’Ordine dei Medici di Monza e Brianza riporta proprio il coefficiente del 78% per i medici e illustra il calcolo con la successiva deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.
Supponiamo, per esempio, che un medico incassi 50.000 euro nell’anno.
Applicando il coefficiente del 78%, il reddito forfettario iniziale sarebbe:
50.000 × 78% = 39.000 euro
Da questa base devono essere considerati i contributi previdenziali obbligatori, secondo le regole applicabili, prima di determinare l’imposta sostitutiva.
Il meccanismo è molto diverso da quello del regime ordinario. Nel forfettario non si procede, infatti, alla deduzione analitica di ogni singola spesa sostenuta per lo studio, per l’attrezzatura, per il software o per altri costi professionali.
Questo rappresenta un vantaggio quando le spese effettive sono contenute, ma può diventare meno conveniente quando il medico sostiene costi professionali particolarmente elevati.
Partita IVA per medico: aliquota del 15% o del 5%
L’imposta sostitutiva ordinaria prevista dal regime forfettario è pari al 15%.
Per le nuove attività, in presenza di tutte le condizioni previste dalla normativa, può essere applicata l’aliquota ridotta del 5% per i primi cinque anni. Non si tratta però di uno sconto automatico riservato a chiunque apra una nuova partita IVA: devono essere rispettati specifici requisiti relativi alla novità dell’attività e alla situazione professionale precedente.
È quindi importante non considerare il 5% come una conseguenza automatica dell’apertura della partita IVA per medico. La verifica deve essere effettuata caso per caso.
Partita IVA per medico e contributi ENPAM
La fiscalità non è l’unico elemento da considerare quando si decide di aprire una partita IVA per medico. Un aspetto fondamentale riguarda la previdenza.
Per i medici iscritti all’ENPAM, la situazione contributiva dipende dal tipo di attività esercitata. L’ENPAM distingue, tra le altre, la Quota A del Fondo di previdenza generale e la Quota B, collegata al reddito derivante dalla libera professione.
La Quota B interessa quindi in modo particolare il medico che svolge attività libero-professionale.
Le regole contributive possono variare in base alla situazione del professionista, al tipo di attività svolta e agli eventuali rapporti di lavoro o convenzionamento. Per questo non è corretto stimare il costo complessivo della partita IVA limitandosi alla sola imposta sostitutiva.
L’ENPAM specifica inoltre che i contributi previdenziali versati sono deducibili dall’imponibile fiscale, secondo le regole applicabili.
Partita IVA per medico e fatturazione delle prestazioni sanitarie
Un altro elemento che distingue la partita IVA per medico da quella di molti altri professionisti riguarda la fatturazione.
Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni sanitarie rientrano, quando ne ricorrono i presupposti, tra le operazioni esenti IVA ai sensi dell’articolo 10 del DPR 633/1972. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esenzione dipende dalla natura e dalla finalità sanitaria della prestazione.
Questo non significa però che ogni attività svolta da un medico sia automaticamente esente IVA. È necessario valutare la natura concreta della prestazione. Alcune attività, come determinate prestazioni di carattere peritale o non strettamente sanitario, possono avere un trattamento differente.
Il medico deve quindi prestare attenzione alla descrizione della prestazione in fattura, al trattamento IVA applicabile e agli eventuali ulteriori adempimenti.
Partita IVA per medico e Sistema Tessera Sanitaria
Chi esercita la professione medica deve considerare anche il Sistema Tessera Sanitaria, attraverso il quale vengono trasmessi i dati delle spese sanitarie ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata.
L’Agenzia delle Entrate indica espressamente tra i soggetti tenuti alla trasmissione dei dati al Sistema TS anche gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri.
Nel 2026 è inoltre importante prestare attenzione alle regole sulla fatturazione elettronica delle prestazioni sanitarie verso le persone fisiche. Il divieto di emissione tramite Sistema di Interscambio per le operazioni sanitarie comprese nel perimetro previsto dalla normativa è stato reso strutturale dal D.Lgs. 81/2025.
Si tratta di un tema particolarmente delicato perché coinvolge contemporaneamente fisco, privacy e dati sanitari. Il medico deve quindi verificare, per ogni tipologia di prestazione e destinatario, quale sia la corretta modalità di emissione e trasmissione del documento fiscale.
Partita IVA per medico: quali sono i principali vantaggi del forfettario
Per un medico che svolge attività individuale e possiede i requisiti richiesti, il regime forfettario può offrire una gestione fiscale relativamente semplice.
Il primo vantaggio è la determinazione forfettaria del reddito, che evita di calcolare analiticamente la differenza tra compensi e costi effettivi. Il secondo riguarda l’applicazione dell’imposta sostitutiva, che può essere particolarmente interessante per chi si trova nei primi anni di attività e possiede i requisiti per l’aliquota del 5%.
Un ulteriore vantaggio è la semplificazione degli adempimenti contabili rispetto al regime ordinario.
Naturalmente, semplicità non significa assenza di obblighi. Un medico deve comunque gestire correttamente fatture, incassi, documentazione, previdenza ENPAM, dichiarazione dei redditi e Sistema Tessera Sanitaria, oltre agli adempimenti connessi alla propria attività professionale.
Partita IVA per medico: quando il regime forfettario può non convenire
Il regime forfettario non è necessariamente la soluzione migliore per ogni medico.
Il punto centrale è il rapporto tra fatturato, costi reali e coefficiente di redditività. Se un professionista deve sostenere investimenti significativi per aprire o ampliare uno studio, acquistare apparecchiature costose, pagare un canone elevato, sostenere costi per personale o affrontare altre spese rilevanti, il regime ordinario potrebbe meritare una valutazione.
Nel forfettario, infatti, i costi effettivi non vengono dedotti individualmente. Il sistema riconosce una quota di costi attraverso il coefficiente di redditività.
Di conseguenza, un medico con spese professionali molto elevate non dovrebbe scegliere il regime esclusivamente perché l’aliquota sostitutiva appare più bassa.
Anche la prospettiva di crescita deve essere valutata. Un medico che prevede di avvicinarsi rapidamente alla soglia degli 85.000 euro dovrebbe programmare in anticipo l’eventuale passaggio al regime ordinario, evitando che il cambiamento fiscale arrivi senza una pianificazione economica.
Come aprire una partita IVA per medico nel modo corretto
L’apertura della partita IVA per medico richiede innanzitutto di individuare correttamente l’attività esercitata e il relativo codice ATECO, verificando la classificazione vigente.
Per un libero professionista persona fisica, la dichiarazione di inizio attività ai fini IVA rientra nella procedura prevista per lavoratori autonomi tramite il modello AA9/12. L’Agenzia delle Entrate identifica il modello AA9 come quello relativo alle dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione dell’attività IVA delle imprese individuali e dei lavoratori autonomi.
In fase di apertura è importante stabilire correttamente il regime fiscale, verificare i requisiti per il forfettario, individuare l’attività esercitata e organizzare fin dall’inizio la gestione degli incassi e della documentazione.
È inoltre consigliabile predisporre un sistema ordinato per il monitoraggio dei compensi percepiti, perché il controllo del fatturato durante l’anno è essenziale per evitare di superare inconsapevolmente le soglie previste.
Partita IVA per medico: conclusioni
Aprire una partita IVA per medico può rappresentare una soluzione efficace per costruire una propria attività libero-professionale, ma richiede una valutazione che vada oltre la semplice domanda “quanto pago di tasse?”.
Il regime forfettario può essere particolarmente interessante per il medico che rispetta i requisiti, ha costi professionali contenuti e vuole beneficiare di una gestione fiscale semplificata. Il coefficiente di redditività del 78%, l’imposta sostitutiva del 15% e, quando spettante, l’aliquota del 5% per le nuove attività possono rendere il sistema competitivo.
Al tempo stesso, bisogna considerare ENPAM, Sistema Tessera Sanitaria, trattamento IVA delle prestazioni, fatturazione, privacy e soglie di ricavi o compensi.
La scelta migliore dipende quindi dal tipo di attività medica, dal volume previsto degli incassi, dalle spese professionali, dall’eventuale presenza di un lavoro dipendente e dalle prospettive di crescita. Una corretta pianificazione iniziale permette di aprire la partita IVA con maggiore consapevolezza e di evitare errori che possono diventare costosi negli anni successivi.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.




