Scopri tutti i passaggi per aprire la partita IVA da avvocato, i vantaggi fiscali del regime forfettario, i costi da sostenere e gli obblighi professionali da rispettare per esercitare legalmente la professione forense in Italia.
Aprire una partita IVA per avvocato è il primo passo fondamentale per esercitare la professione in modo autonomo e regolare. Dopo il superamento dell’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo, l’avvocato deve decidere come gestire la propria attività dal punto di vista fiscale e previdenziale.
Il regime forfettario rappresenta, nella maggior parte dei casi, la scelta più conveniente per chi si trova nelle prime fasi della carriera. Offre semplificazioni contabili, una tassazione ridotta e minori adempimenti burocratici. Tuttavia, come ogni regime fiscale, presenta anche dei limiti e delle regole precise che è importante conoscere.
In questa guida analizzeremo passo dopo passo come aprire la partita IVA da avvocato, quali sono i codici ATECO corretti, i costi da sostenere, come funzionano le tasse e i contributi nel regime forfettario, e infine vedremo alcuni esempi pratici per comprendere meglio la gestione economica di questa professione.
Come aprire la partita IVA da avvocato: la procedura
Aprire la partita IVA da avvocato è un procedimento relativamente semplice ma che richiede attenzione ai dettagli.
L’avvocato, essendo un libero professionista, deve aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, compilando il modello AA9/12. L’apertura può essere effettuata:
- online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate;
- oppure tramite il proprio commercialista di fiducia.
Nel modulo di apertura, l’avvocato dovrà indicare:
- il codice ATECO corretto per la sua attività: 69.10.10 – Attività degli studi legali;
- il tipo di regime fiscale prescelto (nel nostro caso, il regime forfettario);
- il luogo in cui eserciterà la professione (domicilio professionale o studio);
- la data di inizio attività.
Non è necessario iscriversi al Registro delle Imprese, poiché la professione di avvocato rientra tra le attività professionali intellettuali, che richiedono solo l’iscrizione all’Albo forense.
Avvocato e regime forfettario: come funziona la tassazione
Una volta aperta la partita IVA, l’avvocato deve scegliere il regime fiscale. Il regime forfettario è senza dubbio la soluzione più adatta per chi inizia la carriera, poiché consente una tassazione agevolata e una gestione contabile semplificata.
Nel regime forfettario:
- il reddito imponibile non si calcola sulla base delle spese effettive, ma applicando un coefficiente di redditività al totale dei compensi annui;
- per gli avvocati, questo coefficiente è pari al 78% (significa che il 22% dei compensi è forfettariamente considerato costo deducibile);
- sull’importo così determinato si applica un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti di “nuova attività”.
Esempio pratico:
se un avvocato incassa 40.000 euro in un anno, il reddito imponibile sarà pari a 31.200 euro (78% di 40.000). Su questa cifra pagherà l’imposta sostitutiva del 5% (1.560 euro) o del 15% (4.680 euro) a seconda del periodo di attività.
Come si vede, il regime forfettario per avvocati è estremamente vantaggioso in termini fiscali, soprattutto nei primi anni.
Contributi previdenziali per avvocati in regime forfettario
Ogni avvocato iscritto all’Albo deve versare i contributi previdenziali alla Cassa Forense, che gestisce la previdenza obbligatoria per la categoria.
Nel regime forfettario, l’iscrizione alla Cassa è sempre obbligatoria, anche se l’attività è svolta in modo saltuario o part-time.
I contributi principali sono:
- Contributo soggettivo, calcolato in percentuale sul reddito professionale dichiarato (minimo obbligatorio anche in assenza di reddito);
- Contributo integrativo, pari al 4% sui compensi fatturati e addebitato al cliente in fattura;
- Contributo di maternità, dovuto in misura fissa annuale.
A differenza di altri professionisti, gli avvocati non versano i contributi INPS, ma esclusivamente quelli alla Cassa Forense.
Chi è nel regime forfettario deve comunque adempiere agli obblighi contributivi, anche se beneficia di minori imposte dirette.
Come si emettono le fatture da avvocato nel regime forfettario
Nel regime forfettario, l’avvocato deve emettere fatture elettroniche per ogni prestazione svolta, salvo rare eccezioni.
Le fatture dovranno contenere:
- i dati del cliente;
- la descrizione della prestazione professionale;
- il compenso pattuito;
- il 4% di contributo integrativo Cassa Forense;
- l’eventuale ritenuta d’acconto (non applicata in regime forfettario);
- l’indicazione della non applicazione dell’IVA e della non soggezione a ritenuta con il riferimento normativo (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014).
Esempio:
“Operazione in franchigia da IVA – Regime forfettario ex L. 190/2014 – Non soggetta a ritenuta d’acconto né ad IVA.”
Le fatture vengono emesse tramite sistemi digitali (come Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate o software gestionali). L’obbligo di fatturazione elettronica è ormai esteso anche ai forfettari, a partire dal 2024 per tutti i contribuenti.
Avvocato e spese deducibili nel regime forfettario
Uno dei principali limiti del regime forfettario per avvocato è che non consente di dedurre analiticamente le spese sostenute per l’attività.
Questo significa che i costi per l’affitto dello studio, l’acquisto di computer, libri, corsi o formazione non possono essere detratti singolarmente.
Tuttavia, poiché l’imponibile viene calcolato forfettariamente con una riduzione del 22%, tali costi sono già considerati in modo presunto.
Ciò semplifica la contabilità e riduce gli adempimenti, rendendo il regime particolarmente interessante nei primi anni di attività o per chi ha spese di gestione contenute.
Quando conviene il regime forfettario per avvocato
Il regime forfettario conviene all’avvocato soprattutto quando:
- i compensi annui restano sotto la soglia dei 85.000 euro;
- le spese professionali effettive sono relativamente basse;
- non si hanno dipendenti o collaboratori fissi;
- si è all’inizio della carriera e si può usufruire dell’aliquota agevolata al 5%.
Chi invece ha uno studio strutturato, sostenendo costi elevati o avendo personale dipendente, può valutare nel tempo il passaggio al regime ordinario, dove è possibile dedurre tutte le spese.
Come dichiarare i redditi da avvocato nel regime forfettario
L’avvocato in regime forfettario non presenta una dichiarazione IVA né un bilancio, ma deve comunque compilare il modello Redditi PF (ex Unico).
In esso vengono riportati i compensi totali percepiti e il reddito forfettario imponibile calcolato.
L’imposta sostitutiva viene versata tramite modello F24, di solito in due rate:
- acconto a giugno;
- saldo a novembre dell’anno successivo.
Il commercialista gioca un ruolo importante nell’assistere il professionista nella compilazione corretta e nella pianificazione dei versamenti, per evitare sanzioni o errori.
Errori da evitare quando si apre la partita IVA da avvocato
Molti giovani avvocati commettono errori comuni quando aprono la partita IVA.
Il più frequente è non verificare la compatibilità con altri redditi: ad esempio, chi percepisce uno stipendio come dipendente o una borsa di studio deve assicurarsi di non superare i limiti previsti dal regime forfettario.
Un altro errore diffuso è trascurare i contributi alla Cassa Forense, ritenendo erroneamente che non siano obbligatori in caso di redditi bassi. In realtà, l’iscrizione e il versamento minimo annuale sono sempre dovuti.
Infine, è importante ricordare che il regime forfettario non consente la detrazione dell’IVA sugli acquisti, quindi chi prevede di avere molte spese soggette a IVA potrebbe trovare meno conveniente questa formula.
Vantaggi del regime forfettario per avvocato
Nonostante alcuni limiti, i vantaggi del regime forfettario per avvocato sono evidenti:
- Tassazione ridotta al 5% o al 15%, molto inferiore rispetto agli scaglioni IRPEF ordinari;
- Semplificazione contabile, con meno adempimenti e costi di gestione;
- Nessun obbligo di liquidazione e versamento IVA;
- Esclusione dalle ritenute d’acconto, che semplifica la gestione dei compensi.
Tutti questi elementi rendono il regime forfettario una soluzione estremamente competitiva per la maggior parte dei giovani professionisti legali.
Conclusione
Diventare un avvocato libero professionista e aprire la partita IVA è un passo importante e impegnativo, ma grazie al regime forfettario oggi è anche molto più semplice e sostenibile.
Questo regime consente di concentrarsi sulla crescita professionale e sullo sviluppo dello studio legale, senza essere travolti da burocrazia e adempimenti fiscali complessi.
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