Guida aggiornata tra lavoro sportivo, esenzioni fiscali e regime forfettario
La gestione dei compensi sportivi è cambiata radicalmente con la riforma entrata in vigore nel 2023. Per anni il settore sportivo dilettantistico ha vissuto in una zona grigia, caratterizzata da agevolazioni fiscali ampie ma poco strutturate. Con la riforma, il legislatore ha scelto di riconoscere formalmente il lavoro sportivo, introducendo regole chiare su fiscalità, previdenza e inquadramento dei rapporti.
Oggi parlare di compensi sportivi significa parlare di lavoro, con diritti e doveri sia per il lavoratore sia per le ASD e SSD. Questo ha reso il sistema più trasparente, ma anche più complesso, soprattutto per chi affianca l’attività sportiva a una partita IVA in regime forfettario o a un lavoro dipendente.
Capire come gestire correttamente i compensi dopo la riforma non è più facoltativo: è essenziale per evitare errori fiscali e contributivi.
Compensi sportivi dopo la riforma del 2023: il nuovo quadro normativo
La riforma ha introdotto una definizione precisa di lavoratore sportivo, superando la vecchia logica dei compensi sportivi come semplice forma di collaborazione occasionale. Oggi i compensi sportivi sono riconosciuti come corrispettivi per un’attività lavorativa, che può assumere diverse forme giuridiche.
Il nuovo impianto normativo stabilisce:
- chi può percepire compensi sportivi
- come devono essere inquadrati
- quali sono le regole fiscali
- quali i contributi previdenziali dovuti
Questo rende la gestione più rigorosa, ma anche più tutelante.
Le figure ammesse
I compensi sportivi possono essere corrisposti a soggetti che svolgono attività riconosciute come lavoro sportivo all’interno di associazioni e società sportive dilettantistiche.
Rientrano in questa categoria:
- allenatori e istruttori
- preparatori atletici
- direttori di gara e arbitri
- collaboratori amministrativo-gestionali
È fondamentale che il rapporto sia correttamente registrato nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche.
Compensi sportivi e tassazione: cosa prevede la riforma
Uno degli aspetti più rilevanti dei compensi sportivi dopo la riforma è l’esenzione fiscale.
In particolare:
- i compensi sportivi fino a 15.000 € annui
- non concorrono alla formazione del reddito IRPEF
- non sono soggetti a tassazione ordinaria
Questa soglia rappresenta una tutela importante per chi svolge attività sportiva con compensi contenuti, ma non elimina gli obblighi contributivi.
Compensi sportivi e contributi previdenziali
Diversa dalla soglia fiscale è quella previdenziale. Dopo la riforma:
- fino a 5.000 € di compensi sportivi
- non sono dovuti contributi INPS
Superata questa soglia:
- i contributi sono dovuti solo sulla parte eccedente
Questo significa che un lavoratore sportivo può essere fiscalmente esente ma previdenzialmente obbligato a versare contributi. La gestione della previdenza è affidata all’INPS, che ha fornito indicazioni operative specifiche.
Compensi sportivi e riduzione contributiva
La riforma prevede, in alcuni casi, una riduzione del 50% dei contributi INPS nei primi due anni di attività come lavoratore sportivo.
Questa misura:
- si applica dopo la soglia dei 5.000 €
- riduce il costo del lavoro
- favorisce l’emersione dei rapporti sportivi
È un incentivo importante, ma va gestito correttamente per evitare errori nei versamenti.
Compensi sportivi e regime forfettario: come si coordinano
Uno dei dubbi più frequenti riguarda il rapporto tra compensi sportivi e regime forfettario. È fondamentale chiarire che si tratta di due regimi diversi, che possono convivere ma non vanno confusi.
Compensi sportivi “puri”
Se l’attività sportiva:
- non è abituale
- non è organizzata come professione
- rientra nel lavoro sportivo
allora:
- i compensi non vanno fatturati
- seguono le regole della riforma
- non incidono sul limite degli 85.000 € del forfettario
Attività sportiva professionale
Se invece l’attività sportiva è svolta:
- in modo abituale
- con organizzazione propria
- come vera professione
i compensi:
- devono essere fatturati
- rientrano nel regime forfettario (se applicabile)
- non beneficiano dell’esenzione prevista per i compensi sportivi
Tracciabilità e obblighi
Dopo la riforma, la gestione documentale dei compensi sportivi è diventata centrale. Le ASD e SSD devono:
- registrare i rapporti di lavoro
- comunicare i compensi
- effettuare pagamenti tracciabili
Anche il lavoratore sportivo deve conservare la documentazione, perché i controlli sono oggi incrociati e sistematici.
Caso 1: istruttore senza partita IVA
Marco collabora con una ASD come istruttore.
- Compensi: 10.000 €
- IRPEF: zero
- INPS: contributi solo oltre i 5.000 €
In questo caso, i compensi sportivi sono gestiti interamente secondo la riforma.
Caso 2: istruttrice con partita IVA
Laura è personal trainer con regime forfettario.
- Compensi sportivi: 8.000 €
- Compensi professionali fatturati: 30.000 €
I compensi sportivi seguono la riforma, quelli professionali il forfettario. I due redditi non si sommano ai fini delle soglie.
Dove si sbaglia
Gli errori più frequenti sono:
- confondere compensi sportivi e compensi professionali
- applicare l’esenzione IRPEF a compensi fatturati
- ignorare la soglia dei 5.000 € INPS
- non registrare correttamente il rapporto
- sommare i compensi sportivi al reddito forfettario
Questi errori possono portare a recuperi fiscali e contributivi.
Un sistema più rigido
Dopo la riforma, i controlli sono diventati più stringenti. Registro sportivo, INPS e Agenzia delle Entrate condividono dati e informazioni. La gestione “informale” del passato non è più possibile.
Continuità normativa
Negli anni successivi alla riforma:
- la soglia IRPEF di 15.000 € resta confermata
- la soglia INPS di 5.000 € resta invariata
- il coordinamento con il regime forfettario non cambia
Questo consente una pianificazione più consapevole.
Conclusione
Dopo la riforma del 2023, i compensi sportivi non sono più una semplice forma di collaborazione “agevolata”, ma parte di un sistema strutturato di lavoro sportivo. Le opportunità fiscali restano importanti, ma vanno utilizzate con precisione e consapevolezza, soprattutto quando l’attività sportiva si affianca a una partita IVA in regime forfettario.
Capire quando un compenso è sportivo, quando diventa professionale e come gestire fiscalità e contributi è oggi la chiave per lavorare serenamente nel settore sportivo.
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