Scopri come funziona l’esenzione INPS sui Compensi sportivi fino a 5.000 €: requisiti, regole per collaboratori sportivi, gestione nel regime forfettario e novità normative aggiornate al 2026.
Negli ultimi anni il settore sportivo è stato interessato da una profonda riforma che ha ridefinito i ruoli, la fiscalità e le modalità di collaborazione tra associazioni sportive dilettantistiche, istruttori, allenatori, personal trainer, arbitri e operatori del settore.
Tra le misure più rilevanti introdotte c’è l’esenzione contributiva INPS sui Compensi sportivi fino a 5.000 € annui, una disposizione che continua a rappresentare un vantaggio concreto per chi svolge attività sportiva in maniera non professionale o semi-professionale.
Questa soglia è particolarmente utile anche per chi opera con regime forfettario, perché permette di svolgere parte delle prestazioni in un quadro contributivo agevolato, senza incidere sui costi previdenziali dell’anno.
In questo articolo spieghiamo in modo chiaro e discorsivo quando si applica l’esenzione, come funziona, quali sono i limiti e cosa succede quando si superano i 5.000 €, con approfondimenti utili per istruttori e collaboratori sportivi che lavorano con Partita IVA.
Compensi sportivi: cosa sono e chi può percepirli
La normativa definisce Compensi sportivi tutti i compensi erogati da:
- ASD (Associazioni Sportive Dilettantistiche)
- SSD (Società Sportive Dilettantistiche)
- Federazioni sportive
- Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI
a favore di soggetti che svolgono attività connesse allo sport, come:
Istruttori sportivi e allenatori
Che svolgono attività tecnica o didattica.
Collaboratori amministrativo-gestionali
Che supportano l’ASD/SSD nella gestione organizzativa.
Direttori di gara, giudici e arbitri
Addetti ai servizi sportivi
Assistenti, steward, manutentori, personale di supporto.
Tutti questi soggetti possono beneficiare dell’esenzione contributiva sui Compensi sportivi fino a 5.000 €.
Compensi sportivi ed esenzione INPS: quando si applica
L’esenzione INPS sui Compensi sportivi si applica solo se:
- l’attività svolta è inquadrata come collaborazione sportiva;
- il collaboratore non supera 5.000 € annui di compensi percepiti da enti sportivi dilettantistici;
- l’attività non è svolta come lavoro subordinato o professionale abituale.
Questa esenzione è particolarmente utile per collaborazioni occasionali o stagionali, molto diffuse nel settore sportivo dilettantistico.
Lavoro non professionale
Affinché l’esenzione sia valida, l’attività non deve configurarsi come professione abituale.
Se diventa continuativa, il collaboratore dovrà aprire Partita IVA e valutare il regime forfettario.
Compensi sportivi e regime forfettario
Molti istruttori, personal trainer o allenatori hanno una Partita IVA in regime forfettario, ma collaborano anche con ASD/SSD.
In questo caso, è importante distinguere:
Compensi sportivi fino a 5.000 €
Sono esenti da contributi, e non rientrano nei ricavi del regime forfettario.
Non vengono fatturati con Partita IVA, ma pagati come collaborazioni sportive.
Compensi sportivi oltre i 5.000 €
La parte eccedente:
- è soggetta a contributi previdenziali presso il Fondo Pensione dei Lavoratori dello Sport (INPS);
- deve essere comunicata all’INPS;
- concorre alla tassazione IRPEF ordinaria (se non si usa la Partita IVA per questa attività).
Attività svolta abitualmente
Se l’attività è abituale e professionale, si deve aprire Partita IVA.
In tal caso, i compensi derivanti da ASD/SSD devono essere fatturati e concorrono ai ricavi del regime forfettario, non rientrando più nella disciplina dei Compensi sportivi.
Gestione contributiva e fiscale dopo la soglia
Una volta superato il limite dei 5.000 € annui, la parte eccedente è soggetta a contributi INPS.
Contributi per la parte eccedente
Si applicano contributi previdenziali calcolati sull’importo che supera i 5.000 €.
Questi contributi sono generalmente versati dall’associazione sportiva, con possibilità di rivalsa in parte sul collaboratore.
Comunicazione all’INPS
L’ASD/SSD deve comunicare all’INPS il superamento della soglia.
Impatto fiscale
I compensi sportivi costituiscono reddito diverso e vengono inseriti nella dichiarazione dei redditi.
Se però l’attività è svolta abitualmente con Partita IVA, si rientra nella disciplina del regime forfettario.
Le regole aggiornate valide ancora nel 2026
La riforma dello sport ha modernizzato il settore introducendo nuove figure e tutelando meglio i collaboratori.
Nuovo inquadramento del lavoro sportivo
La riforma ha chiarito quali attività sono considerate sportive e quali amministrative.
Maggiore trasparenza nei rapporti
Le associazioni devono registrare i collaboratori nel Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche.
Semplificazione delle procedure fiscali
L’obiettivo è stato quello di limitare l’abuso delle collaborazioni e rendere più chiaro il confine tra attività dilettantistica e professionale.
Esempio: gestione dei compensi sportivi nel 2026
Marco è un istruttore sportivo che collabora con un’ASD, percependo:
- 3.000 € per attività sportiva dilettantistica;
- 4.000 € per lezioni personalizzate svolte come libero professionista.
In questo caso:
- i primi 3.000 € rientrano nei Compensi sportivi ed essendo sotto i 5.000 €, sono esenti da INPS;
- i 4.000 € vanno fatturati con Partita IVA e concorrono ai ricavi del regime forfettario (con coefficiente previsto dal codice ATECO specifico);
- non c’è cumulazione ai fini del limite dei 5.000 € dell’esenzione.
Errori da evitare nella gestione dei Compensi sportivi
Gli errori più comuni sono:
- confondere compensi sportivi con compensi professionali;
- percepire compensi senza registrazione nel Registro attività sportive;
- superare i 5.000 € senza comunicazione all’INPS;
- esercitare attività professionale senza Partita IVA.
Una gestione corretta permette di evitare sanzioni e contestazioni.
Conclusioni
L’esenzione INPS sui Compensi sportivi fino a 5.000 € è una misura vantaggiosa per chi svolge collaborazioni sportive in maniera non professionale.
Allo stesso tempo, chi opera abitualmente può beneficiare del regime forfettario, mantenendo una struttura fiscale semplice e conveniente.
La chiave è sapere quando l’attività diventa professionale e quando invece rientra nella categoria sportiva dilettantistica.
Con una corretta pianificazione e comprensione della normativa, istruttori, collaboratori e associazioni possono lavorare in modo trasparente e strutturato.
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