Tutte le novità sui contratti di lavoro sportivo che ASD e SSD devono conoscere nel 2026: dalla riforma del lavoro sportivo alla gestione delle collaborazioni, previdenza, tutele e adempimenti pratici.
Le novità sui contratti di lavoro sportivo rappresentano un tema fondamentale per chi gestisce una ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) o una SSD (Società Sportiva Dilettantistica). Negli ultimi anni la normativa italiana ha visto una vera e propria riforma organica del diritto sportivo e del lavoro sportivo, con impatti significativi sia sugli aspetti giuridici sia su quelli fiscali e previdenziali legati alle figure che operano all’interno delle società sportive.
Le associazioni sportive e le società dilettantistiche si trovano a dover comprendere come inquadrare correttamente i rapporti di collaborazione, come gestire la trasformazione delle prestazioni, quali tutele spettano ai lavoratori sportivi e quali adempimenti amministrativi sono oggi obbligatori. Il quadro normativo è mutato profondamente con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 36/2021, seguito da correttivi e aggiornamenti successivi, e viene applicato concretamente a partire dal 1° luglio 2023 con ulteriori modifiche nel 2024 e nel 2025.
In questo articolo vogliamo spiegare in modo chiaro e discorsivo quali sono le principali novità sui contratti di lavoro sportivo che tutte le ASD e SSD devono conoscere oggi, quali obblighi giungono da queste modifiche e come gestire al meglio le collaborazioni, anche alla luce di possibili impatti fiscali e previdenziali.
L’evoluzione normativa e le novità sui contratti di lavoro sportivo
Negli ultimi anni, il quadro normativo che disciplina il lavoro sportivo è cambiato sostanzialmente. Il cuore di queste trasformazioni è costituito dal D.Lgs. n. 36/2021, che ha ridefinito l’intero sistema sportivo e ha introdotto la nuova figura del lavoratore sportivo. Tale figura comprende non solo atleti e tecnici, ma anche istruttori, preparatori, direttori tecnici e molte altre figure la cui attività è necessaria all’esercizio dello sport.
La riforma ha lo scopo di armonizzare il lavoro sportivo con il diritto del lavoro generale, assicurando tutele più ampie ai lavoratori e maggiore trasparenza nella gestione delle risorse umane, pur mantenendo specificità proprie del settore. Questo ha comportato una revisione degli strumenti contrattuali disponibili per le ASD e SSD, andando oltre la vecchia distinzione tra dilettanti e professionisti.
Una delle principali conseguenze è l’obbligo di adeguare i documenti societari e i contratti in essere alla nuova disciplina. Anche le attività secondarie e strumentali delle ASD/SSD, come sponsorizzazioni, gestione impianti e cessioni di diritti, sono state ridefinite e devono essere disciplinate coerentemente con gli statuti.
Quali sono i contratti di lavoro sportivo previsti oggi
Una prima grande novità riguarda l’organizzazione delle tipologie contrattuali che possono essere utilizzate da ASD e SSD nell’ambito sportivo. Secondo l’impianto normativo aggiornato, i rapporti di contratti di lavoro sportivo possono assumere diverse forme, a seconda delle esigenze operative e della natura dell’attività svolta.
Tradizionalmente, le società sportive dilettantistiche ricorrevano a forme di collaborazione occasionale o a contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), oppure a rapporti di lavoro subordinato per figure quali tecnici o istruttori. Oggi, con la riforma, questo elenco si aggiorna, ma soprattutto viene precisata la distinzione tra lavoratori sportivi e figure non sportive.
La legge italiana oggi consente a una ASD o SSD di assumere o collaborare con:
- Lavoratori sportivi subordinati: contratti che prevedono reale vincolo di dipendenza, con tutti gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza, tutele, contributi e ferie.
- Collaborazioni coordinate e continuative: rapporti relativamente stabili, spesso utilizzati per istruttori o tecnici nella fascia dilettantistica.
- Liberi professionisti con partita IVA: inquadrati come autonomi, non soggetti ai vincoli di subordinazione ma titolari di autonoma organizzazione del lavoro.
La distinzione tra queste forme non è puramente teorica: ha impatti concreti su tassazione, contributi e obblighi amministrativi che ASD e SSD devono gestire con attenzione.
La nuova definizione di lavoratore sportivo nei contratti di lavoro sportivo
Un punto cardine delle novità sui contratti di lavoro sportivo riguarda la definizione di “lavoratore sportivo”. La riforma ha ampliato la tipologia di figure da considerare lavoratori sportivi: non solo gli atleti, ma anche istruttori, allenatori, preparatori atletici, direttori tecnici e altri ruoli tecnici che svolgono prestazioni retribuite nell’ambito delle attività sportive.
Questo significa che molte collaborazioni che in passato venivano gestite in modo informale o sotto altre forme contrattuali oggi devono essere inquadrate come contratti di lavoro sportivo, con obblighi di comunicazione, contribuzione e tutela previsti dalla normativa. La riforma ha anche abolito la precedente Legge 91/1981, portando tutto nel nuovo impianto del lavoro sportivo, quindi con regole più integrate con il diritto del lavoro generale.
In termini pratici, ciò che un presidente di ASD o SSD deve sapere è che non basta più interpretare liberamente la natura di una prestazione: la legge fornisce criteri chiari per capire quando siamo di fronte a un rapporto di lavoro sportivo e quali diritti e doveri ne derivano.
Comunicazioni obbligatorie e obblighi amministrativi per le ASD e SSD
Le novità sui contratti di lavoro sportivo impongono una serie di adempimenti informativi e amministrativi che le ASD e SSD devono osservare con precisione.
Uno di questi riguarda l’obbligo di comunicazione dei rapporti di lavoro sportivo, ad esempio nel Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (RASD) e nel Libro Unico del Lavoro (LUL). L’obbligo di compilare e trasmettere il LUL per i collaboratori sportivi è stato introdotto dalla riforma per garantire trasparenza e tracciabilità dei rapporti, con un termine fissato al 30 gennaio dell’anno successivo per i rapporti instaurati nell’anno precedente.
Questa obbligatorietà si accompagna alla necessità di gestire correttamente i flussi contributivi e previdenziali per i lavoratori sportivi. Se una ASD o SSD utilizza contratti di collaborazione coordinata o continuativa o rapporti di lavoro subordinato, deve provvedere a tutte le comunicazioni e i versamenti previsti dalla legge, inclusi quelli relativi all’INPS e ad eventuali casse previdenziali specifiche.
Il mancato rispetto di questi obblighi può comportare sanzioni e contenziosi, rendendo essenziale un controllo accurato da parte di dirigenti e amministratori.
Durata e disciplina dei contratti di lavoro sportivo
Tra le novità sui contratti di lavoro sportivo è importante anche considerare la disciplina della durata e della forma dei contratti.
Secondo le regole più aggiornate, la riforma ha introdotto limiti e criteri per la durata massima dei contratti subordinati sportivi, che non possono superare determinate soglie temporali stabilite dalla legge o dai contratti collettivi applicabili. Tali contratti devono essere stipulati per iscritto e determinare con chiarezza ruolo, obblighi e trattamento economico, coerentemente con le previsioni del nuovo ordinamento sportivo.
Al tempo stesso, la normativa prevede la possibilità di stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel lavoro sportivo, purché sussistano determinati requisiti di coordinazione e durata, e sempre nel rispetto delle nuove regole.
Un altro aspetto rilevante riguarda la distinzione tra rapporto occasionale e continuativo: in molti casi i rapporti di collaborazione devono essere formalizzati e comunicati, anche se di breve durata o con orari contenuti, per evitare qualificazioni arbitrarie da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Aspetti fiscali e contributivi delle nuove regole sul contratto sportivo
Le novità sui contratti di lavoro sportivo non si esauriscono nella mera tipologia contrattuale: ci sono anche importanti riflessi fiscali e previdenziali.
Ad esempio, secondo gli aggiornamenti del 2025, per i compensi da lavoro sportivo dilettantistico fino a una certa soglia (ad esempio 15.000€ annui) non concorrono alla formazione del reddito imponibile, mentre oltre quella soglia la parte eccedente entra nella base imponibile fiscale.
Inoltre, la contribuzione previdenziale è stata oggetto di interventi transitori, con l’applicazione di misure che fino al 31 dicembre 2027 prevedono il calcolo dell’IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) su una porzione ridotta dell’imponibile.
Queste semplificazioni e agevolazioni non sono automatiche per tutte le ASD e SSD: devono essere gestite con attenzione, tenendo conto delle scadenze normative e delle modalità di comunicazione corrette.
Implicazioni per la gestione delle risorse umane nelle ASD e SSD
Le novità sui contratti di lavoro sportivo impongono anche un ripensamento della gestione delle risorse umane nelle ASD e SSD.
Non più una gestione sommaria delle collaborazioni “anziché dipendenti”, ma un inquadramento serio e conforme alla normativa vigente, che richiede pianificazione, documentazione, adeguamento degli statuti e spesso il supporto di figure professionali competenti.
Le società che non adottano procedure corrette rischiano di trovarsi in difficoltà sia sotto il profilo giuslavoristico sia in sede di controllo da parte delle autorità competenti.
Conclusione: le novità sui contratti di lavoro sportivo e il futuro delle ASD/SSD
Le novità sui contratti di lavoro sportivo rappresentano un momento di trasformazione per il mondo dell’associazionismo e per le società sportive dilettantistiche. La riforma del lavoro sportivo, con la definizione della figura del lavoratore sportivo, i nuovi obblighi amministrativi e le modifiche alla disciplina contributiva e fiscale, segna una fase di piena integrazione del settore sportivo nell’ordinamento giuslavoristico nazionale.
Per ASD e SSD questo significa non solo adeguarsi formalmente, ma ripensare la gestione delle collaborazioni, la pianificazione delle risorse umane e il proprio ruolo come datori di lavoro. Solo una conoscenza approfondita delle normative e delle procedure consente di sfruttare appieno le opportunità offerte dalla riforma, mantenendo al tempo stesso la conformità e la sostenibilità economico-fiscale.
La strada per una gestione moderna e trasparente dei contratti di lavoro sportivo richiede impegno, aggiornamento continuo e, spesso, una consulenza specializzata.
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