Regime forfettario 2022: ecco come funziona

Cosa cambia nel regime fiscale agevolato nel 2022

Anno nuovo, vita nuova”.

Ti senti in linea con questo antico detto e stai pensando di prenderlo alla lettera avviando una nuova attività o prendendo le giuste contromisure dal punto di vista fiscale per migliorarne una già esistente? Niente di strano, allora, che tu stia pensando di adottare il regime forfettario.

In questa pagina scoprirai tutto quello che c’è da sapere sul regime fiscale più vantaggioso d’Italia, a cominciare dalle novità previste nel 2022.

La fatturazione elettronica, il regime transitorio fino a centomila Euro, le modifiche ai coefficienti: cosa ha stabilito la legge di bilancio

In diverse occasioni, l’inizio del nuovo anno ha portato novità sostanziali al regime forfettario. L’anno scorso, tuttavia, con il governo impegnato ad affrontare l’emergenza pandemica, non ci sono state grandi novità. Come sono andate le cose a fine 2021?

I rumors di fine anno ipotizzavano tre modifiche per il 2022:

  • l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica;
  • l’istituzione di una sorta di regime transitorio per i forfettari con fatturato compreso tra 65.000 € e 100.000 €;
  • la modifica di alcuni coefficienti di redditività.

Di fatto, nessuna delle tre possibilità si è concretizzata e, allo stato attuale, le condizioni e le regole del regime forfettario restano immutate rispetto all’anno scorso. La legge di stabilità approvata dal governo Draghi il 30 dicembre 2021, infatti, non ha apportato modifiche a questo regime fiscale.

Ciò nonostante, è possibile che durante l’anno possano arrivare delle novità in merito alla fatturazione elettronica dato che, a fine 2021, dopo anni di richieste respinte dalla UE, l’Italia ha avuto il via libera per estendere l’obbligo anche ai possessori di Partita IVA forfettaria. È presumibile che tale manovra venga inserita nel Decreto Milleproroghe. Nel frattempo, però, i forfettari restano esclusi da tale obbligo.

Dal momento che nel 2022 questo regime fiscale manterrà inalterate le sue caratteristiche, ci tengo a esporti in maniera dettagliata ma semplice a chi è rivolto, cosa prevede e quali sono i suoi principali vantaggi.

Una panoramica sul regime forfettario: cos’è e a chi è rivolto

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato introdotto nel 2015 che, dal 2016, sostituisce il vecchio regime dei minimi. A partire da quell’anno, dunque, esso è uno dei tre regimi fiscali adottabili in Italia (gli altri due sono il regime ordinario e il regime semplificato).

Per una serie di fattori, il regime forfettario rappresenta la soluzione più conveniente per chi possiede una Partita IVA; una serie di agevolazioni fiscali e semplificazioni contabili, infatti, lo rendono il regime fiscale più vantaggioso d’Italia nonché uno dei più vantaggiosi d’Europa.

Le principali differenze rispetto agli altri regimi fiscali stanno nella tassazione, nella gestione dell’IVA e della ritenuta d’acconto e negli adempimenti burocratici. Questo inquadramento fiscale è rivolto sia a chi desidera mettersi in proprio e aprire Partita IVA sia a chi già ne possiede una e desidera usufruire di vantaggi fiscali e contabili.

Naturalmente la possibilità di adottarlo è regolamentata da parametri ben precisi. Vediamo quali sono.

Chi può e chi non può adottare il regime forfettario nel 2022: i requisiti principali

Per lavorare in proprio con Partita IVA a regime forfettario è necessario rispettare alcuni requisiti e vincoli; tuttavia, prima di scoprire quali siano, ci tengo a precisare fin da subito che questa opportunità è riservata esclusivamente alle seguenti categorie che operano come soggetti fiscali individuali:

  • freelance;
  • commercianti;
  • artigiani;
  • liberi professionisti.

Chi, invece, non può adoperare il regime forfettario? Tutte le attività svolte tramite:

  • società di persone e di capitali;
  • associazioni;
  • cooperative.

Pertanto, se possiedi una Partita IVA di questo tipo, non potrai adottare il regime forfettario e dovrai continuare a utilizzare il regime ordinario o semplificato. Se, invece, operi come ditta individuale, avrai la possibilità di passare al regime forfettario a partire dal 1° gennaio del 2022. I requisiti principali per effettuare il cambio di regime fiscale sono i seguenti:

  • il rispetto del limite di fatturato di 65.000 €. Questo vuol dire che, nell’anno fiscale appena conclusosi, gli incassi della tua attività devono essere inferiori a questa cifra. In caso di sforamento, non potrai adottare il regime forfettario;
  • il rispetto del limite di spese per i dipendenti o per i collaboratori esterni di 20.000 €.

Ma io non ho un’attività. Vorrei semplicemente aprire Partita IVA e adottare il regime agevolato!

Beh, se le cose stanno così è necessario che tu – oltre a impegnarti a rispettare i requisiti sopra citati – non abbia percepito un reddito superiore a 30.000 € nell’anno antecedente all’apertura della Partita IVA. Questo vale sia qualora tu fossi un pensionato sia un lavoratore dipendente; in quest’ultimo caso, però, c’è una eccezione: il requisito perde valore se il rapporto di lavoro subordinato è stato interrotto prima del 31 dicembre.

Per esempio, se nel 2021 hai lavorato come dipendente e il tuo datore di lavoro ha deciso di licenziarti (o se tu hai deciso di dimetterti) prima della fine dell’anno, potrai avviare un’attività in regime forfettario anche nel caso in cui il tuo reddito dovesse superare i 30.000 €.

I requisiti per adottare il regime forfettario nel 2022

Aprire una nuova Partita IVA nel regime forfettario: quando non puoi farlo

Come avrai capito, adottare il regime forfettario è tendenzialmente più semplice per chi avvia una nuova attività. Attenzione, però: esistono dei casi particolari che determinano l’esclusione da questo regime fiscale. Ecco i principali.

Residenza fuori dall’Italia

Il regime forfettario non è adottabile dalle persone che risiedono stabilmente fuori dal territorio italiano. Viene fatta eccezione per i cittadini che, pur avendo la residenza in un Paese straniero (purché membro dell’Unione europea), durante l’anno trascorrono almeno il 75% del loro tempo in Italia.

Società di persone

Se vuoi avviare una nuova attività come soggetto fiscale individuale ma possiedi quote di una o più società di persone (ad esempio una S.n.c. o una S.a.s.), non potrai adottare il regime forfettario. Questo impedimento decade nel momento in cui tu decidi di cedere le quote entro l’anno fiscale in cui apri la Partita IVA.

Se, dunque, inizi a lavorare come forfettario nel 2022 e possiedi quote societarie, dovrai cederle entro il 31 dicembre dello stesso anno.

Quote societarie di S.r.l.

Il discorso è leggermente diverso per quanto riguarda il possesso di quote societarie di S.r.l. Se possiedi quote di una società a responsabilità limitata (o di una S.r.l.s.) inferiori al 50% potrai aprire tranquillamente la Partita IVA nel regime forfettario.

Qualora, invece, tu possieda quote pari o superiori al 50% – e, quindi, tu abbia una posizione di controllo della società – potrai avviare un’attività adottando il regime forfettario solo se questa è slegata dal settore in cui opera la società di capitali.

Regimi speciali IVA

Chi lavora in settori già agevolati da un regime speciale IVA non può usufruire dei vantaggi del regime forfettario. Nessuna speranza, dunque, se tu svolgi una attività come:

  • vendita porta a porta;
  • vendita di prodotti usati;
  • agenzia viaggi;
  • network marketing;
  • vendita di monopoli di Stato;
  • agricoltura e pesca.

Fatture verso datori o ex datori di lavoro

Aprire una Partita IVA forfettaria è possibile anche se, nel frattempo, si continua a lavorare come dipendenti; tuttavia, non è concessa la possibilità di fatturare in modo prevalente al proprio datore di lavoro. La stessa regola vale per chi avvia la propria attività in seguito all’interruzione di un rapporto di lavoro subordinato; in questo caso, non si può fatturare prevalentemente a un ex datore di lavoro con il quale è intercorso un rapporto lavorativo negli ultimi due anni.

Ma cosa si intende per “prevalentemente”? Significa che il tuo fatturato verso questi soggetti fiscali non deve superare il 50% del tuo fatturato totale. Qualora così non fosse, non potrai continuare ad adottare il regime forfettario.

Come funziona il limite di fatturato nel regime forfettario

La causa di esclusione primaria dal regime forfettario è il superamento del limite di fatturato. Come ti ho già detto, per usufruire dei vantaggi di questo regime fiscale è necessario rispettare certi limiti, non solo quello di fatturato ma anche quello relativo alle spese per i dipendenti.

Ma cosa accadrà se oltrepasserai questa soglia? Producendo un fatturato superiore a quello imposto, perderai il diritto di adottare il regime forfettario a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo e, a partire da quella data, dovrai attenerti agli adempimenti fiscali e contabili del regime ordinario o semplificato.

Sì, ma come la mettiamo con l’importo fatturato in eccesso? Verrà tassato a parte? Ci sono delle sanzioni?

Assolutamente no! Fino al 31 dicembre continuerai a far parte del regime forfettario quindi, anche se fatturerai più di 65.000 €, pagherai le tasse previste da questo inquadramento fiscale.

La tassazione nel regime forfettario nel 2022

La tassazione nel regime forfettario 2022

Il vantaggio più significativo del regime forfettario è indiscutibilmente la tassazione più bassa rispetto agli altri regimi fiscali. Nel caso non lo sapessi, nel regime ordinario e semplificato le imposte vengono versate in riferimento agli scaglioni di reddito IRPEF che vanno dal 23% al 43%. Sono previsti, inoltre, ulteriori versamenti per le addizionali comunali e regionali e per l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive).

Nel regime forfettario, invece, sarai esentato da tutte queste tasse poiché è prevista un’aliquota sostitutiva unica completamente slegata dal reddito prodotto. A prescindere dai ricavi annuali, infatti, dovrai versare una flat tax del 15%, riducibile addirittura al 5% per le nuove Partite IVA.

Questa agevolazione è riservata a chi possiede i requisiti di start up e ha una durata di cinque anni. In sostanza, per godere di questa ulteriore riduzione delle tasse, non devi aver svolto un’attività analoga a quella che stai per intraprendere né da dipendente né da titolare di Partita IVA.

Applicherò questa aliquota anche nell’esempio di calcolo delle tasse nel regime forfettario che sto per farti. Prima di procedere a un esempio concreto, però, devo specificare un altro aspetto unico della tassazione in questo regime fiscale, ovvero il sistema di calcolo dell’imponibile.

Negli altri regimi fiscali, per determinare il fatturato lordo, è necessario dedurre i costi aziendali dal fatturato totale; nel regime forfettario, invece, esiste uno strumento che semplifica le cose: il coefficiente di redditività. Lo Stato ha assegnato a ogni tipo di attività un valore percentuale mediante il quale è possibile ottenere in modo rapido l’importo tassabile e i costi forfettari (da qui il nome del regime fiscale).

Per sapere con esattezza a quanto ammonta il tuo coefficiente di redditività è bene effettuare una verifica del tuo codice ATECO ma, in linea generale, esistono tre segmenti principali:

  • i commercianti hanno un coefficiente di redditività del 40%;
  • gli artigiani del 67%;
  • i liberi professionisti del 78%.

Lo Stato ha calcolato questi valori ipotetici in base ai costi medi che ogni attività sostiene durante l’anno. Per fartela breve, il coefficiente di redditività indica la percentuale del tuo fatturato totale soggetta a tassazione basandosi sul fatto che i costi forfettari costituiscano la rimanenza. Nell’esempio che sto per farti capirai meglio come funziona il coefficiente di redditività.

Esempio di calcolo delle tasse

Facciamo finta che tu svolga una professione in ambito commerciale e adotti il regime forfettario con l’aliquota start up. Ipotizziamo che durante il primo anno di attività tu riesca a produrre un fatturato totale di 30.000 €. È ovvio che tale importo non possa costituire il tuo reddito perché, durante l’anno, avrai sostenuto diversi costi aziendali.

Ebbene, lo Stato, in base al coefficiente di redditività assegnatoti, ipotizza che questi costi equivalgano più o meno al 60% dei tuoi ricavi totali. Il primo calcolo che dovrai fare, dunque, sarà moltiplicare il fatturato totale per il coefficiente di redditività (30.000 € x 40% = 12.000 €). Ecco, 12.000 € è l’importo al quale dovrai applicare la tassazione (in questo caso, del 5%).

Per il primo anno, dunque, verserai imposte pari a 600 €. Considera, però, che, a partire dal secondo anno, potrai dedurre i contributi previdenziali versati l’anno prima e abbattere ulteriormente il carico fiscale.

Quando conviene il regime forfettario (e quando no)

In virtù dell’enorme differenza di aliquota rispetto agli altri regimi fiscale, è probabile che il regime forfettario ti appaia estremamente vantaggioso; effettivamente è così nei casi in cui i costi reali (ovvero ciò che spendi realmente durante l’anno per materie prime, prodotti, affitto, utenze, spostamenti, dipendenti e via dicendo) siano pari – se non addirittura inferiori – a quelli esclusi dalla tassazione in base al coefficiente di redditività.

Il regime agevolato risulta conveniente anche se le spese realmente sostenute superano di poco l’importo dei costi forfettari; questo, perché, a fronte di un imponibile superiore a quello reale, in un confronto con gli altri regimi fiscali continuerai a pagare meno tasse.

Tuttavia, il discorso cambia nel caso in cui l’entità dei costi reali dovesse superare di oltre il 50% i costi forfettari. In uno scenario simile, il regime forfettario non è più così vantaggioso e faresti bene ad adottare il regime ordinario o semplificato, in modo da scaricare i costi reali e abbattere il fatturato.

Chiarito questo punto, voglio parlarti degli altri aspetti di cui beneficerai all’interno di questo regime fiscale.

L’IVA nel regime forfettario 2022

Un vantaggio particolarmente apprezzato dai forfettari è l’esenzione dall’IVA. Hai capito bene: adoperando questo regime fiscale non dovrai applicare l’imposta sul valore aggiunto ai tuoi compensi e alle tue fatture. Di conseguenza, sarai esentato anche dalle liquidazioni periodiche nonché dalla dichiarazione annuale, dalla registrazione delle fatture e dei corrispettivi.

Questa esenzione è vantaggiosa soprattutto per chi offre i propri servizi o prodotti a clienti finali non titolari di Partita IVA; a questi, infatti, risulterà più conveniente rivolgersi a te piuttosto che a un altro professionista che, a parità di prezzo, applica l’IVA. Da questo punto di vista, dunque, avrai un enorme vantaggio concorrenziale.

Resta inteso che, se acquisterai un prodotto o servizio da un fornitore, dovrai pagare l’IVA senza avere la possibilità di recuperarla. Anche per questo motivo, prima di prendere qualsiasi decisione sul regime fiscale da adottare, ti consiglio di rivolgerti a un commercialista affinché egli possa valutare attentamente la tua situazione.

La ritenuta d’acconto nel regime forfettario 2022

Un’altra esenzione prevista nel regime forfettario è quella dalla ritenuta d’acconto. In virtù di questa agevolazione, quando emetterai una fattura a un sostituto d’imposta, non sarai costretto a farti trattenere una parte dei tuoi compensi, bensì incasserai il 100% dell’importo.

Anziché lasciare che il 20% dell’importo in fattura venga trattenuto dal tuo committente e versato come anticipo sulle tue tasse nel mese successivo, avrai sempre la piena disponibilità dei tuoi compensi.

I vantaggi per chi adotta il regime forfettario nel 2022

I vantaggi e le semplificazioni gestionali nel regime forfettario 2022

Come ti ho già detto, non avrai l’obbligo della fatturazione elettronica e non sarai tenuta/o a registrare le fatture e i corrispettivi. Tuttavia, queste non sono le uniche semplificazioni gestionali e contabili a cui avrai diritto. I forfettari, infatti, sono esonerati anche dallo spesometro e dall’esterometro, dagli studi di settore, dal modello ISA.

Tutti questi vantaggi ti consentiranno di focalizzarti esclusivamente sui tuoi obiettivi di business senza perdere tempo con le scartoffie (e, diciamolo pure, senza farti venire il nervoso).

Quanto si paga di INPS con il regime forfettario

Come immagino tu sappia, avviando un’attività in proprio dovrai provvedere in prima persona al versamento dei tuoi contributi pensionistici. Le modalità attraverso cui ti occuperai della tua contribuzione dipendono dalla professione da te svolta.

Nelle prossime righe ti spiegherò quali sono le tre situazioni che possono verificarsi a seconda della tua attività.

I contributi per i liberi professionisti senza cassa

Nella categoria dei professionisti senza cassa rientrano attività come:

  • webmaster;
  • consulente grafico;
  • traduttore;
  • personal trainer;
  • programmatore di siti web;
  • amministratore di condominio.

Poiché questi professionisti non hanno un albo né una cassa previdenziale di riferimento, sono obbligati a iscriversi alla gestione separata INPS. Questo modello contributivo ha un vantaggio sostanziale: non prevede alcun versamento a quota fissa. Ciò significa che verserai i tuoi contributi esclusivamente in relazione al reddito prodotto (come avviene per la tassazione).

La percentuale da versare è pari al 26,23% del tuo fatturato lordo.

I contributi per i liberi professionisti con Albo e cassa di appartenenza

Se sei un professionista iscritto a un albo, molto probabilmente avrai anche una cassa previdenziale. In tal caso dovrai obbligatoriamente iscriverti alla tua cassa di riferimento.

In Italia esistono più di 20 casse previdenziali, ognuna con le proprie regole, ma quasi tutte prevedono il versamento di un contributo soggettivo, ovvero una quota fissa di contributi da versare anche in assenza di fatturato, e di un contributo integrativo, solitamente pari al 4% da calcolare sul fatturato annuale.

Le professioni notoriamente provviste di albo e cassa previdenziale slegata dall’INPS sono:

  • avvocato;
  • commercialista;
  • medico;
  • psicologo;
  • architetto;
  • giornalista.

Se svolgi una di queste professioni, ti consiglio di rivolgerti alla tua cassa di appartenenza per conoscere importi, modalità e tempistiche per il versamento dei tuoi contributi previdenziali.

I contributi per gli artigiani e i commercianti

Chi svolge una professione legata al mondo del commercio e dell’artigianato è obbligato a iscriversi alla gestione artigiani o alla gestione commercianti dell’INPS. Questa cassa previdenziale prevede una quota fissa di circa 3.800 € all’anno da versare in quattro rate trimestrali di circa 900 €. Tali versamenti sono obbligatori a prescindere dal fatturato prodotto.

Oltre ai contributi a quota fissa, nella gestione artigiani e commercianti è previsto anche un versamento extra qualora gli utili dovessero superare la soglia minimale di 1.593 €. Per gli importi eccedenti il minimale di reddito, sarà necessario effettuare un ulteriore versamento pari al 24% della parte in esubero.

Nel regime forfettario è possibile richiedere una riduzione del 35% su entrambe le quote contributive. Inoltre, se svolgi un’attività con Partita IVA forfettaria parallelamente a un lavoro subordinato full time che produce un reddito lordo inferiore a 30.000 €, puoi richiedere l’esenzione totale dai contributi della gestione artigiani e commercianti.

Approfondisci la riduzione del 35% dei Contributi INPS.

Bene! Ora che ti ho esposto gli aspetti più importanti del regime forfettario, vediamo in che modo potrei esserti utile!

Il commercialista per il regime forfettario 2022

È arrivato il momento di presentarmi. Io mi chiamo Giampiero Teresi e nel 2015 (per primo in Italia) ho sviluppato un servizio di contabilità completamente online incentrato sul regime forfettario.

Nello specifico mi occupo di:

  • apertura della Partita IVA;
  • gestione della contabilità;
  • compilazione e invio della dichiarazione dei redditi;
  • assistenza 365 giorni l’anno tramite il mio numero di telefono personale

La maggior parte dei commercialisti si occupa di svariate materie differenti tra loro, come ad esempio:

  • contabilità di ditte individuali e società;
  • regime forfettario, ordinario e semplificato;
  • diritto tributario;
  • diritto del lavoro, fallimenti, ecc.

Il problema è che in Italia le leggi cambiano troppo spesso e, a mio avviso, è impossibile rimanere perfettamente aggiornati su tutte queste materie.

Ecco perché ho deciso di specializzarmi ESCLUSIVAMENTE nel regime forfettario. Ogni giorno studio le varie casistiche di questo regime fiscale e mi tengo aggiornato su tutte le sue novità.

Il mio servizio di contabilità prevede sempre una consulenza gratuita; se tu dovessi averne bisogno, ti basterà richiederla direttamente sul mio sito compilando l’apposito Form di contatto.

Sarò io stesso a contattarti telefonicamente entro qualche ora e a chiarire tutti i tuoi dubbi.

Il costo del mio servizio di contabilità è di soli 39 Euro al mese, già comprensivi di IVA, che potrai pagare scegliendo 3 opzioni di abbonamento.

Le mie interessanti tariffe prevedono la scelta di uno dei seguenti piani:

  • trimestrale 117 euro (39 euro al mese),
  • semestrale 217 euro (36 euro al mese),
  • annuale 397 euro (33 euro al mese).

P.s. Ho creato un gruppo Facebook dedicato al regime forfettario in cui troverai informazioni e consigli utili. Puoi iscriverti in qualsiasi momento cliccando qui.

A presto
Giampiero Teresi

Guarda il Video completo sul Regime Forfettario

Video Regime Forfettario

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