Aprire una propria attività professionale dopo aver conseguito la laurea e l’abilitazione può rappresentare un importante passo per un farmacista. Che si tratti di collaborazioni professionali, consulenze, attività presso strutture sanitarie, servizi collegati al settore farmaceutico o altre prestazioni autonome, uno degli aspetti da valutare con maggiore attenzione riguarda l’apertura della partita IVA. La partita IVA per farmacista presenta infatti alcune caratteristiche particolari. Il farmacista è un professionista iscritto a un Albo professionale e, quando svolge un’attività professionale riconducibile alla professione, entra in gioco anche la disciplina previdenziale dell’ENPAF, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei farmacisti. L’ENPAF prevede infatti l’obbligatorietà dell’iscrizione e dei relativi contributi per gli iscritti agli Albi professionali degli Ordini dei farmacisti, secondo le condizioni previste dalla normativa dell’Ente. Anche il regime forfettario può essere una soluzione da valutare, soprattutto quando il farmacista avvia un’attività professionale individuale e possiede i requisiti previsti dalla normativa fiscale.
Partita IVA per farmacista: quando è necessario aprirla
La necessità di aprire una partita IVA per farmacista dipende innanzitutto dal tipo di attività che viene svolta.
Un farmacista che lavora esclusivamente come dipendente di una farmacia, di un ospedale o di un’altra struttura, percependo uno stipendio nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato, non deve aprire una partita IVA semplicemente perché possiede l’abilitazione professionale.
La situazione cambia quando il farmacista inizia a svolgere un’attività autonoma e abituale, emettendo fatture nei confronti dei propri clienti o committenti.
Può essere il caso, per esempio, di un farmacista che svolge consulenze professionali, collabora autonomamente con aziende o strutture, realizza specifiche prestazioni professionali oppure esercita un’attività riconducibile alla professione al di fuori di un rapporto di lavoro subordinato.
In presenza di un’attività autonoma abituale, l’apertura della partita IVA diventa quindi uno dei primi adempimenti da affrontare.
Partita IVA per farmacista e attività professionale
È importante non confondere la libera professione del farmacista con la gestione di una farmacia come attività d’impresa.
Il farmacista titolare di una farmacia si trova infatti a gestire una realtà imprenditoriale molto più articolata, con problematiche relative alla gestione dell’esercizio commerciale, al personale, agli acquisti, ai medicinali, ai corrispettivi e agli altri obblighi connessi all’attività.
Diversa è la situazione del farmacista che apre una partita IVA per svolgere un’attività professionale individuale.
La corretta individuazione dell’attività svolta è quindi il primo passaggio per determinare correttamente il codice ATECO, il trattamento fiscale e gli adempimenti previdenziali.
Partita IVA per farmacista: quale codice ATECO scegliere
Uno degli aspetti che richiede maggiore attenzione quando si apre una partita IVA per farmacista riguarda il codice ATECO.
Dal 1° gennaio 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, adottata operativamente dal 1° aprile 2025. L’ISTAT precisa inoltre che l’aggiornamento 2026 della classificazione ha riguardato le corrispondenze tra codici, senza modificare la struttura e le descrizioni della classificazione ATECO 2025.
Per il farmacista che esercita una vera e propria attività professionale con partita IVA non esiste un unico codice ATECO specificamente denominato “farmacista”. L’ENPAF ha individuato, sulla base della propria prassi applicativa, alcuni codici generici attraverso i quali può essere riconosciuta l’attività professionale del farmacista.
Tra quelli indicati nella classificazione ATECO 2025 figurano, in particolare, 74.99.99, “Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.”, e 86.99.09, “Altre attività varie per la salute umana n.c.a.”.
La scelta non dovrebbe però essere effettuata semplicemente cercando online il codice apparentemente più vicino alla professione. Il codice deve essere coerente con l’attività concretamente svolta, perché può avere conseguenze fiscali e previdenziali.
L’ISTAT mette a disposizione il navigatore ATECO e precisa che il codice individuato attraverso lo strumento deve essere utilizzato come riferimento per gli adempimenti amministrativi, fiscali e statistici.
Partita IVA per farmacista e regime forfettario: è possibile?
Uno degli interrogativi più frequenti riguarda la possibilità di utilizzare il regime forfettario.
La risposta, in linea generale, è sì: anche un farmacista che esercita un’attività professionale può accedere al regime forfettario, se possiede tutti i requisiti previsti dalla legge e non si trova in una delle cause di esclusione.
Il regime forfettario è disciplinato dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014 e trova applicazione anche per le persone fisiche che esercitano arti e professioni. L’Agenzia delle Entrate dedica infatti il quadro LM della dichiarazione Redditi PF proprio alla determinazione del reddito dei contribuenti che applicano il regime forfettario.
Uno degli elementi fondamentali da verificare riguarda la soglia dei ricavi o compensi. Il regime prevede una soglia ordinaria di 85.000 euro, mentre il superamento di 100.000 euro di compensi percepiti nel corso dell’anno determina la cessazione del regime nello stesso periodo d’imposta, secondo le regole previste dalla disciplina.
Questo significa che un farmacista che sta iniziando l’attività deve monitorare attentamente l’andamento degli incassi.
Partita IVA per farmacista: come funziona il regime forfettario
Nel regime forfettario il reddito imponibile non viene determinato sottraendo analiticamente tutte le spese effettivamente sostenute.
Il sistema prevede invece l’applicazione di un coefficiente di redditività ai compensi percepiti, determinato in base al codice ATECO dell’attività.
Questa caratteristica rende particolarmente importante la scelta corretta del codice ATECO quando si apre una partita IVA per farmacista.
Il professionista deve quindi considerare non soltanto la descrizione dell’attività, ma anche le conseguenze fiscali del codice scelto.
Il regime forfettario prevede inoltre un’imposta sostitutiva, generalmente pari al 15%, con la possibilità dell’aliquota ridotta al 5% nelle situazioni in cui ricorrono i requisiti previsti per le nuove attività.
La convenienza concreta deve però essere valutata caso per caso, soprattutto considerando i contributi ENPAF e le eventuali altre entrate del farmacista.
Partita IVA per farmacista e contributi ENPAF
Un elemento che distingue fortemente la partita IVA per farmacista da quella di molti altri professionisti riguarda la previdenza.
Il farmacista iscritto all’Albo professionale è collegato all’ENPAF, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei farmacisti. Il regolamento dell’Ente stabilisce l’obbligatorietà dell’iscrizione e del pagamento dei contributi per gli iscritti agli Albi degli Ordini provinciali dei farmacisti, salvo le specifiche eccezioni previste dalla disciplina.
Questo significa che aprire una partita IVA non deve essere considerato soltanto come un adempimento fiscale.
Bisogna infatti valutare anche la posizione previdenziale.
La situazione può cambiare in base alle modalità concrete con cui viene esercitata l’attività, alla presenza di altri rapporti di lavoro e alle condizioni personali e professionali del farmacista.
Per questo motivo, prima di aprire la partita IVA, è importante verificare direttamente con ENPAF quale sia l’inquadramento contributivo applicabile.
Partita IVA per farmacista: ENPAF e attività professionale
L’ENPAF considera attività professionale, tra le altre, attività collegate al settore del farmaco, comprese attività di preparazione, controllo, conservazione, distribuzione e diffusione di informazioni e consigli nel settore dei medicinali. La stessa documentazione dell’Ente precisa che l’elenco delle attività non è esaustivo.
Questo aspetto è importante perché non è sufficiente guardare soltanto alla denominazione commerciale dell’attività.
Un farmacista potrebbe infatti svolgere un’attività che, pur non essendo una tradizionale attività di farmacia, presenta caratteristiche tali da rientrare nell’ambito professionale considerato dall’ENPAF.
Partita IVA per farmacista: fatturazione e imposta sostitutiva
Una volta aperta la partita IVA, il farmacista dovrà gestire correttamente la fatturazione delle prestazioni professionali.
Nel regime forfettario, in presenza dei requisiti previsti, non si applica l’IVA secondo le modalità proprie del regime ordinario. La fattura dovrà però contenere le indicazioni richieste dalla normativa per i contribuenti forfettari.
È importante inoltre verificare la disciplina relativa alla fatturazione elettronica, ormai centrale anche per i professionisti.
L’Agenzia delle Entrate utilizza inoltre i dati delle fatture elettroniche trasmesse allo SdI e dei corrispettivi per alimentare le informazioni utilizzate nella dichiarazione precompilata dei contribuenti forfettari. L’Agenzia precisa comunque che i dati devono essere verificati dal contribuente.
Partita IVA per farmacista e Sistema Tessera Sanitaria
Per il farmacista è inoltre importante valutare se l’attività svolta comporti obblighi di trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria.
Non tutte le attività svolte da un farmacista con partita IVA sono automaticamente identiche dal punto di vista degli adempimenti. L’obbligo deve essere valutato in relazione alla tipologia concreta di prestazioni e di spese sanitarie effettuate.
Questo è un altro motivo per cui l’apertura della partita IVA non dovrebbe essere gestita limitandosi alla semplice scelta del regime fiscale.
È necessario analizzare l’attività nel suo complesso, verificando gli eventuali obblighi relativi a fatturazione elettronica, privacy, Sistema Tessera Sanitaria e documentazione fiscale.
Partita IVA per farmacista: quali sono i costi da considerare
Quando si valuta l’apertura di una partita IVA per farmacista, non bisogna concentrarsi esclusivamente sulle imposte.
I costi da considerare possono comprendere contributi previdenziali, imposta sostitutiva, compenso del commercialista, eventuali software per la fatturazione elettronica e altri costi legati alla gestione dell’attività.
Nel regime forfettario uno dei vantaggi principali è la semplificazione degli adempimenti fiscali e contabili rispetto al regime ordinario.
Questo non significa però che la gestione sia completamente priva di costi.
Per un farmacista, in particolare, la componente previdenziale ENPAF deve essere considerata con attenzione prima di elaborare qualsiasi simulazione di convenienza.
Partita IVA per farmacista: esempio di tassazione nel regime forfettario
Immaginiamo un farmacista che svolga esclusivamente un’attività professionale autonoma e che durante l’anno percepisca 40.000 euro di compensi.
Non sarebbe corretto dire automaticamente che l’imposta sostitutiva verrà calcolata su 40.000 euro.
Nel regime forfettario, infatti, il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata, con le specifiche regole relative ai contributi previdenziali.
Per questo motivo, prima di aprire la partita IVA, è opportuno effettuare una simulazione che consideri compensi, coefficiente di redditività, contributi ENPAF e imposta sostitutiva.
Il risultato può essere molto diverso da una semplice percentuale applicata al fatturato.
Partita IVA per farmacista: come aprirla
L’apertura della partita IVA avviene attraverso la comunicazione dei dati necessari all’Agenzia delle Entrate.
Nel caso di un professionista, è fondamentale indicare correttamente attività esercitata, codice ATECO, data di inizio attività e regime fiscale.
Il farmacista dovrà inoltre verificare la propria posizione presso l’Ordine professionale e presso l’ENPAF, in relazione agli obblighi previdenziali.
La procedura può essere gestita direttamente oppure attraverso un commercialista, soluzione spesso consigliabile quando il professionista deve valutare contemporaneamente regime fiscale, codice ATECO e previdenza.
Partita IVA per farmacista: cosa cambia se si apre una farmacia
È fondamentale distinguere la situazione del farmacista che apre una partita IVA per esercitare attività professionale da quella di chi intende diventare titolare o gestore di una farmacia.
Nel secondo caso non si parla semplicemente di una partita IVA professionale.
L’attività della farmacia presenta una componente imprenditoriale e commerciale molto più ampia, con specifici adempimenti amministrativi, autorizzativi, fiscali e previdenziali.
Anche il codice ATECO cambia in funzione dell’attività esercitata. La classificazione ATECO 2025, ad esempio, comprende la classe 47.73 relativa al commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici.
Di conseguenza, chi sta valutando l’apertura di una farmacia deve effettuare una pianificazione completamente diversa rispetto al farmacista che vuole semplicemente iniziare una collaborazione professionale autonoma.
Partita IVA per farmacista: attenzione alla scelta del codice ATECO
La scelta del codice ATECO è uno degli aspetti più delicati dell’apertura.
Un errore frequente consiste nel pensare che esista necessariamente un codice denominato esattamente “farmacista”. In realtà, per l’attività professionale del farmacista l’ENPAF individua specifici codici generici utilizzati nella propria prassi applicativa.
È quindi importante partire dalla descrizione concreta dell’attività.
Un farmacista che svolge consulenze potrebbe trovarsi in una situazione diversa da chi lavora nell’informazione scientifica, da chi opera nella gestione di servizi sanitari o da chi esercita un’attività commerciale.
Il codice ATECO deve essere coerente con la prestazione effettivamente svolta e non semplicemente scelto perché presenta un coefficiente di redditività apparentemente più conveniente.
Partita IVA per farmacista e dichiarazione dei redditi
Anche il farmacista in regime forfettario dovrà presentare la propria dichiarazione dei redditi secondo le regole previste.
Il reddito prodotto in regime forfettario viene dichiarato nel quadro LM del modello Redditi PF. L’Agenzia delle Entrate conferma che il quadro LM è destinato anche ai redditi derivanti dall’esercizio di arti e professioni in regime forfettario.
Per i contribuenti forfettari, inoltre, il modello Redditi PF Web può essere utilizzato anche dai professionisti che applicano il regime forfettario.
È comunque fondamentale controllare i dati precompilati, soprattutto per verificare che i compensi effettivamente percepiti siano correttamente rappresentati.
Partita IVA per farmacista: quali sono i vantaggi del regime forfettario
Per un farmacista che inizia una piccola attività autonoma, il regime forfettario può presentare alcuni vantaggi interessanti.
La determinazione semplificata del reddito, l’assenza dell’IVA nelle modalità ordinarie e l’imposta sostitutiva possono rendere la gestione più semplice rispetto al regime ordinario.
Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla maggiore prevedibilità fiscale, perché il professionista può stimare il carico fiscale partendo dai compensi e dal coefficiente di redditività applicabile.
Naturalmente, la convenienza non deve essere valutata soltanto sulla percentuale dell’imposta sostitutiva.
Nel caso del farmacista bisogna considerare anche ENPAF, costi effettivi dell’attività, eventuali altri redditi e prospettive di crescita.
Partita IVA per farmacista: quando il regime forfettario può non essere conveniente
Il regime forfettario non è automaticamente la soluzione migliore per tutti.
Un farmacista che sostiene costi molto elevati potrebbe dover valutare attentamente la convenienza rispetto a un regime ordinario, soprattutto perché nel forfettario le spese non vengono normalmente dedotte analiticamente dal reddito.
Anche la presenza di altre attività, partecipazioni societarie, rapporti di lavoro dipendente o altre situazioni personali può incidere sulla possibilità di accedere o permanere nel regime.
La verifica dei requisiti deve quindi essere effettuata prima dell’apertura e successivamente monitorata nel corso degli anni.
L’Agenzia delle Entrate ricorda infatti che nella dichiarazione occorre verificare il possesso dei requisiti e delle condizioni richieste dalla disciplina del regime forfettario.
Partita IVA per farmacista: quali adempimenti controllare ogni anno
Una volta aperta la partita IVA, il lavoro non termina.
Il farmacista dovrà continuare a controllare fatture emesse, compensi incassati, contributi ENPAF, imposta sostitutiva e dichiarazione dei redditi.
Dovrà inoltre monitorare la soglia degli 85.000 euro per verificare la permanenza nel regime forfettario e prestare attenzione al limite dei 100.000 euro, il cui superamento può determinare la fuoriuscita dal regime nello stesso anno.
Anche le scadenze fiscali devono essere rispettate. Nel 2026, per esempio, l’Agenzia delle Entrate ha previsto i versamenti relativi al saldo e agli acconti dell’imposta sostitutiva del regime forfettario tramite modello F24, con i codici tributo dedicati, tra cui 1790 per il primo acconto e 1792 per il saldo.
Partita IVA per farmacista: conclusioni
Aprire una partita IVA per farmacista significa affrontare una serie di scelte che vanno ben oltre la semplice apertura della posizione fiscale.
Il primo passaggio consiste nel definire con precisione quale attività professionale verrà svolta, perché da questa scelta dipendono il codice ATECO, gli eventuali adempimenti amministrativi e parte dell’inquadramento previdenziale.
Il regime forfettario può rappresentare una soluzione interessante per il farmacista che inizia un’attività autonoma e possiede i requisiti richiesti, ma la convenienza deve essere valutata considerando anche la posizione ENPAF, i compensi previsti, i costi effettivi e l’eventuale crescita futura dell’attività.
Particolare attenzione deve essere riservata proprio alla previdenza. Per gli iscritti agli Albi professionali dei farmacisti l’ENPAF prevede specifici obblighi contributivi, che devono essere analizzati insieme alla situazione professionale del singolo farmacista.
La corretta apertura della partita IVA per farmacista dovrebbe quindi partire da una valutazione complessiva: attività esercitata, codice ATECO, regime fiscale, ENPAF, fatturazione e prospettive di reddito.
Per chi sta iniziando la professione, una verifica preventiva con un commercialista esperto di professionisti sanitari può essere particolarmente utile per evitare di impostare in modo errato la posizione fiscale e previdenziale fin dall’inizio.
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