Aprire una partita IVA come osteopata significa affrontare una serie di aspetti fiscali, previdenziali e professionali che è importante conoscere prima di iniziare l’attività. Tra le possibilità più interessanti per chi lavora come libero professionista c’è il regime forfettario, un sistema fiscale semplificato che può rendere più agevole la gestione della propria attività, soprattutto nei primi anni. Il regime forfettario per osteopata deve però essere valutato considerando non soltanto la tassazione, ma anche il codice ATECO, gli obblighi professionali, la previdenza, la fatturazione e la natura delle prestazioni effettuate. Nel 2026, inoltre, la professione di osteopata sta attraversando una fase particolarmente importante sul piano del riconoscimento professionale: dal 14 settembre 2026 gli osteopati possono presentare domanda di iscrizione agli Elenchi speciali ad esaurimento degli Ordini TSRM e PSTRP, secondo le procedure previste dalla normativa sui titoli pregressi. Per questo motivo, chi vuole aprire o gestire una partita IVA come osteopata dovrebbe considerare il quadro fiscale insieme a quello professionale, evitando di trattare il regime forfettario come una semplice scelta relativa alle tasse.
Regime forfettario per osteopata: chi può accedere
Il regime forfettario per osteopata segue, in linea generale, le regole previste per le persone fisiche che esercitano attività professionali. Una delle condizioni fondamentali riguarda il limite dei ricavi o compensi percepiti, fissato ordinariamente a 85.000 euro. La soglia è importante perché il regime forfettario non determina il reddito imponibile considerando analiticamente tutte le spese sostenute. Il reddito viene infatti determinato applicando ai compensi percepiti un coefficiente di redditività previsto in relazione all’attività esercitata.
Il limite di 85.000 euro è stato introdotto con la modifica della disciplina del regime forfetario e, in presenza delle condizioni previste, consente di applicare l’imposta sostitutiva del 15%. Per un osteopata, quindi, prima di scegliere il regime fiscale è fondamentale verificare la corretta classificazione dell’attività e le altre condizioni di accesso previste dalla normativa.
Il regime forfettario per osteopata conviene sempre?
Non esiste una risposta identica per tutti. Il regime forfettario può essere particolarmente interessante per un professionista che lavora prevalentemente con clienti privati, ha una struttura di costi contenuta e vuole mantenere una gestione amministrativa relativamente semplice. Questo non significa, però, che sia automaticamente la soluzione più conveniente in ogni situazione. Un osteopata che sostiene investimenti rilevanti per l’attività, affitta uno studio costoso, acquista apparecchiature o affronta altre spese significative dovrebbe confrontare attentamente il funzionamento del regime forfettario con quello della contabilità ordinaria o semplificata, considerando il proprio livello di reddito e la propria struttura dei costi. Nel forfettario, infatti, le spese effettivamente sostenute non vengono dedotte una per una dal reddito professionale, perché il sistema applica una determinazione forfetaria del reddito.
Regime forfettario per osteopata e codice ATECO 2025
Uno degli aspetti da verificare quando si apre una partita IVA riguarda il codice ATECO. Dal 2025 è entrata in vigore la classificazione ATECO 2025, adottata operativamente dal 1° aprile 2025 e utilizzata anche per gli adempimenti amministrativi. L’Istat colloca le attività degli osteopati nella classe 86.96, all’interno delle altre attività per la salute umana.
La corretta individuazione del codice è importante perché la classificazione dell’attività incide sulla descrizione dell’attività esercitata e può avere conseguenze anche sulla determinazione fiscale. Per questo motivo, il codice ATECO non dovrebbe essere scelto semplicemente copiando quello utilizzato da un altro professionista. La corretta classificazione deve essere verificata sulla base dell’attività effettivamente esercitata.
ATECO 2025 e attività di osteopatia
La nuova classificazione distingue l’attività di osteopatia da altre attività sanitarie, come la fisioterapia. Le note esplicative ATECO 2025 indicano infatti espressamente le attività di osteopati tra quelle ricomprese nella classe 86.96. È un elemento da tenere presente soprattutto per chi sta aprendo una nuova partita IVA nel 2026, perché la classificazione ATECO 2025 ha sostituito la precedente versione ATECO 2007 aggiornamento 2022.
Regime forfettario per osteopata: come si calcolano le tasse
Uno dei principali motivi per cui un professionista valuta il regime forfettario per osteopata riguarda la possibilità di applicare un’imposta sostitutiva invece dell’ordinaria tassazione IRPEF. L’aliquota ordinaria prevista dal regime è del 15%. Per chi avvia una nuova attività e possiede tutti i requisiti previsti dalla normativa, può essere applicata l’aliquota agevolata del 5% per il periodo di inizio attività e per i quattro successivi. L’applicazione del 5% è subordinata al rispetto delle condizioni previste e non dipende semplicemente dal fatto che si sia appena aperta una partita IVA.
Il calcolo, inoltre, non consiste nel prendere il totale dei compensi e applicare direttamente il 15% o il 5%. Il reddito imponibile viene determinato applicando il coefficiente di redditività previsto per l’attività al compenso percepito. Da questa base si determina successivamente l’imposta sostitutiva, tenendo conto delle regole applicabili ai contributi previdenziali. Questo significa che un osteopata deve distinguere chiaramente tra compensi incassati, reddito forfettario, contributi previdenziali e imposta sostitutiva.
Regime forfettario per osteopata e contributi previdenziali
Le imposte non sono l’unico costo da considerare. Un professionista deve infatti valutare anche i contributi previdenziali, che possono incidere in maniera significativa sul risultato economico dell’attività. Per i professionisti per i quali non è prevista una specifica cassa previdenziale autonoma può entrare in gioco la Gestione Separata INPS. L’INPS chiarisce che la Gestione Separata riguarda anche i liberi professionisti titolari di partita IVA per i quali non sia stata istituita una cassa previdenziale autonoma. Nel 2026, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata che non sono assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie e non sono pensionati, l’aliquota complessiva indicata dall’INPS è del 26,07%. Per i soggetti già pensionati o assicurati presso altre forme obbligatorie, l’aliquota indicata è invece del 24%. La posizione previdenziale dell’osteopata deve quindi essere verificata con attenzione, soprattutto alla luce del nuovo assetto professionale e dell’iscrizione agli elenchi previsti per la professione.
Partita IVA e regime forfettario per osteopata: cosa cambia con il riconoscimento professionale
Il 2026 rappresenta un anno particolarmente importante per la professione di osteopata. La FNO TSRM e PSTRP ha comunicato che, dal 14 settembre 2026, gli osteopati possono presentare domanda di iscrizione agli Elenchi speciali ad esaurimento degli Ordini TSRM e PSTRP, secondo i requisiti e la documentazione previsti. La procedura riguarda, in particolare, i titoli di osteopata conseguiti in Italia e le condizioni stabilite dalla normativa sul riconoscimento dei titoli pregressi.
Il percorso normativo deriva dalla Legge 3/2018 e dai successivi provvedimenti che hanno definito il profilo professionale, il percorso formativo e i criteri per il riconoscimento dei titoli precedenti. Questo significa che l’apertura della partita IVA non dovrebbe essere considerata separatamente dalla verifica dei requisiti professionali necessari per esercitare l’attività.
Fatture dell’osteopata nel regime forfettario
Un altro aspetto importante riguarda la fatturazione. Il professionista in regime forfettario deve emettere la documentazione fiscale secondo le regole previste per il proprio regime e per il tipo di prestazione effettuata. Nel caso delle prestazioni sanitarie, inoltre, bisogna distinguere gli obblighi fiscali generali dalle specifiche disposizioni relative alla fatturazione elettronica e al Sistema Tessera Sanitaria, che possono dipendere dalla natura della prestazione e dal destinatario. La questione IVA merita particolare attenzione. L’articolo 10 del DPR 633/1972 prevede infatti l’esenzione per determinate prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni sanitarie, ma l’applicazione concreta dell’esenzione deve essere verificata in relazione alla prestazione e ai requisiti professionali. Non è quindi corretto considerare automaticamente ogni attività svolta da un professionista sanitario come esente IVA senza verificare la specifica operazione.
Quanto paga un osteopata in regime forfettario? Un esempio
Per comprendere il meccanismo, immaginiamo un osteopata che incassi 40.000 euro in un anno. Il primo passaggio non consiste nell’applicare direttamente il 15% ai 40.000 euro. Bisogna individuare il coefficiente di redditività previsto per l’attività e determinare sulla base di quello il reddito forfettario. Successivamente occorre considerare i contributi previdenziali e determinare l’imposta sostitutiva dovuta, applicando l’aliquota del 15% oppure, se ricorrono tutti i requisiti per una nuova attività, quella agevolata del 5%. L’esempio dimostra perché parlare semplicemente di “15% di tasse sul fatturato” è fuorviante. Il calcolo effettivo del regime forfettario per osteopata è più articolato e deve tenere conto del reddito determinato forfetariamente e della posizione previdenziale.
Regime forfettario per osteopata: attenzione alle spese dello studio
Il regime forfettario presenta un aspetto che un osteopata dovrebbe valutare attentamente: le spese effettive non vengono normalmente dedotte singolarmente dal reddito. Questo può essere un vantaggio quando l’attività presenta costi relativamente contenuti, perché la gestione fiscale rimane più semplice. Al contrario, se l’osteopata sostiene costi elevati per affitto dello studio, attrezzature, software, assicurazione professionale, formazione, collaborazioni o altre spese, è opportuno fare un confronto numerico prima di scegliere il regime. Il fatto che una spesa sia effettivamente sostenuta non significa infatti che possa essere sottratta direttamente dai compensi ai fini del calcolo del reddito forfettario.
Regime forfettario per osteopata: come organizzare la gestione economica
Un osteopata che lavora in autonomia dovrebbe considerare le imposte e i contributi come una parte strutturale del proprio modello economico. Non è sufficiente stabilire il prezzo di una seduta osservando quanto chiedono altri professionisti. Bisogna calcolare il margine reale, considerando costi dello studio, assicurazione, formazione, strumenti professionali, contributi e imposte.
Una buona abitudine consiste nell’accantonare periodicamente una quota degli incassi destinata agli obblighi fiscali e previdenziali. In questo modo, quando arrivano saldo e acconti, il professionista dispone già di una parte della liquidità necessaria. La gestione diventa ancora più importante quando il numero dei pazienti aumenta e, di conseguenza, crescono anche i compensi annuali. Monitorare periodicamente il totale degli incassi permette inoltre di tenere sotto controllo la soglia degli 85.000 euro prevista per il regime forfettario.
Il regime forfettario per osteopata nel 2026: cosa controllare prima di aprire la partita IVA
Per un osteopata che vuole iniziare l’attività professionale, la scelta del regime fiscale dovrebbe essere preceduta da una verifica complessiva. Bisogna innanzitutto controllare i requisiti professionali, quindi individuare correttamente il percorso previsto per l’esercizio della professione e, per chi rientra nella disciplina dei titoli pregressi, gli adempimenti relativi agli Elenchi speciali ad esaurimento.
Successivamente è necessario individuare il codice ATECO corretto, valutare i requisiti per il regime forfettario, stimare il reddito sulla base del coefficiente previsto e verificare la posizione previdenziale. Infine, occorre considerare il sistema di fatturazione, gli eventuali obblighi collegati alle prestazioni sanitarie e la gestione economica dello studio. Il regime forfettario per osteopata può rappresentare una soluzione fiscale interessante per molti professionisti, ma la convenienza dipende dalla situazione individuale. Non bisogna quindi fermarsi alla sola aliquota del 15% o del 5%: il vero costo della partita IVA comprende imposte, contributi, costi professionali e gestione dello studio.
Nel 2026, inoltre, la progressiva integrazione della professione di osteopata nel sistema ordinistico rende ancora più importante mantenere allineati gli aspetti professionali, fiscali e previdenziali. Per questo, prima dell’apertura della partita IVA o della modifica della propria posizione fiscale, è consigliabile verificare la situazione concreta con un commercialista e con l’Ordine competente.
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