Come funzionano costi, tasse, regime forfettario e adempimenti per chi vuole esercitare la professione di Fisioterapista in autonomia
Aprire una Partita IVA per Fisioterapista è un passo importante per chi desidera esercitare la professione in maniera autonoma, collaborare con centri specializzati o avviare uno studio privato. Negli ultimi anni sempre più professionisti scelgono di lavorare in libera professione e, proprio per questo, è fondamentale conoscere nel dettaglio come funziona il percorso per mettersi in regola, quali costi aspettarsi e quali vantaggi fiscali si possono ottenere grazie al regime forfettario.
La professione del Fisioterapista richiede non solo competenze cliniche, ma anche una buona organizzazione amministrativa: saper gestire fatture, adempimenti, contributi e dichiarazioni fiscali permette di evitare errori e ottimizzare i guadagni fin da subito. Per questo motivo, questa guida approfondisce ogni aspetto necessario per rendere semplice e chiaro il processo di apertura della Partita IVA, con un focus particolare su tasse, agevolazioni e obblighi formativi.
Perché un Fisioterapista sceglie la Partita IVA
Molti professionisti iniziano la loro carriera collaborando come dipendenti o sotto forma di collaborazione occasionale. Tuttavia, lasciare queste forme di lavoro non è solo una scelta di indipendenza, ma anche un modo per costruire un percorso professionale più solido.
Un Fisioterapista con Partita IVA può, ad esempio:
- gestire il proprio studio;
- collaborare con più strutture;
- definire liberamente tariffe e servizi;
- investire in macchinari e formazione professionale con maggiore autonomia.
A ciò si aggiunge il fatto che la normativa fiscale italiana, attraverso il regime forfettario, permette ai professionisti sanitari di beneficiare di imposte ridotte e semplificazioni contabili, rendendo l’attività meno burocratica e più conveniente.
Codice ATECO per Fisioterapista e attività consentite
Il codice ATECO del Fisioterapista: aspetti fiscali e operativi
Per aprire la Partita IVA sarà necessario scegliere il codice ATECO corretto. Per il Fisioterapista quello generalmente utilizzato è:
86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti
Questo codice identifica in modo chiaro la prestazione sanitaria riabilitativa svolta da professionisti abilitati. È importante utilizzare questa classificazione perché consente di accedere alle agevolazioni previste per i professionisti sanitari, tra cui l’esenzione IVA per le prestazioni sanitarie con finalità terapeutica.
Il codice ATECO determina anche il cosiddetto coefficiente di redditività, fondamentale per il calcolo delle tasse nel regime forfettario. Per il settore sanitario il coefficiente è generalmente del 78%, il che significa che si considera imponibile solo una parte del fatturato, rendendo la tassazione molto vantaggiosa.
Aprire Partita IVA da Fisioterapista: la procedura passo dopo passo
Il percorso burocratico spiegato in modo semplice
La procedura di apertura è molto più semplice di quanto possa sembrare. La richiesta della Partita IVA può essere fatta direttamente online, ma in molti casi ci si affida a un commercialista per evitare errori, soprattutto nella gestione del regime forfettario.
In sintesi, un Fisioterapista deve:
- comunicare l’inizio attività all’Agenzia delle Entrate tramite modello AA9/12;
- aprire la posizione presso la Gestione Separata INPS per il versamento dei contributi;
- valutare l’adesione al regime forfettario, quasi sempre consigliata all’inizio;
- aprire un conto dedicato (non obbligatorio, ma utile per ordine e tracciabilità dei pagamenti);
- dotarsi dei sistemi per fatturazione elettronica e conservazione digitale.
Il percorso è lo stesso sia per chi esercita come libero professionista presso una struttura sanitaria, sia per chi apre uno studio privato o lavora a domicilio.
Il regime forfettario per Fisioterapista: davvero conviene?
Il regime forfettario è oggi la scelta più comune per chi inizia a lavorare come Fisioterapista. Offre una tassazione agevolata, pochissimi adempimenti e un notevole risparmio sui costi di gestione.
L’imposta sostitutiva è pari al:
- 5% per i primi 5 anni, se si rispettano le condizioni per l’aliquota agevolata;
- 15% dal sesto anno in poi.
Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP, rendendo la gestione molto più semplice. Inoltre, nel regime forfettario il Fisioterapista non addebita l’IVA in fattura, non è obbligato a tenere la contabilità ordinaria e non deve registrare costi e ricavi nel dettaglio.
Esempio reale di tassazione per un Fisioterapista in forfettario
Immaginiamo un fatturato annuo di 40.000 euro.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Fatturato annuo | 40.000 € |
| Reddito imponibile (78%) | 31.200 € |
| Imposta sostitutiva al 5% | 1.560 € |
| Imposta sostitutiva al 15% (dopo 5 anni) | 4.680 € |
Anche aggiungendo i contributi INPS, il carico fiscale risulta molto contenuto rispetto al regime ordinario.
Contributi INPS per Fisioterapista: quanto si paga realmente
I Fisioterapisti non iscritti a un ordine sanitario dotato di cassa previdenziale propria devono iscriversi alla Gestione Separata INPS. Il versamento contributivo avviene in percentuale sul reddito imponibile, e ogni anno l’INPS aggiorna l’aliquota.
Il vantaggio principale è che i contributi pagati sono interamente deducibili, riducendo l’imponibile fiscale. Un Fisioterapista in forfettario può quindi ottenere un duplice beneficio: tassazione agevolata e contributi deducibili.
Fatture, esenzione IVA e corrette diciture fiscali
Come emette fattura un Fisioterapista in regime forfettario
Le prestazioni sanitarie riabilitative sono generalmente esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 633/1972. Per questo motivo, il Fisioterapista dovrà inserire nelle proprie fatture la dicitura corretta relativa all’esenzione e, in caso di regime forfettario, anche quella relativa alla non applicazione della ritenuta d’acconto.
L’obbligo di fatturazione elettronica resta valido, anche quando si opera con pazienti privati. Questo semplifica la conservazione dei documenti e velocizza la trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, obbligatorio per la professione.
Il Fisioterapista e lo Studio Professionale: cosa serve davvero per iniziare
Aprire uno studio proprio è il passo successivo per molti professionisti, e spesso richiede alcuni accorgimenti specifici come autorizzazioni comunali, requisiti dei locali e strumentazioni adeguate. Tuttavia, non sempre è necessario partire da uno studio indipendente: molti iniziano affittando spazi in coworking sanitari o collaborando con poliambulatori.
La libertà di gestione rappresenta un grande vantaggio della Partita IVA per il Fisioterapista, soprattutto se si opera in regime forfettario, che riduce la pressione fiscale e permette di investire maggiormente in formazione e attrezzature.
Quanto può guadagnare un Fisioterapista con Partita IVA
Il reddito varia molto in base a città, specializzazioni, presenza o meno di uno studio, investimenti in marketing e servizi offerti. In generale, un Fisioterapista libero professionista può ottenere entrate superiori rispetto al lavoro dipendente, soprattutto offrendo servizi ad alto valore aggiunto come terapia manuale avanzata, riabilitazione sportiva o trattamenti a domicilio.
Il regime forfettario permette di trattenere una parte più ampia del guadagno, e questo incide positivamente sulla sostenibilità dello studio e sulla possibilità di crescere nel tempo.
Conclusione: aprire Partita IVA come Fisioterapista oggi conviene
La professione del Fisioterapista è in continua espansione, e aprire la Partita IVA rappresenta il modo migliore per valorizzare competenze e specializzazioni personali. Grazie alle semplificazioni del regime forfettario, alle agevolazioni fiscali e alla flessibilità della libera professione, è possibile iniziare con costi contenuti e una gestione amministrativa minima.
Con la giusta pianificazione e una corretta gestione contabile, il percorso risulta semplice, sostenibile e ricco di opportunità di crescita.
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