Diventare wedding planner è il sogno di molte persone creative, organizzate e appassionate di eventi. È una professione che unisce estetica, project management, relazioni umane e capacità commerciali. Ma quando l’attività inizia a prendere forma concreta — primi clienti, primi preventivi, prime collaborazioni — arriva inevitabilmente una domanda cruciale: come si apre la partita IVA e quale regime fiscale conviene scegliere?
Per chi muove i primi passi, il regime forfettario rappresenta spesso la soluzione ideale: semplice, conveniente e pensata proprio per i professionisti che stanno costruendo il proprio business.
In questo articolo vedremo in modo chiaro e discorsivo cosa significa aprire partita IVA per wedding planner, quali sono gli aspetti fiscali più importanti, come funziona il regime forfettario e quali scelte strategiche possono fare davvero la differenza nel lungo periodo.
Wedding planner e partita IVA: quando diventa obbligatoria
All’inizio molte aspiranti wedding planner lavorano in modo saltuario, magari affiancando un altro lavoro o collaborando con agenzie già strutturate. Finché l’attività è occasionale, è possibile operare con prestazione occasionale.
Ma nel momento in cui il lavoro diventa abituale, continuativo e organizzato, la partita IVA non è più una scelta: diventa un obbligo.
Questo succede, ad esempio, quando: inizi a promuoverti in modo stabile online o offline; acquisisci clienti con regolarità; emetti più incarichi durante l’anno; costruisci un vero brand personale.
A quel punto stai svolgendo un’attività professionale a tutti gli effetti, e aprire partita IVA è il passaggio naturale.
Aprire partita IVA come wedding planner: quale codice ATECO scegliere
Uno degli aspetti tecnici più importanti riguarda il codice ATECO, cioè il codice che identifica l’attività svolta.
Per la professione di wedding planner viene solitamente utilizzato il codice 96.09.05 – Organizzazione di feste e cerimonie, che rientra tra le attività di servizi.
Questo dettaglio non è banale, perché dal codice ATECO dipendono: il coefficiente di redditività nel regime forfettario; l’inquadramento previdenziale; alcuni obblighi specifici.
Con questo codice, nel regime forfettario si applica un coefficiente di redditività del 67%, il che significa che solo quella percentuale dei ricavi viene considerata reddito imponibile.
Wedding planner e regime forfettario: perché è spesso la scelta migliore
Per chi inizia, il regime forfettario è quasi sempre la soluzione più vantaggiosa.
Parliamo di un regime fiscale agevolato che prevede:
- imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni (se rispetti i requisiti di start-up), poi al 15%;
- niente IVA in fattura;
- niente ritenuta d’acconto;
- contabilità estremamente semplificata.
Per una wedding planner, questo significa poter concentrarsi sulla crescita del business senza essere schiacciata da burocrazia e adempimenti complessi.
In pratica, è il regime ideale per trasformare una passione in una professione strutturata.
Wedding planner, regime forfettario e soglia degli 85.000 euro
Il regime forfettario prevede un limite di ricavi annui pari a 85.000 euro.
Finché resti sotto questa soglia, puoi continuare a beneficiarne. Superarla comporta il passaggio al regime ordinario dall’anno successivo (o immediatamente se superi i 100.000 euro).
Per una wedding planner, questo aspetto va monitorato con attenzione, soprattutto quando iniziano ad arrivare matrimoni importanti, servizi completi o collaborazioni premium.
Ogni evento può avere un valore significativo, quindi la crescita del fatturato può essere rapida. È fondamentale imparare fin da subito a tenere sotto controllo gli incassi e pianificare.
Aprire partita IVA per wedding planner: contributi INPS e inquadramento
Un altro tema centrale riguarda i contributi previdenziali.
La wedding planner, con il codice ATECO 96.09.05, rientra normalmente nella Gestione Separata INPS (se non ha una cassa professionale dedicata).
Questo significa che, oltre all’imposta sostitutiva del regime forfettario, dovrai versare anche i contributi INPS, che incidono in modo importante sul reddito netto.
Nel regime forfettario, i contributi si calcolano sul reddito forfettario (non sui ricavi totali), ma rappresentano comunque una voce da considerare attentamente nella definizione dei prezzi dei servizi.
Wedding planner e pricing: uno degli errori più comuni
Molte nuove wedding planner partono con prezzi troppo bassi, spinte dalla voglia di acquisire clienti e farsi conoscere.
È comprensibile, ma rischioso.
Nel regime forfettario non puoi scaricare i costi reali: trasporti, sopralluoghi, strumenti, formazione, marketing restano interamente a tuo carico.
Questo significa che devi costruire il tuo listino tenendo conto di: tasse; contributi; spese operative; tempo dedicato a ogni evento.
Aprire partita IVA senza una strategia di pricing è uno degli errori più frequenti e più costosi nel medio periodo.
Wedding planner: professione creativa, attività imprenditoriale
Un passaggio mentale importante riguarda il modo in cui vivi questa professione.
Essere wedding planner non significa solo organizzare matrimoni. Significa gestire un’attività economica vera e propria.
Nel momento in cui apri partita IVA, diventi imprenditrice di te stessa.
Questo comporta: gestione dei clienti; preventivi; contratti; incassi; pianificazione fiscale.
Il regime forfettario ti aiuta a semplificare l’inizio, ma non sostituisce una visione imprenditoriale.
Conclusione: aprire partita IVA per wedding planner è l’inizio di un percorso
Aprire partita IVA per Wedding planner non è solo un adempimento burocratico. È il primo vero passo verso una carriera autonoma, creativa e potenzialmente molto gratificante.
Il regime forfettario offre un punto di partenza ideale, ma il successo dipende dalla tua capacità di strutturare l’attività, valorizzare il tuo lavoro e pianificare la crescita.
Con le giuste informazioni, un buon commercialista e una visione chiara, trasformare la passione per i matrimoni in un business sostenibile è assolutamente possibile.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
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