Il dropshipping è diventato uno dei modelli di business online più popolari degli ultimi anni. Permette di vendere prodotti senza doverli fisicamente possedere o gestire, delegando la logistica a un fornitore terzo. Questo approccio consente a molti di avviare un’attività di eCommerce con costi contenuti, ideale soprattutto per chi opera in regime forfettario.
Introduzione: il legame tra dropshipping e forfettario
Ma come si gestisce il dropshipping nel regime forfettario? Quali sono gli adempimenti fiscali, le regole di fatturazione e i rischi da evitare?
In questa guida approfondita, analizziamo tutti gli aspetti fondamentali di questo modello di business, fornendo esempi pratici, spiegazioni normative e consigli utili per restare sempre in regola con il Fisco italiano.
Cos’è il dropshipping e come funziona nel contesto del forfettario
Il dropshipping è un sistema di vendita online in cui il venditore non gestisce fisicamente il magazzino. Quando riceve un ordine, trasmette la richiesta al fornitore (spesso situato all’estero), che si occupa di spedire il prodotto direttamente al cliente finale.
Il venditore funge quindi da intermediario commerciale: gestisce il sito web, promuove i prodotti e incassa il pagamento, mentre il fornitore gestisce stoccaggio, imballaggio e spedizione.
Per chi opera in regime forfettario, questo modello può risultare molto vantaggioso perché consente di limitare i costi fissi e i rischi legati all’invenduto. Tuttavia, bisogna prestare particolare attenzione alla gestione dell’IVA, alle fatture estere e alle regole fiscali del commercio elettronico.
Aprire una partita IVA per fare dropshipping in regime forfettario
Per avviare un’attività di dropshipping in regime forfettario, è necessario aprire una partita IVA con un codice ATECO idoneo al commercio elettronico. Il più utilizzato è:
47.91.10 – Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet.
Questo codice identifica le attività di vendita online, comprese quelle in dropshipping, e permette di operare sia con clienti italiani che esteri. Il coefficiente di redditività associato è pari al 40%, utile per calcolare il reddito imponibile nel regime forfettario.
Dropshipping e fatturazione nel regime forfettario
Uno dei punti più delicati nel dropshipping riguarda la fatturazione. Anche se i prodotti vengono spediti da un fornitore estero, è il venditore italiano — cioè chi gestisce il sito di eCommerce — che vende al cliente finale e deve quindi emettere la fattura.
Nel regime forfettario, la fattura non include l’IVA, perché chi aderisce a questo regime è “in franchigia IVA”. Tuttavia, bisogna riportare la seguente dicitura:
“Operazione in franchigia da IVA ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, Legge 190/2014 – Regime forfettario.”
Ogni volta che un cliente italiano effettua un acquisto, l’estetica fiscale è semplice: l’operatore in forfettario emette una fattura senza IVA al cliente e paga, a fine anno, solo l’imposta sostitutiva calcolata sul reddito forfettario.
Dropshipping con fornitori esteri: il tema del reverse charge
Quando si acquistano prodotti da fornitori esteri, ad esempio tramite piattaforme come AliExpress, CJ Dropshipping o Shopify Markets, entra in gioco il meccanismo del reverse charge.
Questo meccanismo prevede che, in alcune transazioni intracomunitarie, l’IVA venga “inversamente” applicata dall’acquirente (cioè dal soggetto italiano) invece che dal venditore estero.
Tuttavia, nel regime forfettario, chi effettua acquisti da paesi UE o extra-UE non detrae l’IVA, ma deve comunque rispettare alcuni adempimenti:
- iscrizione al VIES se si acquistano beni o servizi intracomunitari;
- eventuale integrazione delle fatture estere con l’IVA italiana e versamento tramite modello F24 (se necessario);
- conservazione della documentazione per eventuali controlli fiscali.
È dunque importante che chi fa dropshipping in forfettario tenga una contabilità ordinata e si affidi a un commercialista esperto in eCommerce internazionale.
Esempio pratico di fatturazione nel dropshipping
Immaginiamo che un venditore in regime forfettario acquisti un prodotto da un fornitore tedesco a 20 euro + IVA e lo rivenda online a 50 euro.
- Il cliente finale paga 50 euro.
- L’estetista o imprenditore forfettario emette una fattura di 50 euro senza IVA, indicando la dicitura di regime forfettario.
- Il fornitore tedesco emette una fattura senza IVA (reverse charge), perché la vendita è intracomunitaria.
Nel regime forfettario, l’imprenditore non può detrarre l’IVA sull’acquisto, ma neppure deve applicarla sulle vendite. Il guadagno lordo resta di 30 euro, da cui si calcola poi la parte imponibile ai fini dell’imposta sostitutiva.
Tassazione nel regime forfettario per chi fa dropshipping
Nel regime forfettario, la tassazione non dipende dai costi reali, ma da una percentuale fissa chiamata coefficiente di redditività.
Per l’attività di dropshipping, come detto, il coefficiente è 40%. Questo significa che solo il 40% del fatturato è considerato reddito imponibile, su cui si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di attività).
Esempio di calcolo:
- Fatturato annuo: € 50.000
- Reddito imponibile (40%): € 20.000
- Imposta sostitutiva al 15%: € 3.000
- Imposta sostitutiva al 5%: € 1.000
A questo importo vanno aggiunti i contributi INPS Gestione Commercianti, che nel 2025 ammontano a circa € 4.600 come contributo minimo, con possibilità di riduzione al 35% per i forfettari iscritti.
Adempimenti fiscali e obblighi nel dropshipping
Chi opera nel dropshipping spesso effettua acquisti o vendite intracomunitarie. In questo caso è obbligatorio iscriversi al VIES (VAT Information Exchange System), un registro europeo che consente di validare le operazioni tra soggetti IVA in diversi Stati membri.
Anche se il forfettario non detrae o versa IVA, deve comunque rispettare la normativa sul commercio intracomunitario, conservando le fatture estere e comunicando eventuali operazioni transfrontaliere.
Gestione dei pagamenti e piattaforme online
Nel dropshipping, i pagamenti sono spesso gestiti tramite Shopify Payments, PayPal, Stripe o altri sistemi digitali. È importante ricordare che anche questi movimenti devono essere registrati e riconciliati con le fatture emesse.
In caso di controllo fiscale, l’Agenzia delle Entrate può richiedere gli estratti conto di questi sistemi per verificare la corrispondenza tra entrate effettive e fatture emesse. Per questo motivo è consigliabile tenere una tracciabilità completa dei flussi di pagamento.
Errori comuni da evitare
Sebbene il dropshipping sembri un’attività semplice, ci sono diversi rischi fiscali se non si conoscono le regole. Tra i più comuni:
- Fatturazione errata ai clienti esteri o italiani;
- Mancata iscrizione al VIES per operazioni intracomunitarie;
- Errata applicazione del reverse charge;
- Omissione di ricavi percepiti tramite piattaforme di pagamento online.
L’Agenzia delle Entrate ha aumentato i controlli sulle attività di eCommerce, soprattutto per individuare vendite non dichiarate. Chi opera in dropshipping deve quindi essere trasparente nella rendicontazione e nel versamento delle imposte dovute.
Dropshipping nel forfettario: vantaggi e limiti
Il regime forfettario resta uno dei regimi fiscali più vantaggiosi per chi fa dropshipping, soprattutto all’inizio. I vantaggi principali sono:
- Tassazione semplificata;
- Nessuna IVA da versare;
- Costi contabili ridotti;
- Maggiore libertà gestionale.
Tuttavia, ci sono anche limiti:
- Impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti;
- Coefficiente di redditività che può penalizzare chi ha margini ridotti;
- Limite di fatturato massimo di € 85.000.
Quando il business cresce, può diventare più conveniente passare al regime ordinario, dove si possono dedurre tutte le spese reali e detrarre l’IVA.
Conclusione
Il dropshipping in regime forfettario è perfettamente compatibile con le norme fiscali italiane, purché vengano rispettati gli obblighi di fatturazione, iscrizione al VIES e corretta gestione dell’IVA in reverse charge.
Grazie alla tassazione ridotta e alla semplicità amministrativa, rappresenta una grande opportunità per chi vuole avviare un’attività online a basso rischio. Tuttavia, è essenziale affiancarsi a un commercialista esperto in eCommerce e forfettario, capace di guidare ogni passaggio e prevenire errori fiscali che potrebbero compromettere l’attività.
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