F24 del regime forfettario: come verificare importi, codici tributo e anno di riferimento

Quando si applica il regime forfettario, il modello F24 diventa uno degli strumenti più importanti per effettuare i versamenti fiscali e previdenziali. Proprio per questo, prima di procedere con il pagamento è fondamentale controllare con attenzione tutti i dati inseriti: codice tributo, anno di riferimento, importo, eventuale rateazione e sezione del modello. Un errore apparentemente piccolo può infatti provocare un pagamento associato a un periodo d’imposta sbagliato oppure a un tributo diverso da quello che si intendeva versare. La verifica dell’F24 non dovrebbe quindi essere considerata un semplice passaggio burocratico, ma una vera e propria fase di controllo della propria posizione fiscale. Nel regime forfettario, inoltre, l’F24 può essere utilizzato per versare l’imposta sostitutiva, ma anche per i contributi previdenziali dovuti all’INPS quando il contribuente è iscritto alle relative gestioni. Capire che cosa si sta pagando e a quale periodo si riferisce il pagamento è quindi essenziale.

F24 del regime forfettario: che cos’è e a cosa serve

Il modello F24 è il documento utilizzato per effettuare numerosi versamenti fiscali, contributivi e assicurativi. Per chi opera in regime forfettario, può essere utilizzato, tra le altre cose, per pagare l’imposta sostitutiva risultante dalla dichiarazione dei redditi e i relativi acconti.

L’Agenzia delle Entrate individua specifici codici tributo per l’imposta sostitutiva del regime forfetario. Il codice 1790 identifica l’acconto della prima rata, il 1791 l’acconto della seconda rata o il versamento dell’acconto in unica soluzione, mentre il 1792 identifica il saldo dell’imposta sostitutiva.

Questo significa che non è sufficiente sapere che si deve «pagare il forfettario». Bisogna capire quale versamento si sta effettuando e scegliere il codice corrispondente.

L’F24 può inoltre contenere più righe e più tipologie di versamento. Un contribuente può quindi trovarsi a pagare nello stesso modello sia l’imposta sostitutiva sia i contributi previdenziali, purché ogni importo sia indicato nella sezione corretta e con il relativo codice.

F24 del regime forfettario: quali sono i principali codici tributo

La verifica del codice tributo è uno dei primi controlli da effettuare.

Per l’imposta sostitutiva del regime forfettario, i codici principali sono 1790, 1791 e 1792.

Il 1790 identifica l’«Imposta sostitutiva sul regime forfetario – acconto prima rata». Il 1791 riguarda invece l’«acconto seconda rata o in unica soluzione». Il 1792 è il codice relativo al saldo dell’imposta sostitutiva.

La differenza non è soltanto formale. Utilizzare un codice destinato al saldo quando si sta effettuando un acconto, oppure viceversa, può generare un disallineamento nella posizione fiscale.

Per questo motivo è sempre consigliabile confrontare il modello F24 con la dichiarazione dei redditi, con il prospetto dei versamenti predisposto dal commercialista o con il calcolo dal quale deriva l’importo da pagare.

Come verificare l’anno di riferimento nell’F24 del regime forfettario

Un altro campo che richiede particolare attenzione è l’anno di riferimento.

Questo dato indica l’anno d’imposta al quale si riferisce il versamento e non necessariamente l’anno nel quale materialmente viene effettuato il pagamento.

La distinzione può sembrare banale, ma è molto importante.

Per esempio, un F24 pagato nel 2026 può riguardare il saldo dell’imposta relativa al periodo d’imposta 2025 oppure un acconto relativo al 2026. Non bisogna quindi inserire automaticamente l’anno in cui si sta pagando.

L’Agenzia delle Entrate, negli esempi di compilazione del codice 1790, specifica che nel campo «anno di riferimento» deve essere indicato l’anno d’imposta per il quale si effettua il pagamento.

Lo stesso principio è indicato per il codice 1792 relativo al saldo. Negli esempi ufficiali dell’Agenzia, infatti, il pagamento del saldo viene collegato all’anno d’imposta cui si riferisce il debito e non semplicemente alla data materiale del versamento.

F24 del regime forfettario: saldo e acconto non sono la stessa cosa

Uno degli errori più comuni è confondere saldo e acconto.

Il saldo serve a versare l’imposta effettivamente dovuta per un determinato periodo d’imposta, tenendo conto di quanto eventualmente già versato in precedenza. L’acconto, invece, rappresenta un versamento anticipato relativo all’imposta prevista per il periodo successivo.

Nel caso dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, questa distinzione si riflette anche nei codici tributo.

Il codice 1792 è destinato al saldo, mentre il 1790 identifica la prima rata dell’acconto e il 1791 la seconda rata dell’acconto oppure l’acconto in un’unica soluzione.

Quando si riceve un prospetto di pagamento, quindi, è importante capire non soltanto quanto pagare, ma anche se l’importo rappresenta un saldo, un acconto o una combinazione di versamenti.

F24 del regime forfettario: come controllare l’importo da pagare

Dopo avere verificato il codice tributo e l’anno di riferimento, bisogna controllare l’importo.

Il valore indicato nell’F24 dovrebbe essere confrontato con il prospetto della dichiarazione dei redditi e con gli eventuali versamenti già effettuati.

Nel regime forfettario, l’imposta sostitutiva viene determinata sulla base del reddito calcolato secondo il coefficiente di redditività, tenendo conto delle regole previste per i contributi previdenziali deducibili. Il quadro LM del modello Redditi PF è quello utilizzato per dichiarare il reddito prodotto in regime forfetario.

Da qui possono derivare saldo e acconti che successivamente vengono riportati nel modello F24.

È quindi utile evitare di modificare autonomamente un importo già predisposto senza prima comprendere da quale calcolo deriva. Se, per esempio, l’F24 riporta un saldo di 2.400 euro ma il contribuente si aspetta 1.800 euro, la differenza deve essere verificata prima del pagamento.

Potrebbe dipendere da un acconto precedente, da un credito utilizzato in compensazione, da una rata oppure da un aggiornamento della dichiarazione.

Come controllare la rateazione nell’F24

Quando il pagamento viene effettuato a rate, è necessario controllare anche il campo relativo alla rateazione.

L’Agenzia delle Entrate, negli esempi ufficiali relativi al codice 1790, mostra ad esempio il valore «0106» per indicare la prima rata di un versamento suddiviso in sei rate.

Il controllo è importante perché una rateazione errata può determinare una rappresentazione non corretta del versamento.

Se il contribuente sta pagando la terza rata di sei, per esempio, il codice di rateazione dovrà essere coerente con la rata effettivamente versata.

Anche in questo caso è preferibile non modificare il dato senza avere verificato il piano di pagamento previsto.

F24 e contributi INPS nel regime forfettario

Non bisogna dimenticare che il modello F24 non serve soltanto per l’imposta sostitutiva.

Chi opera in regime forfettario può infatti avere anche obblighi previdenziali nei confronti dell’INPS, a seconda dell’attività e dell’inquadramento.

Un professionista iscritto alla Gestione Separata segue regole contributive differenti rispetto a un artigiano o a un commerciante. Nel 2026 l’INPS ha pubblicato specifiche istruzioni sulle aliquote e sulle modalità di calcolo dei contributi della Gestione Separata.

Per artigiani e commercianti, invece, l’INPS ha confermato per il 2026 un’aliquota del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, considerando anche il contributo aggiuntivo previsto per questi ultimi. L’Istituto precisa inoltre che i contributi vengono versati utilizzando i modelli F24 disponibili attraverso il Cassetto previdenziale.

Questo significa che, quando si controlla un F24, bisogna prima capire che cosa si sta pagando: imposta sostitutiva, contributi previdenziali oppure altri importi.

Un esempio pratico per verificare un F24

Immaginiamo un contribuente in regime forfettario che nel 2026 debba pagare il saldo dell’imposta sostitutiva relativa al 2025.

Nel modello potrebbe trovare il codice tributo 1792 e, nel campo dell’anno di riferimento, 2025.

La combinazione è coerente con un pagamento effettuato nel 2026 ma riferito al saldo dell’anno d’imposta 2025. L’Agenzia delle Entrate utilizza proprio questa logica negli esempi ufficiali di compilazione del codice 1792.

Se invece lo stesso contribuente deve versare il primo acconto relativo al 2026, il codice di riferimento sarà il 1790 e l’anno d’imposta da indicare sarà 2026, secondo le regole di compilazione previste.

L’esempio dimostra quanto sia importante non associare automaticamente la data del pagamento all’anno da inserire nell’F24.

Cosa controllare prima di inviare l’F24

Prima di confermare un pagamento conviene fare un controllo incrociato tra F24, dichiarazione dei redditi e prospetto dei versamenti.

Bisogna verificare innanzitutto che il codice tributo corrisponda effettivamente al tipo di pagamento. Successivamente è necessario controllare l’anno di riferimento, l’importo a debito, eventuali importi a credito compensati e, se previsto, la rateazione.

È inoltre importante controllare che l’F24 sia intestato correttamente al contribuente e che il codice fiscale sia corretto.

Se sono presenti più tributi o contributi nello stesso modello, è consigliabile verificare ogni singola riga anziché limitarsi al totale finale.

Questo controllo richiede pochi minuti, ma può evitare problemi successivi e soprattutto permette di individuare eventuali errori prima che il pagamento venga trasmesso.

Cosa fare se il codice tributo o l’anno di riferimento sono sbagliati

Se l’errore viene individuato prima del pagamento, la situazione è generalmente più semplice: è sufficiente correggere il modello F24 prima dell’invio.

Se invece il pagamento è già stato effettuato, non bisogna procedere automaticamente con un secondo versamento. Prima è necessario capire quale dato è errato e come correggerlo.

La soluzione può cambiare a seconda della natura dell’errore. Un conto è avere indicato un importo sbagliato, un altro è avere utilizzato un codice tributo errato o un anno di riferimento non corretto.

In presenza di un errore già trasmesso, è quindi prudente verificare la procedura prevista dall’Agenzia delle Entrate oppure rivolgersi al proprio intermediario, soprattutto quando l’importo è significativo.

F24 del regime forfettario: attenzione ai crediti in compensazione

Un’altra situazione che può rendere meno immediata la lettura dell’F24 riguarda la presenza di crediti da utilizzare in compensazione.

Il modello F24 non contiene infatti soltanto importi a debito. In determinate situazioni possono essere presenti anche importi a credito che riducono il saldo complessivo.

Per questo motivo il totale effettivamente pagato potrebbe essere inferiore alla somma dei singoli debiti indicati.

L’Agenzia delle Entrate specifica, ad esempio, che il codice 1792 può essere utilizzato anche per indicare un importo a credito da compensare.

Quando è presente una compensazione, è quindi ancora più importante verificare attentamente il saldo finale dell’F24 e non soltanto il singolo importo riportato nella riga del tributo.

F24 e scadenze del regime forfettario

Controllare il modello F24 significa anche verificare la scadenza del versamento.

Nel 2026, per esempio, l’Agenzia delle Entrate ha previsto il versamento dell’imposta sostitutiva risultante dalla dichiarazione Redditi PF 2026, a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026, secondo le scadenze e le modalità previste per il contribuente.

In caso di pagamento rateale possono inoltre essere previste rate successive con gli interessi stabiliti dalla normativa. L’Agenzia indica, nelle proprie scadenze, anche il relativo codice per gli interessi da pagamento dilazionato, il 1668.

Per questo motivo è importante non guardare soltanto il primo F24, ma verificare l’intero calendario dei versamenti quando si sceglie la rateazione.

Conclusione

Controllare un F24 del regime forfettario prima del pagamento significa verificare una serie di informazioni che devono essere coerenti tra loro.

Il primo controllo riguarda il codice tributo. Per l’imposta sostitutiva del regime forfettario, i principali riferimenti sono il 1790 per l’acconto prima rata, il 1791 per l’acconto seconda rata o in unica soluzione e il 1792 per il saldo.

Il secondo controllo riguarda l’anno di riferimento, che deve indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il versamento e non necessariamente l’anno in cui materialmente viene effettuato il pagamento.

Bisogna poi controllare importi, rateazione, eventuali crediti in compensazione, codice fiscale e scadenza. Se nell’F24 sono presenti anche contributi INPS, occorre verificare separatamente la relativa posizione previdenziale e il corretto riferimento del versamento.

In definitiva, l’F24 non dovrebbe essere considerato un semplice documento da pagare, ma l’ultimo passaggio di un calcolo fiscale e previdenziale che deve essere compreso. Nel regime forfettario, dedicare qualche minuto alla verifica di codice tributo, anno e importi può evitare errori e rendere molto più semplice la gestione della propria partita IVA.

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