La legge di Bilancio 2026 è la Legge 30 dicembre 2025, n. 199, entrata in vigore dal 1° gennaio 2026; nel testo ufficiale consultabile su Normattiva non compaiono riferimenti diretti al regime forfetario come istituto da riscrivere in modo strutturale. In pratica, il quadro di base del regime forfettario resta quello della legge 190/2014, già modificata negli anni precedenti, mentre la manovra 2026 non introduce una rivoluzione del sistema. Questa è la chiave per leggere correttamente il tema: più che un cambio radicale, la legge di Bilancio 2026 conferma un impianto fiscale già consolidato e consente di ragionare su ciò che, per il contribuente forfettario, continua a funzionare nello stesso modo. Restano centrali la soglia di accesso, le cause ostative, l’imposta sostitutiva e la corretta gestione della partita IVA.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: cosa cambia davvero
Dal punto di vista tecnico, la legge di Bilancio 2026 non riscrive i commi cardine del regime forfettario nella legge 190/2014. I limiti di base restano quelli già fissati dalla disciplina vigente: accesso fino a 85.000 euro di ricavi o compensi e uscita immediata se si superano i 100.000 euro nel corso dell’anno. La modifica introdotta dalla legge 197/2022 è ancora il riferimento principale su questi valori.
In altre parole, la manovra 2026 non cambia la natura del regime forfettario: resta un regime agevolato per persone fisiche che svolgono attività d’impresa, arti o professioni, con imposta sostitutiva, semplificazioni contabili e una gestione molto più snella rispetto al regime ordinario. La stessa Agenzia delle Entrate continua a richiamare, per gli adempimenti periodici, i soggetti che applicano il regime forfetario ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 190/2014.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: il quadro di base resta uguale
Il quadro di base resta uguale soprattutto su tre punti. Primo, il regime forfettario continua a prevedere l’esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di conservare i documenti. Secondo, il contribuente forfettario non è tenuto, in via ordinaria, a operare le ritenute alla fonte previste dal titolo III del DPR 600/1973, salvo le eccezioni richiamate dalla norma. Terzo, il passaggio al regime ordinario o l’uscita dal forfettario continua a dipendere dalle condizioni previste dai commi 54 e 57 dell’articolo 1 della legge 190/2014.
Per questo, quando si parla di legge di Bilancio 2026, il messaggio corretto non è “cambia tutto”, ma piuttosto “il sistema resta sostanzialmente stabile”. La manovra non elimina il forfettario, non ne riscrive le soglie fondamentali e non lo trasforma in un altro regime fiscale.
Legge di Bilancio 2026: soglie, requisiti e cause ostative del regime forfettario
Il regime forfettario continua a ruotare attorno al combinato disposto tra soglie economiche e cause ostative. Il cuore della disciplina è ancora nella legge 190/2014, che prevede requisiti di accesso e casi in cui il contribuente non può applicare il regime. Tra questi, restano fondamentali il possesso di requisiti soggettivi coerenti con l’attività svolta e l’assenza di situazioni incompatibili previste dalla legge.
La legge di Bilancio 2026 non modifica questa architettura. Il contribuente che apre o mantiene una partita IVA forfettaria continua quindi a dover controllare con attenzione non solo il fatturato, ma anche la propria posizione rispetto alle cause di esclusione già note. L’agevolazione resta molto utile, ma non è automatica: va verificata ogni anno con attenzione.
Legge di Bilancio 2026 e forfettario per dipendenti e pensionati
Il vero punto di attenzione per il 2026 riguarda la compatibilità tra regime forfettario e redditi da lavoro dipendente o assimilati. La legge di Bilancio 2024 ha innalzato per gli anni 2025 e 2026 il limite previsto dall’art. 1, comma 57, lettera d-ter), della legge 190/2014 a 35.000 euro. Questo significa che, per tutto il 2026, resta operativo quel regime transitorio di favore già introdotto dalla manovra precedente.
Qui sta il punto più importante da non confondere: la legge di Bilancio 2026 non introduce, per quanto emerge dal testo ufficiale consultabile, un nuovo innalzamento del tetto; piuttosto, il sistema continua ad applicare la proroga già fissata per 2025 e 2026 dalla legge 207/2024. È quindi corretto dire che nel 2026 il forfettario per dipendenti e pensionati resta agganciato alla soglia di 35.000 euro già in vigore.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: soglia 85.000 e uscita a 100.000
Un altro passaggio cruciale della disciplina resta immutato: il regime forfettario si applica alle persone fisiche che, nell’anno precedente, hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro; inoltre, se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro, il regime cessa immediatamente con applicazione dell’IVA sulle operazioni che determinano il superamento della soglia. Questo assetto è stato introdotto dalla legge 197/2022 ed è ancora il riferimento operativo per il 2026.
La conseguenza pratica è semplice: chi lavora in regime forfettario nel 2026 deve monitorare il fatturato con molta attenzione, perché la permanenza nel regime dipende da limiti molto precisi. Il passaggio oltre gli 85.000 euro non fa scattare l’uscita immediata, ma comporta l’uscita dall’anno successivo; il superamento dei 100.000 euro, invece, produce effetti immediati nell’anno stesso.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: esempio pratico sui limiti
Un esempio chiarisce bene il meccanismo. Se un professionista in regime forfettario chiude il 2026 con 92.000 euro di compensi, non esce subito dal regime per il 2026, ma perderà la possibilità di applicarlo dal 2027. Se invece nel corso del 2026 supera 100.000 euro, il regime cessa già nell’anno in cui avviene il superamento e l’IVA diventa dovuta sulle operazioni che fanno scattare il limite. Questa è la logica prevista dalla legge 190/2014 come modificata nel 2022 e ancora valida nel 2026.
Legge di Bilancio 2026, regime forfettario e adempimenti fiscali
Sul piano operativo, il regime forfettario continua a essere molto più semplice rispetto ai regimi ordinari. L’Agenzia delle Entrate richiama gli adempimenti del contribuente forfetario nei propri scadenzari ufficiali, indicando il versamento dell’imposta sostitutiva e le scadenze ordinarie per saldo e acconti. Questo conferma che, anche nel 2026, il forfettario resta un regime concreto, usato quotidianamente da professionisti e piccoli imprenditori.
Per la dichiarazione, il riferimento resta il Quadro LM del modello Redditi PF, che l’Agenzia delle Entrate indica come il quadro da utilizzare per dichiarare il reddito prodotto in regime forfetario. Anche questo elemento è importante perché mostra come, nella pratica, il 2026 non stia riscrivendo il percorso dichiarativo del contribuente forfettario, ma lo sta semplicemente collocando dentro un impianto già consolidato.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: perché conviene ancora
Nonostante la mancanza di una rivoluzione normativa, il regime forfettario continua a convenire a molti contribuenti per tre ragioni molto concrete: la semplicità gestionale, la tassazione sostitutiva e la riduzione della burocrazia. La disciplina vigente mantiene infatti l’esonero dalle scritture contabili ordinarie e la non applicazione della ritenuta d’acconto, nei limiti previsti dalla legge.
Per un professionista o una piccola attività, questa stabilità normativa è spesso più importante di una novità appariscente. Sapere che la legge di Bilancio 2026 non stravolge il sistema aiuta a programmare prezzi, incassi, investimenti e scelte di crescita con maggiore serenità.
Legge di Bilancio 2026 e regime forfettario: cosa fare adesso
La conclusione più onesta è questa: la legge di Bilancio 2026 non cambia in modo sostanziale il regime forfettario, ma conferma un quadro che resta favorevole a chi lavora come persona fisica con volumi contenuti e requisiti in ordine. La soglia di 85.000 euro e l’uscita immediata a 100.000 euro restano ferme, mentre la compatibilità con redditi da lavoro dipendente e assimilati continua a essere agganciata al limite di 35.000 euro per il 2025 e il 2026.
In pratica, chi è già nel regime forfettario deve continuare a monitorare fatturato, cause ostative e situazione previdenziale; chi sta valutando l’apertura della partita IVA nel 2026 può ancora contare su un regime semplice, lineare e ben definito, purché il proprio profilo rientri nei requisiti di legge.
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