Aprire una partita IVA è spesso una scelta necessaria dopo la perdita del lavoro dipendente, ma in molti si chiedono se sia possibile continuare a percepire la NASpI anche dopo l’avvio di un’attività autonoma. La risposta, come vedremo, è sì, ma con alcune regole precise.
Nel caso di un’attività in regime forfettario, la compatibilità con la NASpI è regolata da norme specifiche dell’INPS che prevedono riduzioni, obblighi di comunicazione e limiti di reddito. In questo articolo approfondiremo in modo chiaro e discorsivo tutto ciò che è necessario sapere per non commettere errori e perdere il diritto all’indennità.
Che cos’è la NASpI e come funziona
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il proprio impiego. È una misura di sostegno economico temporaneo gestita dall’INPS, finalizzata a garantire un reddito minimo mentre il beneficiario cerca una nuova occupazione o avvia una nuova attività lavorativa.
L’importo della NASpI è calcolato in base alla retribuzione media degli ultimi quattro anni e diminuisce gradualmente dopo il quarto mese di percezione. Tuttavia, l’indennità non è compatibile con tutti i redditi da lavoro: è qui che entra in gioco la questione della partita IVA in regime forfettario.
NASpI e attività autonoma: compatibilità generale
La normativa INPS consente di mantenere la NASpI anche in presenza di un’attività autonoma o di impresa individuale, ma solo se si rispettano determinati limiti di reddito e si effettua una comunicazione preventiva.
Il principio di fondo è che la NASpI viene ridotta in proporzione al reddito presunto derivante dalla nuova attività. Ciò significa che il beneficiario può continuare a percepirla, ma non per intero. L’obiettivo è evitare il cumulo pieno tra indennità di disoccupazione e redditi da lavoro, preservando al tempo stesso l’incentivo all’autoimprenditorialità.
NASpI e partita IVA in forfettario: come funziona la compatibilità
Quando si apre una partita IVA in regime forfettario durante la percezione della NASpI, la compatibilità è ammessa ma con una riduzione proporzionale dell’indennità. L’INPS considera il reddito previsto per l’anno in corso e riduce la NASpI dell’80% di quel reddito.
Facciamo un esempio pratico:
Se un beneficiario percepisce 8.000 euro di NASpI annui e prevede un reddito da forfettario di 10.000 euro, l’INPS ridurrà l’indennità di 8.000 euro (cioè 80% di 10.000). In questo caso, il soggetto riceverà una NASpI effettiva pari a 0 euro fino al termine del periodo spettante, ma potrà mantenere il diritto alla contribuzione figurativa maturata.
Questo meccanismo di riduzione è valido anche per chi già possiede una partita IVA e inizia a percepire la NASpI, ma solo se l’attività era già in corso e produce un reddito minimo.
NASpI e forfettario: obbligo di comunicazione all’INPS
Un punto fondamentale riguarda l’obbligo di comunicare all’INPS l’avvio dell’attività autonoma o l’esistenza della partita IVA entro 30 giorni.
Questa comunicazione è essenziale perché consente all’ente di valutare il reddito presunto e di calcolare correttamente l’importo della NASpI ridotta. In caso di mancata comunicazione, l’INPS può revocare totalmente l’indennità e richiedere la restituzione delle somme percepite indebitamente.
La comunicazione deve essere fatta tramite il portale online dell’INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS, nella sezione dedicata alla gestione della NASpI.
Come calcolare il reddito presunto in regime forfettario
Nel regime forfettario, il reddito non è determinato dalla differenza tra ricavi e costi effettivi, ma applicando un coefficiente di redditività ai ricavi totali.
Ecco un esempio concreto:
| Categoria attività | Coefficiente di redditività | Ricavi annui | Reddito presunto (ricavi × coefficiente) |
|---|---|---|---|
| Professionisti (es. consulenti, copywriter) | 78% | 20.000 € | 15.600 € |
| Commercianti | 40% | 20.000 € | 8.000 € |
In questo caso, l’INPS prenderà come riferimento il reddito presunto (es. 15.600 € o 8.000 €) e ridurrà la NASpI dell’80% di tale valore.
È quindi importante stimare con cura il reddito previsto e comunicarlo correttamente, per evitare errori o sanzioni.
NASpI e partita IVA già aperta: cosa succede
Molti contribuenti si trovano nella situazione opposta: hanno già una partita IVA in regime forfettario e perdono il lavoro dipendente. In questo caso la compatibilità con la NASpI è ancora possibile, purché il reddito annuo presunto derivante dall’attività autonoma non superi 4.800 euro.
Se il reddito è inferiore a questa soglia, la NASpI viene erogata interamente; se invece supera i 4.800 euro, l’indennità sarà ridotta proporzionalmente.
È sempre necessario comunicare all’INPS il reddito presunto entro 30 giorni dall’inizio della disoccupazione, anche se la partita IVA era già attiva.
NASpI anticipata e forfettario: l’opzione alternativa
Un’alternativa interessante è la NASpI anticipata, ovvero la possibilità di ricevere l’intera somma residua in un’unica soluzione per avviare un’attività autonoma o entrare in una cooperativa.
Chi intende aprire una partita IVA in regime forfettario può richiedere questa opzione all’INPS, ma deve farlo entro 30 giorni dall’avvio dell’attività.
L’erogazione anticipata della NASpI rappresenta una forma di incentivo all’imprenditorialità, ma comporta l’impossibilità di tornare a percepire l’indennità mensile nel caso in cui l’attività non dovesse andare a buon fine. È quindi una scelta da valutare con attenzione.
Compatibilità NASpI e forfettario: esempi pratici
Ecco alcuni esempi per comprendere meglio come funziona la compatibilità tra NASpI e regime forfettario:
- Esempio 1: Mario riceve 600 euro al mese di NASpI e apre una partita IVA in regime forfettario prevedendo 5.000 euro di reddito. L’INPS riduce l’indennità dell’80% di 5.000, cioè di 4.000 euro totali, ripartiti sulle mensilità rimanenti.
- Esempio 2: Lucia ha già una partita IVA forfettaria e perde il lavoro dipendente. Se il suo reddito annuo è inferiore a 4.800 euro, può percepire la NASpI intera. Se guadagna 10.000 euro, l’importo sarà ridotto in proporzione.
Questi esempi dimostrano che la compatibilità esiste, ma deve essere gestita con precisione contabile e amministrativa.
NASpI e forfettario: cosa succede se l’attività non produce reddito
Un caso particolare riguarda coloro che aprono la partita IVA ma non generano alcun reddito. Anche in questo caso la NASpI può continuare ad essere percepita, ma è obbligatorio comunicare all’INPS che il reddito presunto sarà pari a zero.
Se non si dichiara nulla, l’ente presupporrà un reddito e ridurrà comunque l’indennità. È quindi fondamentale trasmettere tempestivamente la dichiarazione di reddito presunto, anche se nullo.
Aspetti contributivi e previdenziali
Chi apre una partita IVA in regime forfettario mentre percepisce la NASpI deve anche considerare gli obblighi contributivi. I professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS o alle casse professionali continuano a versare i contributi dovuti, indipendentemente dall’indennità percepita.
Tuttavia, la NASpI non comporta la sospensione dei versamenti contributivi, ma può invece integrare il reddito nei primi mesi di attività, offrendo un sostegno economico prezioso.
Rischi e sanzioni in caso di mancata comunicazione
Non comunicare l’avvio o la prosecuzione di un’attività autonoma durante la percezione della NASpI può comportare gravi conseguenze. L’INPS, una volta accertata la violazione, può revocare totalmente l’indennità e chiedere la restituzione delle somme già percepite.
Inoltre, in casi più gravi, potrebbe configurarsi anche una segnalazione per indebita percezione di prestazioni assistenziali. È quindi sempre consigliabile rispettare scrupolosamente i termini e comunicare ogni variazione di reddito.
Il ruolo del commercialista nella gestione NASpI e forfettario
Gestire contemporaneamente la NASpI e una partita IVA in regime forfettario può essere complesso, soprattutto quando si devono stimare i redditi presunti e calcolare le riduzioni. In questi casi, il supporto di un commercialista è fondamentale.
Un professionista potrà aiutare nel predisporre la comunicazione all’INPS, stimare correttamente il reddito imponibile e assicurarsi che non si perda il diritto all’indennità.
Conclusioni: NASpI e forfettario, una compatibilità possibile ma attenta
La compatibilità tra NASpI e partita IVA in regime forfettario è pienamente ammessa, ma richiede attenzione, tempestività e chiarezza nelle comunicazioni con l’INPS. È una possibilità preziosa per chi vuole reinventarsi professionalmente dopo la disoccupazione, mantenendo nel frattempo un sostegno economico.
Il rispetto delle regole – in particolare l’obbligo di comunicare il reddito presunto entro 30 giorni – è la chiave per evitare revoche e sanzioni. Con una corretta pianificazione, la NASpI può diventare un trampolino per una nuova carriera autonoma sostenuta dal regime forfettario.
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