Scopri come aprire la partita IVA da infermiere in regime forfettario: costi, adempimenti, vantaggi fiscali e requisiti per lavorare come libero professionista nel settore sanitario.
Negli ultimi anni la professione infermieristica ha conosciuto una trasformazione profonda. Non si tratta più soltanto di una figura impiegata esclusivamente in ospedali pubblici o cliniche private, ma di un professionista che può operare anche in autonomia, offrendo servizi sanitari personalizzati, assistenza domiciliare e consulenze specialistiche.
In questo contesto, l’apertura di una partita IVA da infermiere rappresenta una scelta sempre più diffusa per chi vuole gestire in modo indipendente la propria carriera. Il regime forfettario si conferma come l’opzione più conveniente per iniziare, grazie alla tassazione agevolata e alla burocrazia ridotta rispetto ad altri regimi fiscali.
Partita IVA da infermiere: requisiti e primi passi
Aprire una partita IVA da infermiere non è complicato, ma è fondamentale rispettare alcune regole precise. Per prima cosa occorre essere iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI), condizione necessaria per esercitare legalmente la professione. L’iscrizione all’albo certifica le competenze e l’abilitazione all’esercizio dell’attività.
Una volta in regola con l’albo, il passo successivo è la comunicazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate. L’apertura della partita IVA è gratuita e può essere effettuata sia online, tramite il portale dell’Agenzia, sia con l’assistenza di un commercialista. Il codice ATECO più utilizzato per gli infermieri liberi professionisti è il 86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti nca, che include l’assistenza infermieristica svolta in autonomia.
Il regime forfettario per l’infermiere
Una volta aperta la partita IVA da infermiere, la scelta del regime fiscale è fondamentale. Il regime forfettario è di gran lunga la soluzione più vantaggiosa per chi avvia l’attività da libero professionista.
Con questo regime, il reddito imponibile non si calcola in base ai costi reali sostenuti, ma applicando un coefficiente di redditività stabilito per la categoria. Per gli infermieri e in generale per i professionisti sanitari il coefficiente è pari al 78%: significa che, su 30.000 euro di ricavi annui, il fisco considera imponibile il 78%, ovvero 23.400 euro.
Su questo reddito si applica un’imposta sostitutiva pari al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in caso di nuova attività. Questa semplificazione rende il regime forfettario particolarmente interessante per chi apre la partita IVA da infermiere e desidera contenere i costi fiscali iniziali.
Costi e contributi per chi apre partita IVA da infermiere
Uno degli aspetti più rilevanti da considerare riguarda i contributi previdenziali. L’infermiere libero professionista è tenuto a iscriversi alla Gestione Separata INPS, poiché non esiste una cassa previdenziale autonoma come per altre professioni ordinistiche.
Il contributo previdenziale è calcolato in percentuale sul reddito imponibile determinato con il coefficiente di redditività. Per esempio, su un reddito imponibile di 20.000 euro, il professionista dovrà versare circa il 26-27% in contributi alla Gestione Separata.
Questi contributi, però, hanno un vantaggio: possono essere dedotti interamente dal reddito imponibile, riducendo così la base su cui viene applicata l’imposta sostitutiva del regime forfettario.
Vantaggi fiscali della partita IVA da infermiere in regime forfettario
La combinazione tra partita IVA da infermiere e regime forfettario porta con sé numerosi benefici. In primo luogo, la tassazione agevolata è molto inferiore rispetto al regime ordinario. Inoltre, gli adempimenti fiscali sono semplificati: non è necessario presentare dichiarazioni IVA, non si applicano ritenute d’acconto e la contabilità è estremamente snella.
Un altro vantaggio è rappresentato dalla possibilità di accedere a detrazioni fiscali per determinate spese sanitarie, soprattutto in caso di collaborazione con strutture private o convenzionate. La flessibilità del forfettario consente quindi di concentrarsi sull’attività professionale senza dover affrontare la complessità del sistema fiscale ordinario.
Limiti e considerazioni per la partita IVA da infermiere
Nonostante i numerosi vantaggi, è importante sottolineare che il regime forfettario presenta anche dei limiti. Il primo riguarda la soglia massima di ricavi: al momento non è possibile superare i 85.000 euro annui. Oltre questo limite, il professionista è obbligato a uscire dal forfettario e passare al regime ordinario.
Un altro limite riguarda la deduzione dei costi: non essendo possibile scaricare le spese effettive, un infermiere che sostiene costi molto elevati (ad esempio per affitto di uno studio, attrezzature costose o spese di trasporto frequenti) potrebbe trovare meno conveniente restare nel regime forfettario.
Per questo motivo, prima di aprire una partita IVA da infermiere, è fondamentale fare una valutazione con un commercialista, stimando i ricavi e le spese previste, per capire se il forfettario rappresenti davvero la soluzione migliore nel medio e lungo periodo.
Esempio di calcolo per la partita IVA da infermiere
Per chiarire meglio il funzionamento del regime forfettario, facciamo un esempio pratico.
Un infermiere libero professionista incassa 35.000 euro in un anno. Applicando il coefficiente di redditività 78%, il reddito imponibile sarà pari a 27.300 euro.
Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali versati, poniamo circa 7.000 euro. Il reddito netto imponibile diventa quindi 20.300 euro. Su questa base si calcola l’imposta sostitutiva, pari al 15%: l’importo da pagare sarà di 3.045 euro.
Questo esempio dimostra come il regime forfettario renda semplice il calcolo e spesso più conveniente la tassazione per chi apre una partita IVA da infermiere.
Partita IVA da infermiere e collaborazioni con strutture sanitarie
Un ulteriore aspetto interessante riguarda le collaborazioni con cliniche private, case di cura e strutture sanitarie. In questi casi, il rapporto è regolato da contratti di collaborazione professionale e il compenso percepito confluisce direttamente nei ricavi dichiarati nella partita IVA.
L’infermiere può così lavorare in autonomia, senza vincoli tipici del lavoro dipendente, pur mantenendo rapporti continuativi con strutture organizzate. Questo modello è particolarmente diffuso nell’assistenza domiciliare e nelle prestazioni sanitarie private, dove la partita IVA da infermiere garantisce maggiore flessibilità operativa.
Conclusione
La risposta dipende dal tipo di attività che si intende svolgere e dal volume di ricavi previsto. Per chi desidera iniziare un percorso di autonomia professionale, con costi di gestione contenuti e ricavi entro i limiti previsti dalla legge, aprire una partita IVA da infermiere in regime forfettario rappresenta senza dubbio una soluzione vantaggiosa.
La semplicità di gestione, la tassazione agevolata e la possibilità di crescere gradualmente nel tempo rendono questa scelta sempre più diffusa tra i professionisti sanitari. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente le proprie esigenze e programmare con lungimiranza, per evitare di trovarsi impreparati a un eventuale passaggio al regime ordinario in futuro.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.




