Capire in quali casi si perde il forfettario è fondamentale per gestire correttamente la propria partita IVA. Una guida completa sul superamento delle soglie di ricavi e sulle principali cause di esclusione.
Il regime forfettario rappresenta oggi la forma più diffusa e conveniente di tassazione per i titolari di partita IVA in Italia. Grazie alla sua imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per le nuove attività), alla semplificazione contabile e alla possibilità di risparmiare sulle spese di gestione, è diventato il punto di riferimento per milioni di professionisti, freelance, commercianti e artigiani.
Tuttavia, non tutti possono rimanere per sempre all’interno di questo regime agevolato. Ci sono condizioni precise che, se non rispettate, determinano che un contribuente perde il forfettario e deve passare automaticamente al regime ordinario. Comprendere quali sono queste condizioni, quando scattano e con quali conseguenze, è essenziale per pianificare al meglio la propria attività.
Le soglie di ricavi: il limite principale per chi perde il forfettario
Il primo e più importante criterio da rispettare per mantenere il regime forfettario riguarda i limiti di fatturato annuo. Attualmente, la soglia è fissata a 85.000 euro.
Se il professionista rimane entro questa cifra, può continuare a beneficiare delle agevolazioni. Ma se la supera, in tutto o in parte, rischia di perdere il forfettario.
Occorre distinguere due situazioni:
- Superamento della soglia entro i 100.000 euro: in questo caso, il contribuente mantiene il regime forfettario fino al termine dell’anno in corso e passa al regime ordinario dall’anno successivo.
- Superamento della soglia oltre i 100.000 euro: la perdita del regime è immediata. Significa che dal momento stesso in cui si supera questa cifra, il soggetto non solo perde il forfettario, ma deve applicare IVA, IRPEF e altri obblighi del regime ordinario anche per le operazioni successive all’eccedenza.
Questa distinzione è fondamentale, perché può incidere pesantemente sulla gestione delle fatture e delle imposte in corso d’anno.
Quando si perde il forfettario: altre cause di esclusione
Non è solo il superamento dei limiti di fatturato a determinare che si perde il forfettario. Ci sono altre condizioni di esclusione previste dalla normativa, che riguardano la tipologia di attività svolta, la posizione lavorativa e il rapporto con eventuali datori di lavoro.
Ad esempio, si perde il forfettario se si partecipano a società di persone, associazioni professionali o società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibili a quella esercitata individualmente. L’obiettivo del legislatore è evitare che si sfrutti il regime agevolato per attività che, di fatto, hanno già una dimensione societaria.
Un altro caso è rappresentato dal rapporto di lavoro dipendente. Se un professionista emette fatture prevalentemente verso il suo ex datore di lavoro, entro i due anni successivi alla cessazione del rapporto, può decadere dal regime forfettario. Questo meccanismo serve a impedire pratiche elusive, come la trasformazione fittizia di un rapporto di lavoro dipendente in collaborazione autonoma.
Infine, non possono accedere o mantenere il regime forfettario coloro che percepiscono redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro annui, salvo che il rapporto sia cessato. In questo caso, si considera che il contribuente perde il forfettario perché il legislatore presume che abbia già una fonte di reddito significativa.
Esempio pratico: cosa succede quando si perde il forfettario
Immaginiamo un consulente informatico che ha aderito al regime forfettario. Nel 2024 fattura 82.000 euro, rimanendo sotto la soglia di 85.000 euro. L’anno successivo, grazie a nuovi clienti, arriva a 92.000 euro. In questo caso, perde il forfettario solo a partire dal 2026, perché il superamento non ha raggiunto i 100.000 euro.
Se però lo stesso consulente nel 2025 fatturasse 105.000 euro, la perdita del regime sarebbe immediata. A partire dal momento del superamento, dovrebbe applicare l’IVA sulle nuove fatture e, a fine anno, determinare il reddito imponibile secondo le regole dell’IRPEF.
Questo esempio mostra come sia essenziale monitorare con attenzione i ricavi durante l’anno, per evitare spiacevoli sorprese.
Perde il forfettario chi non rispetta i requisiti di accesso
Oltre ai limiti e alle esclusioni già viste, esistono altri requisiti che, se non rispettati, fanno sì che un contribuente perde il forfettario.
Ad esempio, è necessario che il regime agevolato venga applicato solo se si è residenti in Italia (o in uno Stato UE/SEE con obbligo di scambio di informazioni). Chi trasferisce la propria residenza fiscale in un Paese extra-UE, anche se continua a lavorare con partita IVA italiana, non può più rimanere nel forfettario.
Allo stesso modo, alcune attività sono escluse in maniera strutturale: ad esempio, non possono adottare il regime forfettario coloro che esercitano prevalentemente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.
In tutti questi casi, la conseguenza è una sola: il soggetto perde il forfettario e deve passare alla tassazione ordinaria.
Le conseguenze fiscali e pratiche di chi perde il forfettario
Il passaggio dal regime agevolato al regime ordinario non è indolore. Quando si perde il forfettario, infatti, cambia radicalmente la gestione della partita IVA.
Il professionista deve iniziare ad applicare l’IVA sulle fatture emesse, con la possibilità però di detrarre l’IVA sugli acquisti. Inoltre, le imposte non saranno più calcolate con l’imposta sostitutiva, ma con il sistema progressivo dell’IRPEF, che può arrivare fino al 43%.
Un altro impatto significativo riguarda gli adempimenti contabili. Nel regime forfettario la tenuta della contabilità è estremamente semplificata, mentre nel regime ordinario è necessario conservare registri IVA, libri contabili e dichiarazioni più complesse. Ciò comporta un inevitabile aumento dei costi di gestione e della necessità di affidarsi a un commercialista.
Come evitare di perdere il forfettario
La perdita del regime agevolato può spesso essere prevenuta con una pianificazione attenta. Monitorare i ricavi durante l’anno, valutare l’impatto di eventuali nuovi contratti e considerare in anticipo il rischio di superamento delle soglie è essenziale per evitare di trovarsi improvvisamente fuori dal regime.
Un’altra strategia è quella di programmare gli incassi e le fatture in modo da non concentrare eccessivamente i ricavi in un solo anno fiscale. Naturalmente, si tratta di operazioni che devono sempre rispettare le regole fiscali, ma che possono aiutare a rimanere nei limiti previsti.
In ogni caso, la consulenza di un esperto è spesso la soluzione migliore per valutare la propria situazione e capire se ci sono rischi che si perde il forfettario.
Perde il forfettario chi cresce troppo in fretta? Una riflessione finale
Il successo professionale è sempre positivo, ma può avere conseguenze fiscali non sempre immediate da gestire. Non è raro che un’attività cresca rapidamente e, proprio per questo, il professionista si trovi nella condizione in cui perde il forfettario.
Questo non deve essere visto necessariamente come un problema. Il regime ordinario, pur essendo più complesso e oneroso, offre possibilità come la detrazione delle spese effettive e la gestione dell’IVA che, in alcuni casi, possono risultare addirittura più convenienti rispetto al regime agevolato.
In altre parole, perdere il forfettario non significa sempre pagare più tasse, ma può rappresentare un passaggio naturale verso una fase più strutturata e matura dell’attività professionale.
Conclusione
Sapere quando si perde il forfettario è una conoscenza fondamentale per chi lavora con partita IVA. Il superamento delle soglie di ricavi, le condizioni di esclusione e i requisiti di accesso sono elementi da tenere sempre sotto controllo per evitare sorprese e gestire la propria fiscalità in modo consapevole.
Il regime forfettario resta una grande opportunità, ma va utilizzato correttamente e con piena coscienza delle regole che ne determinano l’applicabilità. In questo modo, anche la transizione al regime ordinario, quando inevitabile, potrà essere affrontata senza traumi e con una pianificazione adeguata.
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