Per chi lavora come artigiano, il regime forfettario resta nel 2026 una delle soluzioni fiscali più interessanti perché semplifica il calcolo delle imposte e consente di determinare il reddito con un criterio forfettario invece che analitico. L’Agenzia delle Entrate conferma che il regime prevede una tassazione sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni nelle nuove attività quando ricorrono i requisiti, e che il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti. La soglia di permanenza nel regime resta di 85.000 euro, con fuoriuscita immediata oltre 100.000 euro. Per gli artigiani, il punto più delicato non è soltanto la tassazione in sé, ma capire davvero come si calcola il reddito imponibile. Qui si gioca la differenza tra un’attività sostenibile e una che, pur avendo un buon fatturato, lascia margini troppo stretti. Il regime forfettario non guarda ai costi reali sostenuti, ma applica una percentuale fissa ai ricavi; solo dopo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori, che restano deducibili. Questo meccanismo è il cuore del regime e va capito bene prima di fissare prezzi o preventivi.
Come si calcola il reddito imponibile nel regime forfettario per artigiani
La formula di base è semplice: si parte dai ricavi incassati, si applica il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO, si ottiene il reddito imponibile forfettario e, da questo importo, si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori. Solo dopo si applica l’imposta sostitutiva. L’Agenzia delle Entrate spiega infatti che il reddito imponibile nel forfetario si determina applicando ai ricavi il coefficiente collegato all’attività esercitata, individuato nella tabella ufficiale dei coefficienti.
Nel caso degli artigiani, il coefficiente non è unico per tutte le attività: la tabella ufficiale dell’Agenzia delle Entrate distingue i codici ATECO e associa percentuali diverse. Nella tabella allegata compaiono anche coefficienti del 67% in diverse fattispecie artigiane, mentre il valore esatto dipende dall’attività concreta svolta. È per questo che, quando si parla di come si calcola il reddito imponibile, il primo passaggio non è il calcolo matematico ma la verifica del proprio codice ATECO.
Come si calcola il reddito imponibile con un esempio pratico
Immaginiamo un artigiano che nel 2026 incassa 40.000 euro. Se la sua attività ricade in un coefficiente di redditività del 67%, il reddito imponibile forfettario sarà pari a 26.800 euro. Su questo importo, prima di calcolare l’imposta sostitutiva, si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori. L’Agenzia delle Entrate conferma infatti che dal reddito determinato forfetariamente si deducono i contributi previdenziali dovuti per legge.
Questa è la parte che spesso sorprende chi apre la partita IVA per la prima volta. Un fatturato di 40.000 euro non significa 40.000 euro di reddito. Nel forfettario il margine fiscale è legato a una percentuale teorica dei ricavi, non ai costi effettivi dell’azienda o del laboratorio. È un sistema comodo, ma va letto con attenzione perché i contributi INPS per gli artigiani pesano in modo significativo sul risultato finale.
Regime forfettario e artigiani: come si calcola il reddito imponibile tra imposta e contributi
Per gli artigiani iscritti alla Gestione Artigiani dell’INPS, il 2026 prevede un’aliquota contributiva del 24% per titolari e collaboratori. L’INPS ha comunicato inoltre che il contributo minimo annuo per gli artigiani è calcolato sul reddito minimale di 18.808 euro; applicando il 24% si ottengono 4.513,92 euro, a cui si aggiunge il contributo maternità di 0,62 euro mensili, pari a 7,44 euro annui, per un totale minimo di 4.521,36 euro.
Questo dato è decisivo quando si ragiona su come si calcola il reddito imponibile nel regime forfettario. L’artigiano non deve guardare soltanto alla tassa sostitutiva, ma anche al costo previdenziale. L’INPS ricorda infatti che i contributi 2026 si versano secondo le scadenze indicate nella circolare, mentre la contribuzione sul reddito eccedente il minimale si applica sulla parte di reddito d’impresa che supera la soglia di riferimento.
Come si calcola il reddito imponibile dopo i contributi obbligatori
Riprendendo l’esempio dei 40.000 euro di ricavi, con coefficiente del 67% il reddito imponibile forfettario lordo è 26.800 euro. Se l’artigiano versa il contributo minimo INPS di 4.521,36 euro, il reddito su cui si applica l’imposta sostitutiva scende a 22.278,64 euro. Su questa base si applicherà poi l’aliquota del 15% oppure del 5% se l’attività rientra nei primi cinque anni e sussistono i requisiti di legge.
Questo esempio mostra il cuore del problema: non è solo una questione di formula, ma di ordine corretto dei passaggi. Prima si applica il coefficiente di redditività, poi si deducono i contributi obbligatori, infine si calcola l’imposta sostitutiva. Saltare un passaggio porta quasi sempre a preventivi sbagliati o a stime fiscali troppo ottimistiche.
Errori frequenti su come si calcola il reddito imponibile nel regime forfettario
Uno degli errori più comuni è confondere il fatturato con il reddito imponibile. Nel regime forfettario non si sottraggono analiticamente tutti i costi, come avviene nel regime ordinario; si usa invece una percentuale prestabilita. L’Agenzia delle Entrate sottolinea che il metodo forfettario sostituisce la deduzione puntuale dei costi con una stima a forfait, e che le sole deduzioni rilevanti restano quelle dei contributi previdenziali obbligatori.
Un secondo errore è ignorare il proprio codice ATECO. La tabella ufficiale dell’Agenzia assegna coefficienti diversi a seconda dell’attività; per questo motivo come si calcola il reddito imponibile varia da artigiano ad artigiano. Un falegname, un restauratore, un acconciatore o un riparatore non hanno sempre lo stesso coefficiente, e il valore da applicare va controllato sulla tabella allegata all’Amministrazione finanziaria.
Un terzo errore riguarda la pianificazione dei prezzi. Molti artigiani fissano le tariffe partendo dal costo del materiale e dal tempo impiegato, ma dimenticano l’impatto dei contributi e dell’imposta sostitutiva. Il risultato è un prezzo apparentemente buono che però non lascia margine sufficiente. Nel forfettario, invece, la sostenibilità economica deve essere calcolata a monte, prima ancora di firmare un preventivo.
Regime forfettario e artigiani: come si calcola il reddito imponibile quando i ricavi crescono
Quando i ricavi aumentano, il regime forfettario va controllato con ancora più attenzione. L’Agenzia delle Entrate conferma che il limite di accesso e permanenza è di 85.000 euro e che oltre i 100.000 euro si esce dal regime in corso d’anno. Questo significa che un artigiano che cresce rapidamente deve monitorare gli incassi non solo per il calcolo delle imposte, ma anche per non perdere il regime agevolato in modo improvviso.
Per questo motivo, come si calcola il reddito imponibile deve diventare una domanda ricorrente durante tutto l’anno e non soltanto al momento della dichiarazione. Tenere sotto controllo fatture emesse, incassi effettivi, contributi dovuti e soglia dei ricavi consente di evitare sorprese. Il regime forfettario è vantaggioso proprio perché è leggibile, ma questa leggibilità funziona solo se il professionista artigiano mantiene una contabilità di base ordinata e aggiornata.
Conclusione
Il tema si riassume in una sequenza molto precisa: ricavi incassati, coefficiente di redditività, deduzione dei contributi previdenziali obbligatori e applicazione dell’imposta sostitutiva. Per gli artigiani, l’elemento più importante è verificare il proprio codice ATECO, perché il coefficiente cambia in base all’attività e nella tabella ufficiale dell’Agenzia delle Entrate compaiono anche valori del 67% in diverse fattispecie artigiane.
Nel 2026, la gestione corretta del regime forfettario significa sapere non solo quanto si fattura, ma soprattutto quanto resta davvero dopo INPS e imposta. Per gli artigiani, la distinzione tra ricavo, reddito imponibile e reddito netto è la chiave per lavorare con prezzi giusti, margini sani e una crescita sostenibile.
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