Start-up e giovani freelance possono sfruttare il regime forfettario per avviare un’attività in modo sostenibile e competitivo
Negli ultimi anni, in Italia, si è assistito a una crescita costante di start-up e giovani professionisti che scelgono di mettersi in proprio. Lavorare come freelance, avviare uno studio o fondare una piccola impresa innovativa non è più una strada riservata a pochi coraggiosi: oggi è una delle principali opzioni per chi vuole trasformare un’idea in reddito. Tuttavia, chi è all’inizio del percorso deve confrontarsi con burocrazia, costi di avvio e pressione fiscale. Qui entra in gioco il regime forfettario, pensato per sostenere start-up e giovani under 35 con un sistema semplificato, soglie di ricavi più alte rispetto al passato e aliquote agevolate.
Start-up e giovani: perché il regime forfettario è così vantaggioso
Il successo del regime forfettario tra start-up e giovani non è casuale. La formula si basa su regole semplici e costi di gestione ridotti, fattori decisivi quando si muovono i primi passi nel mondo del lavoro autonomo. A differenza del regime ordinario, il forfettario non prevede IVA, ritenute d’acconto o complicati adempimenti contabili. Questo libera tempo e risorse da dedicare all’attività vera e propria, senza l’onere di fatture elettroniche complicate o di bilanci articolati.
Inoltre, per start-up e giovani under 35 è prevista un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni di attività, una leva che permette di reinvestire i profitti nell’impresa invece di pagarli subito in tasse.
Start-up e giovani: i requisiti di accesso al regime forfettario
Non basta essere giovani per accedere al regime forfettario. Le start-up e giovani professionisti devono rispettare alcune soglie di ricavi (85.000 euro annui dal 2023) e non avere altre forme di partecipazione in società di persone o Srl che esercitano attività simili. Inoltre, non devono superare il limite di 20.000 euro di spese annue per lavoro dipendente e collaboratori. Questi paletti vanno monitorati attentamente, perché lo sforamento può comportare la perdita del regime agevolato e l’obbligo di passare al regime ordinario.
Come si calcola l’imposta sostitutiva
Uno dei principali punti di forza per start-up e giovani professionisti è proprio l’imposta sostitutiva ridotta al 5%. Il calcolo è molto semplice: si parte dai ricavi incassati nell’anno, si applica un coefficiente di redditività (che varia in base al codice ATECO dell’attività) e sul risultato si calcola l’imposta sostitutiva. Nessuna deduzione di costi reali, perché i costi sono forfettizzati. Questo approccio, se da un lato limita le possibilità di scaricare spese, dall’altro offre certezza e semplifica la vita a chi muove i primi passi.
Esempi pratici di calcolo
Prendiamo un giovane grafico freelance che, nei primi anni di attività, incassa 40.000 euro. Con un coefficiente di redditività del 78% avrà un reddito imponibile di 31.200 euro. Applicando l’aliquota del 5% l’imposta sostitutiva da versare sarà di 1.560 euro. Se la stessa attività fosse in regime ordinario, il professionista pagherebbe IRPEF con aliquote progressive, contributi più alti e IVA, con una tassazione effettiva decisamente superiore.
Gestione dei contributi previdenziali
Oltre all’imposta sostitutiva, start-up e giovani devono considerare i contributi previdenziali. Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS l’aliquota è fissata annualmente (circa 26-27%). Per artigiani e commercianti iscritti alla gestione IVS è previsto un contributo fisso minimo e la possibilità di riduzione del 35% per chi aderisce al regime forfettario. Questo sgravio è un ulteriore incentivo per start-up e giovani imprenditori.
Errori comuni da evitare nel regime forfettario
Nonostante la semplicità del regime forfettario, start-up e giovani possono commettere errori per inesperienza. Uno dei più diffusi è la confusione tra incassi e fatturato: nel forfettario conta quanto incassato, non quanto fatturato. Inoltre, molti dimenticano di monitorare la soglia dei ricavi, rischiando di superarla inconsapevolmente. Infine, l’errata gestione di spese non ammesse o la mancata comunicazione di variazioni all’Agenzia delle Entrate possono comportare sanzioni o la perdita dei benefici.
Casi particolari e limiti del regime forfettario
Sebbene sia perfetto per start-up e giovani, il regime forfettario non è adatto a tutti. Chi ha spese elevate per acquisto di beni o collaboratori potrebbe trovare più conveniente il regime ordinario, che consente di dedurre costi reali. Lo stesso vale per chi, dopo qualche anno, raggiunge volumi di ricavi consistenti: superata la soglia di 85.000 euro si perde il diritto al forfettario e si entra nell’ordinario, con IVA e contabilità completa.
Strategie per restare competitivi
Per sfruttare al massimo il regime forfettario, start-up e giovani professionisti dovrebbero pianificare con attenzione le spese e la crescita del fatturato. È utile tenere sotto controllo i flussi di cassa, programmare gli investimenti e valutare se sia opportuno restare nel forfettario o passare all’ordinario quando la crescita lo richiede. Molte start-up partono in forfettario per risparmiare e, una volta consolidate, valutano il passaggio per accedere a deduzioni fiscali più ampie.
Start-up e giovani: consigli pratici per partire con il piede giusto
Chi rientra nella categoria start-up e giovani dovrebbe affidarsi a un commercialista esperto in forfettario, per evitare errori di interpretazione della normativa. Inoltre, è bene dotarsi di strumenti digitali per la fatturazione e di un piano di business chiaro per gestire la crescita. La semplicità del forfettario non esonera da una buona organizzazione amministrativa.
Tra le start-up e giovani che scelgono il forfettario spiccano professioni digitali, consulenza strategica, marketing online, sviluppatori web, e-commerce di nicchia e professionisti creativi come copywriter e designer. In questi settori la struttura dei costi è leggera, l’avviamento è rapido e la flessibilità è un valore aggiunto. Il forfettario diventa così una leva per testare il mercato senza rischi eccessivi.
Oltre al regime forfettario, start-up e giovani possono accedere a bandi e contributi pubblici, come il bando Resto al Sud, gli incentivi per l’imprenditoria femminile o i bonus per l’autoimprenditorialità. Molti di questi si integrano bene con il forfettario e permettono di coprire costi iniziali o investimenti in attrezzature e formazione.
Start-up e giovani: il regime forfettario è davvero la leva di crescita?
La risposta è sì, purché venga sfruttato con consapevolezza: possono utilizzare il regime forfettario per ridurre le imposte, semplificare la contabilità e concentrare le risorse sulla crescita dell’attività. Tuttavia, servono pianificazione, monitoraggio costante dei ricavi e capacità di evolvere quando l’impresa raggiunge una fase più matura.
Conclusione
Concludendo, start-up e giovani devono tenere presente che il forfettario è un trampolino di lancio, non una gabbia. Quando il volume d’affari cresce, le spese aumentano e la struttura si consolida, è opportuno valutare il passaggio al regime ordinario. Questa scelta consente di dedurre spese reali, compensare IVA e sfruttare un’organizzazione più articolata. La transizione deve però essere pianificata con un consulente, per evitare sorprese fiscali.
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