Chi lavora con partita IVA e applica il regime forfettario deve prestare particolare attenzione al periodo autunnale, quando si avvicina il momento del secondo acconto dell’imposta sostitutiva. Novembre rappresenta infatti uno dei mesi più importanti dell’anno dal punto di vista fiscale, perché il professionista deve verificare quanto accantonare e prepararsi al versamento previsto entro la fine del mese. Parlare di forfettario e secondo acconto significa quindi non limitarsi alla semplice compilazione del modello F24. La vera difficoltà consiste nel programmare per tempo la liquidità necessaria, distinguere il secondo acconto dal saldo e dagli altri versamenti e verificare che gli importi siano coerenti con la propria situazione fiscale. Per il 2026, il secondo acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario è collegato al codice tributo 1791, che l’Agenzia delle Entrate identifica come “Imposta sostitutiva sul regime forfetario – acconto seconda rata o in unica soluzione”. Nel modello F24 deve essere indicato anche l’anno d’imposta al quale si riferisce il pagamento.
Forfettario e secondo acconto: perché novembre è un mese importante
Il rapporto tra forfettario e secondo acconto è legato al meccanismo di pagamento dell’imposta sostitutiva.
Durante l’anno il contribuente può essere chiamato a versare un acconto, calcolato secondo le regole fiscali previste, che viene normalmente suddiviso in una prima e in una seconda rata quando l’importo supera le soglie previste.
Il secondo acconto viene versato a novembre e rappresenta quindi un appuntamento che deve essere programmato con anticipo.
Il punto fondamentale è che il secondo acconto non rappresenta una nuova tassa. Si tratta di un anticipo sull’imposta che sarà dovuta per l’anno fiscale di riferimento, mentre il saldo verrà determinato successivamente sulla base dell’effettivo reddito prodotto.
Per il contribuente questo significa che il pagamento di novembre deve essere considerato all’interno di una pianificazione annuale e non come un esborso fiscale inatteso.
Forfettario e secondo acconto: il codice tributo da utilizzare
Per il pagamento della seconda rata dell’acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, il codice da utilizzare è il 1791.
L’Agenzia delle Entrate specifica che il codice 1791 identifica proprio l’acconto della seconda rata oppure l’acconto in unica soluzione dell’imposta sostitutiva prevista per il regime forfetario. Nel modello F24, il codice deve essere inserito nella sezione Erario, mentre il campo relativo a rateazione, regione, provincia o mese di riferimento non deve essere compilato. L’anno di riferimento deve invece corrispondere all’anno d’imposta per il quale si effettua il pagamento.
Per il secondo acconto relativo al 2026, quindi, il riferimento sarà l’anno 2026.
Questo controllo è particolarmente importante perché un errore nel codice tributo o nell’anno di riferimento può rendere necessario intervenire successivamente per correggere la delega.
Forfettario e secondo acconto 2026: quando si paga
Nel 2026 la scadenza ordinaria del secondo acconto delle imposte è fissata al 30 novembre 2026.
Per chi applica il regime forfettario, il versamento dell’imposta sostitutiva segue le modalità previste per l’autotassazione e viene effettuato tramite modello F24.
La scadenza di novembre deve quindi essere inserita nel proprio calendario fiscale con sufficiente anticipo. Aspettare gli ultimi giorni può essere rischioso, soprattutto quando il professionista deve contemporaneamente affrontare altre uscite aziendali, contributive o personali.
Il problema non riguarda soltanto chi ha una partita IVA con incassi elevati. Anche un professionista con un fatturato relativamente contenuto può trovarsi in difficoltà se non ha accantonato periodicamente una quota degli incassi.
Per questo motivo il tema forfettario e secondo acconto dovrebbe essere affrontato già nei mesi precedenti, costruendo un piccolo fondo fiscale destinato esclusivamente alle imposte.
Forfettario e secondo acconto: come si calcola l’importo da pagare
Una delle domande più frequenti riguarda proprio il calcolo del secondo acconto.
Il sistema degli acconti non deve essere confuso con il calcolo dell’imposta definitiva dell’anno. In linea generale, il contribuente può determinare l’acconto sulla base del metodo storico, facendo riferimento all’imposta risultante dall’anno precedente, oppure, quando ne ricorrono le condizioni e con le necessarie cautele, utilizzare il metodo previsionale, basandosi sull’imposta che ritiene di dover effettivamente pagare per l’anno in corso.
Per chi applica il regime forfettario, questa distinzione può diventare interessante quando l’attività ha subito variazioni significative.
Un professionista che nel 2026 ha registrato un forte calo degli incassi rispetto all’anno precedente potrebbe infatti trovarsi davanti a una situazione nella quale il riferimento storico non rappresenta più adeguatamente l’andamento dell’attività.
Il metodo previsionale, però, richiede particolare attenzione. Se la previsione risulta troppo bassa e l’acconto versato non è sufficiente rispetto a quanto effettivamente dovuto, possono emergere conseguenze fiscali da valutare.
Un esempio sul secondo acconto del forfettario
Immaginiamo un professionista che, sulla base del metodo applicabile alla propria situazione, debba versare complessivamente un acconto di 4.000 euro per il 2026.
Se l’acconto viene versato in due rate secondo la ripartizione prevista, la prima parte viene pagata durante l’anno e la seconda rappresenta la quota residua da versare entro novembre.
Se, ad esempio, la prima rata fosse stata pari a 1.600 euro, il secondo versamento sarebbe pari a 2.400 euro, prima di considerare eventuali particolarità, compensazioni o altre variabili della posizione fiscale.
L’esempio serve esclusivamente a comprendere la logica del meccanismo. L’importo effettivamente dovuto deve essere determinato sulla base della dichiarazione e delle regole applicabili al singolo contribuente.
Forfettario e secondo acconto: meglio non arrivare a novembre impreparati
Il problema più frequente non è necessariamente il calcolo dell’imposta, ma la gestione della liquidità.
Un professionista può incassare regolarmente durante l’anno e avere l’impressione di disporre di una buona disponibilità finanziaria. Una parte di quella somma, tuttavia, non dovrebbe essere considerata realmente disponibile perché destinata a imposte e contributi.
Per questo motivo chi applica il regime forfettario dovrebbe creare un sistema di accantonamento.
Una strategia semplice consiste nel destinare periodicamente una percentuale degli incassi a un conto o a una riserva separata. In questo modo, quando arriva novembre, il pagamento del secondo acconto non rappresenta un’improvvisa sottrazione di liquidità.
Questo approccio è particolarmente utile per chi ha entrate irregolari, come consulenti, freelance, professionisti digitali e lavoratori autonomi che possono avere mesi molto più redditizi di altri.
Regime forfettario e secondo acconto: attenzione ai contributi INPS
Quando si parla di forfettario e secondo acconto, non bisogna dimenticare che le imposte non sono necessariamente l’unica uscita prevista a novembre.
Per alcuni contribuenti possono esserci anche contributi previdenziali da versare.
L’INPS ha chiarito per il 2026 che i contributi dovuti a saldo 2025 e in acconto 2026 per gli iscritti alla Gestione Separata seguono le scadenze previste per le imposte sui redditi e che il secondo acconto 2026 deve essere versato entro il 30 novembre 2026.
La situazione cambia invece in base all’inquadramento previdenziale.
Un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS deve verificare la propria contribuzione sulla base del reddito dichiarato, mentre chi è iscritto a una cassa professionale segue le regole previste dalla propria categoria.
Anche artigiani e commercianti hanno un sistema contributivo specifico. L’INPS prevede infatti scadenze proprie per i contributi sul minimale e scadenze collegate ai redditi per la parte eccedente il minimale.
Questo significa che un professionista non dovrebbe calcolare il proprio fabbisogno di novembre considerando soltanto l’imposta sostitutiva.
Forfettario e secondo acconto: cosa controllare prima del pagamento
Prima di predisporre il modello F24 è opportuno effettuare una verifica complessiva.
Il primo controllo riguarda l’importo del secondo acconto. È necessario verificare quale metodo è stato utilizzato per determinare la somma e confrontarlo con i dati della dichiarazione dei redditi.
Successivamente bisogna controllare il codice tributo 1791, l’anno di riferimento e l’importo indicato nella sezione Erario.
È inoltre importante verificare eventuali crediti utilizzabili in compensazione, facendo attenzione alle regole specifiche applicabili.
Infine, bisogna controllare la propria situazione previdenziale per capire se a novembre siano dovuti anche contributi INPS o altri versamenti.
Una verifica effettuata qualche settimana prima della scadenza consente di correggere eventuali errori con maggiore tranquillità.
Secondo acconto del forfettario: metodo storico o previsionale?
La scelta del metodo di calcolo merita un’attenzione particolare quando l’attività professionale sta cambiando.
Il metodo storico offre il vantaggio della maggiore prevedibilità, perché parte dai dati fiscali già conosciuti. Il contribuente può quindi programmare il pagamento senza dover effettuare una previsione completa dell’andamento dell’anno.
Il metodo previsionale, invece, può essere preso in considerazione quando il contribuente prevede un’imposta significativamente inferiore rispetto all’anno precedente.
Questo può accadere, ad esempio, quando l’attività ha subito una riduzione importante degli incassi.
La scelta, però, non dovrebbe essere effettuata semplicemente per ridurre temporaneamente l’esborso di novembre. È necessario che la previsione sia realistica e documentabile, perché un acconto insufficiente può comportare la necessità di regolarizzare successivamente la posizione.
Per questo motivo, soprattutto quando gli importi sono significativi, è consigliabile valutare il metodo insieme al proprio commercialista.
Forfettario e secondo acconto: attenzione alla crescita del fatturato
Novembre può essere anche un momento utile per controllare l’andamento complessivo dell’attività.
Chi applica il regime forfettario dovrebbe monitorare costantemente i propri ricavi o compensi e non limitarsi a controllare il fatturato soltanto al momento della dichiarazione.
Una crescita consistente può infatti avere conseguenze sulla permanenza nel regime, oltre a modificare il livello di imposte e contributi da programmare.
Il monitoraggio mensile consente di capire se l’attività sta procedendo secondo le aspettative e se gli accantonamenti effettuati durante l’anno sono sufficienti.
Il secondo acconto diventa così non soltanto un obbligo fiscale, ma anche un’occasione per fare il punto sulla redditività reale della partita IVA.
Come organizzare il pagamento del secondo acconto senza stress
La soluzione più efficace consiste nel non considerare novembre come un momento isolato.
Durante l’anno il professionista dovrebbe aggiornare periodicamente un prospetto nel quale annotare incassi, imposte già versate, acconti, contributi e somme accantonate.
In questo modo, qualche settimana prima della scadenza sarà sufficiente confrontare il saldo disponibile con l’importo previsto.
Un simile sistema è particolarmente utile per chi ha un’attività caratterizzata da incassi variabili. Se un mese genera entrate molto elevate, una parte di queste può essere immediatamente accantonata per le future imposte.
La gestione fiscale diventa così una componente ordinaria dell’attività e non un problema da affrontare soltanto quando arriva il modello F24.
Forfettario e secondo acconto: cosa succede se non si paga entro novembre
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda il pagamento tardivo.
Se il secondo acconto non viene versato entro la scadenza, non significa necessariamente che la situazione non possa essere regolarizzata. In presenza dei requisiti previsti, il contribuente può valutare gli strumenti di ravvedimento operoso, con il versamento dell’imposta dovuta, degli interessi e della sanzione ridotta secondo le regole applicabili al momento della regolarizzazione.
È però preferibile non arrivare a questa situazione.
Il ravvedimento non dovrebbe essere considerato un sistema ordinario per posticipare i pagamenti, ma uno strumento di regolarizzazione quando si verifica un’omissione o un ritardo.
Se il problema nasce da una temporanea difficoltà di liquidità, è quindi opportuno valutare tempestivamente la situazione e chiedere assistenza professionale prima della scadenza.
Regime forfettario e secondo acconto: la programmazione è fondamentale
Il rapporto tra forfettario e secondo acconto dimostra quanto sia importante considerare la fiscalità all’interno della gestione quotidiana dell’attività.
Il pagamento di novembre non dovrebbe arrivare come una sorpresa. Il professionista dovrebbe conoscere in anticipo l’importo presumibilmente dovuto, verificare il metodo utilizzato per calcolarlo e avere già accantonato la liquidità necessaria.
Per il 2026, il riferimento fondamentale per il secondo acconto dell’imposta sostitutiva è il codice tributo 1791, mentre la scadenza ordinaria è il 30 novembre 2026.
Allo stesso tempo, bisogna considerare eventuali contributi previdenziali, che possono rappresentare una parte significativa dell’esborso complessivo.
La strategia migliore è quindi costruire durante tutto l’anno un sistema di accantonamento e monitoraggio. In questo modo novembre diventa semplicemente il momento in cui si effettua un pagamento già programmato, anziché un appuntamento fiscale capace di mettere sotto pressione la liquidità dell’attività.
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