Il regime forfettario per professionisti rappresenta una delle principali possibilità fiscali per chi svolge un’attività autonoma con partita IVA e vuole beneficiare di una gestione fiscale più semplice rispetto al regime ordinario. Commercialisti, consulenti, avvocati, architetti, ingegneri, psicologi, grafici, professionisti digitali e molte altre categorie possono accedere al regime, ma soltanto quando sono rispettate le condizioni previste dalla normativa. Capire quali siano i requisiti del regime forfettario per professionisti è quindi fondamentale prima di aprire una partita IVA, ma anche per chi è già titolare di una posizione fiscale e deve verificare ogni anno la permanenza nel regime. Il requisito più conosciuto riguarda il limite dei ricavi o compensi, fissato a 85.000 euro. Tuttavia, questo non è l’unico elemento da controllare. Esistono infatti anche cause di esclusione, condizioni relative ai rapporti di lavoro dipendente, partecipazioni societarie e altre situazioni che possono impedire l’accesso o la permanenza nel regime.
Forfettario per professionisti: quali sono i requisiti principali
Il forfettario per professionisti è disciplinato dall’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014 e successive modificazioni. La disciplina riguarda le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che rispettano determinate condizioni.
Il primo requisito riguarda l’ammontare dei compensi percepiti nell’anno precedente. Per poter accedere al regime è necessario, in linea generale, non aver superato 85.000 euro di ricavi o compensi, ragguagliati ad anno quando necessario.
La soglia non deve essere interpretata come un semplice limite annuale da controllare soltanto alla fine dell’anno. Per un professionista è importante monitorare costantemente gli incassi, soprattutto quando l’attività sta crescendo rapidamente.
La normativa prevede inoltre una seconda soglia particolarmente importante: se nel corso dell’anno i ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro, il regime forfettario cessa di applicarsi già nello stesso periodo d’imposta, secondo le modalità previste dalla disciplina.
Forfettario per professionisti e limite degli 85.000 euro
Il limite di 85.000 euro rappresenta quindi uno dei primi elementi da verificare.
È importante sottolineare che il riferimento è ai ricavi o compensi rilevanti secondo le regole del regime e non semplicemente all’importo complessivo delle fatture emesse.
Per un professionista che emette una fattura a dicembre ma riceve il pagamento a gennaio dell’anno successivo, per esempio, bisogna considerare attentamente il momento dell’incasso e il principio di cassa che caratterizza la determinazione del reddito nel regime forfettario.
Questo significa che la gestione del forfettario per professionisti richiede un monitoraggio puntuale degli incassi, soprattutto quando il professionista si avvicina alla soglia.
Forfettario per professionisti: requisiti relativi alle spese per collaboratori e dipendenti
Un altro requisito riguarda le spese sostenute per lavoratori dipendenti, collaboratori e altre prestazioni di lavoro.
La normativa prevede un limite complessivo di 20.000 euro lordi per alcune tipologie di spese relative al lavoro. La disposizione è stata aggiornata nel tempo e rappresenta un elemento da verificare quando il professionista non lavora completamente da solo.
Questo aspetto può interessare, per esempio, un consulente che utilizza stabilmente un collaboratore oppure un professionista che decide di assumere un dipendente.
Il fatto di avere una partita IVA individuale non significa quindi che qualsiasi livello di spesa per personale sia compatibile con il regime.
Forfettario per professionisti con collaboratori
Un professionista che sta valutando l’inserimento di una persona nella propria attività dovrebbe considerare non soltanto il costo economico della collaborazione, ma anche le conseguenze fiscali sul regime forfettario.
Prima di assumere un dipendente o di aumentare significativamente le spese per collaboratori è quindi opportuno verificare la soglia applicabile e la tipologia di rapporto.
La crescita dell’attività è certamente positiva, ma deve essere accompagnata da una corretta pianificazione fiscale.
Forfettario per professionisti e lavoro dipendente: quali sono le regole
Una delle situazioni che genera più dubbi riguarda il professionista che contemporaneamente svolge un’attività autonoma e ha un lavoro dipendente.
La normativa prevede una specifica causa di esclusione collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati. Per il 2025 il limite ordinario previsto dalla disciplina è stato elevato a 35.000 euro e la legge di bilancio 2026 ha prorogato tale condizione anche per il periodo d’imposta 2026.
La verifica deve comunque essere effettuata considerando anche le altre condizioni previste dalla legge.
La questione è particolarmente importante per chi decide di avviare una partita IVA mentre mantiene un rapporto di lavoro subordinato.
Forfettario per professionisti e doppio reddito
Immaginiamo un lavoratore dipendente che percepisce uno stipendio e contemporaneamente svolge attività professionale con partita IVA.
Non è sufficiente chiedersi se i compensi derivanti dalla partita IVA siano inferiori a 85.000 euro. Bisogna verificare anche la situazione reddituale derivante dal lavoro dipendente e le condizioni previste per l’accesso al regime.
Esistono inoltre situazioni nelle quali la verifica della soglia relativa al lavoro dipendente diventa irrilevante, ad esempio quando il rapporto di lavoro è cessato. La disciplina deve quindi essere valutata sulla situazione concreta e sull’anno di riferimento.
Per questo motivo, il forfettario per professionisti con doppio reddito richiede un controllo più accurato rispetto alla semplice verifica del fatturato.
Forfettario per professionisti: attenzione alle cause di esclusione
Rispettare il limite degli 85.000 euro non è sufficiente per poter applicare il regime.
La legge individua infatti diverse cause di esclusione. Tra queste rientrano, in determinate condizioni, l’applicazione di regimi speciali IVA o di altri regimi forfetari di determinazione del reddito, alcune situazioni relative alla residenza fiscale e determinate partecipazioni societarie.
La verifica delle cause di esclusione è quindi una fase fondamentale.
Un professionista potrebbe avere compensi molto contenuti ma non poter applicare il regime perché si trova in una situazione incompatibile con la disciplina.
Forfettario per professionisti e partecipazioni societarie
Particolare attenzione deve essere riservata alle partecipazioni in società.
La normativa prevede specifiche limitazioni per chi contemporaneamente esercita l’attività e partecipa a determinate società di persone, associazioni professionali o società a responsabilità limitata che presentano le condizioni previste dalla legge.
Questo significa che un professionista che possiede una partecipazione societaria non dovrebbe decidere autonomamente di aprire o mantenere una partita IVA in regime forfettario senza prima verificare la compatibilità della propria situazione.
La valutazione deve tenere conto della tipologia di società, della partecipazione posseduta e dell’attività esercitata.
Forfettario per professionisti: il requisito della partita IVA individuale
Il regime forfettario è rivolto alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni.
Per il professionista questo significa che il regime è collegato alla propria attività individuale e non deve essere confuso con un regime fiscale applicabile indistintamente a qualsiasi struttura societaria.
Un professionista che lavora individualmente può quindi valutare il regime forfettario, mentre una società professionale deve essere analizzata secondo regole differenti.
Questa distinzione diventa particolarmente importante quando l’attività cresce e il professionista inizia a valutare l’ingresso di soci o la trasformazione della struttura.
Forfettario per professionisti: come si determina il reddito
Una delle caratteristiche più importanti del regime è il modo in cui viene calcolato il reddito imponibile.
Nel regime forfettario non vengono normalmente sottratte dal fatturato tutte le spese effettivamente sostenute, come avviene nei regimi ordinari.
Il reddito viene determinato applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività, stabilito in funzione del codice ATECO dell’attività esercitata.
Questa caratteristica rende molto importante la corretta individuazione dell’attività professionale e del relativo codice ATECO.
Per esempio, due professionisti con lo stesso livello di compensi potrebbero avere una determinazione del reddito differente se appartengono a categorie di attività caratterizzate da coefficienti diversi.
Forfettario per professionisti e coefficiente di redditività
Il coefficiente di redditività deve quindi essere considerato quando si valuta la convenienza del regime.
Un professionista non dovrebbe limitarsi a pensare: “Pago il 15% sui compensi”.
Il procedimento è più articolato, perché prima si determina il reddito forfettario attraverso il coefficiente applicabile e successivamente si considera l’imposta sostitutiva, oltre agli eventuali contributi previdenziali.
Questa distinzione è essenziale per evitare di fare simulazioni fiscali troppo semplicistiche.
Forfettario per professionisti: imposta sostitutiva del 15%
Il reddito determinato con il metodo forfettario è generalmente assoggettato a un’imposta sostitutiva del 15%.
L’imposta sostitutiva prende il posto, secondo le regole previste, dell’IRPEF e delle relative addizionali sul reddito interessato dal regime.
Per questo motivo il regime forfettario viene spesso considerato interessante dai professionisti che hanno una struttura di costi compatibile con la determinazione forfettaria del reddito.
È però importante non confondere l’aliquota del 15% con la pressione fiscale complessiva dell’attività. Devono infatti essere considerati anche contributi previdenziali, eventuali costi di gestione della partita IVA e gli altri obblighi connessi alla professione.
Forfettario per professionisti: quando si applica l’imposta al 5%
Per chi avvia una nuova attività, in presenza delle condizioni previste dalla normativa, è possibile beneficiare dell’aliquota ridotta del 5% per il periodo d’imposta di inizio dell’attività e per i quattro successivi.
Non si tratta però di un’agevolazione automatica per chiunque apra una nuova partita IVA.
La legge prevede specifici requisiti, tra cui condizioni relative alla precedente attività esercitata e alla prosecuzione di attività già esistenti.
Per questo motivo, chi apre una nuova partita IVA dovrebbe verificare attentamente se possiede i requisiti per applicare il 5% oppure se deve utilizzare l’aliquota ordinaria del 15%.
Forfettario per professionisti: quali attività possono accedere
Il regime non è riservato a una categoria professionale specifica.
Possono rientrare, se rispettano le condizioni previste, numerosi professionisti che esercitano arti e professioni.
Tra questi possono esserci consulenti, professionisti iscritti ad albi, freelance, professionisti del settore digitale, tecnici, progettisti e molte altre attività individuali.
Il punto centrale non è quindi il titolo professionale in sé, ma la verifica dei requisiti fiscali e delle cause di esclusione.
Anche la corretta classificazione dell’attività attraverso il codice ATECO assume un ruolo importante, perché incide sulla determinazione forfettaria del reddito.
Forfettario per professionisti: cosa succede se si supera la soglia
Il superamento della soglia deve essere monitorato con attenzione.
Se i ricavi o compensi percepiti superano 85.000 euro, la situazione deve essere analizzata in relazione alle regole di fuoriuscita dal regime.
Se invece nel corso dell’anno vengono superati 100.000 euro, la disciplina prevede la cessazione del regime nello stesso anno, con conseguenze anche sul trattamento IVA delle operazioni che determinano il superamento.
È quindi evidente perché un professionista che si avvicina alla soglia debba controllare con attenzione gli incassi effettivi.
Non è sufficiente osservare il totale delle fatture emesse: occorre verificare quando i compensi vengono effettivamente percepiti.
Forfettario per professionisti: un esempio sul limite
Supponiamo che un consulente abbia incassato 78.000 euro nel corso dell’anno.
Se prima della fine dell’anno riceve altri 5.000 euro, raggiunge 83.000 euro. Se invece riceve 10.000 euro, arriva a 88.000 euro.
La situazione fiscale deve quindi essere monitorata considerando gli incassi effettivi e le conseguenze previste dalla disciplina.
Questo esempio dimostra perché il controllo della soglia non dovrebbe essere effettuato soltanto quando si prepara la dichiarazione dei redditi.
Forfettario per professionisti: fatturazione e gestione fiscale
L’accesso al regime forfettario comporta una serie di semplificazioni contabili e fiscali, ma non significa che il professionista possa ignorare gli adempimenti.
I contribuenti forfettari sono esonerati da alcuni obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili previsti per altri regimi, secondo quanto stabilito dalla legge.
Resta comunque necessario gestire correttamente la fatturazione, conservare la documentazione e rispettare gli obblighi dichiarativi e di versamento.
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate continua inoltre a prevedere specifici versamenti dell’imposta sostitutiva per i contribuenti in regime forfettario.
Forfettario per professionisti: contributi previdenziali e convenienza
Un errore frequente quando si valuta il regime è concentrarsi esclusivamente sull’imposta sostitutiva.
Per un professionista, invece, una parte importante del costo complessivo è rappresentata dai contributi previdenziali.
La posizione cambia in base alla professione. Alcuni professionisti sono iscritti a una Cassa professionale, mentre altri possono rientrare nella Gestione Separata INPS.
Di conseguenza, la simulazione della convenienza deve tenere conto del rapporto tra compensi, coefficiente di redditività, contributi previdenziali e imposta sostitutiva.
Solo dopo aver considerato questi elementi è possibile capire quale sia effettivamente il peso fiscale e contributivo dell’attività.
Forfettario per professionisti: quando può essere conveniente
Il regime può risultare particolarmente interessante per chi svolge un’attività professionale con costi effettivi relativamente contenuti.
Poiché il reddito viene determinato forfettariamente, infatti, la convenienza può essere maggiore quando le spese realmente sostenute non sono particolarmente elevate rispetto ai compensi.
Un professionista che lavora prevalentemente con il proprio computer, ad esempio, potrebbe avere una struttura di costi molto diversa da quella di un’attività che richiede uno studio, personale, attrezzature costose e altri investimenti significativi.
Questo non significa che il regime ordinario sia automaticamente più conveniente in presenza di costi elevati, ma che la scelta deve essere accompagnata da una simulazione personalizzata.
Forfettario per professionisti: quali controlli fare ogni anno
I requisiti non devono essere verificati soltanto quando si apre la partita IVA.
Ogni anno il professionista dovrebbe controllare almeno compensi percepiti, eventuali redditi da lavoro dipendente, spese per personale e collaboratori, partecipazioni societarie, attività svolte e possibili cause di esclusione.
Questo è particolarmente importante per chi modifica la propria situazione professionale.
Un professionista potrebbe, per esempio, iniziare un rapporto di lavoro dipendente, entrare in una società, modificare l’attività esercitata oppure aumentare significativamente i compensi.
Un cambiamento che non sembrava rilevante può invece incidere sulla possibilità di continuare ad applicare il regime.
Regime forfettario per professionisti: quali requisiti verificare prima di aprire la partita IVA
Prima di aprire una partita IVA, il professionista dovrebbe quindi effettuare una vera e propria verifica preventiva.
La prima domanda riguarda i compensi che si prevede di ottenere. Subito dopo è necessario verificare il codice ATECO, il coefficiente di redditività e l’eventuale presenza di attività o situazioni incompatibili con il regime.
È poi importante analizzare la situazione previdenziale e gli eventuali rapporti di lavoro dipendente.
Questa verifica preventiva consente di evitare uno degli errori più comuni: aprire una partita IVA scegliendo il regime forfettario soltanto perché il fatturato previsto è inferiore a 85.000 euro.
Il limite economico è importante, ma rappresenta soltanto uno dei requisiti.
Regime forfettario per professionisti: conclusioni sui requisiti
Il regime forfettario per professionisti può rappresentare una soluzione fiscale molto interessante per chi svolge un’attività autonoma e possiede tutti i requisiti richiesti. Il primo parametro da controllare è il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi, mentre il superamento di 100.000 euro nel corso dell’anno può determinare la cessazione del regime nello stesso periodo d’imposta. Ma la verifica non finisce qui.
Bisogna considerare le spese per lavoro e collaboratori, le condizioni relative al lavoro dipendente, le eventuali partecipazioni societarie, i regimi speciali, la residenza fiscale e tutte le altre cause di esclusione previste dalla normativa. Anche la determinazione del reddito deve essere compresa correttamente: nel regime forfettario si applica un coefficiente di redditività ai compensi, mentre l’imposta sostitutiva è generalmente pari al 15%, con la possibilità del 5% per le nuove attività quando sono rispettati i requisiti previsti.
Per un professionista, inoltre, non bisogna dimenticare la componente previdenziale, che può incidere significativamente sul costo complessivo dell’attività. In definitiva, scegliere il forfettario per professionisti non significa soltanto verificare se si rimane sotto gli 85.000 euro. Significa analizzare l’intera situazione fiscale, professionale e previdenziale e verificare che tutti i requisiti siano effettivamente presenti. Una corretta valutazione iniziale permette di evitare errori e di comprendere fin dall’inizio quanto potrebbe essere il reale carico fiscale e contributivo della propria partita IVA.
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