Scopri perché il tetto di 85.000 € di ricavi è cruciale per restare nel regime forfettario e come gestire la crescita della tua partita IVA
Perché il limite di 85.000 € è fondamentale
Nel contesto del regime forfettario, la soglia dei ricavi a 85.000 € rappresenta il confine netto tra il mantenerne tutti i benefici e la fuoriuscita automatica nel regime ordinario. Questo tetto nasce per garantire che solo le attività di dimensioni contenute possano accedere alla semplificazione fiscale e all’aliquota sostitutiva ridotta, senza farsi travolgere da adempimenti IVA, ritenute d’acconto e studi di registri. Sapere con precisione come calcolare e monitorare i ricavi diventa quindi indispensabile per ogni titolare di partita IVA che scelga il regime forfettario.
L’accesso e la permanenza nel regime forfettario
Accedere al regime forfettario significa innanzitutto non aver superato, nell’anno precedente, la soglia dei ricavi di 85.000 €. Se al 31 dicembre i ricavi rientrano entro questo tetto, si ha diritto a un’imposta sostitutiva pari al 5 % nei primi cinque anni di attività (a condizione di start-up) o al 15 % negli anni successivi, insieme all’esonero dall’IVA e da molti obblighi contabili. Nel periodo di vigenza del regime, non è necessario emettere fatture d’imposta IVA, annotare registri Iva o liquidazioni, né procedere al reverse charge.
Come cambia il calcolo dell’imposta
Il cuore del funzionamento del regime forfettario risiede nell’applicazione del coefficiente di redditività, che converte i ricavi lordi in base imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Ad esempio, per un’attività professionale con coefficiente al 78 %, un compenso di 60.000 € genera un reddito imponibile di 46.800 €, sul quale si applica il 15 %. In presenza del limite di 85.000 €, il professionista ha la certezza che al superamento del tetto non dovrà più contare sull’aliquota agevolata né su questi coefficienti: basterà guardare alla cifra lorda per sapere se restare o uscire dal regime forfettario.
| Ricavi lordi annui | Coefficiente di redditività | Reddito imponibile | Imposta sostitutiva (15 %) |
|---|---|---|---|
| 60.000 € | 78 % | 46.800 € | 7.020 € |
Le conseguenze del superamento della soglia dei ricavi
Superare la soglia dei ricavi a 85.000 € nel corso dell’anno comporta l’uscita automatica dal regime forfettario a partire dal primo gennaio successivo. Ciò significa dover affrontare l’obbligo di applicare l’IVA sulle fatture, versare periodicamente l’IVA, effettuare la liquidazione trimestrale o mensile, predisporre i registri Iva e adempiere a ritenute d’acconto quando previste. Il passaggio al regime ordinario aumenta la complessità contabile e il costo di gestione, rendendo necessaria un’attenta pianificazione dei ricavi per evitare sorprese in chiusura d’anno.
Esempio pratico di gestione dei ricavi
Immaginiamo un consulente che prevede di fatturare 90.000 € nel 2025. Per restare nel regime forfettario, potrebbe considerare di scaglionare alcune consulenze su più anni o rivedere la tempistica delle fatture. Se a dicembre i ricavi contabili sono già a 86.000 €, ogni ulteriore incarico comporterebbe l’uscita dal regime. Pianificare i flussi di cassa e le scadenze contrattuali diventa quindi fondamentale per massimizzare i vantaggi fiscali del forfettario senza perdere i benefici previsionali.
Consigli
Anche senza elenchi puntati, è utile sottolineare l’importanza di un controllo costante della situazione reddituale, magari attraverso semplici report trimestrali che confrontino i ricavi effettivi con le previsioni annuali. Questo approccio consente di intervenire per tempo, rivedendo la strategia commerciale o concordando con i clienti date diverse di emissione delle fatture. In questo modo il contribuente mantiene il pieno controllo sulla propria partita IVA e sfrutta al massimo le facilitazioni offerte dal regime forfettario.
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