Tutto quello che devi sapere sulla riduzione contributiva INPS per artigiani: come funziona, chi può richiederla e quali sono i pro e i contro nel regime forfettario.
La riduzione contributiva INPS al 35% è una delle agevolazioni più apprezzate da chi opera con una partita IVA in regime forfettario, soprattutto artigiani e commercianti. Questa misura, prevista dalla legge di Stabilità del 2015 e confermata dalle successive normative, consente a determinate categorie di lavoratori autonomi di pagare i contributi INPS in misura ridotta rispetto all’aliquota piena.
Per chi lavora come artigiano o commerciante in regime forfettario, la contribuzione ordinaria INPS può rappresentare un costo fisso importante. La riduzione contributiva INPS permette di abbattere del 35% i contributi dovuti, mantenendo però il diritto alle prestazioni previdenziali, seppur proporzionalmente ridotte. Comprendere bene come funziona questo meccanismo è essenziale per chi vuole stimare correttamente il carico fiscale complessivo e non avere sorprese in fase di saldo.
Riduzione contributiva INPS: chi può richiederla nel regime forfettario
La riduzione contributiva INPS non è automatica e non spetta a tutti i titolari di partita IVA. È riservata ai contribuenti iscritti alle Gestioni speciali INPS per artigiani e commercianti che hanno aderito al regime forfettario. Sono esclusi i professionisti iscritti alle casse private (ad esempio architetti, avvocati, ingegneri) o alla Gestione Separata INPS.
In altre parole, se hai un laboratorio artigianale, un’attività di commercio al dettaglio o un e-commerce iscritto come commerciante, e hai scelto il regime forfettario per beneficiare dell’imposta sostitutiva al 5% o 15%, puoi fare domanda per applicare anche la riduzione contributiva INPS al 35%. La misura riguarda solo i contributi fissi, cioè quelli calcolati sul minimale di reddito (il famoso minimale INPS che ogni anno viene aggiornato), e anche sull’eventuale parte eccedente.
Come funziona e come si calcola
Il funzionamento della riduzione contributiva INPS è piuttosto lineare, ma è importante capire come viene calcolato l’importo da versare. Ogni artigiano o commerciante è tenuto a versare contributi fissi calcolati sul minimale di reddito stabilito annualmente dall’INPS. Per il 2025, ad esempio, il minimale è di circa 18.415 euro: su questo importo viene applicata l’aliquota contributiva ordinaria (24% circa per gli artigiani).
Senza riduzione contributiva INPS, l’importo minimo da versare supera i 3.600 euro annui. Con la riduzione al 35%, l’aliquota contributiva scende proporzionalmente, riducendo l’importo dei contributi fissi. Se l’artigiano supera il minimale di reddito, la parte eccedente è soggetta alla stessa aliquota ridotta. Di fatto, la riduzione non si applica solo sul fisso, ma anche sulla parte variabile.
Chi sceglie la riduzione contributiva INPS deve sapere che la base pensionabile viene anch’essa ridotta, perché i contributi versati sono inferiori. Di conseguenza, i contributi accreditati per la pensione saranno minori: questo è un aspetto da valutare con attenzione.
Come presentare la domanda
A differenza di altre agevolazioni fiscali legate al regime forfettario, la riduzione contributiva INPS non è automatica. È necessario presentare una domanda all’INPS entro una data precisa. La scadenza per la richiesta è fissata generalmente entro il 28 febbraio di ogni anno per chi ha già la partita IVA attiva.
Chi apre una nuova partita IVA durante l’anno ed è in regime forfettario può comunque richiedere la riduzione contributiva INPS presentando domanda telematica dal cassetto previdenziale artigiani e commercianti entro 30 giorni dall’apertura. La domanda si invia tramite il portale INPS o attraverso un intermediario abilitato, come un commercialista o un consulente del lavoro. Una volta accettata, la riduzione resta valida per l’anno di riferimento, ma va confermata ogni anno se si intende mantenerla.
Quando conviene davvero
Richiedere la riduzione contributiva INPS non è sempre la scelta più saggia per tutti. È vero che permette di risparmiare sul versamento dei contributi fissi, ma abbassa anche l’importo dei contributi accreditati per il calcolo della pensione. Chi si trova all’inizio dell’attività, o prevede di restare nel regime forfettario per un tempo limitato, può trovare conveniente questa opzione per contenere i costi.
Tuttavia, chi intende costruirsi una pensione piena, o ha già versamenti ridotti per via di carriere discontinue, dovrebbe riflettere bene. La riduzione contributiva INPS riduce il punteggio contributivo annuale, allungando di fatto i tempi per maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata.
Riduzione contributiva INPS e regime forfettario: vantaggi fiscali combinati
L’attrattiva principale del regime forfettario è l’imposta sostitutiva ridotta, pari al 5% per le start-up nei primi cinque anni o al 15% in tutti gli anni successivi. Abbinare a questa aliquota agevolata la riduzione contributiva INPS consente di contenere ulteriormente il carico fiscale complessivo.
Molti piccoli imprenditori e artigiani optano per questa combinazione per abbassare al minimo tasse e contributi nei primi anni di attività, quando spesso i guadagni sono modesti e le spese di avvio significative. Tuttavia, anche in questo caso serve pianificazione. La riduzione di imposte e contributi deve essere bilanciata da una gestione oculata del risparmio, perché un versamento contributivo ridotto significa meno pensione domani.
Esempi pratici di calcolo
Per comprendere meglio come funziona la riduzione contributiva INPS, è utile fare un esempio numerico. Immaginiamo un artigiano in regime forfettario con un reddito di 20.000 euro. Senza riduzione, dovrebbe versare circa 3.600 euro di contributi fissi sul minimale e circa 400 euro sulla quota eccedente il minimale (20.000 – 18.415 = 1.585 euro).
Con la riduzione contributiva INPS al 35%, il totale versato scende di oltre un terzo, portando l’importo complessivo intorno a 2.600 euro. Risparmiare circa 1.000 euro di contributi fissi può fare la differenza per un artigiano che deve coprire altre spese di avvio attività o attrezzature. Tuttavia, il montante pensionistico sarà più basso di pari passo.
Quali errori evitare
Uno degli errori più comuni è pensare che la riduzione contributiva INPS si attivi automaticamente quando si apre una partita IVA in regime forfettario. Non è così: la domanda va fatta ogni anno o entro i termini di legge. Altro errore diffuso è sottovalutare l’impatto sulla pensione: molti giovani artigiani, attratti dal risparmio immediato, non calcolano che versare meno contributi oggi significa dover colmare i buchi in futuro con contributi volontari, molto più onerosi.
Anche la gestione pratica non va sottovalutata: chi sbaglia l’invio della domanda o la presenta in ritardo rischia di perdere l’agevolazione per l’intero anno. In caso di dubbi, è sempre opportuno rivolgersi a un consulente esperto.
Riduzione contributiva INPS: come cambia con le future riforme
Negli ultimi anni si è parlato di riforme strutturali per il regime forfettario e la contribuzione INPS degli autonomi. Alcuni interventi potrebbero rivedere l’aliquota contributiva standard o i limiti di accesso alla riduzione contributiva INPS. L’obiettivo dichiarato è rendere più equo il sistema e incentivare i giovani imprenditori a non rinunciare alla copertura pensionistica.
È possibile che in futuro la riduzione contributiva INPS venga sostituita da meccanismi di calcolo più flessibili, legati al reddito effettivo, senza bisogno di domande annuali. Per questo motivo è importante restare aggiornati sulle novità legislative e leggere con attenzione le circolari INPS e le leggi di Bilancio.
Conclusioni
In sintesi, la riduzione contributiva INPS al 35% rappresenta una risorsa preziosa per chi avvia una piccola attività in regime forfettario, specialmente per artigiani e commercianti. Permette di ridurre significativamente il costo dei contributi fissi, liberando liquidità da investire nell’impresa o da destinare ad altre spese di gestione.
Tuttavia, va usata con consapevolezza: chi punta a costruire una pensione piena deve considerare il minor accredito contributivo. In molti casi, è consigliabile integrare la contribuzione INPS ridotta con versamenti volontari o piani di previdenza integrativa.
Il consiglio finale è di pianificare bene la propria posizione con un commercialista esperto in regime forfettario. Solo così potrai valutare se la riduzione contributiva INPS sia davvero conveniente per te e se esistono alternative più adatte ai tuoi obiettivi di lungo termine.
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