Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: guida per chi è in regime forfettario

Il secondo acconto imposta sostitutiva 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali più importanti dell’anno per chi lavora con partita IVA e applica il regime forfettario. Il versamento riguarda l’anticipo dell’imposta sostitutiva dovuta per il periodo d’imposta 2026 e, per molti contribuenti, deve essere effettuato entro il 30 novembre 2026.

Capire come funziona il secondo acconto imposta sostitutiva, quale importo versare, quale codice tributo utilizzare nel modello F24 e come distinguere l’acconto dal saldo è fondamentale per evitare errori e organizzare correttamente la liquidità della propria attività.

*Nel regime forfettario, infatti, l’imposta sostitutiva viene determinata applicando al reddito imponibile il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. L’aliquota ordinaria è generalmente del 15%, mentre per le nuove attività che rispettano specifiche condizioni può essere applicata l’aliquota del 5% per il periodo agevolato previsto dalla legge. *

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: che cos’è e perché si paga

Il secondo acconto imposta sostitutiva 2026 non è una nuova imposta e non rappresenta un ulteriore tributo rispetto a quello già dovuto dal contribuente.

Si tratta di un anticipo dell’imposta sostitutiva che sarà determinata definitivamente con riferimento al reddito prodotto nel 2026. Il sistema degli acconti permette infatti di versare nel corso dell’anno una parte dell’imposta che sarà poi verificata con la dichiarazione dei redditi.

Per chi applica il regime forfettario, il meccanismo è particolarmente importante perché l’imposta sostitutiva prende il posto dell’IRPEF e delle relative addizionali secondo le regole proprie del regime.

La normativa stabilisce che il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi o compensi percepiti il relativo coefficiente di redditività, differenziato in base all’attività esercitata. Sul reddito così determinato viene applicata, in via ordinaria, l’imposta sostitutiva del 15%.

Secondo acconto imposta sostitutiva e differenza tra saldo e acconto

È importante distinguere il saldo dall’acconto.

Il saldo riguarda l’imposta effettivamente dovuta per un determinato anno, calcolata sulla base dei dati definitivi. L’acconto, invece, è un versamento anticipato rispetto alla determinazione definitiva dell’imposta.

Nel 2026, quindi, il contribuente che versa il secondo acconto sta anticipando una parte dell’imposta sostitutiva relativa al periodo d’imposta 2026.

Il saldo relativo al 2026 sarà invece determinato successivamente, con la dichiarazione dei redditi relativa a quell’anno.

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: quando si paga

La scadenza ordinaria del secondo acconto imposta sostitutiva 2026 è il 30 novembre 2026.

La data deve essere distinta da quella del primo acconto, che viene normalmente versato insieme al saldo dell’anno precedente secondo le scadenze previste per le imposte sui redditi.

Per chi applica il regime forfettario, il secondo acconto viene versato tramite modello F24, utilizzando il codice tributo specifico previsto dall’Agenzia delle Entrate.

L’appuntamento di novembre è particolarmente importante perché il contribuente deve avere già programmato la liquidità necessaria. Il secondo acconto, infatti, può rappresentare una somma significativa, soprattutto per chi durante l’anno ha registrato una crescita dei compensi.

L’Agenzia delle Entrate identifica espressamente il codice 1791 come quello relativo all’«imposta sostitutiva sul regime forfetario – acconto seconda rata o in unica soluzione».

Secondo acconto imposta sostitutiva: quale codice tributo usare nel modello F24

Per il secondo acconto imposta sostitutiva del regime forfettario il codice tributo da utilizzare è 1791.

L’Agenzia delle Entrate indica che il codice deve essere inserito nella sezione Erario del modello F24.

Per il pagamento relativo al 2026, nel campo dell’anno di riferimento deve essere indicato 2026. La stessa Agenzia, nell’esempio ufficiale di compilazione del modello F24, riporta proprio il codice 1791 associato all’anno d’imposta 2026.

Il quadro dei principali codici utilizzati per l’imposta sostitutiva del regime forfettario è quindi il seguente:

Codice tributoUtilizzo
1790Prima rata dell’acconto
1791Seconda rata dell’acconto o acconto in unica soluzione
1792Saldo dell’imposta sostitutiva

La stessa Agenzia delle Entrate conferma la distinzione tra 1790, 1791 e 1792 nella propria banca dati dei codici tributo.

Secondo acconto imposta sostitutiva: come compilare l’F24

Nel modello F24, per il secondo acconto, bisogna prestare attenzione soprattutto a tre elementi: codice tributo, anno di riferimento e importo.

Il codice è 1791, la sezione è Erario e l’anno di riferimento, per il pagamento dell’acconto 2026, è 2026.

Il campo relativo a rateazione/regione/provincia/mese di riferimento non deve essere compilato per questo tributo, secondo le indicazioni riportate dall’Agenzia delle Entrate.

Un controllo accurato prima dell’invio dell’F24 è quindi importante, soprattutto per evitare di indicare erroneamente l’anno 2025 anziché il 2026.

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: come si calcola

Uno degli aspetti più delicati riguarda il calcolo dell’importo.

In linea generale, con il metodo storico, l’acconto complessivo viene determinato prendendo come riferimento l’imposta sostitutiva risultante dall’anno precedente.

Se, per esempio, dall’ultima dichiarazione risulta un’imposta sostitutiva di 3.000 euro e il contribuente applica il metodo storico, l’acconto complessivo per il 2026 può essere pari a 3.000 euro.

L’acconto viene normalmente suddiviso tra la prima e la seconda rata. La ripartizione ordinaria è 40% per la prima rata e 60% per la seconda rata, secondo le regole applicabili agli acconti delle imposte sui redditi.

Nel nostro esempio, quindi:

3.000 euro × 40% = 1.200 euro

per la prima rata e:

3.000 euro × 60% = 1.800 euro

per il secondo acconto imposta sostitutiva 2026.

L’importo di 1.800 euro rappresenterebbe quindi il secondo versamento dell’acconto, da effettuare entro il 30 novembre 2026.

Secondo acconto imposta sostitutiva: metodo storico e metodo previsionale

Il contribuente può trovarsi a valutare due diversi criteri per determinare l’acconto: il metodo storico e il metodo previsionale.

Il metodo storico è generalmente il più semplice. Si prende come riferimento l’imposta dell’anno precedente e si determina l’acconto sulla base di quella somma.

Il metodo previsionale, invece, parte dalla stima dell’imposta che sarà effettivamente dovuta per l’anno in corso.

Questa seconda possibilità può essere interessante quando l’attività ha subito un cambiamento significativo.

Quando può essere utile il metodo previsionale

Immaginiamo un professionista che nel 2025 abbia avuto un anno particolarmente positivo, con un’imposta sostitutiva elevata, ma che nel 2026 abbia perso alcuni clienti importanti.

Se il reddito previsto per il 2026 è sensibilmente più basso, il contribuente può valutare il metodo previsionale, sempre che la stima sia attendibile e venga effettuata con la necessaria prudenza.

Il vantaggio consiste nel non anticipare somme eccessivamente elevate rispetto all’imposta che si prevede realmente di dover pagare.

Il rischio, però, è quello di sottostimare l’imposta.

Se durante l’anno l’attività riprende e il reddito finale risulta molto superiore rispetto alla previsione utilizzata per l’acconto, potrebbe emergere una differenza da versare e, nei casi previsti, conseguenze in termini di sanzioni e interessi.

Per questo motivo il metodo previsionale dovrebbe essere utilizzato soltanto quando esistono dati sufficientemente attendibili.

Secondo acconto imposta sostitutiva: un esempio pratico per il regime forfettario

Supponiamo che una consulente in regime forfettario abbia determinato per il 2025 un’imposta sostitutiva di 4.000 euro.

Utilizzando il metodo storico, l’acconto complessivo per il 2026 sarebbe pari a 4.000 euro.

La prima rata, pari al 40%, sarebbe:

4.000 × 40% = 1.600 euro

La seconda rata, pari al 60%, sarebbe:

4.000 × 60% = 2.400 euro

Pertanto, entro il 30 novembre 2026, la contribuente dovrebbe versare 2.400 euro a titolo di secondo acconto, utilizzando il codice tributo 1791 e indicando come anno di riferimento il 2026.

L’esempio è naturalmente semplificato e non tiene conto di eventuali crediti, compensazioni o particolarità della posizione fiscale individuale.

Secondo acconto imposta sostitutiva: cosa succede nel primo anno di partita IVA

Una delle domande più frequenti riguarda chi ha appena aperto la partita IVA.

Nel primo anno di attività, infatti, non esiste un’imposta sostitutiva dell’anno precedente sulla quale determinare l’acconto con il metodo storico.

Di conseguenza, il contribuente che ha appena iniziato l’attività non si trova normalmente nella stessa situazione di chi opera già da diversi anni.

Il tema diventa particolarmente importante per chi apre una partita IVA nel regime forfettario perché il primo versamento significativo può arrivare l’anno successivo, quando bisogna affrontare il saldo dell’imposta relativa al primo anno e, se ne ricorrono i presupposti, gli acconti per il nuovo anno.

Questa dinamica deve essere considerata nella pianificazione finanziaria fin dall’apertura della partita IVA.

Secondo acconto imposta sostitutiva e contributi INPS: attenzione a non confonderli

Il secondo acconto imposta sostitutiva non deve essere confuso con i contributi previdenziali.

Si tratta infatti di due obblighi differenti, anche se per alcuni contribuenti possono avere scadenze coincidenti o vicine.

L’INPS ha chiarito, nella circolare n. 62 del 27 maggio 2026, che per gli iscritti alla Gestione Separata e per le altre categorie interessate i contributi a saldo e in acconto seguono le scadenze previste per le imposte sui redditi. Per il secondo acconto 2026, la scadenza indicata è il 30 novembre 2026.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, inoltre, il reddito derivante dall’attività in regime forfettario può concorrere alla base imponibile previdenziale secondo le regole previste dall’INPS.

Questo significa che il professionista non dovrebbe considerare soltanto l’imposta sostitutiva quando prepara il proprio budget di novembre.

Secondo acconto imposta sostitutiva: quanto accantonare durante l’anno

Uno degli errori più frequenti di chi lavora in regime forfettario consiste nel considerare tutti gli incassi come denaro immediatamente disponibile.

Il fatto che una fattura sia stata pagata non significa infatti che l’intero importo possa essere utilizzato liberamente.

Una parte degli incassi dovrebbe essere destinata agli obblighi fiscali e previdenziali.

Per questo motivo è utile creare durante l’anno un sistema di accantonamento. Ogni volta che arriva un pagamento, il professionista può destinare una parte dell’incasso a una riserva fiscale.

In questo modo, quando arriva novembre, il secondo acconto imposta sostitutiva non rappresenta una spesa improvvisa, ma un pagamento già programmato.

La strategia è particolarmente importante per chi ha incassi variabili, come consulenti, freelance, professionisti digitali, tecnici e lavoratori autonomi.

Secondo acconto imposta sostitutiva: attenzione alla crescita del reddito

Il metodo storico presenta un vantaggio importante: è relativamente semplice da applicare.

Tuttavia, quando l’attività cresce rapidamente, il contribuente deve ricordare che l’acconto versato sulla base dell’anno precedente potrebbe non essere sufficiente a coprire l’intera imposta che emergerà sul reddito 2026.

Se, per esempio, un professionista passa da 35.000 a 55.000 euro di compensi, l’imposta effettiva dell’anno potrebbe aumentare sensibilmente.

Il secondo acconto imposta sostitutiva non deve quindi essere interpretato come una sorta di “saldo anticipato” dell’intera fiscalità dell’anno. Al contrario, al termine del periodo d’imposta bisognerà comunque effettuare il calcolo definitivo.

Se l’imposta effettivamente dovuta sarà superiore agli acconti già versati, la differenza potrà emergere come saldo nella dichiarazione successiva.

Secondo acconto imposta sostitutiva e regime forfettario: attenzione al limite degli 85.000 euro

Il 2026 è anche un anno nel quale continua a essere fondamentale monitorare i requisiti del regime forfettario.

La normativa prevede, tra le condizioni di accesso, il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi percepiti nell’anno precedente, oltre alle altre condizioni previste dalla legge.

Per chi sta crescendo rapidamente, quindi, novembre può diventare anche un momento utile per controllare l’andamento complessivo della propria partita IVA.

Il professionista dovrebbe verificare non soltanto quanto deve pagare come secondo acconto imposta sostitutiva, ma anche quale sarà presumibilmente la propria posizione fiscale nell’anno successivo.

Una buona gestione del regime forfettario richiede infatti un monitoraggio costante degli incassi, non soltanto un controllo effettuato alla fine dell’anno.

Secondo acconto imposta sostitutiva: cosa succede se non si paga in tempo

Se il contribuente non riesce a effettuare il pagamento entro la scadenza, è importante intervenire tempestivamente.

In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, può essere valutato il ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare spontaneamente il versamento attraverso il pagamento dell’imposta dovuta, degli interessi e della sanzione ridotta secondo le regole applicabili al momento della regolarizzazione.

Il ravvedimento non dovrebbe però essere considerato una modalità ordinaria per rinviare il pagamento.

La soluzione migliore rimane quella di controllare con anticipo l’importo dovuto e predisporre per tempo il modello F24.

In caso di dubbi sull’importo o sulla propria posizione fiscale, soprattutto quando sono presenti crediti in compensazione, variazioni importanti del reddito o errori nei precedenti versamenti, è preferibile verificare la situazione con il proprio commercialista.

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: gli errori da evitare

Quando si avvicina il 30 novembre, è opportuno prestare attenzione ad alcuni errori particolarmente frequenti.

Il primo consiste nel confondere il secondo acconto con il saldo. Sono due componenti fiscali differenti e hanno codici tributo differenti.

Il secondo riguarda l’anno di riferimento. Per il secondo acconto relativo al 2026, l’anno indicato nell’F24 è 2026, come confermato dall’esempio ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

Un altro errore consiste nell’utilizzare il codice del saldo, 1792, invece del codice 1791.

Infine, bisogna evitare di calcolare l’acconto semplicemente applicando il 15% al fatturato. Nel regime forfettario, infatti, il reddito imponibile viene determinato attraverso il coefficiente di redditività previsto per l’attività, tenendo conto delle regole relative ai contributi previdenziali deducibili.

Secondo acconto imposta sostitutiva: come prepararsi al 30 novembre 2026

Arrivare preparati alla scadenza significa innanzitutto conoscere con sufficiente anticipo l’importo da versare.

Chi applica il regime forfettario dovrebbe quindi verificare l’imposta sostitutiva dell’anno precedente, controllare gli acconti già versati, valutare l’eventuale utilizzo del metodo previsionale e verificare la propria situazione previdenziale.

È inoltre opportuno controllare il modello F24 prima dell’invio, verificando codice 1791, anno 2026 e importo.

La programmazione è particolarmente importante perché il pagamento di novembre può arrivare in un periodo nel quale il professionista deve sostenere anche altre spese.

Creare una riserva fiscale durante l’anno permette di evitare che un obbligo perfettamente prevedibile si trasformi in un problema di liquidità.

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: conclusioni

Il secondo acconto imposta sostitutiva 2026 è un appuntamento fondamentale per chi applica il regime forfettario.

La scadenza ordinaria è il 30 novembre 2026 e il pagamento deve essere effettuato tramite modello F24. Il codice tributo da utilizzare per la seconda rata dell’acconto è il 1791, mentre l’anno di riferimento per il versamento relativo al 2026 è 2026.

Il calcolo dell’acconto deve essere affrontato distinguendo tra metodo storico e metodo previsionale. Il primo utilizza come riferimento l’imposta dell’anno precedente, mentre il secondo tiene conto della previsione dell’imposta relativa all’anno in corso.

Per chi sceglie il metodo storico, l’acconto complessivo viene normalmente ripartito tra prima rata e seconda rata, con la seconda quota generalmente pari al 60% dell’acconto complessivo.

Non bisogna inoltre dimenticare i contributi previdenziali, che per alcuni contribuenti possono avere una scadenza coincidente con quella del secondo acconto fiscale. L’INPS ha infatti confermato per il 2026 il termine del 30 novembre per il secondo acconto contributivo degli iscritti alle gestioni interessate.

La regola più importante, in definitiva, è quella della programmazione. Chi accantona periodicamente una parte degli incassi, monitora il reddito e controlla con anticipo gli F24 arriva alla scadenza di novembre con molta più tranquillità.

Il secondo acconto imposta sostitutiva non dovrebbe quindi essere considerato una sorpresa, ma una componente ordinaria della gestione economica di una partita IVA in regime forfettario.

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