Come prepararsi per uscire dal regime forfettario e passare al regime ordinario senza rischi fiscali, amministrativi e organizzativi.
Molti professionisti e titolari di partita IVA scelgono di entrare nel forfettario per la sua semplicità e convenienza fiscale. Tuttavia, non sempre è possibile restarvi a lungo. Uscire dal regime forfettario può diventare obbligatorio quando si superano determinate soglie di ricavi, quando cambiano le condizioni personali o quando conviene, per ragioni strategiche, passare a un regime ordinario. Non tutti vivono questa transizione con serenità: spesso si teme l’aumento della burocrazia e del carico fiscale. Eppure, se pianificata con metodo, la fuoriuscita dal forfettario può rivelarsi un’opportunità di crescita.
Uscire dal regime forfettario: limiti e cause di esclusione automatica
Prima di capire come uscire dal regime forfettario, è importante sapere in quali casi la legge impone di farlo. La causa più comune è il superamento della soglia di ricavi o compensi stabilita, attualmente fissata a 85.000 euro annui. Se durante l’anno si incassa di più, l’anno successivo si viene automaticamente esclusi dal forfettario e si entra nel regime ordinario. Un’altra causa frequente riguarda le spese per lavoro dipendente o collaboratori: se queste superano i 20.000 euro annui, si perde il diritto all’agevolazione. Anche partecipare a società di persone o controllare SRL con attività simile comporta l’obbligo di uscire dal regime.
Quando conviene farlo volontariamente
Non sempre si è costretti a uscire dal regime forfettario. A volte è una scelta consapevole. Può accadere che l’attività cresca a tal punto da rendere più conveniente il regime ordinario, che permette di scaricare costi reali, dedurre spese per attrezzature, collaboratori e consulenti. Questo è un fattore importante per attività con alti costi fissi. Inoltre, chi lavora con clienti business potrebbe preferire fatturare con IVA, per offrire maggiore competitività ai propri servizi. Infine, uscire dal regime forfettario può essere vantaggioso quando si vuole strutturare un team o aprire una società.
Come pianificare la transizione
Chi decide di uscire dal regime forfettario dovrebbe farlo in modo pianificato. Il primo consiglio è coinvolgere un commercialista esperto, per analizzare il volume d’affari e stimare la convenienza di un cambio di regime. Occorre calcolare l’impatto delle nuove aliquote IRPEF progressive, dell’IVA e dei contributi previdenziali. È importante anche verificare come cambiano le scadenze fiscali e gli adempimenti contabili. Passare all’ordinario implica una contabilità più complessa, obbligo di fatturazione elettronica e dichiarazioni IVA trimestrali.
Uscire dal regime forfettario: cosa fare se si supera la soglia di ricavi
Uno dei casi più comuni di uscita automatica è il superamento della soglia dei ricavi. Se, ad esempio, un professionista incassa 95.000 euro, dovrà comunicare la variazione all’Agenzia delle Entrate e adeguarsi al regime ordinario dal 1° gennaio dell’anno successivo. Ciò significa prepararsi in anticipo: dotarsi di un software di fatturazione elettronica, valutare la registrazione di libri contabili, aprire una posizione IVA corretta e aggiornare contratti e preventivi.
Uscire dal regime forfettario: errori da evitare
Affrontare la transizione senza errori è fondamentale. Uno degli sbagli più frequenti è non monitorare i ricavi incassati. Molti contribuenti confondono ricavi e fatturato: nel forfettario conta l’incassato reale, non le fatture emesse. Un altro errore è non considerare l’aumento del carico contributivo: passare dal contributo forfettizzato alla contribuzione piena può avere un impatto significativo sulla liquidità. Infine, è rischioso sottovalutare l’importanza della contabilità: nel regime ordinario la tenuta corretta dei registri IVA e dei libri contabili è obbligatoria.
Uscire dal regime forfettario: come gestire i nuovi obblighi IVA
Uno dei passaggi più delicati quando si decide di uscire dal regime forfettario è la gestione dell’IVA. Mentre nel forfettario l’IVA non si applica, nel regime ordinario diventa obbligatoria: bisogna addebitarla ai clienti, detrarla sulle fatture di acquisto e versarla periodicamente. Questo implica l’adozione di un sistema gestionale adeguato, la formazione sui registri IVA e una pianificazione attenta dei flussi di cassa per evitare carenze di liquidità al momento dei versamenti trimestrali o mensili.
Uscire dal regime forfettario: contributi INPS e gestione previdenziale
Chi esce dal forfettario deve ricalcolare anche i contributi previdenziali. Se prima godeva di una riduzione del 35% per artigiani e commercianti, con il passaggio all’ordinario tale riduzione decade. Inoltre, per chi era iscritto alla Gestione Separata, l’aliquota resta ma bisogna tenere conto dell’aumento del reddito imponibile, che cambia in base alle deduzioni. Valutare questi aspetti evita di ritrovarsi con brutte sorprese a fine anno.
Uscire dal regime forfettario: esempi pratici di transizione
Facciamo un esempio: un freelance in regime forfettario incassa 82.000 euro l’anno, ma prevede una crescita significativa nei prossimi mesi grazie a nuovi contratti. Invece di rischiare di superare la soglia di ricavi a sorpresa, può decidere di uscire dal regime forfettario a inizio anno fiscale e passare all’ordinario. Così avrà tempo per adeguarsi a livello contabile, scegliere un software gestionale e impostare la nuova strategia fiscale.
Non bisogna vedere l’uscita dal forfettario come una punizione. Il regime ordinario consente di dedurre spese reali, scaricare costi di marketing, formazione, attrezzature, collaboratori e consulenze. Inoltre, l’IVA diventa uno strumento per recuperare l’imposta pagata sugli acquisti. Questo è un vantaggio competitivo per chi ha spese importanti o investimenti ricorrenti. Un professionista strutturato, con clienti business, spesso preferisce un regime ordinario per offrire un prezzo netto più competitivo grazie alla detrazione dell’IVA.
Conclusione
Il consiglio principale per chi deve uscire dal regime forfettario è di non farsi cogliere impreparato. È utile definire un piano di transizione insieme al proprio consulente fiscale, valutare la nuova organizzazione interna e stimare le risorse da destinare a commercialista, software e gestione IVA. È importante anche informare i clienti delle variazioni di fatturazione e aggiornare eventuali preventivi.
Molti temono che uscire dal regime forfettario sia una perdita di convenienza. In realtà può rappresentare l’inizio di una nuova fase di sviluppo per l’attività. Se l’impresa cresce, aumentano le spese e si consolidano collaborazioni, il regime ordinario diventa uno strumento per ottimizzare i costi e pianificare la crescita. L’importante è non improvvisare ma farsi guidare da chi conosce bene la materia fiscale.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.




