Aggiornato a ottobre 2026 con le scadenze INPS relative ai contributi previdenziali
Per chi apre o gestisce un’attività di vendita, il rapporto tra regime forfettario e commercianti è uno dei temi fiscali più importanti del 2026. Il motivo è semplice: nel commercio il forfettario è spesso vantaggioso per la tassazione, ma i contributi INPS della Gestione Artigiani e Commercianti restano una componente pesante e quasi inevitabile del costo complessivo. L’Agenzia delle Entrate conferma che il regime forfetario continua a essere applicabile fino a 85.000 euro di ricavi o compensi, con uscita immediata oltre 100.000 euro, mentre il reddito si determina applicando il coefficiente di redditività previsto dalla tabella ATECO.
Nel 2026 la convenienza del regime forfettario per i commercianti va quindi letta con attenzione. Da un lato c’è la semplicità fiscale, con un’imposta sostitutiva del 15% o del 5% nei casi previsti dalla legge; dall’altro ci sono i contributi previdenziali INPS, che restano dovuti secondo le regole della Gestione Artigiani e Commercianti. L’INPS ha pubblicato gli importi per il 2026 e ha confermato che le aliquote contributive di finanziamento sono fissate al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti, con ulteriori regole sul minimale di reddito e sulle scadenze di versamento.
Forfettario e commercianti: cosa cambia nel 2026
Nel tema forfettario e commercianti, il primo punto da chiarire è che il commerciante in regime agevolato non smette di avere obblighi previdenziali solo perché il regime fiscale è semplificato. Il regime forfettario semplifica il calcolo delle imposte dirette, ma non cancella l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti, né le contribuzioni fisse e variabili collegate al reddito. L’INPS, nella comunicazione del 9 febbraio 2026, richiama infatti gli importi dovuti per il 2026, le aliquote di riferimento e il fatto che i contributi vanno versati mediante F24 secondo le scadenze indicate nella circolare.
Per i commercianti, la convenienza dipende quindi da un equilibrio molto concreto: il fatturato, il margine reale dell’attività, la soglia di permanenza nel forfettario e il peso dei contributi INPS. Il regime può essere ottimo quando i costi di struttura sono bassi e i ricavi non sono troppo compressi dalle commissioni o dagli acquisti, ma diventa meno leggero se il margine è stretto e il contributo previdenziale assorbe una parte consistente del guadagno. Questa lettura non è teorica: è la conseguenza diretta della struttura del regime e delle aliquote 2026 pubblicate dagli enti competenti.
Forfettario e commercianti: il coefficiente di redditività del 40%
Nel forfettario e commercianti, il calcolo del reddito imponibile parte dal coefficiente di redditività. La tabella ufficiale dell’Agenzia delle Entrate indica che per il commercio all’ingrosso e al dettaglio il coefficiente è del 40% per molte attività ricomprese nei codici ATECO del commercio al dettaglio e all’ingrosso.
Questo significa che, in termini pratici, non si tassa tutto il fatturato, ma solo il 40% dei ricavi. Se un commerciante incassa 60.000 euro in un anno, il reddito imponibile forfettario sarà 24.000 euro prima dei contributi previdenziali. Questo meccanismo aiuta a capire perché il forfettario può essere conveniente per il commercio, ma anche perché la convenienza non si misura solo sulla tassa finale: il contributo INPS resta una voce essenziale da mettere a budget. La struttura del regime è definita proprio dalla combinazione tra coefficiente di redditività e imposta sostitutiva, come ribadito dalle istruzioni e dai documenti dell’Agenzia delle Entrate.
Forfettario e commercianti: contributi INPS e minimali 2026
La parte più delicata del rapporto tra forfettario e commercianti è quasi sempre quella dei contributi INPS. L’INPS ha confermato per il 2026 che l’aliquota di finanziamento delle gestioni pensionistiche è pari al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti; quest’ultima aliquota incorpora anche l’aliquota aggiuntiva dello 0,48% destinata all’indennizzo in caso di cessazione dell’attività commerciale senza diritto alla pensione di vecchiaia, oltre al contributo per maternità pari a 0,62 euro mensili.
L’INPS specifica inoltre che i contributi vanno calcolati sui minimali e massimali di reddito e che gli importi si versano con i modelli F24. Sempre nella comunicazione 2026, l’Istituto ricorda che gli over 65 già pensionati continuano a beneficiare della riduzione del 50% degli importi dovuti.
Forfettario e commercianti: quando il minimale pesa davvero
Per capire quanto pesa il minimale, bisogna ricordare che il 2026 conferma un minimale di reddito utile per l’accredito contributivo pari a 18.808,00 euro per la Gestione commercianti e artigiani, come richiamato dall’INPS nelle istruzioni e nelle circolari di sistema.
Da questi dati si ricava il cuore del problema: anche un commerciante in regime forfettario che fatturi poco non è esente dai contributi minimi. In pratica, il minimale fa sì che il costo previdenziale non scenda sotto una certa soglia, salvo riduzioni specifiche previste per categorie particolari. Per un’attività commerciale in fase iniziale, questo può incidere molto sulla liquidità; per un’attività già avviata, invece, è un costo strutturale da considerare nel prezzo di vendita.
Se si prende come riferimento il minimale di 18.808 euro, la contribuzione teorica su base minima risulta molto significativa. Calcolando il 24% per gli artigiani si ottiene un importo di 4.513,92 euro, a cui l’INPS aggiunge il contributo maternità mensile; per i commercianti, con aliquota complessiva del 24,48%, l’importo minimo teorico sale ancora, sempre prima delle eventuali riduzioni o agevolazioni. Si tratta di un calcolo utile per capire la convenienza del regime, anche se la cifra finale dipende dalle regole concrete della gestione previdenziale e dal profilo del soggetto iscritto.
Forfettario e commercianti: come leggere la convenienza reale
La convenienza del forfettario e commercianti non si esaurisce nel confronto tra aliquota fiscale e aliquota INPS. Bisogna guardare il margine vero dell’attività. Un commerciante che lavora con margini molto bassi potrebbe trovarsi con un vantaggio fiscale apparente ma con un costo previdenziale che riduce molto il reddito netto. Al contrario, chi ha un buon margine e costi gestibili beneficia pienamente del 40% di imponibile forfettario e della semplicità contabile del regime.
Un altro elemento da valutare è la crescita del fatturato. Il forfettario resta valido fino a 85.000 euro, ma il commercio può crescere rapidamente, soprattutto online o con vendite ripetute. In caso di superamento della soglia, il contribuente esce dal regime e passa a una fiscalità ordinaria più complessa. L’Agenzia delle Entrate conferma la soglia di permanenza e l’uscita immediata oltre 100.000 euro.
Forfettario e commercianti: il caso degli over 65 già pensionati
Un aspetto interessante della normativa 2026 riguarda gli over 65 già pensionati. L’INPS conferma che gli artigiani e gli esercenti attività commerciali già pensionati presso le gestioni dell’Istituto continuano a beneficiare anche nel 2026 della riduzione del 50% dei contributi dovuti.
Per chi rientra in questa categoria, il tema forfettario e commercianti cambia sensibilmente: il costo previdenziale diventa più sostenibile e il regime forfettario può risultare molto più conveniente, soprattutto se l’attività ha una struttura leggera e un buon flusso di vendite. È una delle situazioni in cui il bilanciamento tra regime fiscale e previdenza tende davvero a favore del contribuente.
Forfettario e commercianti: esempio pratico di calcolo
Per rendere concreto il ragionamento, immaginiamo un commerciante che nel 2026 incassi 50.000 euro. Applicando il coefficiente del 40%, il reddito imponibile forfettario è pari a 20.000 euro. Su questa base si applica l’imposta sostitutiva, ma prima bisogna considerare i contributi INPS della Gestione Commercianti, che nel 2026 sono regolati dall’aliquota del 24,48% e dal minimale di reddito richiamato dall’INPS.
L’esempio mostra bene perché il forfettario e commercianti richiede una pianificazione preliminare. Il fatturato non coincide con il reddito, il reddito non coincide con il netto, e il netto non coincide con ciò che resta dopo il pagamento di tutti gli oneri. Solo chi tiene insieme queste tre dimensioni può capire davvero se il regime conviene.
Contributi INPS 2026: scadenza del 17 novembre e come pagare la rata
Per chi aderisce al regime forfettario, conoscere le scadenze dei contributi previdenziali è fondamentale per evitare dimenticanze e organizzare correttamente la liquidità della propria attività. Nel calendario INPS del 2026, la data del 17 novembre 2026 riguarda il versamento della terza rata dei contributi minimi obbligatori dovuti dagli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti.
Questa scadenza, però, non si applica indistintamente a tutte le partite IVA. Le modalità di pagamento cambiano in base alla gestione previdenziale alla quale si è iscritti: un artigiano o un commerciante segue regole diverse da quelle di un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS o a una cassa previdenziale professionale.
Artigiani e commercianti: la rata INPS del 17 novembre 2026
Gli artigiani e i commercianti iscritti alle gestioni previdenziali INPS devono versare i contributi minimi obbligatori attraverso quattro rate annuali. Per il 2026, le scadenze ufficiali sono:
- 18 maggio 2026;
- 20 agosto 2026;
- 17 novembre 2026;
- 16 febbraio 2027.
La rata di novembre riguarda quindi la terza scadenza del calendario contributivo 2026. L’importo effettivamente dovuto deve essere verificato sulla propria posizione previdenziale: non è corretto indicare una cifra unica valida per tutti, perché il calcolo può dipendere dalla categoria di appartenenza, dalla posizione individuale e da eventuali agevolazioni applicabili.
Per il 2026, l’INPS ha confermato un’aliquota contributiva pensionistica del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. Queste percentuali non rappresentano, da sole, l’importo della rata di novembre: il contributo minimo viene determinato sulla base dei parametri annuali stabiliti dall’Istituto. Per il commercio è inoltre prevista la componente contributiva aggiuntiva specifica della gestione.
Come controllare l’importo e pagare con F24
Prima della scadenza, è opportuno accedere al Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti sul sito INPS e verificare gli importi dovuti e i modelli F24 disponibili per il pagamento.
La procedura pratica è la seguente:
- Accedi al portale INPS e individua il servizio dedicato ad artigiani e commercianti.
- Controlla la tua posizione contributiva e l’importo associato alla scadenza del 17 novembre 2026.
- Recupera il modello F24 predisposto per il versamento, verificando i dati identificativi e la causale contributo.
- Effettua il pagamento entro la scadenza e conserva la ricevuta.
- Se hai dubbi sull’importo o sulla presenza di eventuali riduzioni, verifica la situazione con il tuo commercialista o direttamente con l’INPS.
È preferibile utilizzare i dati riportati nella propria posizione previdenziale anziché ricostruire autonomamente la rata sulla base di percentuali generiche. L’importo può infatti non coincidere con quello di altri titolari di partita IVA, anche quando entrambi applicano il regime forfettario.
Professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS: attenzione alle differenze
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, la scadenza del 17 novembre 2026 non costituisce una rata fissa generalizzata equivalente a quella prevista per artigiani e commercianti.
In questo caso, i contributi sono normalmente calcolati sul reddito professionale e i versamenti sono collegati alle scadenze fiscali previste per il saldo e gli acconti. Per il 2026, il calendario fiscale comprende il versamento del secondo acconto entro il 30 novembre 2026, secondo le regole applicabili al singolo contribuente.
Di conseguenza, chi esercita un’attività professionale e versa i contributi alla Gestione Separata deve verificare gli importi risultanti dalla dichiarazione dei redditi e le relative scadenze, senza applicare automaticamente il calendario delle rate minime previsto per gli artigiani e i commercianti.
Anche i professionisti iscritti a una cassa previdenziale autonoma devono fare riferimento alle disposizioni del proprio ente: scadenze, contributi minimi e modalità di pagamento possono essere differenti.
Regime forfettario e contributi: cosa controllare prima di novembre
Prima di programmare il pagamento, è importante identificare correttamente la propria gestione previdenziale, controllare gli importi effettivamente dovuti e verificare se siano previste agevolazioni o particolarità legate alla propria posizione.
Il regime forfettario semplifica il calcolo delle imposte, ma non elimina gli obblighi contributivi. Per questo è utile tenere separata una quota degli incassi destinata a imposte e previdenza, così da non arrivare alle scadenze con liquidità insufficiente.
Per informazioni aggiornate, consulta le pagine ufficiali INPS dedicate a aliquote e contributi degli artigiani, aliquote e contributi dei commercianti e F24 per artigiani e commercianti.
Conclusione
Nel 2026, il rapporto tra regime forfettario e commercianti resta molto interessante, ma va letto con attenzione. Il coefficiente di redditività del 40% per molte attività di commercio, la soglia di 85.000 euro, l’uscita oltre 100.000 euro, le aliquote INPS del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, insieme al minimale di reddito e alle riduzioni per gli over 65 pensionati, costruiscono un quadro che può essere favorevole, ma solo se viene pianificato bene.
La vera domanda, quindi, non è soltanto se il forfettario sia possibile, ma se sia adatto al tipo di attività, ai margini e alla struttura dei costi. Per molti commercianti lo è; per altri, meno. La differenza la fa sempre il calcolo complessivo.
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