L’universo dell’Affiliate marketing è diventato negli ultimi anni una delle principali fonti di reddito per freelance, content creator e professionisti del web. Con la crescita di piattaforme come Amazon, Awin, ClickBank o TradeDoubler, sempre più persone guadagnano promuovendo prodotti o servizi online. Ma quando queste entrate diventano continuative e superano determinate soglie, diventa obbligatorio aprire la partita IVA.
Affiliate marketing e attività professionale
Molti iniziano a guadagnare con l’Affiliate marketing in modo occasionale, magari pubblicando link affiliati su un blog, su YouTube o sui social. Finché i guadagni restano sporadici e sotto i 5.000 euro annui, si può operare come collaboratore occasionale. Tuttavia, quando l’attività diventa continuativa, organizzata e orientata al profitto, la legge la considera una vera e propria attività economica, e quindi richiede l’apertura di una partita IVA.
Nel contesto dell’Affiliate marketing, l’Agenzia delle Entrate riconosce il lavoro come attività di promozione commerciale e pubblicitaria. Non si tratta quindi di un semplice hobby, ma di un’attività professionale a tutti gli effetti. In questo caso, il regime forfettario è la scelta più indicata per iniziare, perché consente di gestire la fiscalità in modo snello e con costi ridotti.
Passaggi pratici per mettersi in regola
Per aprire la partita IVA per Affiliate marketing, il primo passo è individuare il codice ATECO corretto. Di solito si utilizza il codice 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari, che identifica chi svolge attività promozionali per conto terzi, anche tramite mezzi digitali.
Una volta scelto il codice, è necessario:
- presentare la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS (in quanto attività senza albo professionale);
- scegliere il regime fiscale, che nel nostro caso sarà quello forfettario.
L’apertura della partita IVA può essere effettuata online o tramite un commercialista digitale, che si occuperà anche di tutte le comunicazioni iniziali e dell’iscrizione agli enti previdenziali.
Tassazione agevolata e semplificazione amministrativa
Il regime forfettario è stato introdotto per agevolare i piccoli imprenditori e i professionisti che generano redditi fino a 85.000 euro annui. Chi fa Affiliate marketing e rientra in questa soglia può quindi godere di numerosi vantaggi fiscali.
Il reddito imponibile non si calcola sulla base delle spese sostenute, ma applicando un coefficiente di redditività al totale dei ricavi. Per il codice ATECO 73.11.02, il coefficiente è 78%, il che significa che solo il 78% dei guadagni è soggetto a tassazione.
Sull’importo così determinato si applica l’imposta sostitutiva pari al 15% (o al 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano i requisiti per la startup agevolata).
Ecco un esempio pratico:
| Fatturato annuo | Reddito imponibile (78%) | Imposta sostitutiva 15% |
|---|---|---|
| € 40.000 | € 31.200 | € 4.680 |
Come si vede, il regime forfettario permette di mantenere un’imposizione molto bassa, ideale per chi lavora in Affiliate marketing e desidera massimizzare i propri margini di profitto.
Gestione dei ricavi da Affiliate marketing
Uno dei dubbi più comuni riguarda la dichiarazione dei guadagni provenienti dalle piattaforme di Affiliate marketing. Questi compensi vengono spesso corrisposti in dollari o euro, tramite bonifico bancario o PayPal, e provengono da società estere.
In regime forfettario, ogni importo ricevuto va convertito in euro e dichiarato come ricavo professionale. Anche i pagamenti provenienti da aziende non italiane vanno inclusi nel totale dei compensi.
Nel caso di committenti esteri, non si applica l’IVA (il forfettario ne è esente), ma bisogna indicare in fattura la dicitura:
“Operazione non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 7-ter del DPR 633/1972.”
È fondamentale emettere sempre una fattura elettronica, anche per clienti extra-UE, poiché dal 2024 tutti i forfettari sono obbligati all’utilizzo della fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio (SdI).
Come gestire la previdenza e calcolare i versamenti
Chi opera nel settore dell’Affiliate marketing non è iscritto a un ordine professionale e quindi deve versare i contributi alla Gestione Separata INPS.
L’aliquota contributiva per il 2025 è del 26,07%, ma, come per le imposte, anche qui l’importo si calcola sul reddito imponibile e non sull’intero fatturato.
Riprendendo l’esempio precedente:
- Fatturato annuo: € 40.000
- Reddito imponibile: € 31.200
- Contributi INPS: € 8.130 circa
Sommando imposta sostitutiva e contributi, la tassazione totale resta comunque molto più vantaggiosa rispetto ai regimi ordinari.
Cosa si può (e non si può) scaricare nel caso dell’Affiliate marketing
Nel regime forfettario, non è possibile dedurre le spese reali (come abbonamenti software, pubblicità, strumenti di lavoro o corsi di formazione). Tuttavia, queste spese vengono già considerate in modo forfettario nel calcolo del reddito imponibile, grazie al coefficiente di redditività.
Chi lavora nel campo dell’Affiliate marketing, quindi, non dovrà preoccuparsi di conservare ricevute e giustificativi ai fini fiscali, anche se è sempre consigliabile farlo per una gestione interna ordinata.
Come emettere fattura per le commissioni di Affiliate marketing
Immaginiamo un affiliato che riceva 1.000 euro di commissioni da un’azienda italiana. In questo caso, dovrà emettere una fattura elettronica con:
- intestazione al committente;
- importo del compenso in euro;
- dicitura “Operazione in franchigia da IVA – Regime forfettario art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”;
- ritenuta d’acconto non applicabile.
Per commissioni provenienti da piattaforme estere, come Amazon Associates o ClickBank, la fattura andrà emessa al netto dell’IVA e dovrà includere la dicitura per operazioni fuori campo IVA.
In entrambi i casi, il pagamento ricevuto, anche se proveniente da conti esteri, rientra nel reddito imponibile ai fini del regime forfettario.
Lavorare con piattaforme estere senza problemi fiscali
Una caratteristica tipica dell’Affiliate marketing è la collaborazione con aziende e reti di affiliazione internazionali. Questo non rappresenta un problema, purché si rispettino alcune regole fiscali di base.
Chi opera con clienti europei deve iscriversi al VIES (Vat Information Exchange System) per poter emettere fatture intracomunitarie. Nel caso di clienti extra-UE, è sufficiente indicare la residenza fiscale del committente e la natura del servizio nel documento contabile.
Il regime forfettario semplifica molto la gestione di questi rapporti, eliminando quasi del tutto la burocrazia tipica dell’IVA e rendendo il sistema ideale per chi lavora nel digital marketing e collabora con realtà estere.
I vantaggi del forfettario per chi fa Affiliate marketing
Il regime forfettario si conferma la scelta più efficiente per chi inizia una carriera nell’Affiliate marketing. I principali vantaggi sono:
- tassazione leggera (5% o 15%);
- contributi previdenziali proporzionali al reddito;
- nessun obbligo IVA o ritenuta d’acconto;
- contabilità estremamente semplice;
- accesso a servizi digitali di commercialista online a costi contenuti.
Grazie a queste caratteristiche, anche i professionisti che lavorano da casa o in smart working possono gestire la loro attività in modo regolare e sostenibile, concentrandosi sulla crescita dei propri canali di affiliazione.
Conclusione
Aprire la partita IVA per Affiliate marketing può sembrare complicato, ma con il regime forfettario diventa un percorso accessibile e sostenibile. Le agevolazioni fiscali, la burocrazia ridotta e la possibilità di gestire tutto online rendono questo modello ideale per chi lavora nel digitale.
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