Diventare architetto libero professionista rappresenta per molti una tappa naturale dopo la laurea e l’abilitazione. L’apertura della partita IVA consente di lavorare in autonomia, collaborare con studi professionali, partecipare a gare, progetti e concorsi pubblici, oltre che offrire consulenze e servizi a clienti privati.
In questo contesto, il regime forfettario è spesso la scelta più conveniente per chi inizia la libera professione, perché garantisce una tassazione agevolata e adempimenti amministrativi ridotti. Tuttavia, aprire una partita IVA da architetto comporta alcuni passaggi obbligatori e scelte strategiche importanti, come l’iscrizione all’ordine professionale e alla cassa previdenziale dedicata.
Requisiti per esercitare la professione di architetto
Per poter esercitare legalmente come architetto, è necessario soddisfare alcuni requisiti fondamentali. Il primo è il conseguimento della laurea magistrale in architettura e il superamento dell’esame di Stato che abilita all’esercizio della professione. Successivamente è obbligatoria l’iscrizione all’Albo degli Architetti, requisito indispensabile per poter svolgere attività professionali autonome.
Una volta completati questi step, l’architetto può decidere di aprire la partita IVA per esercitare come libero professionista. Molti scelgono questa strada per poter lavorare su progetti personali, collaborare con altri professionisti o affiancare attività di docenza e consulenza tecnica.
Come aprire partita IVA per architetto in regime forfettario
L’apertura della partita IVA per architetto è un’operazione semplice ma va eseguita correttamente per evitare errori fiscali o previdenziali. Il primo passo è la compilazione e trasmissione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, indicando l’attività che si intende svolgere e il regime fiscale scelto.
Per un architetto, il codice ATECO più utilizzato è il 71.11.00 – Attività degli studi di architettura. Questo codice identifica in modo preciso la professione e consente di aderire al regime forfettario se vengono rispettati i requisiti previsti dalla normativa.
La partita IVA può essere aperta online, tramite un commercialista o direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per molti giovani professionisti, la scelta del regime forfettario rappresenta un vantaggio concreto perché semplifica la gestione contabile e riduce l’impatto fiscale nei primi anni di attività.
Architetto e regime forfettario: vantaggi fiscali e semplificazioni
Il regime forfettario è pensato per liberi professionisti e piccole imprese che non superano un determinato limite di ricavi annui, attualmente fissato a 85.000 euro. Per un architetto, questo regime offre diversi vantaggi.
Il reddito imponibile non si calcola sottraendo i costi effettivi, ma applicando un coefficiente di redditività stabilito per il settore professionale, pari al 78%. Ciò significa che solo il 78% dei ricavi concorre alla formazione del reddito imponibile. Su questa base si applica l’imposta sostitutiva al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se si rientra nei requisiti delle nuove attività.
Oltre alla tassazione agevolata, il forfettario garantisce l’esonero da IVA, IRAP e ritenuta d’acconto, e comporta meno adempimenti contabili. Questo significa che un architetto può concentrarsi maggiormente sulla propria attività professionale, dedicando meno tempo alla burocrazia.
Iscrizione alla Cassa di Previdenza degli Architetti
Uno degli obblighi fondamentali per un architetto con partita IVA è l’iscrizione alla Inarcassa, la cassa di previdenza specifica per architetti e ingegneri liberi professionisti. L’iscrizione va effettuata entro 90 giorni dall’apertura della partita IVA.
Inarcassa prevede il versamento di un contributo soggettivo, un contributo integrativo calcolato sul fatturato e un contributo di maternità. Anche chi si trova nel regime forfettario deve versare i contributi previdenziali, ma può beneficiare di agevolazioni, soprattutto nei primi anni di iscrizione.
In alternativa, chi non raggiunge determinati volumi di attività può iscriversi alla gestione separata dell’INPS, ma questa opzione è meno comune per gli architetti che esercitano stabilmente la libera professione.
Quanto costa aprire partita IVA per architetto
Uno dei dubbi più frequenti riguarda i costi legati all’apertura e alla gestione di una partita IVA da architetto. L’apertura della partita IVA in sé è gratuita, ma ci sono costi da considerare:
- la quota annuale per l’iscrizione all’Albo professionale;
- i contributi previdenziali a Inarcassa;
- l’eventuale compenso del commercialista per la gestione fiscale;
- eventuali polizze assicurative professionali obbligatorie.
Un altro elemento importante è la gestione del flusso di cassa: nel regime forfettario, non essendoci IVA, l’architetto deve tenere conto che gli importi fatturati sono netti e che le imposte e i contributi andranno accantonati manualmente per evitare difficoltà nei pagamenti.
Architetto e regime forfettario: esempi pratici di tassazione
Per comprendere meglio i vantaggi del regime forfettario per un architetto, vediamo un esempio numerico.
Supponiamo che un architetto incassi 40.000 euro in un anno. Con il coefficiente di redditività del 78%, la base imponibile sarà di 31.200 euro. Applicando l’imposta sostitutiva al 15%, l’imposta da pagare sarà pari a 4.680 euro, a cui si aggiungono i contributi previdenziali.
Se invece l’architetto rientra nei requisiti per l’aliquota al 5%, l’imposta scende a 1.560 euro. Questo rende il forfettario estremamente competitivo, specialmente per chi si trova nella fase iniziale della carriera.
Fatturazione e adempimenti per l’architetto forfettario
Nel regime forfettario, l’architetto non è obbligato ad addebitare l’IVA ai propri clienti e non è soggetto a ritenuta d’acconto. Ogni fattura emessa deve riportare una dicitura specifica che attesti l’applicazione del regime agevolato e l’esonero da IVA.
Dal 2022 è obbligatoria la fatturazione elettronica, anche per i forfettari, con trasmissione dei documenti al Sistema di Interscambio. Gli adempimenti si riducono sostanzialmente alla conservazione delle fatture, alla tenuta di un registro cronologico dei ricavi e alla presentazione della dichiarazione dei redditi annuale.
Questo livello di semplicità amministrativa è uno dei principali motivi per cui molti architetti optano per il regime forfettario, almeno nelle prime fasi della propria attività.
Architetto e collaborazioni: come gestire progetti e compensi
Un architetto libero professionista può collaborare con altri professionisti o con studi di architettura, senza vincoli di subordinazione. Queste collaborazioni possono avvenire attraverso incarichi professionali o contratti di consulenza, sempre con regolare fatturazione.
È importante ricordare che il regime forfettario prevede delle limitazioni: non si può essere dipendenti e lavorare in modo quasi esclusivo per lo stesso datore di lavoro per cui si è stati assunti negli anni precedenti. Inoltre, bisogna prestare attenzione al superamento dei limiti di ricavi per non perdere l’accesso al regime agevolato.
Collaborare in modo strategico consente a un architetto di ampliare le proprie opportunità professionali e di diversificare le entrate, costruendo un network di contatti solido nel tempo.
Quando conviene davvero il regime forfettario per un architetto
Il regime forfettario è particolarmente vantaggioso per un architetto che si trova nelle fasi iniziali della carriera, quando il volume dei ricavi è ancora contenuto e non ci sono costi particolarmente elevati da sostenere. L’assenza di IVA, l’imposta sostitutiva ridotta e la semplicità contabile permettono di concentrarsi sull’attività professionale senza essere schiacciati dalla burocrazia.
Con l’aumento dei ricavi e dei costi, potrebbe essere utile valutare un passaggio a un regime ordinario, che consente di dedurre le spese effettive e recuperare l’IVA sugli acquisti. Ogni situazione va valutata singolarmente, anche con l’aiuto di un commercialista esperto nel settore professionale degli architetti.
Architetto e incentivi per giovani professionisti
Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi incentivi fiscali per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro autonomo. Per un architetto under 35 che apre partita IVA, esistono agevolazioni contributive e la possibilità di applicare l’aliquota del 5% per i primi cinque anni.
Questi strumenti possono alleggerire notevolmente il peso fiscale e previdenziale, rendendo più sostenibile l’avvio della libera professione. Inoltre, ci sono bandi regionali, finanziamenti agevolati e crediti d’imposta per chi avvia attività innovative o in aree svantaggiate.
Conclusione
Aprire partita IVA per architetto in regime forfettario può rappresentare una scelta strategica per chi desidera esercitare la libera professione con costi contenuti e minore burocrazia. Questo regime consente di avviare la propria attività in modo sostenibile, godendo di vantaggi fiscali e amministrativi importanti.
Naturalmente, è fondamentale conoscere tutti gli obblighi previsti, dalla fatturazione elettronica all’iscrizione a Inarcassa, e pianificare con attenzione la gestione finanziaria. Con la giusta organizzazione, il regime forfettario può essere un trampolino di lancio ideale per costruire una carriera solida e indipendente come architetto.
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