Diventare avvocato significa affrontare una serie di adempimenti professionali e fiscali che vanno ben oltre l’iscrizione all’Albo. Tra le prime decisioni da prendere c’è quella relativa all’apertura della partita IVA per avvocato, indispensabile per organizzare correttamente l’attività professionale e gestire fatturazione, imposte e contributi. Per molti professionisti, soprattutto nei primi anni di attività, il regime forfettario rappresenta una delle possibilità più interessanti da valutare. Si tratta infatti di un regime fiscale semplificato pensato per le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che rispettano determinati requisiti. Aprire una partita IVA, però, non significa semplicemente richiedere un numero all’Agenzia delle Entrate. Un avvocato deve considerare anche la Cassa Forense, la gestione della fatturazione, il codice ATECO corretto, gli obblighi dichiarativi e il modo in cui la scelta del regime fiscale inciderà sulla propria attività.
Partita IVA per avvocato: quando è necessario aprirla
La partita IVA per avvocato è necessaria quando l’attività professionale viene esercitata in modo abituale e organizzato.
Un avvocato che svolge stabilmente attività di consulenza, assistenza e rappresentanza legale non può considerare i propri compensi come semplici prestazioni occasionali. L’esercizio abituale della professione richiede infatti una corretta posizione fiscale e previdenziale.
L’apertura della partita IVA permette di identificare fiscalmente l’attività professionale e consente di gestire correttamente i compensi ricevuti dai clienti.
L’avvio dovrebbe quindi essere pianificato prima di iniziare concretamente l’attività, valutando non soltanto gli aspetti fiscali, ma anche quelli previdenziali e professionali.
Partita IVA per avvocato e iscrizione all’Albo
Un elemento da non confondere è il rapporto tra partita IVA e iscrizione all’Albo degli avvocati.
La partita IVA riguarda il profilo fiscale dell’attività, mentre l’iscrizione all’Albo riguarda l’abilitazione e l’esercizio della professione forense.
Per un professionista che esercita effettivamente la professione di avvocato, i due aspetti devono essere considerati insieme. L’iscrizione all’Albo comporta inoltre specifici obblighi previdenziali nei confronti di Cassa Forense.
Secondo il vademecum fiscale 2026 di Cassa Forense, gli avvocati iscritti a un Albo professionale sono obbligatoriamente iscritti alla Cassa, con decorrenza dalla data di iscrizione all’Albo.
Partita IVA per avvocato: quale codice ATECO utilizzare
Uno dei primi aspetti da verificare quando si apre una partita IVA per avvocato riguarda il codice ATECO.
Dal 2025 è entrata in vigore la classificazione ATECO 2025, adottata operativamente per le finalità amministrative dal 1° aprile 2025.
Per l’attività legale il riferimento è il codice 69.10.10 – Attività legali e giuridiche. La classificazione comprende, tra le altre attività, la rappresentanza legale davanti ai tribunali e agli altri organi giudiziari, l’assistenza e rappresentanza nei processi civili e penali, la consulenza giuridico-legale e la mediazione legale.
La corretta individuazione del codice ATECO è importante perché consente di descrivere in maniera coerente l’attività esercitata e contribuisce a determinare alcuni aspetti fiscali collegati alla posizione del professionista.
È comunque opportuno verificare il codice sulla base dell’attività effettivamente svolta, soprattutto quando lo studio offre servizi ulteriori o presenta caratteristiche particolari.
Partita IVA per avvocato e regime forfettario: è possibile?
Una delle domande più frequenti riguarda proprio la possibilità di aprire una partita IVA per avvocato in regime forfettario.
La risposta è sì, quando il professionista possiede i requisiti previsti dalla normativa.
Il regime forfettario può essere applicato dalle persone fisiche che esercitano attività professionali e che rispettano, tra le altre condizioni, il limite previsto per ricavi o compensi. La normativa vigente stabilisce un limite di 85.000 euro annui, mentre è previsto un limite di 20.000 euro lordi per determinate spese relative al personale e ai collaboratori.
Esiste inoltre una soglia ulteriore particolarmente importante: se nel corso dell’anno i compensi percepiti superano 100.000 euro, il regime forfettario cessa di avere applicazione nello stesso anno, con le conseguenze previste dalla normativa anche ai fini IVA.
Per un avvocato che sta iniziando l’attività, quindi, il regime forfettario può rappresentare una soluzione fiscalmente interessante, ma deve essere valutato in relazione alla situazione personale e professionale.
Partita IVA per avvocato in regime forfettario: come funziona la tassazione
Nel regime forfettario non vengono dedotte analiticamente le singole spese sostenute dallo studio come avviene nel regime ordinario.
Il reddito imponibile viene determinato applicando al compenso percepito il coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata.
Sul reddito così determinato viene applicata, in linea generale, un’imposta sostitutiva del 15%. Per le nuove attività, quando ricorrono tutte le condizioni previste dalla normativa, può essere applicata l’aliquota ridotta del 5% per il periodo previsto dalla legge.
La scelta del regime forfettario deve però essere valutata anche considerando i contributi previdenziali e la struttura dei costi dello studio.
Aprire partita IVA per avvocato: come si calcolano le tasse
Quando si parla di partita IVA per avvocato, uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che l’imposta venga calcolata semplicemente applicando il 15% a tutto ciò che è stato fatturato.
Nel regime forfettario il meccanismo è diverso.
Il punto di partenza sono i compensi percepiti, sui quali viene applicato il coefficiente di redditività previsto per l’attività professionale. Solo successivamente viene determinata la base imponibile sulla quale calcolare l’imposta sostitutiva.
A questa impostazione si aggiunge la componente previdenziale, che per l’avvocato assume particolare importanza perché l’iscrizione all’Albo comporta l’iscrizione a Cassa Forense.
Di conseguenza, per valutare quanto realmente rimane al professionista, non è sufficiente guardare alla percentuale dell’imposta sostitutiva.
Bisogna considerare imposte, contributi previdenziali e costi effettivi dello studio.
Partita IVA per avvocato e Cassa Forense: cosa sapere
La Cassa Forense rappresenta uno degli elementi che differenziano la posizione dell’avvocato da quella di molti altri professionisti.
L’iscrizione all’Albo comporta infatti l’iscrizione obbligatoria alla Cassa secondo le regole previdenziali applicabili agli avvocati. Cassa Forense precisa inoltre che l’iscrizione viene deliberata d’ufficio sulla base della comunicazione dell’Ordine competente.
Questo significa che chi decide di aprire una partita IVA per avvocato deve inserire nella propria pianificazione finanziaria anche i contributi previdenziali.
Il costo fiscale complessivo dell’attività, quindi, non coincide con la sola imposta sostitutiva.
Partita IVA per avvocato: attenzione ai contributi previdenziali
La previdenza deve essere considerata fin dall’inizio.
Un giovane avvocato potrebbe infatti concentrarsi soprattutto sui costi immediati dello studio, come affitto, software, utenze, formazione e strumenti professionali, sottovalutando il peso dei contributi.
Cassa Forense prevede specifiche regole per i giovani professionisti. La guida dedicata ai neo-avvocati evidenzia, per esempio, particolari agevolazioni contributive per i primi anni di iscrizione quando ricorrono i requisiti previsti dal regolamento.
Questo aspetto può essere particolarmente interessante per chi apre una partita IVA subito dopo l’ingresso nella professione, ma deve essere valutato in base all’età, alla decorrenza dell’iscrizione e alla situazione individuale.
Partita IVA per avvocato: vantaggi del regime forfettario
Per un avvocato che inizia l’attività, il regime forfettario può presentare alcuni vantaggi.
Il primo riguarda la relativa semplicità del sistema fiscale. Rispetto al regime ordinario, il professionista può beneficiare di una gestione contabile più semplice e di un sistema di determinazione del reddito basato sul coefficiente di redditività.
Un altro elemento interessante è la presenza dell’imposta sostitutiva, che sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali secondo le regole del regime.
Il regime può quindi essere particolarmente interessante quando lo studio è nella fase iniziale e i compensi sono ancora contenuti.
Questo non significa, però, che il forfettario sia automaticamente la soluzione migliore per ogni avvocato.
Partita IVA per avvocato: quando il regime forfettario può non essere conveniente
La scelta deve essere valutata considerando la situazione concreta.
Un avvocato potrebbe avere costi professionali elevati, come collaboratori, personale, locazione di uno studio importante, strumenti tecnologici, consulenze o altre spese.
Nel regime forfettario, infatti, i costi non vengono normalmente dedotti analiticamente dal reddito secondo la logica del regime ordinario. La fiscalità è costruita sul coefficiente di redditività.
Di conseguenza, quando la struttura dello studio diventa più complessa e le spese effettive aumentano, può essere necessario confrontare attentamente regime forfettario e regime ordinario.
La convenienza non dovrebbe quindi essere determinata guardando esclusivamente all’aliquota del 15% o del 5%.
Come aprire partita IVA per avvocato
L’apertura della partita IVA per avvocato richiede la presentazione della dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate attraverso la procedura prevista per le persone fisiche.
In questa fase vengono indicati i dati del professionista, la data di inizio dell’attività, il codice ATECO e il regime fiscale scelto, quando la scelta può essere effettuata in sede di apertura.
La procedura può essere gestita direttamente dal professionista oppure attraverso un intermediario abilitato, come il commercialista.
Per evitare errori, soprattutto quando si tratta della prima apertura, è consigliabile definire preventivamente il corretto inquadramento fiscale e previdenziale.
Non bisogna infatti arrivare alla compilazione della richiesta senza avere già chiarito quale attività si intende esercitare e quale regime fiscale risulta più adatto.
Partita IVA per avvocato e fatturazione dei clienti
Una volta aperta la partita IVA, l’avvocato dovrà organizzare correttamente la fatturazione dei compensi professionali.
Ogni incarico dovrebbe essere gestito in modo da avere sotto controllo compensi, eventuali anticipazioni, spese, documentazione e pagamenti.
Nel regime forfettario la fatturazione presenta inoltre caratteristiche fiscali specifiche rispetto a quella del regime ordinario.
Per questo motivo è importante predisporre fin dall’inizio un sistema ordinato per la gestione delle fatture elettroniche, degli incassi e della documentazione dello studio.
Una buona organizzazione amministrativa permette di evitare che la gestione fiscale diventi un problema quando arriva il momento della dichiarazione dei redditi.
Partita IVA per avvocato: un esempio pratico
Immaginiamo un giovane avvocato che avvii il proprio studio e percepisca nel corso dell’anno 40.000 euro di compensi.
Se possiede tutti i requisiti richiesti, potrebbe valutare l’accesso al regime forfettario.
Il calcolo fiscale non consisterebbe semplicemente nell’applicare il 15% ai 40.000 euro. Occorrerebbe prima applicare il coefficiente di redditività previsto per l’attività professionale e determinare quindi il reddito imponibile.
Successivamente bisognerà considerare l’imposta sostitutiva e la posizione previdenziale presso Cassa Forense.
L’esempio dimostra perché, quando si valuta una partita IVA per avvocato, bisogna distinguere tra compensi, reddito fiscale, imposta e contributi.
Sono grandezze differenti e confonderle può portare a una valutazione errata della reale convenienza dell’attività.
Partita IVA per avvocato: attenzione alla soglia degli 85.000 euro
Uno degli aspetti da monitorare durante l’anno riguarda il limite di accesso e permanenza nel regime forfettario.
La soglia ordinaria è attualmente pari a 85.000 euro di ricavi o compensi, mentre il superamento dei 100.000 euro comporta la cessazione del regime nello stesso anno secondo le regole previste dalla normativa.
Per un avvocato con uno studio in crescita questo controllo diventa particolarmente importante.
Un aumento dei clienti e dei compensi è naturalmente un risultato positivo, ma deve essere accompagnato da una corretta programmazione fiscale.
Monitorare gli incassi mese dopo mese permette di capire se ci si sta avvicinando alle soglie previste e di evitare di arrivare alla fine dell’anno senza sapere quale sarà il proprio inquadramento fiscale.
Partita IVA per avvocato: quanto costa realmente
Alla domanda “quanto costa aprire una partita IVA per avvocato?” non esiste una risposta unica.
L’apertura della posizione fiscale in sé non rappresenta necessariamente il costo principale dell’attività. Le spese più significative possono riguardare la gestione contabile, la previdenza, l’organizzazione dello studio e tutti gli strumenti necessari per esercitare la professione.
Bisogna poi considerare i costi dell’iscrizione all’Albo, che variano in base all’Ordine di appartenenza, e gli obblighi previdenziali connessi all’iscrizione a Cassa Forense.
La stessa Cassa Forense segnala che la quota annuale di iscrizione all’Albo varia da città a città e deve essere verificata presso l’Ordine competente.
Per questo motivo, prima di aprire una partita IVA, è utile costruire un vero e proprio budget dello studio professionale.
Aprire partita IVA per avvocato: la pianificazione è fondamentale
Aprire una partita IVA per avvocato non dovrebbe essere considerato un semplice adempimento burocratico.
È il momento in cui il professionista inizia a costruire la struttura economica della propria attività.
La scelta del regime forfettario, la verifica del codice ATECO, la gestione della fatturazione e il rapporto con Cassa Forense sono tutti elementi che devono essere considerati nel loro insieme.
Per un giovane avvocato può essere particolarmente utile partire con un sistema semplice di monitoraggio degli incassi, delle spese, delle imposte e dei contributi, aggiornandolo periodicamente.
In questo modo diventa più facile capire quanto si guadagna realmente e quanto deve essere accantonato per gli obblighi fiscali e previdenziali.
Partita IVA per avvocato e regime forfettario: conclusioni
La scelta di aprire una partita IVA per avvocato rappresenta uno dei primi passaggi importanti per chi decide di esercitare autonomamente la professione forense.
Il regime forfettario può essere una soluzione interessante per molti professionisti che rispettano i requisiti previsti dalla legge, grazie a una gestione fiscale semplificata e all’applicazione dell’imposta sostitutiva secondo le regole proprie del regime.
Non bisogna però fermarsi all’aliquota fiscale. Per valutare realmente la convenienza occorre considerare anche Cassa Forense, contributi previdenziali, costi dello studio, fatturazione, soglie di accesso e permanenza nel regime e prospettive di crescita dell’attività.
Nel 2026 è inoltre importante utilizzare correttamente la classificazione ATECO 2025, che individua per le attività legali il codice 69.10.10 – Attività legali e giuridiche.
La soluzione più prudente, soprattutto per chi è alla prima apertura, consiste quindi nel valutare preventivamente la propria situazione con un commercialista esperto di professionisti e regime forfettario, così da scegliere il corretto inquadramento fiscale e previdenziale fin dall’inizio.
Una partita IVA ben organizzata non serve soltanto a rispettare gli obblighi di legge: può diventare uno strumento fondamentale per gestire meglio lo studio, programmare le entrate e costruire in modo sostenibile la propria attività professionale.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
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