Una guida pratica per chi vuole avviare un’attività di consegne a domicilio con partita IVA, con un focus sul regime forfettario, costi, codici ATECO e vantaggi fiscali.
Negli ultimi anni il settore delle consegne a domicilio è esploso, spinto dall’e-commerce, dalle piattaforme digitali e dalle nuove abitudini di consumo. Non si tratta più soltanto di consegnare cibo dai ristoranti, ma anche di trasportare pacchi, documenti, prodotti farmaceutici e merci di vario tipo.
Chi decide di trasformare questa attività in una professione autonoma deve affrontare un passaggio fondamentale: aprire la partita IVA. Farlo correttamente significa non solo rispettare la normativa, ma anche sfruttare al meglio i vantaggi fiscali offerti dal regime forfettario.
Aprire partita IVA per consegne a domicilio: primi passi
Quando si sceglie di lavorare nel settore delle consegne a domicilio, la partita IVA diventa uno strumento indispensabile. Non basta avere un mezzo proprio e la disponibilità a lavorare: occorre inquadrare l’attività secondo la legge.
Il primo passo consiste nell’individuare il codice ATECO corretto. Per le consegne a domicilio, spesso si utilizza il codice:
- 53.20.00 – Altre attività postali e di corriere senza obbligo di servizio universale.
Questo codice è adatto a chi svolge consegne di merci e pacchi per conto terzi, ma esistono anche altri codici correlati, ad esempio nel settore dei trasporti o dei servizi alla ristorazione. La scelta del codice giusto è importante perché incide sia sul tipo di attività dichiarata sia sul coefficiente di redditività che servirà a calcolare le imposte nel regime forfettario.
Regime forfettario e consegne a domicilio: perché conviene
Uno dei vantaggi principali per chi vuole iniziare a lavorare in autonomia nel settore delle consegne a domicilio è la possibilità di adottare il regime forfettario.
Questo regime fiscale è pensato per i lavoratori autonomi e le piccole imprese con ricavi annui fino a 85.000 euro (soglia in vigore dal 2023). I benefici principali sono:
- Tassazione agevolata con un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di nuova attività.
- Semplificazione contabile, senza obbligo di tenuta della contabilità ordinaria né registri IVA.
- Calcolo forfettario del reddito, determinato applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, senza dover scaricare costi e spese effettive.
Per chi lavora nelle consegne a domicilio, questo si traduce in minori complicazioni burocratiche e in una gestione molto più semplice dei pagamenti fiscali e contributivi.
Consegne a domicilio e partita IVA: costi iniziali
Aprire una partita IVA non comporta costi diretti presso l’Agenzia delle Entrate, ma chi decide di dedicarsi alle consegne a domicilio deve considerare alcune spese accessorie.
- Contributi INPS: chi lavora con partita IVA senza iscrizione ad albi professionali di solito ricade nella Gestione Separata INPS, con un’aliquota intorno al 25,72% del reddito imponibile. In alternativa, chi apre come ditta individuale può rientrare nella Gestione Commercianti o Artigiani, dove ci sono contributi fissi minimi da versare.
- Mezzo di trasporto: scooter, bicicletta o automobile devono essere adeguati e assicurati. Per i veicoli adibiti a consegne a domicilio può essere necessario un uso professionale riconosciuto dall’assicurazione.
- Commercialista: sebbene il regime forfettario riduca la complessità contabile, affidarsi a un consulente è utile per gestire correttamente gli adempimenti e non commettere errori.
Come funziona il calcolo delle tasse per consegne a domicilio nel regime forfettario
Uno degli aspetti più importanti da capire riguarda il calcolo del reddito imponibile e delle tasse.
Per le consegne a domicilio, con il codice ATECO 53.20.00, il coefficiente di redditività previsto è generalmente del 67%. Questo significa che solo il 67% dei ricavi dichiarati sarà considerato reddito imponibile su cui applicare imposte e contributi.
Esempio pratico
Se un fattorino autonomo dichiara 30.000 € di ricavi annui da consegne a domicilio:
- Reddito imponibile = 30.000 × 67% = 20.100 €
- Imposta sostitutiva (15%) = 3.015 €
- Contributi previdenziali (circa 25,72%) = 5.170 €
Totale imposte e contributi = 8.185 €
Questo sistema, tipico del regime forfettario, consente di pagare meno tasse rispetto ad altri regimi fiscali e di semplificare notevolmente la gestione della contabilità.
Differenze tra lavoratore autonomo e collaboratore di piattaforme
Chi vuole lavorare nelle consegne a domicilio deve distinguere tra due situazioni:
- Collaborazione con piattaforme digitali come Glovo, Deliveroo o Just Eat: in questo caso il fattorino può essere assunto come lavoratore subordinato (spesso con contratti a chiamata) o come autonomo con partita IVA.
- Lavoro completamente autonomo: chi decide di offrire servizi di consegna indipendente, senza appoggiarsi a piattaforme, deve aprire partita IVA e gestire in proprio i clienti, le tariffe e l’organizzazione.
In entrambi i casi, la partita IVA con regime forfettario rimane una soluzione molto conveniente, soprattutto se l’attività ha prospettive di crescita.
Consegne a domicilio e gestione della contabilità
Uno dei punti di forza del regime forfettario applicato alle consegne a domicilio è la contabilità minimale. Non serve registrare ogni spesa o compilare registri IVA, ma basta emettere fatture ai clienti e conservare la documentazione.
Le scadenze principali da tenere a mente sono quelle relative agli acconti e saldo di imposte e contributi: saldo e primo acconto a giugno, secondo acconto a novembre. Pianificare correttamente queste uscite è fondamentale per non trovarsi con carichi fiscali troppo pesanti in un unico momento dell’anno.
Vantaggi e criticità di aprire partita IVA per consegne a domicilio
Lavorare con partita IVA nel settore delle consegne a domicilio porta con sé diversi vantaggi, ma anche qualche criticità.
Tra i vantaggi:
- Libertà di organizzare tempi e modalità di lavoro.
- Possibilità di collaborare con più clienti o piattaforme.
- Sfruttare la tassazione agevolata del regime forfettario.
Tra le criticità:
- Necessità di versare contributi previdenziali anche in caso di ricavi bassi.
- Gestione autonoma delle spese di lavoro (carburante, assicurazione, manutenzione del mezzo).
- Rischio di stagionalità o variazione dei guadagni in base alla domanda.
Consegne a domicilio e crescita professionale
Aprire la partita IVA non significa solo lavorare come singolo fattorino. Chi entra nel mondo delle consegne a domicilio con una visione imprenditoriale può ampliare la propria attività, creare una piccola flotta di collaboratori, offrire servizi personalizzati o stringere accordi con negozi locali.
In questo senso, la partita IVA e il regime forfettario possono rappresentare il trampolino di lancio per sviluppare un vero e proprio business.
Conclusioni
Il settore delle consegne a domicilio è in forte espansione e offre opportunità concrete a chi decide di lavorare in autonomia. Aprire la partita IVA è il primo passo per trasformare questa attività in un lavoro regolare e sostenibile.
Il regime forfettario rappresenta la scelta migliore per iniziare, grazie a una tassazione agevolata, alla semplificazione burocratica e alla possibilità di crescere senza dover affrontare subito un regime fiscale più complesso.
Con una buona pianificazione, la giusta scelta del codice ATECO e un’attenta gestione dei costi, le consegne a domicilio possono diventare non solo un’opportunità di guadagno, ma anche un’attività stabile e in continua crescita.
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