Negli ultimi anni il settore della formazione professionale e del coaching ha conosciuto una crescita significativa. Sempre più persone scelgono di trasformare le proprie competenze in un’attività professionale, lavorando come formatore/coach indipendente. Che si tratti di formazione aziendale, crescita personale, coaching professionale o consulenza motivazionale, molte di queste attività vengono svolte come liberi professionisti con partita IVA.
Aprire partita IVA per formatore/coach: come funziona
Aprire una partita IVA per lavorare come formatore/coach significa diventare un lavoratore autonomo che offre servizi di formazione, consulenza o supporto professionale a privati, aziende o organizzazioni.
Il primo passo consiste nell’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, operazione che può essere effettuata gratuitamente online oppure tramite un commercialista.
Una volta aperta la posizione fiscale, il professionista dovrà scegliere:
- il codice ATECO più adatto alla propria attività
- il regime fiscale, spesso il regime forfettario
- la gestione previdenziale presso l’INPS
Molti professionisti che lavorano come formatore/coach scelgono di operare in modo indipendente, offrendo sessioni individuali, corsi di formazione, workshop o percorsi di crescita personale. In questo contesto la partita IVA diventa lo strumento indispensabile per fatturare le proprie prestazioni.
Formatore/coach e regime forfettario: perché è la scelta più diffusa
Per chi inizia a lavorare come formatore/coach, il regime forfettario è spesso la scelta più conveniente.
Questo regime fiscale è stato pensato per piccole attività professionali e permette di beneficiare di una tassazione semplificata. Il principale vantaggio è l’applicazione di una imposta sostitutiva, che prende il posto di diverse imposte tradizionali come IRPEF, addizionali regionali e IRAP.
Nel regime forfettario l’imposta è pari al 15% del reddito imponibile, ma può scendere al 5% per i primi cinque anni di attività, se l’attività è realmente nuova.
Per un professionista che lavora come formatore/coach freelance, questo significa poter gestire l’attività con meno pressione fiscale nei primi anni, periodo spesso caratterizzato da una fase di crescita e costruzione del proprio portafoglio clienti.
Un altro aspetto importante riguarda la semplificazione contabile. Nel regime forfettario non è necessario gestire una contabilità complessa e non si applica l’IVA sulle fatture emesse.
Questo rende la gestione amministrativa molto più semplice rispetto al regime ordinario.
Codice ATECO per formatore/coach
Uno degli aspetti fondamentali quando si decide di aprire partita IVA per formatore/coach è la scelta del codice ATECO, cioè il codice che identifica l’attività economica svolta.
Nel settore della formazione e del coaching, i codici più utilizzati sono quelli legati alla formazione professionale e ai servizi di consulenza.
Tra i più diffusi troviamo il codice 85.59.20, che riguarda i corsi di formazione e aggiornamento professionale.
Questo codice viene spesso utilizzato da professionisti che organizzano corsi, seminari, workshop o attività formative per aziende e professionisti.
Nel caso di attività più orientate al coaching o allo sviluppo personale, può essere utilizzato anche un codice legato alla consulenza professionale.
La scelta corretta del codice ATECO è importante perché influisce sul coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario per calcolare il reddito imponibile.
Quanto paga di tasse un formatore/coach con il regime forfettario
Quando si lavora come formatore/coach con regime forfettario, la tassazione viene calcolata con un sistema semplificato.
Il reddito imponibile non si basa sulle spese effettivamente sostenute, ma su un coefficiente di redditività stabilito dalla normativa fiscale.
Nel caso della formazione professionale, questo coefficiente è generalmente pari al 78% dei ricavi.
Significa che se un formatore/coach fattura, ad esempio, 30.000 euro l’anno, il reddito imponibile sarà:
30.000 × 78% = 23.400 euro
Su questo importo verrà applicata l’imposta sostitutiva:
- 5% nei primi cinque anni, se si tratta di nuova attività
- 15% negli anni successivi
A questa imposta si aggiungono i contributi previdenziali INPS, generalmente versati alla Gestione Separata.
Questo sistema rende il regime forfettario particolarmente interessante per chi svolge attività professionali basate principalmente sulle competenze personali, come nel caso di un formatore/coach.
Formatore/coach freelance: contributi previdenziali e INPS
Oltre alle imposte, chi lavora come formatore/coach deve versare anche i contributi previdenziali.
Nella maggior parte dei casi, i professionisti che svolgono attività di formazione o coaching senza un ordine professionale di riferimento devono iscriversi alla Gestione Separata INPS.
Questa gestione previdenziale è tipica dei professionisti autonomi senza cassa professionale, come consulenti, formatori e coach.
I contributi vengono calcolati in percentuale sul reddito imponibile e servono a finanziare la futura pensione del professionista.
Anche se rappresentano una voce di costo importante, i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito, riducendo così la base su cui viene calcolata l’imposta sostitutiva del regime forfettario.
I vantaggi di lavorare come formatore/coach con partita IVA
Aprire una partita IVA per lavorare come formatore/coach offre numerose opportunità professionali.
Questo tipo di attività permette di costruire un percorso lavorativo molto flessibile, basato sulle proprie competenze e sulla propria esperienza.
Molti professionisti scelgono questa strada perché consente di lavorare con aziende, professionisti e privati, organizzando percorsi di formazione, consulenze individuali o programmi di coaching personalizzati.
Il regime forfettario rende tutto più semplice dal punto di vista fiscale, soprattutto nella fase iniziale dell’attività.
Grazie alla tassazione agevolata, alla contabilità semplificata e all’assenza di IVA, il professionista può concentrarsi maggiormente sullo sviluppo del proprio progetto professionale.
Per chi desidera lavorare come formatore/coach freelance, questo regime rappresenta spesso la soluzione più pratica e conveniente.
Quando conviene aprire partita IVA come formatore/coach
Aprire partita IVA per lavorare come formatore/coach conviene soprattutto quando l’attività diventa continuativa e organizzata.
Molte persone iniziano svolgendo attività di formazione o coaching in modo occasionale. Tuttavia, quando i compensi diventano più frequenti e si sviluppa un vero progetto professionale, la partita IVA diventa necessaria.
In questo contesto, scegliere il regime forfettario permette di iniziare con una struttura fiscale semplice e sostenibile.
Per chi ha meno esperienza imprenditoriale o sta costruendo il proprio brand personale come formatore/coach, questo regime offre la possibilità di testare il mercato e sviluppare la propria attività con costi fiscali ridotti.
Conclusione
La scelta di aprire partita IVA per formatore/coach rappresenta un passo importante per chi desidera trasformare le proprie competenze in un’attività professionale.
Grazie al regime forfettario, molti professionisti possono avviare il proprio percorso con tassazione agevolata, meno burocrazia e una gestione fiscale semplificata.
Naturalmente è sempre consigliabile valutare attentamente la propria situazione professionale e confrontarsi con un commercialista, soprattutto per scegliere il codice ATECO corretto e il regime fiscale più adatto.
Per molti professionisti della formazione e del coaching, tuttavia, la partita IVA rappresenta il punto di partenza per costruire una carriera autonoma e sostenibile nel tempo.
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