Più attività e più entrate: come gestire diversi compensi nel forfettario

Avere più attività e più entrate può rappresentare una grande opportunità per chi lavora con partita IVA. Un professionista, infatti, può affiancare alla propria attività principale consulenze, formazione, vendita di servizi digitali, attività creative o altre prestazioni professionali. Anche nel regime forfettario, tuttavia, la gestione di diverse fonti di reddito richiede attenzione. Il punto fondamentale è capire che avere più attività non significa necessariamente dover aprire più partite IVA. In molti casi, una stessa partita IVA può comprendere diverse attività, ciascuna correttamente identificata attraverso il relativo codice ATECO. Tuttavia, la presenza di più attività può incidere sul modo in cui vengono determinati i ricavi, i compensi e il reddito imponibile.

Più attività e più entrate: si possono gestire con una sola partita IVA?

Una delle prime domande che si pone chi vuole diversificare il proprio lavoro riguarda la necessità di aprire una nuova partita IVA.

In linea generale, una persona fisica può svolgere più attività attraverso la stessa partita IVA, purché le attività siano correttamente individuate e dichiarate. La partita IVA, infatti, identifica il soggetto che esercita l’attività economica, mentre i codici ATECO servono a descrivere le diverse attività svolte.

Questo aspetto è particolarmente importante nel regime forfettario, perché il codice ATECO non è soltanto una classificazione amministrativa: è collegato anche al coefficiente di redditività utilizzato per determinare il reddito imponibile.

L’ATECO 2025 è entrato in vigore dal 1° gennaio 2025 ed è stato adottato operativamente dal 1° aprile 2025. Nel 2026 è inoltre previsto un aggiornamento della classificazione, senza modifiche alla struttura, ai livelli o alle descrizioni dell’ATECO 2025, ma con aggiornamenti nelle relazioni di corrispondenza.

Di conseguenza, chi decide di aggiungere una nuova attività dovrebbe verificare attentamente quale codice ATECO rappresenti correttamente la prestazione che intende offrire.

Più attività e più entrate non significano necessariamente più partite IVA

Immaginiamo un consulente che svolga principalmente attività di consulenza aziendale, ma che inizi anche a proporre corsi di formazione online.

Se entrambe le attività sono compatibili con la sua struttura professionale, potrebbe essere possibile gestirle attraverso la stessa partita IVA, aggiungendo o aggiornando i codici necessari.

La questione, però, non deve essere affrontata soltanto dal punto di vista fiscale. Occorre verificare anche l’inquadramento professionale, previdenziale e amministrativo delle diverse attività.

Per questo, prima di aggiungere una nuova attività, è sempre opportuno verificare la corretta classificazione.

Più attività e più entrate nel regime forfettario: perché i codici ATECO sono importanti

Il rapporto tra ATECO e regime forfettario è uno degli aspetti più delicati quando si svolgono più attività.

La normativa prevede infatti che il reddito imponibile venga determinato applicando ai ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO dell’attività esercitata.

Questo significa che, se un contribuente svolge attività diverse caratterizzate da coefficienti differenti, non è corretto trattare necessariamente tutti i compensi come se fossero identici dal punto di vista fiscale.

È quindi importante sapere da quale attività proviene ciascun incasso.

Per esempio, un professionista potrebbe incassare 30.000 euro da una consulenza e 15.000 euro da un’altra attività con caratteristiche differenti. Ai fini della determinazione del reddito, bisognerà considerare correttamente la natura delle diverse entrate e applicare le regole previste.

La gestione diventa quindi più semplice se, fin dall’inizio, il professionista tiene una contabilità gestionale ordinata, anche se il regime forfettario non impone gli stessi obblighi contabili dei regimi ordinari.

Più attività e più entrate: come calcolare il reddito nel forfettario

Nel regime forfettario il reddito viene determinato secondo un meccanismo forfetario.

In termini semplificati, se un’attività genera 20.000 euro di compensi e il relativo coefficiente di redditività è, ad esempio, il 78%, il reddito forfettario collegato a quei compensi sarebbe:

20.000 × 78% = 15.600 euro

Se una seconda attività genera altri 10.000 euro e presenta un coefficiente differente, il relativo reddito dovrà essere determinato sulla base delle regole applicabili a quella specifica attività.

L’esempio è puramente illustrativo: il coefficiente effettivo dipende dall’attività e dal relativo codice ATECO.

Questo è uno dei motivi per cui più attività e più entrate richiedono un controllo maggiore rispetto a una situazione nella quale il professionista svolge un’unica attività con un solo codice.

Più attività e più entrate: come controllare la soglia del regime forfettario

Uno degli aspetti più importanti da monitorare è il totale dei ricavi e compensi percepiti.

La normativa del regime forfettario prevede attualmente una soglia ordinaria di 85.000 euro di ricavi o compensi, riferita all’anno precedente ai fini dell’accesso, insieme agli altri requisiti previsti dalla legge.

Quando si hanno più attività, il rischio di sottovalutare questa soglia aumenta.

Un professionista potrebbe infatti pensare di avere:

20.000 euro dalla consulenza;

25.000 euro dalla formazione;

15.000 euro dalla vendita di servizi digitali.

Singolarmente, nessuna attività appare particolarmente vicina alla soglia.

Complessivamente, però, i ricavi e compensi sono 60.000 euro.

È quindi il totale che deve essere monitorato, non soltanto il risultato delle singole attività.

Il controllo deve essere fatto durante l’anno

Aspettare la fine dell’anno per verificare il totale può essere rischioso.

Se il professionista sa già di avere diversi contratti in corso, dovrebbe costruire una previsione degli incassi e aggiornare il dato ogni mese.

In questo modo può capire se si sta avvicinando alla soglia di 85.000 euro e valutare per tempo eventuali conseguenze.

Il regime forfettario prevede inoltre una soglia di 100.000 euro: se i ricavi o compensi percepiti superano tale importo, il regime cessa di avere applicazione nello stesso anno e l’IVA è dovuta sulle operazioni che comportano il superamento del limite, secondo quanto previsto dalla normativa.

Per chi ha molte fonti di reddito, questo controllo diventa quindi essenziale.

Più attività e più entrate: attenzione alla data degli incassi

Nel regime forfettario assume particolare importanza il principio di cassa.

In generale, i ricavi e compensi vengono imputati al periodo d’imposta sulla base di quanto effettivamente percepito. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate spiegano infatti che nel regime forfetario ricavi e compensi vengono imputati al periodo d’imposta secondo il principio di cassa.

Questo significa che, quando si hanno diversi clienti e più attività, bisogna monitorare non soltanto gli importi delle fatture emesse, ma soprattutto quanto è stato effettivamente incassato.

Un professionista potrebbe avere emesso fatture per 80.000 euro ma averne incassati soltanto 65.000 entro la fine dell’anno.

La gestione degli incassi diventa quindi uno strumento fondamentale per controllare la propria posizione nel regime forfettario.

Più attività e più entrate: un esempio pratico

Immaginiamo una professionista che svolga tre attività attraverso la propria partita IVA.

La prima riguarda la consulenza e genera 35.000 euro di compensi. La seconda riguarda la formazione e produce 20.000 euro. La terza riguarda servizi digitali e genera altri 15.000 euro.

Il totale degli incassi è quindi:

35.000 + 20.000 + 15.000 = 70.000 euro

La professionista rimane, in questo esempio, sotto la soglia di 85.000 euro.

Ma il controllo non può fermarsi qui.

Occorre verificare quali codici ATECO corrispondono alle attività, quali coefficienti di redditività sono applicabili, quale sia la posizione previdenziale e quale sarà il reddito fiscale complessivo.

Se, durante l’anno, arrivassero altri 20.000 euro di compensi effettivamente incassati, il totale raggiungerebbe 90.000 euro.

A quel punto la situazione dovrebbe essere analizzata con particolare attenzione, perché il superamento della soglia ordinaria modifica la gestione del regime.

Più attività e più entrate: come gestire coefficienti diversi

Uno degli aspetti più interessanti, ma anche più delicati, riguarda proprio la presenza di coefficienti di redditività differenti.

Supponiamo, esclusivamente per comprendere il meccanismo, che un contribuente abbia 30.000 euro di compensi derivanti da un’attività con coefficiente del 78% e 20.000 euro derivanti da un’attività con coefficiente del 67%.

Il reddito forfettario teorico sarebbe:

30.000 × 78% = 23.400 euro

e:

20.000 × 67% = 13.400 euro

Il reddito complessivo derivante dalle due attività, prima delle ulteriori componenti previste dalla disciplina, sarebbe quindi pari a 36.800 euro.

Questo esempio evidenzia perché non sia sufficiente sommare semplicemente gli incassi e applicare un’unica percentuale.

Quando le attività sono diverse, la corretta attribuzione dei ricavi diventa essenziale.

Più attività e più entrate: il ruolo della previdenza

La diversificazione delle attività può avere conseguenze anche sul piano previdenziale.

Non tutti i professionisti hanno infatti la stessa posizione. Alcuni sono iscritti alla Gestione Separata INPS, altri a una Cassa professionale e altri ancora possono avere una struttura previdenziale differente.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata e non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria, nel 2026 l’INPS indica un’aliquota complessiva del 26,07%. Per i professionisti già pensionati o assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria, l’aliquota indicata è del 24%.

Il dato, tuttavia, non deve essere applicato automaticamente a qualsiasi contribuente.

Quando si svolgono più attività, è quindi importante capire come vengono considerate ai fini previdenziali e se confluiscono nella stessa posizione oppure seguono regole differenti.

Più attività e più entrate: come organizzare fatture e incassi

La gestione amministrativa diventa fondamentale quando aumentano i clienti e i servizi offerti.

Anche se il regime forfettario prevede semplificazioni rispetto ai regimi ordinari, il professionista dovrebbe mantenere una distinzione interna tra le diverse fonti di ricavo.

Può essere utile, per esempio, annotare ogni incasso indicando cliente, data di pagamento, attività svolta, codice ATECO di riferimento e importo.

Non si tratta soltanto di una questione fiscale.

Una gestione ordinata permette di capire quali attività producono più fatturato, quali generano maggiore redditività e quali richiedono troppo tempo rispetto al compenso ottenuto.

In questo modo la partita IVA diventa anche uno strumento di controllo del business.

Più attività e più entrate: come capire quali attività convengono davvero

Avere più fonti di reddito può ridurre la dipendenza da un singolo cliente, ma non tutte le attività sono necessariamente convenienti.

Una consulenza da 1.000 euro che richiede cinque ore può avere un valore economico molto diverso rispetto a un servizio da 1.500 euro che richiede trenta ore.

Per questo motivo è utile analizzare non soltanto i ricavi, ma anche il margine reale.

Il professionista dovrebbe chiedersi quali attività generano il miglior rapporto tra tempo, compenso, costi e complessità gestionale.

Questo ragionamento è particolarmente importante quando si decide se aggiungere una nuova attività alla partita IVA.

Più entrate possono significare maggiore sicurezza economica, ma anche più amministrazione, più clienti da gestire e maggiore complessità fiscale.

Più attività e più entrate: quando diversificare può essere una buona strategia

La diversificazione può essere molto utile quando le diverse attività sono complementari.

Un consulente potrebbe, ad esempio, offrire consulenze individuali e contemporaneamente vendere percorsi formativi. Un grafico potrebbe affiancare ai servizi tradizionali prodotti digitali. Un professionista della comunicazione potrebbe combinare consulenza, formazione e produzione di contenuti.

In questi casi, più attività e più entrate possono creare un modello di business più stabile.

Il vantaggio non è soltanto quello di guadagnare di più.

Una parte delle entrate può infatti diventare ricorrente, mentre un’altra può dipendere da progetti una tantum. Questa combinazione permette di distribuire meglio il rischio.

La diversificazione, però, deve essere pianificata.

Più attività e più entrate: attenzione alla corretta descrizione dell’attività

Aggiungere un’attività non significa scegliere casualmente un nuovo codice ATECO.

La classificazione ATECO deve rappresentare correttamente l’attività economica esercitata. L’Istat mette a disposizione il Navigatore ATECO 2025 e la relativa documentazione per individuare i codici e comprenderne la struttura.

Questo aspetto è particolarmente importante perché il codice ATECO può avere conseguenze fiscali, amministrative e previdenziali.

Quando si introduce una nuova linea di business, quindi, è consigliabile verificare prima il corretto inquadramento anziché modificare la posizione fiscale in un secondo momento.

Più attività e più entrate nel forfettario: il monitoraggio diventa indispensabile

Chi svolge una sola attività può avere una gestione relativamente semplice.

Quando entrano in gioco più servizi, clienti e fonti di ricavo, invece, il controllo deve diventare più strutturato.

È utile monitorare ogni mese il totale degli incassi, la provenienza dei compensi, l’andamento rispetto alla soglia del regime forfettario e il reddito fiscale stimato.

Questo permette di evitare una situazione molto comune: scoprire soltanto a fine anno di essere molto vicini a una soglia importante o di aver costruito un modello di business poco redditizio.

La crescita deve quindi essere accompagnata da pianificazione e controllo.

Più attività e più entrate: come trasformare la diversificazione in crescita

Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente avere più fonti di reddito.

La domanda più importante è: queste attività stanno migliorando davvero la mia situazione economica?

Se la risposta è sì, la diversificazione può diventare uno strumento di crescita molto efficace.

Il professionista può utilizzare le attività più redditizie per aumentare il proprio margine, quelle più ricorrenti per stabilizzare gli incassi e quelle più strategiche per acquisire nuovi clienti.

Il regime forfettario può accompagnare questo percorso finché vengono rispettati i requisiti previsti dalla normativa. La soglia di 85.000 euro deve però essere monitorata con attenzione, soprattutto quando gli incassi provengono da più attività.

Più attività e più entrate: la parola chiave è organizzazione

Gestire più attività e più entrate con una partita IVA in regime forfettario è possibile, ma richiede una visione più ampia rispetto alla semplice emissione delle fatture. Bisogna conoscere le attività esercitate, utilizzare correttamente i codici ATECO, distinguere i diversi compensi, applicare correttamente i coefficienti di redditività e monitorare il totale degli incassi. È altrettanto importante tenere sotto controllo imposte, contributi previdenziali, scadenze e redditività reale.

La diversificazione può essere una grande opportunità, soprattutto per chi vuole costruire una partita IVA meno dipendente da un solo servizio o da pochi clienti. Ma più entrate non devono trasformarsi in maggiore confusione. La strategia migliore consiste nel costruire un sistema nel quale ogni attività abbia un ruolo preciso e sia possibile capire quanto produce, quanto costa e quale contributo dà al reddito complessivo. In questo modo il regime forfettario non viene considerato soltanto come un regime fiscale semplificato, ma diventa parte di una gestione più consapevole della propria attività professionale.

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