Dichiarazione dei redditi 2026 regime forfettario: come controllare se il calcolo delle imposte è corretto

La dichiarazione dei redditi 2026 rappresenta un momento importante per chi lavora con partita IVA e applica il regime forfettario. Anche se questo regime fiscale è caratterizzato da una gestione contabile più semplice rispetto al regime ordinario, ciò non significa che il contribuente debba limitarsi ad accettare il risultato del calcolo senza effettuare alcuna verifica. Controllare la dichiarazione dei redditi è infatti utile per capire se i compensi sono stati riportati correttamente, se è stato applicato il giusto coefficiente di redditività, se i contributi previdenziali sono stati considerati correttamente e se l’imposta sostitutiva è stata determinata sull’importo corretto. Nel 2026 il riferimento è il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, che comprende anche il quadro LM, destinato alla dichiarazione dei redditi derivanti dalle attività esercitate in regime forfettario. L’Agenzia delle Entrate mette inoltre a disposizione Redditi PF Web, utilizzabile anche dagli imprenditori e dai professionisti che applicano il regime forfettario.

Dichiarazione dei redditi 2026: da dove parte il calcolo nel regime forfettario

Il primo elemento da verificare nella dichiarazione dei redditi 2026 è l’importo dei ricavi o compensi percepiti nel 2025.

Per chi applica il regime forfettario, infatti, il reddito non viene determinato sulla base della differenza tra ricavi e costi effettivamente sostenuti, come avviene nel regime ordinario.

Il sistema forfettario utilizza invece un coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata. Il quadro LM del modello Redditi PF è proprio quello destinato alla determinazione del reddito prodotto in regime forfetario.

Questo significa che il primo controllo da effettuare riguarda gli incassi effettivamente percepiti nell’anno di riferimento.

Non è quindi sufficiente prendere il totale delle fatture emesse nel corso del 2025. Occorre verificare quali compensi sono stati effettivamente percepiti secondo il principio previsto per il regime forfettario.

Dichiarazione dei redditi 2026 e compensi percepiti: il primo controllo

Immaginiamo un professionista che nel 2025 abbia emesso fatture per 40.000 euro, ma che al 31 dicembre abbia effettivamente incassato soltanto 35.000 euro.

Il controllo della dichiarazione dei redditi deve partire dalla corretta individuazione dell’importo fiscalmente rilevante, tenendo conto delle regole proprie del regime.

Questo passaggio è fondamentale perché un errore nella determinazione dei compensi può propagarsi a cascata su tutto il calcolo successivo.

Se viene indicato un importo superiore o inferiore a quello corretto, infatti, anche il reddito forfettario, l’imposta sostitutiva e gli eventuali acconti possono risultare errati.

Dichiarazione dei redditi 2026: controllare il coefficiente di redditività

Una volta verificato l’importo dei compensi, il secondo passaggio consiste nel controllare il coefficiente di redditività applicato.

Questo coefficiente è essenziale nel regime forfettario, perché permette di determinare il reddito imponibile senza procedere alla deduzione analitica delle singole spese sostenute per l’attività.

Per questo motivo non bisogna commettere l’errore di pensare che l’imposta sostitutiva venga calcolata semplicemente applicando il 15% al totale degli incassi.

Il procedimento è diverso.

Prima viene determinato il reddito forfettario attraverso l’applicazione del coefficiente previsto per l’attività. Successivamente, sulla base imponibile determinata secondo le regole del regime, viene calcolata l’imposta sostitutiva.

Dichiarazione dei redditi e codice ATECO: perché è importante

Il coefficiente di redditività è collegato all’attività esercitata e quindi è fondamentale che il codice ATECO utilizzato per identificare l’attività sia coerente con quella realmente svolta.

Un errore nell’inquadramento dell’attività può quindi avere conseguenze anche sul calcolo fiscale.

Nel controllo della dichiarazione dei redditi 2026, soprattutto quando il contribuente ha modificato attività, aggiunto nuovi servizi o aperto ulteriori codici ATECO, è quindi opportuno verificare che il calcolo sia stato effettuato sulla base dell’attività corretta.

Dichiarazione dei redditi 2026: come verificare l’imposta sostitutiva

Dopo aver controllato i compensi e il coefficiente di redditività, si può arrivare al passaggio successivo: la verifica dell’imposta sostitutiva.

Nel regime forfettario l’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva è generalmente pari al 15%. Per determinate nuove attività che rispettano tutte le condizioni previste dalla legge può essere applicata l’aliquota agevolata del 5%.

Anche questo elemento deve essere controllato con attenzione.

Un contribuente che ha diritto all’aliquota del 5% non dovrebbe ritrovarsi con un calcolo effettuato al 15%, mentre chi non possiede più i requisiti per l’agevolazione non dovrebbe continuare ad applicare erroneamente l’aliquota ridotta.

Il controllo della dichiarazione dei redditi deve quindi comprendere anche la verifica dell’aliquota effettivamente utilizzata.

Dichiarazione dei redditi 2026: un esempio di calcolo

Supponiamo che un professionista abbia percepito nel 2025 40.000 euro di compensi e che, per l’attività esercitata, il coefficiente di redditività applicabile sia del 78%.

Il reddito determinato secondo le regole del regime forfettario sarebbe:

40.000 × 78% = 31.200 euro

Se il contribuente è soggetto all’aliquota ordinaria del 15%, l’imposta sostitutiva teorica sarebbe:

31.200 × 15% = 4.680 euro

Si tratta però di un esempio semplificato. Nella determinazione effettiva dell’imposta bisogna considerare anche gli eventuali contributi previdenziali deducibili secondo le regole applicabili alla specifica posizione del contribuente.

Proprio per questo motivo il risultato finale della dichiarazione potrebbe essere diverso dal semplice calcolo matematico dell’esempio.

Dichiarazione dei redditi e contributi previdenziali: controllare la deduzione

Un altro controllo fondamentale riguarda i contributi previdenziali.

Per chi è iscritto a una gestione previdenziale, la posizione contributiva può incidere sulla determinazione del reddito imponibile ai fini dell’imposta sostitutiva secondo le regole previste per il regime.

Questo significa che, per verificare la dichiarazione dei redditi 2026, non basta controllare soltanto i compensi e il coefficiente di redditività.

Bisogna verificare anche quali contributi sono stati versati e se sono stati correttamente considerati nel calcolo.

La situazione può essere diversa a seconda che il contribuente sia iscritto alla Gestione Separata INPS, a una gestione artigiani o commercianti oppure a una Cassa professionale.

Per questo motivo il controllo deve essere effettuato sulla base della propria posizione previdenziale.

Dichiarazione dei redditi 2026: attenzione a saldo e acconti

Un errore frequente quando si controlla la dichiarazione dei redditi consiste nel confondere l’imposta risultante dalla dichiarazione con la somma effettivamente da pagare.

Il modello può infatti evidenziare sia il saldo dell’imposta relativa al periodo d’imposta precedente, sia gli acconti dovuti per l’anno successivo, quando ne ricorrono i presupposti.

Per comprendere quanto effettivamente bisogna versare, è quindi necessario distinguere le diverse componenti.

Un contribuente potrebbe, per esempio, avere un saldo relativamente contenuto ma trovarsi contemporaneamente a dover versare uno o più acconti.

Questo spiega perché l’importo riportato nel modello F24 possa essere diverso dall’imposta sostitutiva teoricamente calcolata sul reddito.

Dichiarazione dei redditi e acconti: controllare i versamenti già effettuati

Quando si verifica il risultato della dichiarazione dei redditi 2026, è utile controllare anche gli acconti già versati.

Bisogna quindi confrontare quanto emerge dalla dichiarazione con i pagamenti effettuati attraverso i precedenti modelli F24.

Un acconto non correttamente considerato potrebbe infatti far risultare un importo ancora da pagare quando, in realtà, una parte dell’imposta è già stata versata.

È quindi consigliabile conservare e controllare le ricevute degli F24, verificando codice tributo, anno di riferimento e importo versato.

Dichiarazione dei redditi 2026: il quadro LM è il punto centrale

Per chi applica il regime forfettario, il quadro LM rappresenta una delle parti più importanti del modello Redditi PF.

L’Agenzia delle Entrate specifica che il quadro LM deve essere utilizzato per dichiarare il reddito derivante dall’esercizio di attività commerciali oppure di arti e professioni determinato secondo le regole del regime forfetario.

Per questo motivo, quando si vuole controllare una dichiarazione dei redditi 2026 regime forfettario, il quadro LM dovrebbe essere il primo punto da analizzare.

Non bisogna però limitarsi a guardare l’importo finale dell’imposta.

È molto più utile ricostruire il calcolo partendo dai dati inseriti nei singoli campi e verificare progressivamente come si arriva al reddito imponibile e all’imposta sostitutiva.

Dichiarazione dei redditi e quadro RS: un controllo da non trascurare

Un altro elemento da verificare è il quadro RS, che contiene diversi prospetti collegati anche ai contribuenti che applicano il regime forfettario.

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono infatti specifici prospetti relativi, tra gli altri elementi, a ritenute del regime di vantaggio e del regime forfetario e ad altre informazioni richieste dalla dichiarazione.

Il quadro RS non deve quindi essere considerato un elemento secondario.

La corretta compilazione della dichiarazione richiede di verificare anche gli eventuali dati informativi richiesti in questa parte del modello, soprattutto quando la propria situazione presenta elementi particolari.

Dichiarazione dei redditi 2026: verificare il limite degli 85.000 euro

La verifica della dichiarazione dei redditi 2026 dovrebbe comprendere anche un controllo dei requisiti che consentono di applicare il regime forfettario.

Uno dei principali riferimenti è il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi previsto dalla disciplina.

La normativa prevede inoltre che, in caso di superamento della soglia di 100.000 euro, il regime cessi nello stesso anno secondo le modalità previste dalla legge. In caso di superamento degli 85.000 euro ma senza oltrepassare i 100.000 euro, la fuoriuscita opera invece dall’anno successivo.

Questo controllo è importante perché il contribuente non dovrebbe verificare soltanto se il calcolo dell’imposta è matematicamente corretto, ma anche se il regime fiscale utilizzato nella dichiarazione è effettivamente quello corretto.

Dichiarazione dei redditi e ritenute: attenzione alle situazioni particolari

Chi applica il regime forfettario deve prestare attenzione anche alle eventuali ritenute presenti nella propria posizione.

In linea generale, i compensi dei contribuenti forfettari non sono assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta, secondo le condizioni previste dalla disciplina. La dichiarazione può tuttavia richiedere l’indicazione di specifiche informazioni e ritenute in situazioni particolari.

Per questo motivo, se nel corso dell’anno sono state ricevute Certificazioni Uniche, sono stati effettuati versamenti particolari o si sono verificate situazioni non ordinarie, è opportuno confrontare la documentazione con i dati riportati nel modello.

Dichiarazione dei redditi 2026: controllare i dati prima dell’invio

Un controllo efficace della dichiarazione dei redditi dovrebbe essere effettuato prima dell’invio definitivo.

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il Redditi PF Web, che può essere utilizzato anche dai contribuenti in regime forfettario per la compilazione del quadro LM. Nel 2026 la visualizzazione del modello Redditi PF Web è disponibile dal 20 maggio e l’invio è consentito dal 27 maggio.

La disponibilità della dichiarazione in formato digitale permette quindi al contribuente di effettuare un controllo dei dati prima della trasmissione.

Il fatto che alcuni dati siano già presenti nella dichiarazione o nella precompilata, tuttavia, non significa che debbano essere accettati automaticamente senza verifica.

Il contribuente rimane infatti responsabile della correttezza dei dati dichiarati.

Dichiarazione dei redditi 2026: quali documenti confrontare

Per effettuare un controllo ragionato è utile confrontare la dichiarazione con la propria documentazione fiscale.

In particolare, bisogna verificare i registri e i prospetti degli incassi, le fatture emesse e i relativi pagamenti, la documentazione relativa ai contributi previdenziali, le eventuali certificazioni ricevute e i modelli F24 utilizzati durante l’anno.

L’obiettivo non è semplicemente verificare se il totale “sembra corretto”, ma ricostruire il percorso che porta dal dato iniziale al risultato fiscale.

Dichiarazione dei redditi e calcolo delle imposte: gli errori più frequenti

Quando si controlla una dichiarazione dei redditi 2026, alcuni errori meritano particolare attenzione.

Uno dei più comuni consiste nell’utilizzare il totale delle fatture emesse invece degli incassi effettivamente rilevanti secondo le regole del regime forfettario.

Un altro errore riguarda il coefficiente di redditività. Anche una piccola differenza nella percentuale applicata può modificare sensibilmente il reddito imponibile.

Altrettanto importante è controllare l’aliquota dell’imposta sostitutiva, soprattutto quando il contribuente ha iniziato da poco l’attività e ritiene di avere diritto all’aliquota agevolata del 5%.

Infine, non bisogna trascurare i contributi previdenziali, gli eventuali crediti, gli acconti già versati e le altre componenti che possono incidere sul risultato finale.

Dichiarazione dei redditi 2026: un esempio completo di controllo

Supponiamo che una professionista in regime forfettario abbia percepito nel 2025 50.000 euro.

Il primo controllo consiste nel verificare che i 50.000 euro corrispondano effettivamente ai compensi fiscalmente rilevanti.

Successivamente bisogna verificare il coefficiente di redditività applicabile alla sua attività. Ipotizzando, esclusivamente a fini esemplificativi, un coefficiente del 78%, il reddito forfettario sarebbe pari a:

50.000 × 78% = 39.000 euro

Se la professionista è soggetta all’aliquota del 15%, l’imposta teorica prima degli ulteriori elementi previsti dalla normativa sarebbe:

39.000 × 15% = 5.850 euro

A questo punto, però, il controllo non è terminato.

Bisogna verificare la deduzione dei contributi previdenziali, gli eventuali crediti, gli acconti già pagati e ogni altro elemento rilevante.

Il risultato definitivo della dichiarazione potrebbe quindi essere diverso dai 5.850 euro dell’esempio.

È proprio questa la ragione per cui controllare soltanto il risultato finale senza ricostruire il calcolo può essere insufficiente.

Dichiarazione dei redditi: cosa fare se il calcolo sembra sbagliato

Se dal controllo della dichiarazione dei redditi 2026 emerge una differenza rispetto ai propri calcoli, non è consigliabile modificare autonomamente un dato senza prima individuare l’origine dell’anomalia.

La prima cosa da fare è capire dove nasce la differenza.

Potrebbe trattarsi di un compenso riportato in modo errato, di un coefficiente non corretto, di un contributo previdenziale non considerato, di un acconto non contabilizzato oppure di un altro elemento della dichiarazione.

Se la dichiarazione è stata predisposta da un commercialista, il primo interlocutore dovrebbe essere il professionista che l’ha elaborata, così da ricostruire insieme il calcolo.

Se invece il contribuente ha utilizzato direttamente gli strumenti dell’Agenzia delle Entrate, è opportuno confrontare i dati con le istruzioni ufficiali del Modello Redditi PF 2026 e, quando necessario, chiedere assistenza a un professionista.

Dichiarazione dei redditi 2026 regime forfettario: perché controllare prima di pagare

La verifica è particolarmente importante prima di effettuare i versamenti collegati alla dichiarazione dei redditi.

Un errore nel calcolo può infatti ripercuotersi non soltanto sulla dichiarazione, ma anche sugli importi indicati nei relativi modelli F24.

Per questo motivo è utile controllare prima il risultato fiscale e soltanto successivamente procedere con i pagamenti.

Il controllo preventivo consente inoltre di avere una visione più precisa della propria liquidità, soprattutto quando alla somma dovuta a titolo di saldo si aggiungono gli acconti per il periodo successivo.

Dichiarazione dei redditi 2026: una verifica semplice ma completa

Controllare la dichiarazione dei redditi 2026 in regime forfettario non significa necessariamente rifare da zero tutta la dichiarazione.

È però importante verificare i passaggi fondamentali: compensi percepiti, coefficiente di redditività, reddito imponibile, contributi previdenziali, aliquota dell’imposta sostitutiva, eventuali crediti e acconti già versati.

La verifica deve poi estendersi ai requisiti del regime, compreso il limite di ricavi o compensi e le altre condizioni previste dalla normativa.

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione sia il Modello Redditi PF 2026 e le relative istruzioni, sia gli strumenti online per la compilazione e il controllo della dichiarazione.

Dichiarazione dei redditi 2026 regime forfettario: conclusioni

La dichiarazione dei redditi 2026 per chi applica il regime forfettario può sembrare semplice, ma il calcolo delle imposte deve essere comunque verificato con attenzione.

Il controllo dovrebbe partire dai compensi percepiti nel 2025, per arrivare successivamente al coefficiente di redditività, al reddito imponibile e all’imposta sostitutiva. A questi elementi devono essere aggiunti i controlli relativi ai contributi previdenziali, agli eventuali crediti e agli acconti già versati.

Il quadro LM costituisce il punto centrale per la determinazione del reddito prodotto in regime forfettario, mentre il controllo del quadro RS può essere necessario per verificare le ulteriori informazioni richieste dalla dichiarazione.

È inoltre fondamentale verificare che il contribuente possieda effettivamente i requisiti per utilizzare il regime forfettario e che il limite degli 85.000 euro sia stato correttamente monitorato.

In definitiva, la dichiarazione dei redditi non dovrebbe essere considerata soltanto un documento da inviare e archiviare. Per chi lavora con partita IVA rappresenta anche uno strumento utile per comprendere quanto ha realmente prodotto la propria attività e quanto dovrà destinare a imposte e contributi.

Un controllo accurato, effettuato prima dell’invio e dei relativi versamenti, può quindi aiutare a individuare eventuali errori e soprattutto a evitare che una semplice svista nella compilazione si trasformi successivamente in un problema fiscale.

Hai dubbi sul Regime Forfettario?

Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.

Chiedi informazioni o una Consulenza Gratuita

Dove siamo?

Risposte utili

Per i Liberi Professionisti e per i Freelance l’apertura della Partita IVA sarà immediata e verrà completata in un paio d’ ore.

Anche per i Commercianti e gli Artigiani il rilascio del numero di Partita IVA sarà immediato, mentre il completamento dell’ iscrizione al Registro Imprese avverrà in 5-7 giorni.

Avrai a disposizione un numero di telefono personale. Potrai scrivere su WhatsApp o via mail per risolvere qualsiasi dubbio o per richiedere informazioni operative.

Un nostro commercialista esperto ti risponderà nel più breve tempo possibile!

N.B.: Risponderanno PERSONE VERE alle tue domande, con assistenza telefonica diretta tutto l’anno. Nessun bot, automazione e risposte precompilate.

Il team Regime Forfettario compilerà e ti fornirà i Modelli F24 necessari per il pagamento delle tue tasse e dei tuoi Contributi.

Potrai completare in autonomia il pagamento degli F24 effettuando il versamento tramite la tua Home-Banking, oppure recandoti fisicamente in banca o alla posta.

Assolutamente no! Il nostro è un servizio di contabilità completamente online, non sarà mai necessaria la presenza fisica.

Ci occuperemo di aprire la tua Partita IVA, gestire la tua contabilità, inviare la tua dichiarazione dei redditi ed offrirti tutta la nostra assistenza completamente da remoto.

Non dovrai acquistare o fornirti di nessun software. Saremo noi a fornirti tutto e ti spiegheremo come emettere le tue fatture. Sarà semplice, veloce e perfino divertente.

Per tutti i Liberi Professionisti e Freelance l’ apertura della Partita IVA è assolutamente GRATUITA!

Per tutti i Commercianti e gli Artigiani la pratica di iscrizione al Registro Imprese comprensiva di bolli, diritti ed eventuale SCIA ha il costo di 320 Euro.

Vuoi capire davvero il Regime Forfettario?

Regime Forfettario 2026

Il regime fiscale più vantaggioso oggi in Italia, spiegato con parole semplici e zero giri di parole.

Il libro che ti mostra, passo dopo passo, come pagare meno tasse senza impazzire tra norme e burocrazia.

Siamo nati per semplificare la vita a chi ha scelto di mettersi in proprio

Aiutiamo freelance, artigiani e commercianti a gestire la partita IVA in modo semplice, umano e completamente digitale.

Crediamo nell’accessibilità, nella trasparenza e nel valore del contatto diretto. Ogni cliente è seguito da consulenti esperti, formati internamente e sempre aggiornati.

Per noi non sei un numero: sei una persona con un progetto da far crescere e prosperare.

Il regime forfettario è solo l’inizio. Il nostro obiettivo è accompagnarti verso il tuo futuro da impresa.

Contattaci ora su WhatsApp

Domande sul forfettario? Clicca qui. Posso risolvere il 99,9% dei tuoi dubbi.

Domande? Clicca qui.

Regime Forfettario 2026

Il libro che ti mostra, passo dopo passo, come pagare meno tasse senza impazzire tra norme e burocrazia.