Nel regime forfettario, i limiti di fatturato sono il punto più delicato da monitorare durante l’anno. Molti professionisti pensano che il forfettario sia un regime “sempre aperto”, semplice da gestire e senza troppe sorprese. In realtà, la soglia dei ricavi o compensi è uno degli elementi che più rapidamente può cambiare il quadro fiscale di una partita IVA. L’Agenzia delle Entrate conferma che il regime forfetario resta applicabile entro 85.000 euro di ricavi o compensi e che il superamento di 100.000 euro comporta la cessazione immediata del regime nel momento stesso in cui si supera la soglia.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: come funzionano nel 2026
Nel 2026 il regime forfettario continua a ruotare attorno a due soglie chiave: 85.000 euro e 100.000 euro. La prima soglia è quella ordinaria di accesso e permanenza nel regime; la seconda è la soglia critica che determina l’uscita immediata. L’Agenzia delle Entrate e i principali approfondimenti fiscali concordano nel dire che, se i ricavi o compensi superano 85.000 euro ma restano entro 100.000 euro, il contribuente resta nel forfettario per l’anno in corso e uscirà l’anno successivo; se invece si supera 100.000 euro, l’uscita è immediata dal momento del superamento.
Questa distinzione è fondamentale perché cambia il modo in cui si deve guardare al fatturato in corso d’anno. Non basta sapere “quanto manca alla fine dell’anno”: bisogna monitorare ogni incasso, soprattutto se si è vicini alla soglia. Il criterio rilevante, infatti, è quello dei compensi percepiti e non dell’importo delle sole fatture emesse. Per i professionisti ciò coincide con gli incassi; per le imprese, il tema va letto in relazione alla categoria e alle regole del regime forfetario, sempre con riferimento ai ricavi percepiti.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: cosa succede oltre 85.000 euro
Quando si supera la soglia di 85.000 euro ma non si oltrepassano i 100.000 euro, il regime forfettario non si interrompe subito. Il contribuente resta nel regime per tutto l’anno in cui ha superato la soglia, ma l’anno successivo dovrà adottare il regime ordinario. Questo punto è chiarito in modo ricorrente nelle guide aggiornate 2026 e nei documenti di prassi richiamati dall’Agenzia delle Entrate.
Dal punto di vista pratico, questo significa che il superamento degli 85.000 euro è un campanello d’allarme, non ancora una fuoriuscita immediata. Però non va mai sottovalutato, perché il passaggio al regime ordinario dal periodo successivo comporta un cambio di gestione fiscale importante: IVA, contabilità più articolata, imposte diverse e maggiore complessità amministrativa. Le guide di settore sottolineano che il forfettario continua per quell’anno, ma il contribuente deve prepararsi al cambio di regime già in anticipo.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: cosa succede oltre 100.000 euro
La soglia di 100.000 euro è quella più delicata. Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate chiariscono che, se i ricavi o compensi percepiti superano i 100.000 euro, il regime forfetario cessa di avere applicazione dall’anno stesso e, più precisamente, dal momento del superamento. Questo significa che non si aspetta la chiusura dell’anno: il superamento produce effetti immediati.
Per questo motivo, i limiti di fatturato nel regime forfettario non vanno letti come un numero statico da controllare a dicembre, ma come una soglia dinamica da monitorare ogni mese. Se un professionista è vicino ai 100.000 euro, il momento dell’incasso può cambiare la natura fiscale dell’attività nello stesso giorno in cui il pagamento entra nella disponibilità del contribuente. Le fonti fiscali più aggiornate insistono proprio su questo: il criterio che conta è quello dei compensi percepiti, non della semplice fattura emessa.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: il criterio di cassa
Nel forfettario, il criterio di cassa è essenziale. Significa che, per i professionisti, il fatturato rilevante coincide con gli incassi effettivi. Le guide 2025 e 2026 sul regime forfettario ricordano espressamente che, sotto questo profilo, il monitoraggio deve avvenire sui compensi realmente incassati e non soltanto sulle fatture emesse o sui lavori completati.
Questa regola è spesso la più utile anche dal punto di vista operativo: se sai che un pagamento arriverà a gennaio, quello importo non entra nei ricavi dell’anno precedente; se invece incassi a dicembre, può fare la differenza tra restare sotto gli 85.000 euro o oltrepassarli. E se l’incasso porta il totale oltre i 100.000 euro, la fuoriuscita dal regime è immediata.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: come si calcolano davvero i ricavi
I limiti di fatturato nel regime forfettario si calcolano sui ricavi o compensi percepiti, ma il calcolo preciso può cambiare in base alla natura dell’attività. Per i professionisti, come già detto, il criterio di cassa è quello prevalente; per le imprese, il tema dei ricavi va letto con attenzione in relazione alla normativa e alla natura dei proventi. L’Agenzia delle Entrate indica che il reddito imponibile si determina applicando ai ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività, mentre la soglia di accesso resta legata ai ricavi/compensi dell’anno.
Un ulteriore aspetto importante è che, nel computo della soglia, contano i ricavi o compensi percepiti nell’anno. Alcune guide fiscali aggiornate ricordano che il monitoraggio mensile è la strategia migliore per non farsi trovare impreparati, proprio perché un singolo incasso importante può far superare la soglia.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: esempio pratico
Immagina un professionista che abbia già incassato 82.000 euro a novembre. Se a dicembre incassa altri 4.000 euro, sale a 86.000 euro e supera la soglia degli 85.000 euro: resterà nel forfettario per quell’anno, ma passerà al regime ordinario l’anno dopo. Se invece quel pagamento di 4.000 euro fosse pari a 19.000 euro, portando il totale a 101.000 euro, l’uscita dal regime sarebbe immediata nel momento dell’incasso che fa superare la soglia. Questa è la differenza più importante tra le due fasce di fatturato.
Limiti di fatturato nel regime forfettario: errori da evitare
Un errore molto comune è confondere il momento dell’emissione della fattura con il momento del suo incasso. Nel forfettario, però, il criterio decisivo è quello dei compensi percepiti. Un altro errore è aspettare fine anno per verificare i limiti: chi lavora vicino agli 85.000 euro deve controllare il fatturato costantemente, altrimenti rischia di superare la soglia senza margine di manovra. Le fonti fiscali più recenti sottolineano proprio che il monitoraggio dei ricavi non serve solo per la dichiarazione, ma per la permanenza nel regime.
Un ulteriore errore è pensare che il superamento di 85.000 euro e quello di 100.000 euro abbiano le stesse conseguenze. In realtà sono due scenari diversi: nel primo, il forfettario resta valido fino a fine anno e si passa all’ordinario l’anno dopo; nel secondo, il regime salta subito nel corso dell’anno. Questa è la differenza che rende i limiti di fatturato nel regime forfettario un tema tanto importante quanto spesso sottovalutato.
Conclusione
I limiti di fatturato nel regime forfettario sono il cuore della gestione della partita IVA in regime agevolato. Le soglie di 85.000 euro e 100.000 euro non sono semplici numeri: determinano se il contribuente può restare nel forfettario, se dovrà passare al regime ordinario dal periodo successivo oppure se uscirà immediatamente dal regime nel momento stesso del superamento. L’Agenzia delle Entrate e le principali guide fiscali aggiornate al 2026 confermano che il criterio decisivo è quello dei ricavi o compensi percepiti, quindi il controllo degli incassi è essenziale.
Per questo, chi opera in regime forfettario dovrebbe abituarsi a monitorare il fatturato mese per mese, non solo per capire quante tasse pagherà, ma soprattutto per non perdere il regime senza accorgersene. La convenienza del forfettario è reale, ma funziona davvero solo quando si conoscono bene i limiti di fatturato nel regime forfettario e si gestisce il business con un po’ di anticipo.
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