Tutto quello che un avvocato deve sapere per aprire partita IVA e sfruttare al meglio il regime forfettario, tra vantaggi fiscali, limiti e aspetti pratici.
Aprire partita IVA è una scelta obbligata per chi intraprende la professione legale. L’avvocato, infatti, svolge un’attività autonoma che richiede la corretta gestione fiscale e contributiva. Negli ultimi anni, sempre più professionisti hanno scelto di aderire al regime forfettario, attratti dall’imposta sostitutiva ridotta e dalla semplificazione burocratica.
In questo articolo analizzeremo come funziona il regime forfettario per un avvocato, quali sono i vantaggi, i limiti, le regole per i contributi e gli aspetti da valutare per una scelta consapevole.
Regime forfettario: perché conviene a un avvocato?
Il regime forfettario è stato introdotto per agevolare liberi professionisti e piccoli imprenditori. Un avvocato che apre partita IVA può trovare in questo regime una soluzione vantaggiosa perché:
- beneficia di una tassazione ridotta rispetto al regime ordinario;
- gode di procedure semplificate, sia nella fatturazione che nella dichiarazione dei redditi;
- può sfruttare agevolazioni contributive, soprattutto se giovane professionista.
Il cuore del regime è rappresentato dall’imposta sostitutiva pari al 15%, che scende al 5% per i primi 5 anni in caso di nuova attività, a determinate condizioni.
Limiti di accesso al regime forfettario per un avvocato
Per poter applicare il regime forfettario, un avvocato deve rispettare specifici requisiti:
- Ricavi/compensi annui: non devono superare 85.000 euro. Questo tetto rappresenta la soglia massima oltre la quale scatta l’esclusione automatica dal regime.
- Lavoro dipendente o pensione: se l’avvocato percepisce anche redditi da lavoro dipendente o da pensione, può accedere al forfettario solo se questi non superano i 30.000 euro annui, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato.
- Spese per dipendenti o collaboratori: non devono superare 20.000 euro annui.
Questi limiti servono a mantenere il regime riservato a chi esercita la professione legale in forma individuale e con dimensioni contenute.
Calcolo del reddito imponibile per un avvocato in forfettario
Uno degli aspetti centrali è capire come si calcola il reddito. Per un avvocato che aderisce al regime forfettario non valgono le deduzioni analitiche delle spese sostenute, come avverrebbe nel regime ordinario. Il reddito imponibile si ottiene applicando un coefficiente di redditività stabilito dall’Agenzia delle Entrate. Per le professioni intellettuali, incluso l’avvocato, il coefficiente è pari al 78%.
Facciamo un esempio:
- Compensi annui: 50.000 euro
- Reddito imponibile: 50.000 x 78% = 39.000 euro
- Imposta sostitutiva al 15%: 39.000 x 15% = 5.850 euro
Se l’avvocato rientra nei primi cinque anni di attività con aliquota al 5%, l’imposta scenderebbe a soli 1.950 euro.
Contributi previdenziali per l’avvocato in forfettario
Un tema delicato è quello dei contributi previdenziali. L’avvocato iscritto all’albo deve obbligatoriamente versare alla Cassa Forense, indipendentemente dal regime fiscale scelto.
La Cassa prevede contributi minimi da versare ogni anno, anche in assenza di reddito, più una quota proporzionale sul reddito dichiarato. Questo significa che, pur aderendo al regime forfettario, l’avvocato non può beneficiare delle riduzioni INPS previste per altre categorie di professionisti.
Tuttavia, la tassazione ridotta del forfettario permette comunque di alleggerire il carico complessivo tra imposte e contributi.
Fatturazione elettronica per l’avvocato in regime forfettario
Dal 2022, anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a emettere fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
Per un avvocato, questo non rappresenta un problema insormontabile. Esistono piattaforme e software che semplificano la creazione delle fatture, consentendo di:
- compilare velocemente i dati del cliente;
- calcolare l’imposta di bollo (dovuta se l’importo supera 77,47 euro);
- inviare la fattura direttamente al SdI.
La fatturazione elettronica è anche un vantaggio, perché permette di avere una gestione ordinata delle entrate e di monitorare con facilità il raggiungimento della soglia di 85.000 euro.
Avvocato in regime forfettario e detrazioni fiscali
Un aspetto spesso trascurato riguarda le detrazioni. Nel regime forfettario non è possibile dedurre analiticamente le spese professionali, come affitto dello studio, cancelleria o spese di formazione. Tutto viene già considerato nel coefficiente di redditività del 78%.
Questo è un limite rispetto al regime ordinario, ma per un avvocato con costi contenuti il forfettario resta comunque più vantaggioso. Chi invece sostiene spese elevate potrebbe valutare se, nel medio periodo, il regime ordinario diventi più conveniente.
Vantaggi pratici per un avvocato in forfettario
Oltre all’aspetto fiscale, l’adesione al regime forfettario porta vantaggi pratici notevoli per un avvocato:
- Semplificazione degli adempimenti: niente IVA, niente ritenute d’acconto, contabilità ridotta al minimo.
- Gestione snella della partita IVA: minori costi di commercialista.
- Maggiore chiarezza sulle entrate: grazie alla fatturazione elettronica.
Questo si traduce in più tempo da dedicare alla professione e meno preoccupazioni burocratiche.
Criticità da considerare
Non mancano però alcuni aspetti critici. Per un avvocato, il regime forfettario può non essere sempre la scelta ideale. In particolare:
- chi ha spese elevate potrebbe non trarre il massimo beneficio;
- chi supera spesso gli 85.000 euro di compensi rischia di dover passare al regime ordinario;
- l’impossibilità di scaricare le spese per formazione o studio associato può pesare sul lungo periodo.
La valutazione deve quindi essere fatta caso per caso, magari con l’aiuto di un consulente fiscale.
Regime forfettario per avvocato: prospettive future
La normativa fiscale è in continua evoluzione. Negli ultimi anni, il regime forfettario è stato più volte modificato e non è escluso che in futuro vi siano nuovi limiti o agevolazioni.
Un avvocato che sceglie questo regime deve tenersi aggiornato, sia per non rischiare esclusioni improvvise, sia per cogliere nuove opportunità di risparmio fiscale.
Conclusione
Il regime forfettario per avvocato rappresenta una soluzione conveniente, soprattutto nei primi anni di attività, grazie all’imposta sostitutiva ridotta e alla semplificazione degli adempimenti. Tuttavia, non è sempre la scelta migliore: chi ha costi elevati o prospetta guadagni molto alti potrebbe valutare il passaggio al regime ordinario.
La scelta del regime fiscale resta quindi un passo strategico per ogni avvocato e va fatta con consapevolezza, considerando sia i benefici immediati sia le prospettive future della professione.
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