Scopri come funziona la Riforma dello sport: esenzione fiscale fino a 15.000€ per i lavoratori sportivi, differenze con l’esenzione INPS, impatto sul regime forfettario e casi pratici aggiornati.
La Riforma dello sport entrata in vigore nel 2023 ha segnato un punto di svolta storico per tutto il mondo sportivo dilettantistico e professionale. Per la prima volta, il legislatore ha introdotto un quadro organico e strutturato del lavoro sportivo, superando il vecchio sistema delle collaborazioni occasionali e dei compensi sportivi “ibridi”.
Uno degli aspetti più rilevanti, e più discussi, della Riforma è l’esenzione fiscale fino a 15.000€ per i lavoratori sportivi. Questa misura ha un impatto diretto su istruttori, allenatori, preparatori atletici, direttori di gara e collaboratori amministrativi, ma anche su chi opera con partita IVA in regime forfettario.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio come funziona l’esenzione fiscale prevista dalla Riforma dello sport, chi può beneficiarne, come si coordina con l’esenzione contributiva INPS e quali sono le implicazioni pratiche nel 2025–2026.
Il nuovo quadro normativo del lavoro sportivo
La Riforma dello sport nasce con l’obiettivo di:
- riconoscere dignità giuridica al lavoro sportivo
- distinguere in modo chiaro il lavoro dilettantistico da quello professionale
- introdurre tutele previdenziali e assicurative
- semplificare il trattamento fiscale dei compensi
Con i decreti legislativi attuativi, il legislatore ha definito in modo preciso chi è un lavoratore sportivo e quali attività rientrano in questa categoria.
Le figure coinvolte dalla riforma
Secondo la Riforma dello sport, è considerato lavoratore sportivo chi svolge, verso un corrispettivo, attività:
Tecniche e didattiche
Istruttori, allenatori, preparatori atletici, maestri, tecnici sportivi.
Direttive e arbitrali
Direttori di gara, arbitri, giudici di gara.
Amministrativo-gestionali
Collaboratori che supportano ASD e SSD nella gestione organizzativa.
Queste figure possono operare come lavoratori subordinati, autonomi o come collaboratori sportivi, a seconda della natura del rapporto.
Riforma dello sport: come funziona l’esenzione fiscale fino a 15.000€
Uno dei pilastri della Riforma dello sport è l’introduzione di una esenzione fiscale sui compensi sportivi fino a 15.000€ annui.
Questo significa che:
- i compensi percepiti come lavoratore sportivo
- fino alla soglia di 15.000 € lordi annui
- non concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF
Si tratta di una misura pensata per sostenere il settore dilettantistico e favorire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro sportivo.
Ambito di applicazione
L’esenzione fiscale si applica solo ai redditi derivanti da lavoro sportivo, così come definito dalla Riforma.
Riforma dello sport ed esenzione fiscale: cosa NON include
È fondamentale chiarire che l’esenzione fino a 15.000€:
- non si applica automaticamente a tutti i redditi
- non riguarda i compensi fatturati con partita IVA
- non è una flat tax, ma una vera e propria esclusione dal reddito imponibile
Se l’attività sportiva viene svolta in modo abituale e professionale, con partita IVA, i compensi non rientrano nell’esenzione e seguono le regole ordinarie del regime forfettario.
Riforma dello sport e regime forfettario: come convivon
Molti lavoratori sportivi operano con partita IVA in regime forfettario e collaborano anche con ASD o SSD. In questo caso è essenziale distinguere le due tipologie di reddito.
Compensi sportivi fino a 15.000€
Se il rapporto è inquadrato come lavoro sportivo e non come prestazione professionale abituale:
- i compensi fino a 15.000€ sono esenti da IRPEF
- non rientrano nel reddito del regime forfettario
- non concorrono al limite degli 85.000€
Attività sportiva svolta con partita IVA
Se l’attività è professionale e continuativa:
- i compensi devono essere fatturati
- rientrano nei ricavi del regime forfettario
- non beneficiano dell’esenzione fiscale della Riforma dello sport
Differenza tra esenzione fiscale e esenzione INPS
Uno degli errori più comuni è confondere:
- esenzione fiscale fino a 15.000€
- esenzione contributiva INPS fino a 5.000€
Esenzione fiscale (15.000€)
Riguarda l’IRPEF e deriva dalla Riforma dello sport.
Esenzione contributiva (5.000€)
Riguarda i contributi previdenziali e si applica ai compensi sportivi fino a tale soglia.
Superati i 5.000€, scattano i contributi INPS sulla parte eccedente, anche se fiscalmente esente fino a 15.000€.
Esempio pratico: applicazione della Riforma dello sport
Luca è istruttore sportivo e collabora con una ASD.
Nel 2026 percepisce:
- 12.000€ come lavoratore sportivo
- nessuna partita IVA per questa attività
In questo caso:
- 0 € di IRPEF, perché sotto i 15.000€
- 0 € di contributi INPS, perché sotto i 5.000€? No:
- fino a 5.000€ → esente
- da 5.001 a 12.000€ → contributi INPS dovuti sulla parte eccedente
La Riforma dello sport tutela fiscalmente il reddito, ma non elimina completamente gli obblighi contributivi.
Riforma dello sport e dichiarazione dei redditi
I compensi sportivi:
- vanno indicati in dichiarazione, anche se esenti
- non concorrono alla base imponibile IRPEF fino a 15.000€
- servono per la corretta ricostruzione del reddito complessivo
In presenza di regime forfettario, è fondamentale separare correttamente le due tipologie di reddito.
Le criticità più frequenti
Tra gli errori più diffusi:
- confondere compensi sportivi e compensi professionali
- applicare l’esenzione a compensi fatturati
- non comunicare il superamento delle soglie
- ignorare gli obblighi contributivi oltre i 5.000€
Una cattiva gestione può portare a recuperi fiscali e sanzioni.
Continuità normativa
Nel 2025 e 2026:
- l’esenzione fiscale fino a 15.000 € resta confermata
- la soglia contributiva INPS resta a 5.000€
- il Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche resta centrale
- il coordinamento con il regime forfettario rimane invariato
La Riforma dello sport è ormai strutturale e non più sperimentale.
Conclusione
La Riforma dello sport ha introdotto un sistema più equo e trasparente per il lavoro sportivo, offrendo un’importante esenzione fiscale fino a 15.000€. Tuttavia, questa agevolazione va gestita con attenzione, soprattutto quando il lavoratore sportivo ha o valuta l’apertura della partita IVA in regime forfettario.
Capire quando si applica l’esenzione, quando no e come coordinare i diversi redditi è fondamentale per evitare errori e sfruttare appieno i benefici della riforma. Con una corretta pianificazione, la Riforma può diventare un vero alleato per chi lavora nello sport.
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