Riforma regime forfettario: le ipotesi di intervento per rendere più equo, sostenibile e dinamico il regime forfettario, tra soglie, aliquote e semplificazioni
Il contesto e le esigenze di riforma del regime forfettario
Il regime forfettario è diventato in pochi anni uno strumento privilegiato per migliaia di professionisti e piccoli imprenditori, grazie alla semplicità e ai vantaggi fiscali che offre. Tuttavia, l’evoluzione del mercato del lavoro e le mutate esigenze di gettito dello Stato hanno spinto vari soggetti — dalle forze politiche alle associazioni di categoria — a mettere sul tavolo una serie di Proposte di riforma del regime forfettario per il 2025. L’obiettivo comune è rendere il regime più sostenibile per le casse pubbliche e al tempo stesso più flessibile e adeguato alle esigenze dei contribuenti.
Aumento delle soglie di fatturato
Una delle ipotesi maggiormente dibattute riguarda l’innalzamento della soglia di ricavi e compensi da 85.000 € a 100.000 € o addirittura 120.000 € annui. Questa proposta nasce dalla convinzione che molti liberi professionisti stiano superando il tetto tradizionale pur restando nella fascia delle “piccole attività”, e che un’estensione della soglia permetterebbe di mantenere in regime forfettario quei contribuenti che altrimenti sarebbero “cacciati” in regime ordinario. L’aumento della soglia vorrebbe quindi ampliare la platea dei beneficiari senza intaccare le entrate complessive, puntando sul fatto che chi fattura fino a 120.000 € resta comunque lontano dalle fasce IRPEF superiori.
Introdurre aliquote progressive
Accanto all’estensione del tetto, alcune Proposte di riforma del regime forfettario suggeriscono di spezzare l’attuale aliquota unica del 15 % (e del 5 % per le startup) in scaglioni progressivi: ad esempio una prima fascia fino a 50.000 € al 10 %, una seconda fino a 85.000 € al 15 % e un’eventuale terza fino al nuovo limite massimo al 20 %. In questo modo si manterrebbe la semplicità caratteristica del forfettario, ma si verrebbe incontro all’esigenza di maggiore equità, spostando un carico fiscale leggermente più alto sui redditi superiori.
Riforma regime forfettario: maggiori deduzioni e credito d’imposta per gli investimenti
Un’altra proposta, rilanciata soprattutto dalle associazioni di categoria, mira a potenziare le deduzioni forfettarie già previste. Si ipotizza la possibilità di elevare il coefficiente di deduzione dei costi per alcune categorie (come i professionisti digitali o gli artigiani innovativi) o di introdurre un credito d’imposta per gli investimenti in strumenti tecnologici e formazione. In questo modo il regime forfettario diventerebbe non solo uno strumento di semplificazione, ma anche un incentivo diretto all’innovazione e alla crescita delle micro‑imprese.
Semplificazione e digitalizzazione degli adempimenti
Se il cuore del regime forfettario è sempre stato la contabilità snella, le riforme in discussione puntano a rendere ancora più fluida l’esperienza del contribuente. Tra le Proposte di riforma del regime forfettario si segnala l’adozione di un sistema di invio automatico delle fatture elettroniche precompilate, l’integrazione diretta con i pagamenti INPS e Agenzia delle Entrate e la riduzione dei termini per la presentazione della dichiarazione annuale. Tutto ciò senza introdurre nuovi obblighi, ma sfruttando le potenzialità delle piattaforme digitali per abbattere ulteriormente errori e costi di gestione.
Un confronto sintetico delle ipotesi di riforma regime forfettario
| Voce | Situazione attuale | Proposta di riforma |
|---|---|---|
| Soglia di ricavi | 85.000 € | 100.000–120.000 € |
| Aliquota | 5% startup, 15% ordinarie | 10% fino a 50k, 15% fino a 85k, 20% oltre |
| Deduzioni forfettarie | Fisse per categoria | Coefficienti maggiorati e credito d’imposta |
| Adempimenti digitali | Dichiarazione e fatture | Piattaforme integrate e fatture precompilate |
Conclusione
Le Proposte di riforma del regime forfettario per il 2025 mettono in luce la necessità di un compromesso tra le esigenze di semplificazione e quelle di un gettito adeguato. Aumentare le soglie, modulare le aliquote e potenziare gli incentivi all’innovazione sono misure in grado di stimolare la crescita delle micro‑attività senza gravare eccessivamente sul bilancio statale. Resta tuttavia fondamentale accompagnare ogni intervento con un’attenta analisi dei numeri e un confronto costante tra istituzioni, professionisti e associazioni per garantire un regime forfettario sempre al passo coi tempi.
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