Organizzare un matrimonio significa coordinare fornitori, gestire scadenze, rispettare il budget e trasformare le esigenze degli sposi in un evento concreto. Per chi decide di trasformare questa attività in una professione, però, oltre alla capacità organizzativa diventa fondamentale conoscere anche gli aspetti fiscali. Il rapporto tra regime forfettario e wedding planner è particolarmente interessante per chi avvia un’attività individuale e vuole mantenere una struttura amministrativa relativamente semplice. Il regime forfettario, infatti, può essere utilizzato dalle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.
Regime forfettario e wedding planner: chi può accedere
Il regime forfettario non è riservato a una specifica categoria professionale. Può essere applicato, in presenza dei requisiti previsti, anche da chi svolge attività legate all’organizzazione di matrimoni ed eventi.
La legge n. 190/2014 stabilisce che possono applicare il regime forfetario le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 85.000 euro, oltre al rispetto delle altre condizioni previste dalla normativa. La stessa disciplina stabilisce inoltre che, quando vengono esercitate contemporaneamente attività contraddistinte da differenti codici ATECO, ai fini della soglia si considerano i relativi ricavi e compensi secondo le regole previste.
Per chi inizia una nuova attività di wedding planner, quindi, è necessario verificare la propria situazione prima dell’apertura della partita IVA.
Il fatto di lavorare come wedding planner non significa automaticamente poter utilizzare il regime forfettario. Occorre verificare requisiti, cause di esclusione, attività effettivamente esercitata e posizione fiscale complessiva.
Il limite degli 85.000 euro per un wedding planner
Il limite di 85.000 euro deve essere considerato come un elemento centrale della pianificazione.
Un wedding planner può infatti iniziare con pochi matrimoni all’anno e successivamente aumentare rapidamente il proprio volume d’affari. Un’attività che comprende anche eventi aziendali, feste private o altri servizi di organizzazione può arrivare più velocemente alla soglia.
Per questo è importante monitorare il fatturato progressivo durante tutto l’anno e non aspettare la fine dell’esercizio.
La crescita è certamente positiva, ma deve essere accompagnata da una corretta pianificazione fiscale. Il superamento dei 100.000 euro di ricavi o compensi percepiti durante l’anno determina, secondo la disciplina vigente, la cessazione del regime forfetario nello stesso anno e l’applicazione dell’IVA alle operazioni che comportano il superamento della soglia.
Regime forfettario e wedding planner: quale codice ATECO scegliere
Uno degli aspetti più delicati riguarda la scelta del codice ATECO.
Dal 2025 è entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, adottata operativamente dal 1° aprile 2025. Dal 2026 la nuova classificazione è entrata a regime, con un sistema di aggiornamento più frequente.
Per un wedding planner non è quindi corretto scegliere automaticamente un vecchio codice ATECO semplicemente perché era utilizzato in precedenza da altri professionisti.
La classificazione deve riflettere l’attività realmente svolta.
La nuova struttura ATECO comprende, tra le altre, la classe 82.30, Organizzazione di convegni e fiere, nella quale sono presenti anche specifiche categorie relative all’organizzazione di eventi. Tra queste compare il codice 82.30.09, Organizzazione di altri eventi.
Questo riferimento può essere particolarmente interessante per alcune attività di organizzazione di eventi, ma non significa che ogni wedding planner debba necessariamente utilizzare quel codice.
La scelta deve infatti essere effettuata valutando concretamente quali servizi vengono offerti, come vengono organizzati e quale attività rappresenta realmente il cuore della prestazione professionale.
Wedding planner e organizzatore di eventi sono sempre la stessa cosa?
Non necessariamente.
Un professionista potrebbe occuparsi esclusivamente della pianificazione del matrimonio, coordinando fornitori e attività per conto degli sposi. Un altro potrebbe invece organizzare eventi di natura molto più ampia, comprendendo matrimoni, feste private, eventi aziendali e manifestazioni.
Anche il modello economico può essere differente.
Per questo la scelta del codice ATECO non dovrebbe essere effettuata sulla base della semplice etichetta commerciale «wedding planner», ma partendo dall’attività effettivamente esercitata.
L’ISTAT mette a disposizione la documentazione e il navigatore della classificazione ATECO 2025 proprio per individuare le attività corrispondenti alle diverse descrizioni.
Regime forfettario e wedding planner: come funziona la tassazione
Il regime forfettario prevede una modalità di determinazione del reddito diversa rispetto alla contabilità ordinaria.
Il reddito imponibile non viene calcolato semplicemente sottraendo dai ricavi tutte le spese effettivamente sostenute. Viene invece determinato applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata.
Questo aspetto è particolarmente importante per un wedding planner.
L’attività può infatti comportare numerosi esborsi: software per la gestione degli eventi, pubblicità, consulenze, strumenti digitali, telefono, trasferte, formazione professionale e altre spese operative.
Nel regime forfettario, però, il semplice fatto di sostenere una spesa non significa poterla dedurre analiticamente dal reddito imponibile.
Il wedding planner deve quindi valutare la convenienza del regime considerando non solo l’aliquota fiscale, ma anche la struttura dei costi dell’attività.
Regime forfettario e wedding planner: attenzione ai costi dei matrimoni
Un caso particolare riguarda le somme che il wedding planner gestisce per conto degli sposi.
Immaginiamo che un professionista si occupi di coordinare il matrimonio e che debba interfacciarsi con fiorista, fotografo, location, musicisti e catering.
Occorre distinguere con attenzione tra il compenso del wedding planner e le somme relative ai servizi acquistati dai fornitori.
Se il professionista fattura al cliente un proprio servizio di organizzazione, il compenso rappresenta una cosa. Se invece gestisce somme destinate a pagare fornitori, la situazione può essere più complessa e deve essere valutata in base alle modalità contrattuali e alla documentazione.
È quindi importante evitare di considerare automaticamente tutto il denaro che transita sul conto del professionista come se fosse un semplice ricavo personale.
La corretta qualificazione delle somme deve essere verificata sulla base dell’effettiva operazione.
Un esempio pratico
Supponiamo che uno wedding planner concordi con gli sposi un compenso di 4.000 euro per l’organizzazione dell’evento.
Parallelamente, vengono sostenuti 15.000 euro per servizi di diversi fornitori.
Se i 15.000 euro rappresentano effettivamente costi o pagamenti relativi ai servizi dei fornitori, non è corretto concludere automaticamente che il wedding planner abbia realizzato 19.000 euro di compensi personali.
La modalità con cui sono stati conclusi i contratti, emessi i documenti e gestiti i pagamenti diventa fondamentale.
Questo esempio dimostra perché, per chi lavora nel settore, contratti, fatture e flussi finanziari devono essere organizzati in maniera coerente.
Regime forfettario e wedding planner: come impostare i preventivi
Un wedding planner dovrebbe evitare di presentare ai clienti un semplice prezzo finale privo di spiegazioni.
Il preventivo professionale dovrebbe descrivere in modo chiaro ciò che è compreso nel servizio.
Per esempio, un pacchetto potrebbe comprendere la progettazione dell’evento, la selezione dei fornitori, la gestione delle comunicazioni, la pianificazione della giornata e il coordinamento durante il matrimonio.
Un altro pacchetto potrebbe limitarsi al coordinamento del giorno dell’evento.
Questa distinzione permette di costruire un’offerta più comprensibile e, soprattutto, evita che il cliente consideri tutte le attività come comprese automaticamente nel prezzo.
Il preventivo dovrebbe inoltre specificare compenso professionale, eventuali costi aggiuntivi, condizioni di pagamento, acconti, modalità di cancellazione e servizi esclusi.
Regime forfettario e wedding planner: acconti e pagamenti
Gli acconti sono molto frequenti nel settore wedding.
Un matrimonio viene generalmente pianificato con largo anticipo e il professionista può iniziare a lavorare molti mesi prima della data dell’evento.
Per questo motivo è opportuno definire contrattualmente come verrà effettuato il pagamento.
Per esempio, il professionista potrebbe prevedere un primo pagamento alla firma dell’incarico, un secondo pagamento a una determinata distanza dall’evento e il saldo prima della data del matrimonio.
La struttura deve essere concordata in anticipo e indicata chiaramente nel contratto o nel preventivo accettato.
Particolare attenzione deve essere riservata anche alle condizioni di cancellazione. Se gli sposi annullano l’evento, bisogna sapere in anticipo quali somme restano dovute e quali possono essere restituite, tenendo conto delle attività già svolte e delle condizioni contrattuali.
Regime forfettario e wedding planner: fatturazione elettronica
Anche per il wedding planner la gestione della fatturazione rappresenta un elemento fondamentale dell’organizzazione amministrativa.
Il regime forfettario presenta regole specifiche in materia di IVA e fatturazione. In particolare, il contribuente forfetario non applica ordinariamente l’IVA sulle proprie operazioni nazionali, secondo le regole previste dalla legge sul regime.
La disciplina prevede inoltre specifici obblighi documentali e, per i contribuenti interessati, la gestione della fatturazione elettronica.
Un ulteriore aspetto da considerare è l’eventuale imposta di bollo sulle fatture che ne sono soggette. L’Agenzia delle Entrate prevede modalità specifiche per l’indicazione e il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.
Per questo motivo è importante non considerare la fatturazione come una semplice attività amministrativa da svolgere a fine mese, ma come una parte integrante della gestione fiscale dell’attività.
Regime forfettario e wedding planner: contributi previdenziali
Oltre alle imposte, il wedding planner deve considerare i contributi previdenziali.
La posizione previdenziale dipende dall’inquadramento concreto dell’attività e dall’eventuale iscrizione ad altre forme di previdenza.
Per un professionista senza una propria cassa previdenziale e che rientra nella Gestione Separata INPS, nel 2026 l’aliquota complessiva prevista per i professionisti titolari di partita IVA e non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria è pari al 26,07%. Per i professionisti già pensionati o assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie, l’aliquota prevista è invece del 24%.
La contribuzione deve quindi essere inserita nel calcolo della redditività effettiva dell’attività.
Un errore frequente tra chi apre una partita IVA consiste nel considerare come guadagno personale tutto ciò che viene incassato.
In realtà, dal fatturato devono essere considerati anche imposte e contributi, oltre agli eventuali costi effettivi sostenuti per svolgere l’attività.
Regime forfettario e wedding planner: come calcolare il prezzo dei servizi
Il prezzo di un servizio di wedding planning non dovrebbe essere determinato guardando esclusivamente quanto chiedono gli altri professionisti.
Ogni attività ha costi, esperienza, posizionamento e organizzazione differenti.
Un wedding planner alle prime armi potrebbe proporre un servizio più semplice, mentre un professionista con una rete consolidata di fornitori, esperienza pluriennale e una forte specializzazione potrebbe proporre servizi di fascia più alta.
Il prezzo deve tenere conto del tempo necessario per progettare l’evento, delle riunioni con gli sposi, delle comunicazioni con i fornitori, delle trasferte, della gestione delle emergenze e del coordinamento durante il matrimonio.
Il cliente non acquista soltanto il giorno dell’evento.
Acquista mesi di organizzazione, esperienza e capacità di coordinamento.
Regime forfettario e wedding planner: organizzare correttamente i rapporti con i fornitori
La rete di fornitori rappresenta uno degli elementi più importanti dell’attività di wedding planner.
Fioristi, fotografi, videomaker, musicisti, location, catering, grafici e altri professionisti possono diventare parte integrante dell’esperienza offerta al cliente.
È però importante stabilire con chiarezza chi stipula il contratto con il fornitore e chi effettua il pagamento.
Il wedding planner deve evitare situazioni poco chiare nelle quali il cliente non comprende se sta acquistando direttamente il servizio dal fornitore oppure se lo sta acquistando attraverso il wedding planner.
Una corretta organizzazione contrattuale permette di ridurre il rischio di contestazioni e rende più semplice anche la gestione amministrativa.
Regime forfettario e wedding planner: quando l’attività cresce
Il regime forfettario può essere particolarmente interessante nella fase iniziale di un’attività, ma la crescita richiede un monitoraggio costante.
Un wedding planner che passa da pochi eventi a una stagione ricca di matrimoni potrebbe avvicinarsi rapidamente alla soglia degli 85.000 euro.
Inoltre, la legge prevede specifiche cause di esclusione e di cessazione dal regime. Tra queste, oltre alle soglie di ricavi e compensi, vi sono situazioni legate alla tipologia di attività e ad altre condizioni personali o professionali.
Per questo è consigliabile effettuare periodicamente una verifica della posizione fiscale.
La pianificazione non dovrebbe iniziare quando il limite è ormai vicino, ma già quando l’attività comincia a crescere in maniera significativa.
Regime forfettario e wedding planner: organizzazione fiscale durante l’anno
Una buona gestione fiscale non consiste soltanto nel pagare le imposte alla scadenza.
Per un wedding planner significa soprattutto monitorare il fatturato, conservare la documentazione, controllare gli incassi, programmare i versamenti e mantenere separati i flussi relativi alla propria attività.
È utile anche creare un sistema di archiviazione ordinato per contratti, fatture, preventivi, ricevute, documentazione dei fornitori e comunicazioni con i clienti.
In un’attività caratterizzata da numerosi eventi e molti interlocutori, l’organizzazione amministrativa può fare la differenza.
Più aumenta il numero dei matrimoni gestiti, maggiore diventa la quantità di informazioni da controllare.
Regime forfettario e wedding planner: conviene davvero?
La domanda non dovrebbe essere soltanto se il regime forfettario sia «conveniente» in assoluto.
Bisogna chiedersi se sia adatto alla specifica struttura economica dell’attività.
Per un wedding planner con costi relativamente contenuti e un’attività individuale, il regime può rappresentare una soluzione interessante se vengono rispettati i requisiti.
Al contrario, se l’attività richiede una struttura molto più complessa, numerosi collaboratori, importanti costi sostenuti direttamente dal professionista o un rapido superamento delle soglie previste, può essere necessario valutare anche altri regimi fiscali.
La convenienza deve quindi essere valutata considerando fatturato, coefficiente di redditività, contributi, imposte, costi effettivi e prospettive di crescita.
Regime forfettario e wedding planner: costruire un’attività sostenibile
Diventare wedding planner significa trasformare capacità organizzative e creatività in un’attività economica strutturata.
Il regime forfettario può rappresentare uno strumento utile per chi possiede i requisiti, ma non deve essere considerato come l’unico elemento della strategia.
Una wedding planner professionale dovrebbe costruire un’offerta chiara, definire correttamente i prezzi, utilizzare preventivi e contratti completi, gestire in maniera ordinata i rapporti con i fornitori e monitorare costantemente il proprio fatturato.
Anche la scelta del codice ATECO merita attenzione, soprattutto considerando che dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 e che dal 2026 questa classificazione è entrata a regime.
In definitiva, il rapporto tra regime forfettario e wedding planner deve essere affrontato considerando l’attività nel suo complesso.
La fiscalità non dovrebbe essere un elemento da affrontare soltanto al momento della dichiarazione dei redditi. Dovrebbe diventare parte della gestione ordinaria dell’impresa professionale, insieme a prezzi, contratti, clienti, fornitori e pianificazione del fatturato.
Per chi vuole costruire un’attività stabile nel settore wedding, conoscere in anticipo questi aspetti permette di prendere decisioni più consapevoli e di evitare che una crescita commerciale non accompagnata da una corretta organizzazione fiscale si trasformi in un problema.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
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