Scopri ogni venerdì di agosto il nostro appuntamento speciale dedicato al regime forfettario, con approfondimenti unici per orientarti al meglio nella tua partita IVA: terzo appuntamento è come scegliere il corretto codice ATECO per il regime forfettario.
Perché il codice ATECO è così importante nel regime forfettario
Quando si avvia un’attività in regime forfettario, una delle prime decisioni da prendere è individuare il codice ATECO corretto. Questa scelta non è una semplice formalità burocratica: il codice ATECO determina non solo la classificazione ufficiale dell’attività economica, ma influisce direttamente su aspetti fiscali, contributivi e persino sull’accesso a specifiche agevolazioni.
Molti contribuenti sottovalutano il peso di questa scelta e si affidano a indicazioni generiche, rischiando però di sbagliare e ritrovarsi a dover affrontare controlli o rettifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate. Conoscere a fondo le regole e capire come funziona la correlazione tra codice ATECO e regime forfettario è quindi indispensabile.
Come il codice influisce sulle imposte e sui contributi
Il codice ATECO serve a individuare il coefficiente di redditività che si applica nel calcolo del reddito imponibile nel regime forfettario.
Ad esempio, un professionista con un’attività di consulenza informatica avrà un coefficiente del 78%, mentre un commerciante di beni avrà un coefficiente del 40%. Questo significa che, a parità di fatturato, due attività diverse pagheranno imposte su una base imponibile differente semplicemente perché i loro codici ATECO appartengono a categorie distinte.
Inoltre, il codice ATECO determina la gestione previdenziale di appartenenza: un’attività di artigiano o commerciante verserà i contributi INPS alla Gestione Commercianti o Artigiani, mentre un libero professionista senza cassa si iscriverà alla Gestione Separata. Questo aspetto è cruciale perché incide sul totale dei contributi dovuti ogni anno.
Come trovare il codice ATECO corretto
La scelta del codice ATECO richiede di partire dalla descrizione esatta delle attività che si intendono svolgere. L’elenco ufficiale dei codici è disponibile sul sito dell’ISTAT e dell’Agenzia delle Entrate, suddiviso in sezioni e sottosezioni in base alla tipologia economica.
Bisogna leggere con attenzione le descrizioni e individuare quella che più si avvicina al proprio lavoro effettivo. In caso di attività miste, si può scegliere un codice principale e, se necessario, aggiungere codici secondari.
Per esempio, se un professionista realizza sia siti web che consulenza di marketing, potrebbe adottare un codice ATECO primario legato alla programmazione informatica e uno secondario legato alla consulenza aziendale, purché entrambi siano compatibili con il regime forfettario.
Compatibilità con il regime forfettario
Non tutti i codici ATECO permettono di aderire al regime forfettario. Ci sono infatti alcune attività che, per natura o per inquadramento normativo, non possono beneficiare di questa tassazione agevolata.
Ad esempio, alcune attività di intermediazione finanziaria o gestione di partecipazioni possono essere escluse. Inoltre, se l’attività prevede rapporti di lavoro dipendente con l’ex datore di lavoro negli ultimi due anni, bisogna prestare attenzione ai limiti previsti dalla legge per evitare cause di esclusione.
Per questo, prima di aprire la partita IVA, è consigliabile verificare sia la compatibilità del codice scelto con il regime forfettario sia eventuali limitazioni normative.
Errori comuni nella scelta del codice ATECO
Uno degli errori più diffusi è scegliere un codice ATECO troppo generico per “lasciarsi aperte più possibilità”. Questa strategia, in realtà, può creare problemi in fase di dichiarazione dei redditi o di controlli fiscali, perché il codice deve riflettere l’attività effettivamente svolta.
Altro errore frequente è non aggiornare il codice quando l’attività evolve. Se, ad esempio, un professionista cambia radicalmente il tipo di servizi offerti, deve aggiornare la sua classificazione per evitare incongruenze.
Infine, c’è chi si affida completamente al commercialista senza fornire una descrizione dettagliata del proprio lavoro: in questo caso, il rischio è che il codice assegnato non sia il più corretto.
Come verificare il codice ATECO prima dell’apertura della partita IVA
Prima di avviare la procedura per l’apertura della partita IVA in regime forfettario, è fondamentale verificare con precisione il codice ATECO.
Il modo migliore è consultare la banca dati ufficiale ISTAT e, in caso di dubbi, chiedere al proprio commercialista di simulare il calcolo delle imposte e dei contributi con i diversi codici possibili. In questo modo si potrà capire quale inquadramento è più vantaggioso e compatibile.
Molto utile è anche controllare sul sito dell’Agenzia delle Entrate la tabella dei coefficienti di redditività, così da sapere esattamente quale impatto fiscale avrà la scelta.
Codice ATECO e attività multiple: come gestirle
Se si svolgono più attività contemporaneamente, è possibile avere più codici ATECO sulla stessa partita IVA. In questo caso, bisogna indicare quale sia l’attività prevalente, cioè quella che genera la maggior parte del fatturato.
Ai fini del calcolo delle imposte nel regime forfettario, si applicherà il coefficiente di redditività dell’attività prevalente, ma sarà comunque necessario tenere traccia dei ricavi generati dalle attività secondarie.
La gestione di attività multiple richiede un’attenzione maggiore in fase di fatturazione e dichiarazione, per evitare discrepanze.
Conclusioni
Scegliere il codice ATECO corretto non è solo un passaggio burocratico, ma una decisione strategica che può influenzare in modo significativo la sostenibilità economica della propria attività in regime forfettario.
Un codice scelto con attenzione permette di pagare il giusto ammontare di imposte e contributi, di evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate e di beneficiare pienamente delle agevolazioni fiscali disponibili.
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