Congelare o sospendere la Partita IVA: è davvero possibile?

Come funziona la sospensione temporanea della Partita IVA

Parlando con un amico o un parente hai scoperto che è possibile mettere in pausa la Partita IVA e sospendere temporaneamente tutti gli adempimenti fiscali e gli oneri gestionali legati al suo possesso? Beh, sì: è possibile sospendere un’attività ma, in quanto alla Partita IVA, le cose non stanno esattamente così.

Nelle prossime righe chiarirò l’argomento in modo che tu possa evitare sgradevoli sorprese se un giorno dovessi interrompere la tua attività lavorativa.

Come sospendere l’attività svolta con Partita IVA

Lo so. Probabilmente hai sentito dire che, quando un lavoratore autonomo decide di interrompere la propria attività per un determinato periodo, è possibile richiedere una sospensione temporanea della Partita IVA. Un congelamento, insomma.

Beh, ti do un consiglio: evita di fare affidamento sulle voci o sui rumors. Quando si tratta di prendere decisioni importanti come quella di aprire la Partita IVA o di gestirla in modo corretto, occorre affidarsi a una sola persona: a un bravo commercialista.

E sai cosa ti dirà qualunque professionista della fiscalità riguardo al congelamento della Partita IVA? Che non è un’opzione percorribile. Nel portale dell’Agenzia delle Entrate, infatti, non è prevista la presenza di una Partita IVA sospesa, ma solamente attiva o cessata. Insomma, non esistono vie di mezzo. Non puoi fermare il tempo e bloccare tutti gli adempimenti burocratici che derivano dal possesso di un’attività, come la compilazione dei documenti contabili e la dichiarazione dei redditi.

Quello che puoi fare, però, è rendere la tua Partita IVA dormiente, ovvero tenerla aperta senza lavorare e fatturare. In questo modo, quantomeno, congelerai alcuni pagamenti. Le tasse, ad esempio, si pagano in percentuale sul fatturato; dunque, se per un certo lasso di tempo non avrai entrate, non dovrai versare le imposte relative a quel periodo.

Per quanto riguarda i contributi, invece, esistono delle variabili.

Leggi anche: Un dipendente con Partita IVA deve pagare i contributi INPS?

Gli effetti della sospensione dell’attività sui contributi

Se a zero incassi corrispondono zero tasse, non sempre si può dire lo stesso sui contributi. Occorre, infatti, fare una distinzione tra le varie casse previdenziali esistenti, ognuna delle quali ha le sue particolarità.

Ipotizziamo che tu avvii un’attività di libero professionista e ti iscriva alla gestione separata INPS. Indipendentemente dal fatto che la tua ditta individuale adotti il regime forfettario, ordinario o semplificato, con questa cassa dovrai versare i contributi esattamente come le tasse: in base al tuo fatturato. È logico, dunque, che se interromperai la tua attività e non incasserai nulla, non dovrai versare i contributi.

Il discorso cambia per gli artigiani, i commercianti e i professionisti iscritti a un albo provvisto di cassa previdenziale indipendente; questi soggetti, infatti, sono obbligati a versare una quota fissa annuale per i propri fondi pensionistici a prescindere dagli incassi. Pertanto, se fai parte di queste categorie, non fa alcuna differenza che tu interrompa la tua attività per tre mesi, sei mesi o un anno intero; in ogni caso, avrai l’obbligo di effettuare i versamenti delle quote fisse.

Considera, però, che chi ha una Partita IVA forfettaria ed è iscritto alla gestione commercianti e artigiani dell’INPS può chiedere all’ente una riduzione del 35% sulle proprie quote contributive.

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Meglio chiudere la Partita IVA o tenerla dormiente? Dipende

In relazione a quanto ho appena detto, presumo che tu abbia già intuito che in alcuni casi può avere senso tenere in vita una Partita IVA a regime forfettario, ordinario o semplificato, mentre in altri sia deleterio.

Il tipo di contribuzione adottata è indubbiamente uno dei fattori da tenere in considerazione, ma non è il solo. Un altro aspetto molto importante è il tempo. Quanto a lungo pensi di interrompere la tua attività? Qualche mese? Un anno? Tre anni? Beh, c’è una bella differenza tra chiudere bottega per pochi mesi e restare inattivi per un periodo più lungo.

Chi è costretto a versare contributi fissi, infatti, non ha alcuna convenienza a tenere in vita una Partita IVA senza fatturare per più di sei mesi, a meno che tu non consideri conveniente sostenere delle spese fisse senza avere dei ricavi! Ma dubito che la pensi così!

Tuttavia, anche in assenza di quote contributive fisse, tenere aperta una Partita IVA per uno o più anni espone a impegni economici (il commercialista lo dovrai pagare!) e burocratici. Ha poco senso, dunque, tenere aperta la Partita IVA se prevedi di non utilizzarla per più di un anno.

Tanto vale chiuderla ed eventualmente aprirne una nuova quando riprenderai a svolgere la tua professione da lavoratore autonomo.

Leggi anche: Contributi INPS regime forfettario: come calcolarli

In conclusione

In questo articolo ho fatto chiarezza sull’impossibilità di sospendere una Partita IVA e ti ho spiegato cosa accade se la tieni aperta senza lavorare. Sono sicuro che tra gli aspetti che ho sottolineato ce n’è uno che ti ha colpito in modo particolare: la possibilità, per i forfettari, di chiedere una riduzione dei contributi.

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A presto
Giampiero Teresi

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