I contributi a fondo perduto rappresentano una delle principali misure di sostegno per lavoratori autonomi, professionisti e microimprese. Anche chi opera in regime forfettario può accedere a molte di queste agevolazioni, a condizione di rispettare determinati requisiti e di presentare correttamente la domanda. In questa guida analizziamo in modo chiaro e approfondito tutto ciò che serve sapere per ottenere i finanziamenti a fondo perduto nel 2025.
Cosa significa contributo a fondo perduto
Un contributo a fondo perduto è un’agevolazione economica concessa da enti pubblici – come il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni, l’Agenzia delle Entrate o l’Unione Europea – che non deve essere restituita.
L’obiettivo è sostenere la crescita, la digitalizzazione e la ripresa economica di imprese e professionisti, soprattutto in periodi di crisi o per incentivare nuovi investimenti.
A differenza dei prestiti o dei finanziamenti tradizionali, i contributi a fondo perduto non generano debiti fiscali o finanziari, ma richiedono il rispetto di specifiche condizioni, come il mantenimento dell’attività per un certo periodo o l’utilizzo delle somme per scopi dichiarati (ad esempio acquisto di beni strumentali, assunzione di personale, innovazione tecnologica, formazione, ecc.).
Regime forfettario e fondo perduto: compatibilità e vantaggi
Il regime forfettario può accedere ai contributi pubblici?
La risposta è sì. Chi aderisce al regime forfettario può richiedere i contributi a fondo perduto, sia nazionali che regionali, purché svolga un’attività economica regolarmente avviata e dotata di partita IVA attiva.
Molti bandi pubblici, infatti, non fanno alcuna distinzione tra forfettari e altri contribuenti: l’importante è che l’attività rientri nei codici ATECO ammessi e che vengano rispettati i criteri di reddito o di investimento.
Il principale vantaggio per i forfettari è la possibilità di ricevere liquidità immediata per sviluppare la propria attività, senza dover rinunciare al regime agevolato né modificare la gestione contabile. I contributi ricevuti, tuttavia, devono essere dichiarati come redditi diversi, anche se non concorrono al calcolo dell’imposta sostitutiva in tutti i casi.
Come richiedere un contributo a fondo perduto nel 2025
Passaggi fondamentali per la domanda
Richiedere un contributo a fondo perduto in regime forfettario richiede una serie di passaggi precisi.
Innanzitutto, è necessario individuare il bando di riferimento, che può essere nazionale (es. Invitalia, Agenzia delle Entrate, Ministero delle Imprese e del Made in Italy), regionale o europeo (fondi POR FESR, PNRR, Horizon Europe, ecc.).
Una volta identificato il bando, il professionista o imprenditore dovrà:
- Verificare di possedere i requisiti richiesti (codice ATECO ammesso, sede in Italia, iscrizione alla gestione previdenziale corretta, assenza di debiti con l’erario).
- Preparare la documentazione necessaria (visura camerale, piano di spesa, fatture proforma, dichiarazione dei redditi, DURC, ecc.).
- Presentare la domanda telematicamente sul portale dell’ente erogatore entro la scadenza prevista.
- Attendere la valutazione e, in caso di esito positivo, ricevere l’accredito del contributo a fondo perduto sul proprio conto corrente aziendale.
Nel caso di bandi PNRR o regionali, la procedura può prevedere una fase di rendicontazione successiva, per dimostrare che le somme siano state utilizzate conformemente agli obiettivi del progetto.
Esempi di contributi a fondo perduto per forfettari nel 2025
Incentivi nazionali
Nel 2025 restano attivi diversi strumenti di sostegno per chi opera con partita IVA in regime forfettario. Tra i principali:
- Nuove imprese a tasso zero (Invitalia): destinato a giovani under 35 e donne che vogliono avviare una microimpresa. Prevede una parte di finanziamento agevolato e una quota a fondo perduto.
- Smart&Start Italia: incentivo per startup innovative, anche gestite da professionisti, che copre fino al 30% delle spese senza obbligo di restituzione.
- Voucher digitalizzazione PMI: contributo a fondo perduto per investimenti tecnologici, software gestionali e sicurezza informatica.
- Incentivi per la transizione green: misure dedicate alle attività che adottano pratiche sostenibili o investono in energie rinnovabili.
Incentivi regionali
Molte Regioni italiane emanano periodicamente bandi destinati a professionisti e microimprese, anche in regime forfettario.
Ad esempio, il Regione Lombardia con il bando “Start Impresa” o la Regione Sicilia con il programma “Ripresa Sicilia”, prevedono contributi a fondo perduto per l’avvio o l’espansione di attività economiche.
Questi fondi possono coprire spese per beni strumentali, formazione, marketing o internazionalizzazione. Ogni Regione pubblica i propri bandi sul portale ufficiale o su piattaforme dedicate come Finanziamenti.regione.it.
Trattamento fiscale dei contributi a fondo perduto nel regime forfettario
Un aspetto importante riguarda il trattamento fiscale dei contributi a fondo perduto ricevuti da soggetti in regime forfettario.
Generalmente, questi importi non sono soggetti a IVA e non concorrono alla formazione del reddito imponibile, poiché non derivano da un’attività commerciale o professionale diretta, ma da un intervento di natura pubblica.
Tuttavia, esistono eccezioni: se il contributo è connesso a una prestazione specifica o a un corrispettivo per servizi resi, può essere considerato reddito imponibile ai fini dell’imposta sostitutiva.
È quindi essenziale analizzare con attenzione la natura del contributo e le clausole del bando per determinare il corretto trattamento fiscale.
In caso di dubbio, è sempre opportuno consultare un commercialista esperto nel regime forfettario, in grado di indicare se il contributo vada inserito nella dichiarazione dei redditi o meno.
Fondo perduto e requisiti di accesso per i forfettari
Chi può richiederlo
I contributi a fondo perduto sono generalmente accessibili a:
- professionisti con partita IVA attiva da almeno 12 mesi;
- nuovi forfettari che avviano l’attività e intendono finanziare l’avvio;
- microimprese individuali o ditte con fatturato entro i limiti previsti (85.000 euro annui per i forfettari).
In alcuni casi, il requisito temporale dell’attività non è necessario: esistono infatti bandi per nuove aperture, pensati per chi intende avviare una professione autonoma o un piccolo business.
Requisiti economici e territoriali
Molti contributi a fondo perduto sono destinati a specifiche aree territoriali, come il Sud Italia, dove il tasso di agevolazione può arrivare fino al 60%.
In altri casi, invece, il criterio principale è la spesa ammessa, cioè l’importo che il beneficiario deve investire per ricevere il contributo.
Per esempio, un bando può finanziare il 50% di una spesa di 20.000 euro, riconoscendo un fondo perduto di 10.000 euro, a fronte della presentazione di documenti giustificativi.
Come evitare errori nella richiesta dei contributi
Gestire correttamente la domanda di fondo perduto è fondamentale per evitare rifiuti o contestazioni.
Gli errori più frequenti riguardano la mancanza di documenti, la scelta errata del codice ATECO o la mancata rendicontazione delle spese.
Un consiglio pratico è quello di preparare una relazione dettagliata sull’utilizzo del contributo e di conservare tutte le fatture e i pagamenti relativi alle spese ammesse.
Inoltre, molti enti richiedono di mantenere attiva l’attività per un periodo minimo (generalmente 24 o 36 mesi) dopo aver ricevuto il contributo. L’interruzione anticipata dell’attività può comportare la restituzione delle somme percepite, anche se a fondo perduto.
Esempio pratico: forfettario e fondo perduto per digitalizzazione
Immaginiamo un consulente informatico in regime forfettario che partecipa a un bando regionale per la digitalizzazione delle microimprese.
Il bando prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese sostenute fino a un massimo di 15.000 euro.
Il consulente acquista nuovi software e un server dedicato per migliorare la gestione dei progetti, spendendo 10.000 euro complessivi.
Riceve così un fondo perduto di 5.000 euro, che non dovrà restituire. Nel modello Redditi, tale contributo non sarà conteggiato come reddito imponibile, poiché erogato a titolo di incentivo pubblico.
Questo esempio mostra chiaramente come i forfettari possano trarre grande vantaggio dai contributi pubblici, riducendo le spese e migliorando la competitività della propria attività.
Prospettive 2025-2026: nuovi fondi e opportunità per i forfettari
Nel biennio 2025-2026, grazie ai fondi europei e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), saranno pubblicati numerosi bandi per professionisti e piccole imprese.
Tra i settori prioritari figurano la transizione digitale, la sostenibilità ambientale, la formazione professionale e la valorizzazione del territorio.
Anche i lavoratori autonomi in regime forfettario potranno accedere a molte di queste misure, in quanto riconosciuti come soggetti economici attivi.
Le percentuali di contributo varieranno dal 40% al 70% a fondo perduto, a seconda della natura del progetto e della zona geografica.
Conclusioni
Il fondo perduto rappresenta una grande opportunità per chi opera in regime forfettario e desidera far crescere la propria attività senza ricorrere a finanziamenti onerosi.
Grazie a questi contributi, è possibile investire in nuove tecnologie, rinnovare attrezzature, avviare collaborazioni o potenziare la propria presenza online.
Tuttavia, è fondamentale rispettare le regole, seguire con attenzione le procedure di domanda e rendicontazione, e verificare sempre la compatibilità del bando con il proprio codice ATECO e status fiscale.
Con una corretta pianificazione, il fondo perduto può diventare uno strumento strategico per consolidare il proprio business, migliorare la produttività e restare competitivi nel mercato.
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