Gestione separata INPS lavoratori autonomi: quanto si paga?

La Gestione Separata Inps, rappresenta una soluzione previdenziale per raccogliere tutti i contributi dei lavoratori autonomi all’interno di una cassa univoca e disporre in futuro di una base solida per la propria pensione.

Questo perché per i lavoratori Autonomi non sempre è possibile individuare Casse specifiche in cui potersi iscriversi e, con la creazione della gestione separata Inps, si è ampiamente arginato questo limite.

Gestione separata Inps lavoratori autonomi, quando iscriversi?

L’iscrizione  alla Gestione separata Inps lavoratori autonomi, deve avvenire in tutti quei casi in cui i professionisti non sono individuabili in appositi albi o elenchi di professionisti.

Al riguardo, ti ricordo alcune delle più importanti Casse ed elenchi Professionali già esistenti:

  • Cassa Forense per le categorie avvocati.
  • Cassa notariato per i notai.
  • CNPADC per i Dottori Commercialisti.
  • ENPAP per la categoria degli psicologi
  • Inarcassa per le categorie degli ingegneri e degli architetti.
  • ENPAV per la categoria dei veterinari.
  • ENPAM per la categoria dei medici

Da dove partire allora per non sbagliare?

Innanzitutto il Libero professionista lavoratore autonomo, deve aprire la Partita Iva e ciò avviene mediante la presentazione di appositi documenti come il modello AA9/12 (a cui allegare anche il proprio documento di identità e codice fiscale) all’Agenzia delle Entrate.

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Segue l’iscrizione alla Gestione Separata Inps, se non individuata nella professione da svolgere la presenza di una Cassa previdenziale professionale.

I lavoratori autonomi senza cassa previdenziale, sono identificati nel caso di svolgimento di una attività di lavoro autonomo ovvero una attività svolta in modo abituale e per la quale, come detto anche in precedenza, non è possibile l’iscrizione in un albo o in un elenco professionale.

Altre categorie con gli stessi requisiti e per il quali è dovuta l’iscrizione alla gestione separata INPS sono:

  • Chi ha all’attivo delle forme di collaborazione coordinata e continuativa. In questo caso l’ iscrizione e è carico del datore di lavoro e non del Professionista. Questa categoria, infatti, pur essendo una categoria intermedia tra lavoratore autonomo e dipendente, prevede ai fini fiscali che i redditi percepiti siano assimilati a quella di un dipendente e con pagamento di un 2/3 del contributo dovuto in Gestione separata da parte del committente e del restante 1/3 da parte del collaboratore.
  • I lavoratori autonomi occasionali ovvero coloro che svolgono una attività professionale non continua e in modo saltuario e sporadico (Prestazione Occasionale). Tuttavia,  se nello svolgimento di queste attività si supera una soglia di reddito annuale di 5000 euro, scatta l’obbligo anche per questa categoria di iscrizione alla Gestione separata INPS.
  • Venditori a domicilio e inquadrati con contratto di lavoro autonomo. Perché? Perché si tratta di incaricati alle vendite in genere al domicilio dei potenziali clienti e senza la presenza di un vincolo di subordinazione con l’impresa per cui svolgono questa mansione. 

Inoltre, sono soggetti all’iscrizione nella gestione separata INPS anche gli assegnisti di ricerca e i medici con un contratto di formazione specialistica.

Quanto si paga nella Gestione separata INPS lavoratori autonomi?

Il peso di quanto si paga nella Gestione separata INPS lavoratori autonomi dipende principalmente dai contributi previdenziali dovuti e il cui versamento, varia in base alla tipologia di lavoro autonoma svolta.

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi di tipo occasionale, vale soprattutto il totale dei compensi annui e il caso specifico di superamento della quota di 5000 euro che rende obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata e il versamento dei contributi.

In questi casi, è fondamentale una comunicazione ai committenti del superamento della soglia dei 5000 euro e il pagamento dei contributi previdenziali per la quota dei 2/3 a carico dello stesso committente e il restante 1/3 per il lavoratore occasionale.

Per i lavoratori autonomi, invece, le modalità di calcolo sono molto più specifiche e dovute fin dall’inizio dell’attività e non al superamento dei 5000 euro come appena visto per i collaboratori occasionali.

La Gestione Separata INPS in questi casi va pagata anche per fatturati inferiori a 5.000 Euro.

In particolare, è da determinare il tipo di attività esercitata e una differenza tra i ricavi e i costi deducibili realizzati nell’anno fiscale. Su questa base imponibile sono poi calcolati i contributi previdenziali dovuti.

Per il 2020, l’INPS ha stabilito una aliquota previdenziale pari al 25,72% per i professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps mentre per le modalità di pagamento sono confermate due finestre temporali nell’anno fiscale quali:

  • Il 30 giugno 2020, versamento del saldo del contributo previdenziale dell’anno fiscale precedente e il contributo in modalità acconto per l’anno fiscale attuale.
  • Il 30 novembre 2020, versamento del secondo e ultimo acconto.

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I pagamenti, avvengono mediante un modello fiscale noto come F24, utilizzando l’apposita voce per contributo su saldo o acconto del professionista come risultante dal quadro RR del modello Unico.

Un esempio, aiuterà come sempre a capire al meglio questi concetti e l’ambito di applicazione nel Regime Forfettario.

Consideriamo un Web designer con un guadagno pari a 15.000 euro e applicazione di un coefficiente di redditività del 78% pari a 11700 euro. Su quest’ultima cifra, si calcolerà l’imposta sostitutiva del 15% (1755 euro) e i contributi INPS con l’aliquota del 25,72% su 11.700 pari a 3009 euro.

La Rivalsa INPS per i Lavoratori Autonomi

A completamento della procedura indicata per l’iscrizione e il versamento dei contributi previdenziali, c’è da aggiungere che esiste la possibilità di inserire in fattura la rivalsa Inps 4% in Gestione separata.

Di cosa si tratta? Della opzione prevista per i lavoratori autonomi, di addebitare un contributo base del 4% sui compensi lordi ai propri committenti in fattura e a titolo di rivalsa.

Un esempio è fondamentale in questi casi per capire meglio questa opzione.

Ipotizziamo un lavoratore autonomo che emetta una fattura di 2000 euro, avrà la possibilità di assentare al proprio Cliente finale il 4% del totale dei propri compensi (80 Euro) a titolo di Rivalsa INPS.

Il totale della fattura sarà di 2080 più i due euro della marca da bollo (obbligatoria per fatture di importo superiore a 77,47 euro) per un totale di 2082 euro.

Inoltre, è da considerare che laddove il professionista opti per questa soluzione, dovrà includere nel totale del reddito e con relativa tassazione, anche quanto ottenuto con la rivalsa INPS del 4%.

Precisiamo infine che si tratta di una facoltà e non di un obbligo da parte del professionista, di aggiungere in fattura la rivalsa INPS al 4%. Se aggiunta, il Cliente finale sarà però obbligato al pagamento.

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A presto
Giampiero Teresi

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