Investimenti finanziari e regime forfettario: come dichiarare i redditi extra

Gli investimenti finanziari rappresentano oggi una delle principali forme di diversificazione del reddito. Anche i professionisti in regime forfettario, oltre al loro lavoro autonomo, spesso scelgono di investire in azioni, ETF, obbligazioni, criptovalute o piattaforme di crowdfunding finanziario per ottenere entrate extra. Ma quando questi guadagni diventano fiscalmente rilevanti? Come devono essere dichiarati? E soprattutto, i redditi derivanti dagli investimenti finanziari influenzano in qualche modo la tassazione agevolata del regime forfettario?

Investimenti finanziari e regime forfettario: un binomio possibile

Il regime forfettario è un regime agevolato pensato per i titolari di partita IVA individuale, con ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro.
Prevede una tassazione sostitutiva con aliquota del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni) calcolata sul reddito determinato in modo forfettario, cioè applicando un coefficiente di redditività ai ricavi incassati.

Questo sistema semplifica la vita fiscale del contribuente, ma non elimina l’obbligo di dichiarare eventuali redditi diversi o redditi di capitale derivanti da investimenti finanziari.

Infatti, i redditi da investimenti non rientrano tra i ricavi professionali ma costituiscono redditi separati rispetto all’attività forfettaria. Devono quindi essere indicati in apposite sezioni della dichiarazione dei redditi, come il quadro RL o il quadro RT, a seconda della natura dell’investimento.

Cosa si intende per investimenti finanziari

Con il termine investimenti finanziari si indicano tutte quelle operazioni che comportano l’impiego di capitali in strumenti con l’obiettivo di ottenere un rendimento.
Possono includere, ad esempio:

  • azioni e obbligazioni;
  • fondi comuni e ETF;
  • conti deposito e buoni fruttiferi;
  • strumenti derivati (opzioni, futures, CFD);
  • criptovalute;
  • crowdfunding finanziario ed equity crowdfunding.

Ciascuna di queste forme di investimento genera redditi di natura diversa — interessi, dividendi, plusvalenze — e di conseguenza è soggetta a un diverso regime fiscale.

Tassazione degli investimenti finanziari per chi è in regime forfettario

Una delle domande più comuni tra i professionisti riguarda se e come i redditi da investimenti finanziari vadano tassati nel regime forfettario.

La risposta è chiara: gli investimenti finanziari non rientrano nel reddito forfettario, perché non sono collegati all’attività professionale.
Si tratta di redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, che seguono regole fiscali autonome.

Il titolare di partita IVA in forfettario, quindi, deve:

  1. pagare l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) solo sui ricavi dell’attività professionale;
  2. dichiarare separatamente i redditi finanziari, se non già tassati alla fonte dall’intermediario.

Tipologie di redditi da investimenti finanziari

Per capire come dichiarare correttamente i proventi, è utile distinguere le principali tipologie di redditi finanziari:

1. Redditi di capitale

Sono i redditi derivanti dalla detenzione di strumenti finanziari, come:

  • interessi su obbligazioni, conti deposito e titoli di Stato;
  • dividendi su azioni o quote di fondi;
  • rendite da polizze assicurative di tipo finanziario (unit linked, index linked).

Questi redditi vengono tassati alla fonte con un’aliquota del 26%, ridotta al 12,5% per i titoli di Stato italiani ed equiparati.
In questo caso, il contribuente non deve fare nulla: la banca o l’intermediario agisce da sostituto d’imposta, trattenendo e versando le imposte dovute.

2. Redditi diversi di natura finanziaria

Si tratta invece dei guadagni da cessione di strumenti finanziari, come le plusvalenze su azioni, criptovalute o fondi.
Anche qui l’imposta è generalmente del 26%, ma può variare in base alla natura dell’asset e al regime di intermediazione.

Quando l’intermediario non agisce come sostituto d’imposta (es. conti esteri, piattaforme di trading online con sede all’estero), il contribuente deve dichiarare autonomamente le plusvalenze nel quadro RT della dichiarazione dei redditi.

Investimenti finanziari e conti esteri: il monitoraggio fiscale

Chi detiene investimenti finanziari all’estero, come conti trading, conti deposito o criptovalute su exchange stranieri, deve adempiere a specifici obblighi di monitoraggio fiscale.

Nel modello Redditi, tali attività devono essere indicate nel quadro RW, anche se non generano redditi, per assolvere l’obbligo di trasparenza previsto dalla normativa italiana.
Inoltre, sono soggette a due imposte patrimoniali:

  • IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero): pari allo 0,2% del valore annuale;
  • IVIE (per immobili all’estero, non riguarda gli investimenti finanziari).

Nel caso di un soggetto in regime forfettario, l’obbligo di dichiarazione nel quadro RW sussiste allo stesso modo, anche se non esiste la contabilità ordinaria.

Come dichiarare i guadagni da investimenti finanziari

La dichiarazione dei redditi da investimenti finanziari dipende da chi gestisce la tassazione:

Tipologia di gestioneChi paga le tasseObblighi del contribuente
Regime amministratoL’intermediario italiano trattiene il 26% alla fonteNessuna dichiarazione
Regime gestitoL’intermediario calcola il saldo annuale delle imposteNessuna dichiarazione
Regime dichiarativoL’investitore gestisce autonomamente le imposteDichiarare nel quadro RT/RW

Un professionista in forfettario che utilizza piattaforme come eToro, Interactive Brokers, Degiro o Binance (con sede estera) rientra quasi sempre nel regime dichiarativo: deve quindi calcolare le plusvalenze, applicare l’imposta del 26% e riportare i valori nella dichiarazione.

Investimenti finanziari e criptovalute nel regime forfettario

Un capitolo a parte riguarda gli investimenti in criptovalute.
Dal 2023, l’Italia ha introdotto una normativa specifica per la tassazione dei redditi da cripto-attività. Le plusvalenze superiori a 2.000 euro annui sono tassate al 26% come redditi diversi di natura finanziaria.

Il forfettario deve quindi:

  • indicare nel quadro RW le criptovalute detenute su exchange esteri (es. Binance, Kraken, Coinbase);
  • dichiarare nel quadro RT eventuali guadagni da vendita, conversione o staking;
  • versare l’imposta del 26% sulle plusvalenze nette.

Le criptovalute non entrano mai nel calcolo del reddito forfettario, ma rappresentano comunque redditi extra da dichiarare per evitare sanzioni.

Esempio pratico di tassazione nel regime forfettario con investimenti finanziari

Immaginiamo un freelance in regime forfettario con coefficiente di redditività al 67%, che durante l’anno ottiene:

  • 35.000 € di ricavi professionali;
  • 4.000 € di plusvalenze da trading su azioni;
  • 500 € di interessi da un conto deposito.
VoceImporto (€)Tassazione
Ricavi professionali35.000Aliquota forfettaria 15% o 5%
Plusvalenze da azioni4.000Imposta 26% nel quadro RT
Interessi conto deposito500Tassazione alla fonte 26% (già versata)

Totale imposte:

  • forfettario su 35.000 € × 67% × 15% = 3.517,50 €
  • imposta sui redditi finanziari = 4.000 € × 26% = 1.040 €

Il contribuente dovrà quindi versare complessivamente circa 4.557 € di imposte tra attività professionale e investimenti.

I redditi finanziari non fanno decadere dal regime forfettario

Un punto importante da chiarire è che i redditi da investimenti finanziari non concorrono al limite dei 85.000 € annui previsti per restare nel regime forfettario.

In altre parole, se un professionista incassa 70.000 € di ricavi dalla propria attività e 20.000 € di plusvalenze da trading, può comunque mantenere il regime forfettario, poiché i redditi finanziari sono autonomi rispetto a quelli d’impresa o professionali.

Tuttavia, se tali guadagni diventano abituali o sistematici, e configurano un’attività finanziaria professionale, l’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere l’apertura di una partita IVA specifica con codice ATECO adeguato (es. consulenza finanziaria o trading professionale).

Gestione pratica e consigli utili

Gestire correttamente gli investimenti finanziari nel regime forfettario significa conoscere i propri obblighi dichiarativi e non sottovalutare la tracciabilità.
È fondamentale conservare:

  • rendiconti e estratti conto delle piattaforme di trading;
  • certificazioni annuali degli intermediari;
  • ricevute delle operazioni di acquisto e vendita.

Inoltre, se si utilizzano piattaforme estere, è consigliabile rivolgersi a un commercialista esperto in fiscalità internazionale, in grado di calcolare con precisione le plusvalenze e gestire i quadri RW e RT.

Investimenti finanziari e forfettario: opportunità e precauzioni

Il regime forfettario offre indubbi vantaggi fiscali per l’attività principale, ma non esonera dal dichiarare correttamente i redditi da investimenti finanziari.
Al tempo stesso, questi possono diventare una leva importante per costruire un reddito diversificato e stabile.

Un approccio equilibrato prevede di:

  • separare nettamente i flussi derivanti dall’attività professionale da quelli finanziari;
  • utilizzare conti dedicati per trading e investimenti;
  • valutare, con l’aiuto di un esperto, se conviene optare per un regime amministrato per semplificare gli adempimenti.

Conclusione

In conclusione, chi opera in regime forfettario può tranquillamente effettuare investimenti finanziari, a patto di rispettare le regole fiscali previste.
I redditi derivanti da interessi, dividendi o plusvalenze non entrano nel reddito forfettario, ma devono essere dichiarati separatamente, con le relative imposte già versate o da versare.

Una corretta pianificazione, la scelta del giusto intermediario e la consapevolezza degli obblighi dichiarativi consentono di trasformare gli investimenti finanziari in una risorsa, senza compromettere i vantaggi del regime forfettario.

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