Scopri come prevedere correttamente il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario, quali sono le soglie da monitorare, i tempi da rispettare e le conseguenze fiscali.
Il regime forfettario è spesso la scelta preferita da freelance, professionisti e piccoli imprenditori perché consente una gestione semplificata della fiscalità, con imposte ridotte e meno obblighi burocratici. Tuttavia, non sempre si può rimanere in questo regime: superando determinate soglie di ricavi, diventa obbligatorio il passaggio al regime ordinario.
Sapere in anticipo quando e come avverrà questo passaggio è fondamentale per organizzarsi dal punto di vista fiscale, economico e amministrativo. La corretta previsione del passaggio al regime ordinario consente di pianificare strategie, evitare sorprese e mantenere la propria attività in equilibrio, anche in presenza di nuove regole più stringenti.
Quando avviene il passaggio al regime ordinario
Il passaggio dal forfettario all’ordinario avviene principalmente quando si superano i limiti di ricavi stabiliti dalla normativa. Attualmente, il tetto massimo per restare nel regime forfettario è fissato a 85.000 euro di ricavi annui.
Se durante l’anno si resta entro questa soglia, si rimane automaticamente nel regime agevolato. Ma se la si supera, si possono verificare due scenari:
- Se i ricavi superano gli 85.000 euro ma restano sotto i 100.000 euro, si rimane in regime forfettario per l’anno in corso, ma si passerà al regime ordinario dall’anno successivo.
- Se i ricavi superano i 100.000 euro, il passaggio al regime ordinario è immediato già dall’anno in corso, con obbligo di applicare l’IVA sin da subito e cambiare completamente la gestione fiscale.
Questo significa che monitorare costantemente i ricavi è un passaggio cruciale per non ritrovarsi improvvisamente obbligati a un cambio di regime senza la dovuta preparazione.
Regime ordinario: calcolo delle imposte da prevedere
Uno degli aspetti più importanti riguarda il calcolo delle imposte nel regime ordinario. A differenza del forfettario, dove si paga un’imposta sostitutiva con aliquota agevolata (5% o 15% a seconda dei casi), nel regime ordinario si entra nel sistema IRPEF progressivo.
Questo comporta che i guadagni vengono tassati con aliquote crescenti in base agli scaglioni di reddito. A ciò si aggiunge l’applicazione dell’IVA, l’eventuale IRAP e la possibilità di dedurre i costi effettivi sostenuti nell’attività.
Un esempio semplificato aiuta a comprendere meglio:
- In regime forfettario, con ricavi pari a 60.000 euro e coefficiente di redditività al 67%, la base imponibile è 40.200 euro, tassata al 15%, quindi circa 6.030 euro di imposta.
- Nel regime ordinario, invece, con gli stessi 60.000 euro, bisogna sottrarre i costi reali, pagare l’IVA, e applicare le aliquote IRPEF. Il calcolo diventa più complesso e dipende dalle spese deducibili e dalle detrazioni spettanti.
Per questo motivo la previsione del passaggio al regime ordinario deve basarsi non solo sui ricavi, ma anche sulla struttura dei costi e sull’impatto fiscale complessivo.
Tempistiche del passaggio al regime ordinario
La tempistica è un altro elemento centrale. Chi supera la soglia dei ricavi deve sapere quando scatterà l’obbligo del regime ordinario.
- Se i ricavi restano entro 100.000 euro, l’ingresso nel nuovo regime avviene dal 1° gennaio dell’anno successivo.
- Se invece si superano i 100.000 euro, il passaggio è immediato, con obbligo di applicare IVA e registrare le fatture secondo le regole del regime ordinario già dal momento del superamento.
È quindi utile mantenere aggiornati i registri e avere una visione chiara delle proprie entrate, così da non trovarsi impreparati a gestire gli adempimenti burocratici aggiuntivi.
Come prepararsi al passaggio dal forfettario al regime ordinario
Prepararsi per tempo al passaggio è fondamentale. Chi si avvicina alla soglia di ricavi deve considerare alcuni aspetti:
- Adeguamento alla fatturazione con IVA.
- Tenuta della contabilità ordinaria o semplificata, che diventa obbligatoria.
- Maggiore onerosità burocratica, che spesso rende necessario chiamare un commercialista per la gestione.
- Pianificazione delle spese deducibili, che nel regime ordinario assumono un ruolo centrale.
Un’attenta pianificazione fiscale consente di affrontare il passaggio senza traumi, trasformando l’aumento dei ricavi in un vantaggio e non in una complicazione.
Regime ordinario: vantaggi e svantaggi da considerare
Passare al regime ordinario può sembrare un ostacolo, ma non sempre è così. Esistono infatti anche vantaggi:
- possibilità di dedurre i costi reali dell’attività,
- detrazione di spese personali e familiari ai fini IRPEF,
- maggiore credibilità verso clienti e fornitori grazie a una gestione fiscale completa.
Di contro, bisogna affrontare una maggiore complessità amministrativa, versamenti periodici IVA, contributi calcolati in modo diverso e un carico fiscale spesso più alto rispetto al regime forfettario.
La valutazione va quindi fatta caso per caso, e spesso la previsione del passaggio al regime ordinario è l’occasione per rivedere la strategia di business e ottimizzare la gestione economica.
Tabella comparativa: regime forfettario vs regime ordinario
| Aspetto | Regime Forfettario | Regime Ordinario |
|---|---|---|
| Tetto massimo ricavi | 85.000 € | Nessun limite |
| Imposte | Imposta sostitutiva 5% o 15% | IRPEF a scaglioni |
| IVA | Non applicata | Obbligatoria |
| Costi deducibili | Non deducibili | Deducibili |
| Adempimenti contabili | Minimi | Elevati |
| Marca da bollo | Oltre 77,47 € | Non necessaria |
Questa tabella evidenzia le principali differenze e aiuta a capire cosa comporta concretamente il passaggio al regime ordinario.
Conclusione
La previsione del passaggio al regime ordinario è un esercizio indispensabile per chi opera oggi in regime forfettario e si avvicina alle soglie di ricavi previste dalla legge. Comprendere per tempo quando scatterà il nuovo regime, come calcolare le imposte, quali tempistiche rispettare e quali strategie adottare permette di affrontare il cambiamento con consapevolezza.
Il consiglio più utile resta quello di pianificare, monitorare costantemente i ricavi e, se necessario, affidarsi a un professionista che possa supportare nella transizione. In questo modo il passaggio non sarà un ostacolo, ma un’evoluzione naturale della crescita della propria attività.
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