Negli ultimi anni, il settore delle consegne a domicilio ha registrato un’espansione senza precedenti. Con la crescita del food delivery, dell’e-commerce e dei servizi di logistica urbana, sempre più persone scelgono di lavorare in modo autonomo come rider, fattorini, o corrieri freelance. In questo contesto, il regime forfettario rappresenta una delle soluzioni fiscali più vantaggiose per chi desidera aprire una partita IVA e gestire in modo regolare la propria attività di consegna.
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per liberi professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che rispettano determinati requisiti di reddito. Per chi si occupa di consegne a domicilio, questo significa poter operare legalmente, pagare meno tasse e semplificare la gestione contabile, senza l’obbligo di tenere registri complessi o di applicare l’IVA.
Aprire partita IVA per consegne a domicilio: da dove si parte
Chi vuole lavorare con le consegne a domicilio in modo indipendente deve aprire una partita IVA. Il primo passo consiste nell’individuare il codice ATECO più adatto alla propria attività. Per esempio, chi effettua consegne per conto di ristoranti, negozi o supermercati può utilizzare il codice 53.20.00 – Altre attività postali e di corriere senza obbligo di servizio universale, oppure 82.92.10 – Servizi di consegna di fattorini, a seconda del tipo di servizio svolto.
Una volta individuato il codice ATECO, si può procedere con l’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. In questa fase, è possibile scegliere il regime forfettario se si rientra nei requisiti richiesti: ricavi annui inferiori a 85.000 euro e assenza di partecipazioni in società di persone o in SRL che svolgano la stessa attività.
Il passo successivo riguarda l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, obbligatoria per i lavoratori autonomi senza cassa previdenziale di categoria. I contributi previdenziali, nel caso delle consegne a domicilio, rappresentano una delle voci principali di spesa, ma anche una forma di tutela in caso di malattia, maternità o infortunio.
Consegne a domicilio e regime forfettario: come funziona la tassazione
Il regime forfettario prevede un sistema di tassazione semplificato e vantaggioso. Invece di calcolare le tasse sul reddito effettivo, il fisco applica una percentuale di redditività sul totale dei ricavi. Per il codice ATECO delle consegne a domicilio, la percentuale di redditività è generalmente del 67%. Ciò significa che solo questa quota del fatturato è considerata reddito imponibile.
Su questo importo si applica un’imposta sostitutiva pari al 15%, che può scendere al 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano i requisiti per la nuova attività. Questa agevolazione rende il forfettario estremamente conveniente per chi avvia un’attività di consegne a domicilio come libero professionista.
Esempio pratico
Se un lavoratore autonomo che effettua consegne a domicilio incassa 30.000 euro in un anno, il reddito imponibile sarà pari al 67% di questa cifra, cioè 20.100 euro. Su tale importo si applicherà l’imposta sostitutiva del 15%, per un totale di 3.015 euro di tasse. A questa somma si aggiungono i contributi previdenziali INPS, deducibili in parte dal reddito.
Contributi INPS per chi fa consegne a domicilio nel regime forfettario
Oltre alle imposte, chi lavora con le consegne a domicilio e ha una partita IVA in regime forfettario deve versare i contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS. L’aliquota attuale è del 26,07% sul reddito imponibile (dati aggiornati al 2025), e serve per coprire la futura pensione e l’accesso ad alcune tutele sociali.
A differenza dei dipendenti, i lavoratori autonomi non hanno diritto automatico a ferie, malattia o indennità di disoccupazione, ma il versamento regolare dei contributi garantisce comunque alcune forme di protezione, come l’indennità di maternità o il congedo parentale, anche nel regime forfettario.
Le spese deducibili e il coefficiente di redditività nel regime forfettario
Una caratteristica del regime forfettario è che non consente di dedurre analiticamente le spese sostenute (benzina, manutenzione del veicolo, assicurazione, smartphone, ecc.). Tuttavia, grazie al coefficiente di redditività, il fisco considera implicitamente una parte dei costi come già dedotta. Nel caso delle consegne a domicilio, il coefficiente del 67% significa che il 33% dei ricavi è riconosciuto come spesa forfettaria.
Questo sistema semplifica molto la gestione contabile: non servono registri IVA, bilanci o dichiarazioni complesse. Basta conservare le fatture emesse e i documenti principali, e affidarsi a un commercialista per la dichiarazione annuale dei redditi.
Consegne a domicilio per piattaforme digitali: Uber Eats, Glovo, Just Eat
Molti lavoratori che effettuano consegne a domicilio collaborano con piattaforme digitali come Glovo, Uber Eats, Just Eat o Deliveroo. In questi casi, il rapporto di lavoro può variare: alcuni operano come autonomi con partita IVA, altri come collaboratori occasionali o con contratti parasubordinati.
Chi sceglie di lavorare in autonomia con partita IVA in regime forfettario può emettere fattura direttamente alla piattaforma per ogni prestazione, ricevendo il pagamento netto senza trattenute. Tuttavia, è importante leggere con attenzione le condizioni contrattuali, poiché alcune piattaforme potrebbero trattenere commissioni o richiedere specifiche modalità di fatturazione.
Regime forfettario e consegne a domicilio: vantaggi e limiti
Tra i principali vantaggi del regime forfettario per chi lavora nelle consegne a domicilio ci sono:
- Tassazione ridotta (5% o 15%) rispetto al regime ordinario.
- Gestione contabile estremamente semplice.
- Nessun obbligo di IVA o ritenuta d’acconto.
- Possibilità di iniziare l’attività con costi minimi e bassa burocrazia.
I limiti, tuttavia, riguardano l’impossibilità di dedurre spese reali elevate (ad esempio carburante o assicurazione del mezzo) e la soglia di ricavi di 85.000 euro, che può essere restrittiva per chi gestisce una rete di consegne su larga scala.
Consegne a domicilio e agevolazioni fiscali: bonus e incentivi disponibili
Oltre ai benefici del regime forfettario, chi lavora con le consegne a domicilio può accedere a diversi incentivi fiscali. Tra questi, rientrano eventuali contributi a fondo perduto per l’autoimprenditorialità, bonus mobilità per l’acquisto di biciclette o scooter elettrici, e agevolazioni comunali per l’utilizzo di mezzi ecologici.
Molte regioni e comuni, infatti, promuovono la mobilità sostenibile offrendo incentivi a chi effettua consegne in modo green. Un amministratore accorto può sfruttare queste opportunità per ridurre i costi di gestione e migliorare la competitività del proprio servizio.
Il futuro delle consegne a domicilio e il ruolo del forfettario
Il settore delle consegne a domicilio è destinato a crescere ancora, trainato dal commercio elettronico e dalla crescente richiesta di servizi personalizzati. In questo scenario, il regime forfettario continuerà a rappresentare un pilastro per chi desidera lavorare in autonomia, con minori oneri fiscali e più libertà organizzativa.
L’evoluzione normativa europea e italiana potrebbe portare nei prossimi anni a nuove regole sul lavoro autonomo e digitale, ma la flessibilità del forfettario rimane un punto di forza per chi vuole costruire una microimpresa individuale basata su consegne rapide, affidabili e sostenibili.
Conclusione
Scegliere il regime forfettario per le consegne a domicilio significa avviare un’attività autonoma con una struttura fiscale leggera, vantaggiosa e semplice da gestire. È la soluzione ideale per chi desidera lavorare con piattaforme di delivery o creare un proprio servizio di consegna, mantenendo costi bassi e trasparenza nei rapporti con il fisco.
Con una pianificazione adeguata e l’assistenza di un buon commercialista, il lavoratore autonomo può godere di tutti i vantaggi del forfettario e costruire una professione stabile e redditizia nel settore della logistica urbana.
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