Per un logopedista che decide di lavorare come libero professionista, l’apertura della partita IVA rappresenta un passaggio importante per trasformare l’attività professionale in un’attività autonoma strutturata. Tra le possibilità fiscali da valutare c’è il regime forfettario, un sistema pensato per semplificare la gestione fiscale delle persone fisiche che esercitano attività professionali, artistiche o d’impresa e che rispettano determinati requisiti. Il regime forfettario per Logopedista può essere particolarmente interessante perché consente di determinare il reddito imponibile attraverso un coefficiente di redditività, senza dedurre analiticamente dal reddito ogni singola spesa sostenuta nello svolgimento dell’attività. La legge sul regime forfettario prevede infatti che il reddito venga determinato applicando il coefficiente previsto in relazione al codice ATECO dell’attività esercitata. Prima di concentrarsi esclusivamente sulle tasse, però, un logopedista che vuole iniziare la libera professione deve considerare anche gli obblighi professionali, previdenziali, fiscali e amministrativi collegati all’attività.
Regime forfettario per Logopedista: quali requisiti servono
Il regime forfettario non è automatico per chi apre una partita IVA. Per accedervi e mantenerlo è necessario rispettare le condizioni previste dalla normativa.
Tra i principali parametri da considerare c’è il limite dei ricavi o compensi percepiti, fissato ordinariamente a 85.000 euro. Per il 2026 rimangono inoltre rilevanti le altre condizioni previste dalla disciplina, tra cui il limite relativo alle spese per lavoro dipendente e assimilato e le specifiche cause di esclusione.
È importante distinguere anche il superamento della soglia di 85.000 euro da quello della soglia di 100.000 euro. Il superamento della prima, entro il limite previsto, comporta in linea generale la fuoriuscita dal regime dall’anno successivo; il superamento di 100.000 euro determina invece la cessazione del regime nello stesso anno.
Per questo motivo, un logopedista che vede aumentare rapidamente il numero dei pazienti dovrebbe monitorare costantemente i compensi incassati, soprattutto perché nel regime forfettario rileva il principio di cassa.
Regime forfettario per Logopedista e lavoro dipendente
Un altro aspetto da verificare riguarda l’eventuale presenza contemporanea di un lavoro dipendente.
La normativa prevede specifiche condizioni relative ai redditi da lavoro dipendente percepiti nell’anno precedente. Per il 2026 la soglia è stata elevata a 35.000 euro, con le condizioni e le eccezioni previste dalla normativa vigente.
La situazione deve quindi essere valutata prima dell’apertura della partita IVA, soprattutto nel caso di un logopedista che intenda mantenere un rapporto di lavoro subordinato e contemporaneamente avviare un’attività libero-professionale.
Regime forfettario per Logopedista: il codice ATECO 2025
Uno degli aspetti che ha subito un cambiamento importante è la classificazione ATECO 2025.
Per il logopedista, la Federazione Nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP ha indicato il codice 86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a. come codice ATECO 2025 di riferimento. La stessa indicazione è riportata dagli Ordini territoriali della Federazione.
Il nuovo codice è particolarmente importante perché la classificazione ATECO è stata aggiornata e la nuova versione è diventata operativa dal 1° aprile 2025.
Questo significa che chi apre oggi una partita IVA come logopedista deve verificare attentamente il codice ATECO da utilizzare, evitando di affidarsi automaticamente a vecchie guide che riportano il precedente codice 86.90.29.
La scelta del codice non è un dettaglio puramente burocratico: il codice ATECO contribuisce all’inquadramento dell’attività e può incidere anche sull’individuazione del coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario.
Regime forfettario per Logopedista: quanto si paga di tasse
Uno dei motivi per cui il regime forfettario per Logopedista viene spesso preso in considerazione è la sua particolare modalità di determinazione del reddito.
Nel sistema forfettario non si calcola il reddito sottraendo dai compensi tutte le spese realmente sostenute. Si applica invece al totale dei compensi percepiti un determinato coefficiente di redditività.
Per le attività sanitarie riconducibili al codice di riferimento del logopedista, il coefficiente utilizzato è generalmente pari al 78%. La Federazione degli Ordini e le classificazioni ATECO consentono di collegare il codice 86.99.09 alla relativa attività sanitaria.
Supponiamo, a titolo puramente esemplificativo, che un logopedista percepisca 40.000 euro di compensi nell’anno.
Con un coefficiente di redditività del 78%, il reddito forfettario sarebbe pari a:
40.000 × 78% = 31.200 euro
Su questo importo vengono poi considerati i contributi previdenziali e l’eventuale imposta sostitutiva, secondo le regole applicabili.
L’esempio non rappresenta quindi il netto effettivamente disponibile sul conto corrente: per conoscere quanto rimane realmente al professionista bisogna considerare anche la previdenza e gli altri oneri.
Regime forfettario per Logopedista: imposta sostitutiva al 15% o al 5%
Il regime forfettario prevede normalmente un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile determinato secondo il coefficiente di redditività.
In presenza delle condizioni previste dalla legge per le nuove attività, l’aliquota può essere ridotta al 5% per i primi cinque anni. Non basta però essere semplicemente un nuovo titolare di partita IVA: devono essere rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa.
La legge istitutiva del regime stabilisce infatti l’applicazione dell’imposta sostitutiva ordinaria del 15% e disciplina le condizioni per l’aliquota agevolata.
Per un logopedista appena abilitato che inizia l’attività professionale, verificare correttamente la possibilità di applicare il 5% può quindi avere un impatto significativo sulla pianificazione finanziaria dei primi anni.
Regime forfettario per Logopedista e contributi previdenziali
Le tasse non rappresentano l’unico costo da considerare.
Un logopedista che esercita in forma autonoma deve verificare anche il proprio inquadramento previdenziale. L’INPS disciplina la posizione dei professionisti iscritti alla Gestione Separata, prevedendo per il 2026 un’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti non assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria. Per i professionisti già pensionati o assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria, l’aliquota indicata dall’INPS è invece del 24%.
La situazione previdenziale va comunque verificata individualmente, soprattutto se il logopedista svolge contemporaneamente altre attività lavorative o è già iscritto ad altre forme di previdenza.
L’INPS chiarisce inoltre che per i professionisti iscritti alla Gestione Separata la base imponibile contributiva comprende anche il reddito prodotto in regime forfettario.
Perché tasse e contributi vanno calcolati insieme
Uno degli errori più comuni di chi apre una partita IVA consiste nel guardare esclusivamente alla percentuale dell’imposta sostitutiva.
Dire, ad esempio, che un professionista “paga il 15%” non significa che il 15% rappresenti il totale degli importi da accantonare.
Nel caso del logopedista in regime forfettario, bisogna considerare il reddito determinato con il coefficiente, i contributi previdenziali e l’imposta sostitutiva, oltre agli eventuali altri costi effettivamente sostenuti per lavorare.
Per questo è consigliabile creare fin dall’inizio un accantonamento mensile per tasse e contributi, invece di aspettare le scadenze fiscali.
Regime forfettario per Logopedista: fatture e prestazioni sanitarie
La gestione delle fatture rappresenta un altro elemento importante della libera professione.
Il logopedista deve emettere la documentazione fiscale relativa alle prestazioni effettuate e gestire correttamente gli adempimenti collegati alle prestazioni sanitarie.
Nel caso delle prestazioni sanitarie rivolte ai pazienti, assumono inoltre particolare importanza gli adempimenti relativi al Sistema Tessera Sanitaria. L’Agenzia delle Entrate pubblica annualmente le relative scadenze per la trasmissione dei dati delle spese sanitarie sostenute dalle persone fisiche. Per esempio, per le spese sostenute nel 2025 la scadenza di trasmissione è stata fissata al 2 febbraio 2026.
La gestione della documentazione sanitaria deve quindi essere organizzata con attenzione, anche per tutelare la riservatezza dei dati dei pazienti.
Regime forfettario per Logopedista: obbligo di iscrizione all’Albo
Prima ancora degli aspetti fiscali, bisogna ricordare che il logopedista esercita una professione sanitaria regolamentata.
La Federazione Nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP include il logopedista tra le professioni sanitarie per le quali è prevista l’iscrizione all’Albo.
La Federazione precisa inoltre che l’iscrizione all’Albo è obbligatoria per l’esercizio delle professioni sanitarie.
Per questo l’apertura della partita IVA non deve essere considerata come il primo e unico passaggio per iniziare l’attività. Il professionista deve avere i requisiti professionali necessari e rispettare gli obblighi ordinistici.
La stessa Commissione di albo nazionale dei Logopedisti mette a disposizione una guida specifica sul lavoro autonomo del logopedista, articolata proprio su avvio dell’attività, aspetti fiscali, gestione e previdenza.
Regime forfettario per Logopedista: quando può essere conveniente
Il regime forfettario per Logopedista può essere particolarmente interessante quando il professionista sostiene costi non troppo elevati rispetto ai compensi e vuole beneficiare di una gestione fiscale più semplice.
Il sistema, però, non è automaticamente conveniente in qualsiasi situazione.
Un logopedista che sostiene importanti spese per affitto dello studio, strumenti professionali, collaboratori, software, formazione, assicurazioni, attrezzature e altri servizi deve ricordare che nel regime forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente dal reddito.
Il coefficiente di redditività stabilisce infatti a monte la quota di compensi che viene considerata fiscalmente rilevante.
La convenienza deve quindi essere valutata mettendo a confronto ricavi previsti, costi reali, contributi previdenziali e tassazione.
Regime forfettario per Logopedista: attenzione alla crescita dello studio
Un altro elemento da non trascurare riguarda la crescita dell’attività.
Un logopedista potrebbe iniziare con pochi pazienti e un fatturato contenuto, per poi aumentare progressivamente le ore di lavoro, collaborare con centri privati, aprire uno studio o ampliare i servizi offerti.
La crescita è positiva, ma deve essere accompagnata da un controllo costante del fatturato annuo.
Avvicinarsi alla soglia degli 85.000 euro significa infatti dover monitorare con maggiore attenzione la posizione fiscale. Il superamento di 100.000 euro, invece, può determinare la cessazione del regime nel corso dello stesso anno secondo le condizioni previste dalla normativa.
Per questo un logopedista che sta crescendo dovrebbe evitare di guardare soltanto al fatturato del mese corrente e costruire un monitoraggio progressivo dei compensi incassati dall’inizio dell’anno.
Regime forfettario per Logopedista: conclusioni
Il regime forfettario per Logopedista può rappresentare una soluzione fiscale interessante per chi esercita la libera professione e possiede i requisiti previsti dalla normativa.
La scelta, però, deve essere inserita all’interno di una valutazione più ampia che comprenda partita IVA, codice ATECO, iscrizione all’Albo, previdenza, fatturazione, Sistema Tessera Sanitaria e gestione delle scadenze fiscali.
Nel 2026 è particolarmente importante considerare la nuova classificazione ATECO 2025, che individua per il logopedista il codice 86.99.09, secondo le indicazioni della Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP.
Dal punto di vista economico, il vantaggio del forfettario deriva soprattutto dalla determinazione forfettaria del reddito e dall’applicazione dell’imposta sostitutiva, ma la reale convenienza dipende dalla situazione individuale del professionista.
Un logopedista che sta per aprire la partita IVA dovrebbe quindi evitare di chiedersi soltanto “quanto pago di tasse?” e considerare invece il quadro complessivo: quanto incasso, quanto devo accantonare per imposte e contributi, quali costi sostengo realmente e quanto rimane effettivamente a disposizione.
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