Aprire una partita IVA come massaggiatore può essere una soluzione interessante per chi vuole trasformare una competenza nel settore del benessere e dei trattamenti corporei in un’attività professionale autonoma. Prima di iniziare, però, è necessario chiarire alcuni aspetti fondamentali: quale attività viene realmente svolta, quale codice ATECO deve essere utilizzato, quale inquadramento previdenziale è previsto e se il regime forfettario rappresenta effettivamente la soluzione più conveniente. Il tema è diventato ancora più interessante con l’introduzione della nuova classificazione ATECO 2025, operativa dal 1° aprile 2025 per gli adempimenti amministrativi. Per alcune attività di trattamento del corpo è oggi disponibile il codice 86.99.01, “Tecniche di trattamento del corpo”, che comprende, secondo le note esplicative Istat, attività come shiatsu, massaggio thailandese, watsu, tui na e qigong. Naturalmente, non tutti i massaggiatori svolgono la stessa attività. Proprio per questo l’apertura della partita IVA deve essere valutata partendo dalla prestazione concretamente offerta al cliente, evitando di scegliere il codice ATECO soltanto sulla base del nome utilizzato per descrivere la propria professione.
Forfettario per massaggiatore: quando è possibile aprire la partita IVA
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato destinato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e che rispettano i requisiti previsti dalla normativa.
Per un massaggiatore che lavora autonomamente, riceve clienti e presta servizi direttamente, il regime può essere particolarmente interessante perché permette una gestione fiscale più semplice rispetto ai regimi ordinari, soprattutto quando l’attività presenta una struttura di costi contenuta.
Questo, però, non significa che ogni massaggiatore possa automaticamente utilizzare il forfettario.
Bisogna innanzitutto verificare i requisiti di accesso, le eventuali cause ostative e la natura dell’attività. Inoltre, occorre distinguere con attenzione un’attività di massaggio per il benessere da una prestazione sanitaria riservata a professionisti abilitati.
La Legge n. 4 del 2013 disciplina infatti le professioni non organizzate in ordini o collegi, ma esclude dal relativo ambito le attività riservate dalla legge, le professioni sanitarie e altre attività soggette a discipline specifiche.
Per questo motivo il massaggiatore che opera nel settore del benessere deve prestare particolare attenzione a come descrive la propria attività e le proprie prestazioni, evitando di presentarsi come soggetto abilitato a svolgere attività sanitarie che richiedono specifici requisiti.
Forfettario per massaggiatore: quale codice ATECO utilizzare nel 2026
Uno degli aspetti più importanti quando si apre una partita IVA è proprio la scelta del codice ATECO.
Con ATECO 2025 è stato introdotto il codice 86.99.01, “Tecniche di trattamento del corpo”. Le note ufficiali Istat inseriscono in questa sottocategoria alcune specifiche tecniche di trattamento del corpo, tra cui shiatsu, massaggio thailandese, watsu, tui na e qigong.
Questo rappresenta un cambiamento importante rispetto alla precedente classificazione, perché permette di individuare in maniera più precisa alcune attività che in precedenza potevano essere ricondotte a codici più generici.
È però fondamentale non considerare il codice 86.99.01 come un codice universale per qualunque attività definita commercialmente «massaggio». L’ATECO deve rappresentare l’attività effettivamente esercitata.
Se, per esempio, il professionista svolge attività differenti, sarà necessario valutare l’eventuale presenza di più codici ATECO e stabilire quale rappresenti l’attività principale. L’Istat precisa inoltre che il codice ATECO individuato attraverso il proprio navigatore ha una funzione di classificazione e non costituisce, da solo, un riconoscimento giuridico dell’attività professionale.
Forfettario per massaggiatore: il coefficiente di redditività
Una volta individuato il corretto codice ATECO, bisogna capire come funziona il calcolo del reddito nel regime forfettario.
Il regime non prevede, in linea generale, che il professionista sottragga dal fatturato tutte le spese effettivamente sostenute. Il sistema utilizza invece un coefficiente di redditività associato all’attività.
Per il codice ATECO 86.99.01, il coefficiente indicato nelle tabelle di riferimento del regime forfettario è pari al 78%. Questo significa che, a livello fiscale, il reddito viene determinato applicando tale percentuale ai compensi rilevanti, mentre la parte restante rappresenta forfettariamente i costi dell’attività.
Immaginiamo, a titolo puramente esemplificativo, un massaggiatore che incassi 30.000 euro nell’anno.
Con un coefficiente del 78%, il reddito forfettario di partenza sarebbe:
30.000 × 78% = 23.400 euro.
Questo importo non rappresenta automaticamente ciò che il professionista si mette in tasca. Bisogna infatti considerare contributi previdenziali e imposta sostitutiva, oltre alle spese realmente sostenute.
Quanto paga di tasse un massaggiatore in regime forfettario?
Uno dei vantaggi principali del regime forfettario è la presenza dell’imposta sostitutiva, generalmente pari al 15%. In presenza dei requisiti previsti per le nuove attività può trovare applicazione l’aliquota ridotta del 5% per il periodo agevolato previsto dalla legge.
È importante, però, non commettere l’errore di applicare il 15% direttamente a tutto ciò che viene fatturato.
Nel nostro esempio, infatti, 30.000 euro di incassi non equivalgono automaticamente a 30.000 euro di reddito imponibile. Se il coefficiente applicabile è il 78%, il punto di partenza fiscale è 23.400 euro.
Da questo valore devono essere considerati i contributi previdenziali deducibili secondo le regole del regime, prima di arrivare alla base sulla quale calcolare l’imposta sostitutiva. Il quadro LM della dichiarazione dei redditi è quello utilizzato per dichiarare il reddito prodotto in regime forfetario.
Per questo motivo, quando un massaggiatore vuole capire quanto gli rimarrà effettivamente del proprio fatturato, deve fare un calcolo completo e non limitarsi alla percentuale dell’imposta sostitutiva.
Forfettario per massaggiatore: quali contributi previdenziali bisogna pagare
La parte previdenziale merita particolare attenzione perché l’inquadramento del massaggiatore può dipendere dalle caratteristiche concrete dell’attività.
Per un professionista che rientra nella Gestione Separata INPS, nel 2026 l’aliquota complessiva per i liberi professionisti senza altra previdenza obbligatoria è pari al 26,07%. Per chi è già assicurato presso un’altra forma di previdenza obbligatoria o è pensionato nelle condizioni previste, l’aliquota può essere del 24%.
Questo dato è importante perché i contributi rappresentano una componente significativa del costo dell’attività.
Riprendendo l’esempio dei 30.000 euro, il professionista non dovrebbe quindi ragionare in termini di «30.000 euro fatturati meno il 15% di tasse». Il calcolo deve tenere conto prima del reddito forfettario, poi della contribuzione previdenziale e infine dell’imposta sostitutiva.
L’esatta posizione previdenziale, tuttavia, deve essere verificata sulla base dell’attività concretamente esercitata e dell’inquadramento adottato.
Forfettario per massaggiatore: differenza tra attività professionale e attività d’impresa
Un altro aspetto che può creare confusione riguarda la forma con cui viene organizzata l’attività.
Un massaggiatore può lavorare prevalentemente con la propria prestazione personale, per esempio ricevendo clienti su appuntamento o spostandosi presso il loro domicilio. In altri casi può organizzare un’attività più strutturata, con studio, centro, collaboratori, dipendenti o altri servizi.
La distinzione non è puramente teorica perché può influire sull’inquadramento fiscale, previdenziale e amministrativo.
Il fatto che una persona utilizzi il termine «massaggiatore» non è quindi sufficiente per stabilire automaticamente se debba essere considerata un libero professionista o un’impresa artigiana. Bisogna analizzare modalità concrete di svolgimento dell’attività, organizzazione, servizi offerti e prevalenza del lavoro personale.
È proprio in questa fase che è opportuno evitare il fai-da-te e verificare la posizione prima di aprire la partita IVA.
Come fattura un massaggiatore in regime forfettario
Una volta aperta la partita IVA, il massaggiatore deve gestire correttamente la fatturazione dei propri servizi.
Il regime forfettario presenta regole IVA particolari e, in linea generale, il professionista non addebita l’IVA ordinaria sulle operazioni per le quali trova applicazione il regime.
La fattura deve comunque contenere le informazioni previste dalla normativa, compresi i dati del professionista, del cliente, la descrizione della prestazione, l’importo e gli eventuali riferimenti necessari a identificare il regime fiscale applicato.
Per un massaggiatore è particolarmente importante descrivere la prestazione in maniera coerente con l’attività effettivamente svolta, soprattutto quando opera nel settore del benessere.
Una descrizione commerciale o sanitaria impropria può creare problemi che vanno oltre la semplice fiscalità.
Quanto costa aprire una partita IVA come massaggiatore?
Aprire la partita IVA, in sé, non significa sostenere necessariamente costi elevati. Le spese reali dipendono però dalla struttura dell’attività.
Un massaggiatore che lavora da solo e utilizza uno spazio in affitto a ore può avere una struttura molto diversa rispetto a chi apre un proprio studio, acquista lettini e attrezzature, sostiene costi di affitto mensili, investe in pubblicità e acquista prodotti professionali.
Questo è uno dei motivi per cui il regime forfettario può risultare interessante per alcune attività di questo tipo: il reddito fiscale viene determinato forfettariamente e non sulla base della contabilizzazione analitica delle singole spese.
Ma bisogna evitare un equivoco: il fatto che una spesa non venga dedotta analiticamente dal reddito non significa che quella spesa non esista.
Se un massaggiatore spende 5.000 euro all’anno per affitto, materiali, assicurazione, formazione e pubblicità, quei soldi rappresentano comunque un’uscita reale dal conto corrente.
Un esempio di guadagno per un massaggiatore forfettario
Supponiamo che un massaggiatore incassi 36.000 euro all’anno e che l’attività rientri nel coefficiente di redditività del 78%.
Il reddito forfettario di partenza sarebbe:
36.000 × 78% = 28.080 euro.
Su questo valore dovranno essere determinati i contributi previdenziali secondo l’inquadramento del professionista e, successivamente, l’imposta sostitutiva sulla base imponibile risultante.
L’esempio dimostra perché il prezzo di una seduta non può essere stabilito considerando soltanto il compenso che il cliente paga.
Se una seduta costa, per esempio, 50 euro, il professionista non può considerare quei 50 euro come guadagno netto. Una parte serve a coprire contributi, imposte, costi dello studio, materiali, formazione, assicurazione, strumenti di lavoro e tempi non fatturabili.
Per questo è utile stabilire le tariffe partendo dall’obiettivo di reddito annuale e non soltanto dal prezzo praticato dai concorrenti.
Forfettario per massaggiatore: attenzione alle spese e al prezzo delle sedute
La costruzione del prezzo è uno degli aspetti più importanti per chi inizia questa professione.
Un massaggiatore potrebbe essere tentato di fissare una tariffa guardando esclusivamente i prezzi dei centri della propria zona. Questo approccio, però, rischia di essere insufficiente.
Bisogna considerare anche quante ore possono essere effettivamente fatturate, il tempo necessario per preparare lo studio, pulire e organizzare gli appuntamenti, gli eventuali spostamenti, le cancellazioni e i periodi in cui non si lavora.
Un professionista che può effettuare quattro trattamenti al giorno non deve necessariamente considerare quattro ore di lavoro. Tra un cliente e l’altro possono esserci tempi di preparazione, gestione dell’agenda e attività amministrative.
Il vero obiettivo deve quindi essere quello di costruire un fatturato sostenibile, compatibile con il numero realistico di clienti che si possono seguire.
Quali requisiti bisogna considerare prima di iniziare l’attività
Prima di aprire la partita IVA è opportuno verificare anche gli eventuali adempimenti amministrativi locali collegati all’attività e al luogo in cui viene esercitata.
La situazione può essere diversa se il massaggiatore lavora presso un proprio studio, presso una struttura di terzi oppure direttamente a domicilio del cliente.
Anche la distinzione tra massaggio benessere e prestazione sanitaria è fondamentale. Il massaggiatore che opera nel settore del benessere non deve presentare la propria attività come una professione sanitaria se non possiede i requisiti previsti dalla normativa.
Il nuovo ATECO 2025 aiuta a classificare in maniera più precisa alcune attività, ma non sostituisce la verifica dei requisiti necessari per esercitare concretamente una determinata professione.
Forfettario per massaggiatore: conviene davvero?
Per molte attività individuali nel settore del benessere il regime forfettario può essere una soluzione interessante, soprattutto quando il fatturato rimane entro i limiti previsti e la struttura dei costi non è particolarmente elevata.
Il vantaggio principale è la relativa semplicità della gestione fiscale, insieme alla possibilità di determinare il reddito attraverso il coefficiente di redditività e di applicare l’imposta sostitutiva prevista.
Non bisogna però considerare il forfettario automaticamente conveniente.
Se l’attività richiede investimenti molto elevati, affitto di un locale importante, acquisto frequente di attrezzature o presenza di costi consistenti, può essere necessario confrontare il regime forfettario con altre forme di tassazione.
Anche la previdenza deve essere inserita nel calcolo della convenienza. Nel caso di attività riconducibili alla Gestione Artigiani e Commercianti, per esempio, nel 2026 sono previste aliquote del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti, oltre alle regole relative al minimale contributivo.
Per gli artigiani e commercianti esiste inoltre il cosiddetto regime previdenziale agevolato, che prevede una riduzione contributiva del 35% e richiede un’apposita domanda, quando ne ricorrono i presupposti.
Non va quindi confuso il regime fiscale forfettario con la specifica agevolazione previdenziale: sono due aspetti collegati, ma distinti.
Come organizzare la partita IVA di un massaggiatore
Per partire con il piede giusto, la cosa più importante è costruire l’attività partendo dall’inquadramento corretto.
Prima si identifica esattamente il servizio offerto, poi si verifica il codice ATECO coerente, si analizza la forma professionale o imprenditoriale dell’attività e si individua la gestione previdenziale applicabile.
Successivamente si può valutare il regime fiscale e costruire una simulazione del fatturato necessario per raggiungere il reddito desiderato.
Questo approccio è molto più utile rispetto alla semplice domanda «quanto pago di tasse con il forfettario?».
Per un massaggiatore, infatti, il vero risultato economico dipende dal rapporto tra numero di clienti, prezzo medio della seduta, ore lavorate, costi, contributi e imposte.
Conclusione
Il Regime forfettario per massaggiatore può rappresentare una soluzione fiscale interessante per chi svolge autonomamente un’attività nel settore del benessere e possiede i requisiti previsti dalla normativa.
Nel 2026 è particolarmente importante considerare la nuova classificazione ATECO 2025, che per alcune tecniche di trattamento del corpo utilizza il codice 86.99.01. La classificazione comprende, tra le altre, attività come shiatsu, massaggio thailandese, watsu, tui na e qigong.
La scelta del codice, però, deve sempre essere collegata alla prestazione realmente svolta, perché non tutti i servizi che vengono commercialmente definiti «massaggi» hanno necessariamente lo stesso inquadramento.
Dal punto di vista fiscale, il regime forfettario permette di determinare il reddito attraverso il coefficiente di redditività e di applicare l’imposta sostitutiva prevista. Dal punto di vista previdenziale, invece, occorre individuare la gestione corretta e calcolare i contributi effettivamente dovuti.
Per chi sta iniziando, la domanda più utile non è quindi soltanto «quanto pago di tasse?», ma «quanto devo fatturare ogni mese per coprire costi, contributi e imposte e ottenere il reddito che desidero?».
Una corretta pianificazione iniziale può fare la differenza tra una partita IVA aperta semplicemente per iniziare a lavorare e una vera attività professionale costruita in modo sostenibile e redditizio.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.




