Quando arriva il momento di versare le imposte, uno degli aspetti che può creare maggiore preoccupazione per chi lavora con partita IVA è la necessità di affrontare un importo significativo in un’unica soluzione. Il regime forfettario semplifica molti aspetti della gestione fiscale, ma non elimina l’obbligo di effettuare correttamente i versamenti. Per questo motivo è particolarmente importante capire come funziona il pagamento rateale delle imposte e, soprattutto, che cosa rappresenta la prima rata. Parlare di forfettario e pagamento a rate delle imposte significa infatti comprendere non soltanto quanto bisogna versare, ma anche come viene suddiviso il debito, quali dati devono essere inseriti nel modello F24, quali interessi vengono applicati alle rate successive e come distinguere il saldo dell’anno precedente dal primo acconto dell’anno in corso. La rateizzazione può rappresentare uno strumento utile per gestire meglio la liquidità, soprattutto per un professionista o un piccolo imprenditore che deve contemporaneamente sostenere spese, contributi previdenziali e costi di gestione della propria attività.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: che cos’è la prima rata
La prima rata è la prima quota dell’importo complessivamente dovuto che il contribuente decide di versare attraverso il pagamento rateale invece che in un’unica soluzione.
Nel caso del regime forfettario, il pagamento riguarda principalmente l’imposta sostitutiva risultante dalla dichiarazione dei redditi. Il versamento può comprendere il saldo dell’imposta relativa all’anno precedente e il primo acconto relativo all’anno in corso.
Per esempio, nel 2026 un contribuente può trovarsi a dover versare il saldo dell’imposta sostitutiva relativa al 2025 e il primo acconto relativo al 2026. L’Agenzia delle Entrate prevede che questi importi possano essere versati in unica soluzione oppure, quando si sceglie la rateizzazione, attraverso più rate.
La prima rata, quindi, non deve essere interpretata come una nuova imposta. È semplicemente la prima quota del debito fiscale complessivo che viene suddiviso nel tempo.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: cosa comprende la prima rata
Per capire quanto si deve pagare con la prima rata bisogna partire dal prospetto della propria dichiarazione dei redditi.
Il calcolo dell’imposta sostitutiva nel regime forfettario non avviene applicando semplicemente una percentuale all’intero fatturato. Il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività previsto per l’attività e tenendo conto delle regole relative ai contributi previdenziali.
Una volta determinata l’imposta dovuta, possono emergere due componenti principali: il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno corrente.
È quindi possibile che il contribuente si trovi davanti a un importo complessivo apparentemente elevato. Questo non significa necessariamente che stia pagando «due volte le tasse». Il saldo riguarda infatti l’imposta effettivamente dovuta per l’anno precedente, mentre l’acconto rappresenta un versamento anticipato sull’imposta futura.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere perché la prima rata possa essere più consistente rispetto alle rate successive.
Saldo e primo acconto nella prima rata
Immaginiamo un contribuente che nel 2025 abbia prodotto un reddito in regime forfettario e che dalla dichiarazione 2026 risulti un saldo di 2.000 euro. Supponiamo inoltre che il primo acconto dovuto per il 2026 sia pari a 1.500 euro.
L’importo complessivo da considerare per il versamento sarà quindi di 3.500 euro, prima di applicare le regole della rateizzazione e degli eventuali interessi sulle rate successive.
Se il contribuente decide di suddividere l’importo in più rate, la prima rata rappresenterà la prima quota del debito complessivo.
Naturalmente si tratta di un esempio semplificato. L’importo effettivo deve essere ricavato dalla dichiarazione dei redditi e dal prospetto dei versamenti.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: quanti soldi si pagano con la prima rata
Una delle domande più frequenti riguarda proprio l’importo della prima rata.
Non esiste una cifra uguale per tutti i contribuenti in regime forfettario. L’importo dipende infatti dal debito fiscale complessivo, dal numero di rate scelto e dalle modalità previste per il pagamento.
L’Agenzia delle Entrate, per il codice tributo 1790 relativo all’acconto prima rata dell’imposta sostitutiva del regime forfetario, mostra ad esempio un caso nel quale un importo di 6.000 euro viene suddiviso in sei rate. In tale esempio la prima rata è di 1.000 euro e nel campo «rateazione» viene indicato 0106, cioè prima rata di un totale di sei rate.
Questo esempio permette di capire il meccanismo, ma non significa che ogni contribuente debba necessariamente scegliere sei rate o che la prima rata sia sempre identica alle altre.
Bisogna inoltre considerare che sulle rate successive alla prima vengono applicati gli interessi di rateazione previsti dalle regole fiscali.
Come funziona il codice 1790 per la prima rata del forfettario
Quando nella prima rata è compreso il primo acconto dell’imposta sostitutiva, uno dei codici tributo fondamentali è il 1790.
L’Agenzia delle Entrate identifica il codice 1790 come «Imposta sostitutiva sul regime forfetario, acconto prima rata». Il codice appartiene alla sezione Erario del modello F24 e può essere utilizzato anche quando il versamento viene effettuato in forma rateale.
Nel modello F24 è quindi necessario prestare particolare attenzione non soltanto all’importo, ma anche alla compilazione del campo relativo alla rateazione.
Se, per esempio, il contribuente sceglie sei rate e sta effettuando la prima, nell’esempio ufficiale dell’Agenzia il codice di rateazione è 0106. Il primo numero identifica la rata che si sta pagando, mentre il secondo indica il numero complessivo delle rate.
Questo dettaglio è importante perché consente all’Amministrazione finanziaria di collegare correttamente il pagamento al piano di rateazione scelto.
La prima rata del regime forfettario si paga con il modello F24
Il pagamento della prima rata dell’imposta sostitutiva avviene attraverso il modello F24 con le modalità telematiche previste.
L’Agenzia delle Entrate indica la possibilità di effettuare il versamento direttamente attraverso i propri servizi telematici oppure tramite i canali di internet banking abilitati, oppure ancora attraverso un intermediario.
Prima di effettuare il pagamento è quindi opportuno verificare attentamente il modello F24 predisposto.
Bisogna controllare il codice tributo, l’anno di riferimento, l’importo, il codice fiscale e soprattutto il campo relativo alla rateazione.
Un errore nel numero della rata o nell’anno di riferimento può infatti creare un disallineamento nella posizione fiscale.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: gli interessi sulle rate successive
Uno degli aspetti da conoscere prima di scegliere la rateizzazione riguarda gli interessi.
La prima rata non deve essere confusa con le rate successive. In generale, quando si sceglie di dilazionare il versamento, sulle rate successive alla prima vengono applicati gli interessi previsti per il pagamento rateale.
L’Agenzia delle Entrate, per esempio, nelle scadenze 2026 relative alle rate dell’imposta sostitutiva del regime forfettario indica anche il codice tributo 1668, relativo agli interessi per il pagamento dilazionato delle imposte erariali.
Nel calendario 2026, per esempio, la seconda rata dell’imposta sostitutiva è stata indicata con interessi dello 0,18%, mentre una successiva rata è stata indicata con interessi dello 0,62%.
Questo significa che il pagamento a rate offre un vantaggio in termini di gestione della liquidità, ma non equivale a dividere semplicemente il debito in quote identiche senza alcun costo aggiuntivo.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: un esempio
Supponiamo che un contribuente abbia un importo complessivo di 6.000 euro da versare tra saldo e primo acconto e scelga di effettuare il pagamento in sei rate.
Seguendo il semplice esempio utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, la prima rata sarebbe pari a 1.000 euro, mentre le rate successive sarebbero calcolate applicando gli interessi previsti per la dilazione.
Nel primo F24 potrebbero quindi essere presenti il codice relativo al saldo e quello relativo all’acconto, a seconda della composizione del debito risultante dalla dichiarazione.
Per il primo acconto dell’imposta sostitutiva si utilizza il codice 1790, mentre per il saldo si utilizza il codice 1792. L’Agenzia delle Entrate indica entrambi questi codici nelle scadenze relative ai versamenti del regime forfettario.
Il contribuente deve quindi prestare attenzione a non confondere il numero della rata con il codice tributo. Sono due informazioni diverse: il codice identifica il tipo di imposta o versamento, mentre il campo «rateazione» identifica la posizione della rata all’interno del piano scelto.
Quando conviene pagare la prima rata delle imposte a rate
La rateizzazione può essere particolarmente utile quando il contribuente dispone di un buon reddito annuale ma non vuole concentrare una parte consistente delle uscite fiscali in un unico momento.
Questo può accadere soprattutto per chi svolge un’attività autonoma caratterizzata da incassi irregolari. Un professionista potrebbe, per esempio, avere fatturato molto durante alcuni mesi e molto meno durante altri. Pagare tutto in una volta potrebbe quindi creare una pressione importante sulla liquidità.
Il pagamento rateale permette di distribuire l’esborso nel tempo e di mantenere una maggiore disponibilità sul conto corrente.
Bisogna però evitare di interpretare la rateizzazione come un modo per pagare meno imposte. L’importo fiscale complessivo non viene cancellato né ridotto semplicemente perché si sceglie di pagare a rate. Cambia soprattutto il momento in cui le somme vengono versate, con l’applicazione degli interessi previsti sulle rate successive.
La prima rata non comprende necessariamente tutti i contributi
Un altro punto importante riguarda la differenza tra imposte e contributi previdenziali.
Chi opera in regime forfettario può essere soggetto anche a contributi INPS, ma il loro trattamento dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza.
Per gli artigiani e i commercianti, per esempio, l’INPS prevede specifici versamenti tramite modello F24. Il contributo minimo obbligatorio viene normalmente versato in quattro rate durante l’anno, mentre i contributi dovuti sul reddito eccedente il minimale seguono regole differenti.
Anche i professionisti iscritti alla Gestione Separata utilizzano il modello F24 per i contributi e possono avere meccanismi di versamento collegati al saldo e agli acconti.
Per questo motivo, quando si parla di prima rata nel regime forfettario, è importante capire se ci si riferisce alla prima rata dell’imposta sostitutiva oppure a un versamento previdenziale.
Sono due obblighi diversi, anche se possono essere gestiti attraverso lo stesso modello F24.
Forfettario e pagamento a rate delle imposte: attenzione al saldo e all’acconto
La presenza contemporanea di saldo e primo acconto è uno dei motivi per cui il primo versamento può risultare particolarmente importante.
Il saldo riguarda l’imposta relativa all’anno precedente. Il primo acconto, invece, riguarda l’anno in corso.
Nel 2026, per esempio, le scadenze dell’Agenzia delle Entrate fanno riferimento al saldo 2025 e al primo acconto 2026. La prima rata può quindi comprendere entrambe le componenti.
Questo meccanismo può risultare sorprendente per chi è al primo anno di attività o per chi non ha mai gestito autonomamente la propria partita IVA.
È quindi importante comprendere che il pagamento effettuato in un determinato anno può riguardare più periodi fiscali differenti.
Cosa succede se si paga la prima rata in ritardo
La prima rata deve essere versata entro la scadenza prevista per il pagamento.
Non bisogna aspettare la rata successiva pensando di poter semplicemente sommare i due importi senza conseguenze. Un versamento tardivo può infatti richiedere la gestione degli interessi e, a seconda della situazione, delle sanzioni attraverso gli strumenti previsti dalla normativa, compreso il ravvedimento operoso quando applicabile.
La situazione deve essere valutata con attenzione perché le modalità di regolarizzazione possono dipendere dalla tipologia di errore o ritardo e dalla fase in cui viene effettuato il pagamento.
In caso di difficoltà, è quindi preferibile intervenire rapidamente invece di lasciare semplicemente il debito non pagato.
Come organizzarsi prima della prima rata
Per evitare che la prima rata diventi un problema di liquidità, il modo migliore è accantonare periodicamente una quota degli incassi.
Chi lavora in regime forfettario dovrebbe evitare di considerare ogni somma ricevuta dal cliente come denaro completamente disponibile.
Una parte del fatturato dovrà essere destinata alle imposte, una parte ai contributi previdenziali e una parte ai costi necessari per mantenere in funzione l’attività.
La scelta del pagamento rateale può quindi essere inserita all’interno di una più ampia strategia di gestione finanziaria della partita IVA.
Invece di arrivare alla scadenza senza sapere quanto si dovrà pagare, è molto più utile costruire durante l’anno un fondo per imposte e contributi, aggiornandolo sulla base degli incassi effettivi e delle stime fiscali.
La rateizzazione delle imposte può aiutare il cash flow
Il vantaggio principale del pagamento rateale è proprio legato al cash flow, cioè alla gestione delle entrate e delle uscite.
Un professionista potrebbe avere un debito fiscale significativo ma non disporre, in quel preciso momento, della liquidità necessaria per affrontarlo comodamente in un’unica soluzione.
Dividere il pagamento consente di evitare un’uscita immediata troppo elevata, lasciando risorse disponibili per affitto, strumenti di lavoro, software, collaboratori, formazione, pubblicità e altre spese professionali.
La rateizzazione deve però essere utilizzata con criterio. Se il contribuente sa già di avere difficoltà a sostenere anche le rate successive, scegliere un numero elevato di rate senza una pianificazione adeguata potrebbe semplicemente spostare il problema in avanti.
Conclusione
Il tema del forfettario e pagamento a rate delle imposte è particolarmente importante per chi vuole gestire la propria partita IVA senza subire un’eccessiva pressione finanziaria al momento delle scadenze fiscali.
La prima rata rappresenta la prima quota del debito fiscale complessivo che il contribuente sceglie di suddividere nel tempo. Nel caso dell’imposta sostitutiva del regime forfettario, il versamento può comprendere il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso.
Per il primo acconto dell’imposta sostitutiva viene utilizzato il codice tributo 1790, mentre il saldo viene identificato dal codice 1792. Nel modello F24 bisogna inoltre prestare attenzione al campo relativo alla rateazione: nell’esempio ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, una prima rata di un piano composto da sei rate viene indicata con il codice 0106.
La rateizzazione non significa però pagare meno tasse. Significa soprattutto distribuire nel tempo il pagamento, sostenendo gli interessi previsti sulle rate successive alla prima.
Per questo motivo la scelta deve essere valutata considerando non soltanto l’importo dell’imposta, ma anche la propria liquidità, gli incassi previsti, i contributi previdenziali e le altre spese dell’attività.
Nel regime forfettario, una buona pianificazione fiscale non consiste quindi soltanto nel sapere quanto si deve pagare, ma anche nel sapere quando pagare e come organizzare le proprie disponibilità finanziarie. La prima rata rappresenta il punto di partenza di questo percorso e deve essere controllata con particolare attenzione, soprattutto nella compilazione dell’F24 e nella distinzione tra saldo, acconto e rateazione.
Hai dubbi sul Regime Forfettario?
Puoi richiedere una consulenza fiscale con un esperto del nostro Team che ti potrà aiutare a pianificare in modo strategico ed a sfruttare al meglio i vantaggi del Regime Forfettario 2025.




