Partita IVA per la cura delle pubbliche relazioni: aprila nel regime forfettario

Ecco la soluzione più conveniente per chi si occupa di pubbliche relazioni e comunicazione

Se hai studiato comunicazione o hai già maturato esperienze professionali in questo ambito, è probabile che la tua ambizione ti stia spingendo a intraprendere un’attività in proprio; per offrire i tuoi servizi e le tue competenze a terzi e gestire le loro pubbliche relazioni come professionista autonomo, però, dovrai necessariamente aprire Partita IVA. Il che, in Italia, spesso mette paura a causa di un sistema fiscale piuttosto oppressivo.

Tuttavia, esiste un modo per avviare questo tipo di attività senza dover fare i conti con troppe beghe burocratiche. In questo articolo ti spiegherò come si apre una Partita IVA per le pubbliche relazioni e ti esporrò i vantaggi del regime fiscale più snello e conveniente d’Italia: il regime forfettario.

Come si apre la Partita IVA per svolgere attività di ufficio stampa e comunicazione digitale

I dubbi e le preoccupazioni che precedono la decisione di mettersi in proprio sono più che comprensibili. Per questo, a maggior ragione, chi non ha conoscenze fiscali dovrebbe consultare un buon commercialista prima di aprire Partita IVA, non solo per sapere a cosa va incontro ma anche per evitare di commettere errori in fase di apertura.

Tra poco ti parlerò degli aspetti più importanti che dovresti considerare all’apertura della Partita IVA ma, prima di tutto, voglio spiegarti come si ottiene questo codice numerico. La richiesta della Partita IVA va fatta all’Agenzia delle Entrate mediante un modulo che puoi scaricare e compilare manualmente; oppure, per rendere l’operazione più rapida e diretta, puoi chiedere al tuo consulente di aprire la Partita IVA online tramite la sezione telematica del sito dell’ente.

Questo modulo, chiamato ‘modello AA9/12‘, presenta diversi campi, alcuni dei quali sono di semplice compilazione (dati anagrafici, dati fiscali, sede e nome dell’attività). Ci sono, però, due sezioni particolarmente importanti che, se compilate male, potrebbero influenzare pesantemente il futuro della tua attività.

Vediamo quali sono.

Leggi anche: Social media manager & Partita IVA: come aprire sfruttando il regime agevolato

Codice ATECO e regime fiscale: occhio a cosa scegli

Il primo campo in cui – se non hai conoscenze fiscali né l’assistenza di un professionista – potresti commettere un errore pesante è quello in cui viene chiesto di indicare il codice ATECO dell’attività che andrai a svolgere. Il codice ATECO è un codice numerico assegnato a ogni attività svolgibile con Partita IVA. Anche tra attività affini, esistono sottili differenze che rendono necessario un codice ATECO diverso da un altro per poter operare in regola.

Un buon consulente, sapendo che genere di prestazioni lavorative offrirai, ti suggerirà il codice giusto (nel tuo caso, 70.21.00). In questa scelta la precisione è fondamentale perché, in caso di controlli da parte delle autorità, un codice ATECO errato o mancante porta a sanzioni molto pesanti.

Ma c’è un aspetto ancora più importante: la scelta del regime fiscale.

Il regime fiscale non è altro che l’insieme di adempimenti fiscali e burocratici che un titolare di Partita IVA è tenuto a rispettare. In Italia, le scelte disponibili sono tre: il regime ordinario, il regime semplificato e il regime forfettario. Quest’ultimo include numerosi vantaggi ma ha anche dei limiti. Non è possibile, infatti, fatturare più di 65.000 € all’anno né sostenere spese per dipendenti o collaboratori superiori a 20.000 € all’anno.

Inoltre, per poter aprire una Partita IVA forfettaria occorre possedere alcuni requisiti. Se ne sei in possesso potrai sfruttare diverse agevolazioni e semplificazioni. Ecco quelle principali.

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Regime forfettario per le pubbliche relazioni: adempimenti fiscali agevolati e non solo

Operando con Partita IVA a regime forfettario avrai accesso a numerosi vantaggi che renderanno la tua attività più semplice e meno onerosa da gestire. L’aspetto che più di tutti rende questo regime fiscale così speciale è la tassazione, di gran lunga la più bassa d’Italia.

Mentre nei regimi fiscali tradizionali le imposte vengono versate in base al reddito annuo generato, con aliquote che vanno dal 23% al 43%, in quello forfettario è prevista una flat tax del 5% per i primi cinque anni che passa, poi, al 15% negli anni successivi.

Oltre ad avere un’aliquota fissa incredibilmente bassa, il regime forfettario ha anche un sistema di calcolo dell’imponibile unico nel suo genere. Adottandolo, infatti, non dovrai dedurre i costi aziendali perché lo Stato li detasserà automaticamente in maniera forfettaria in base al coefficiente di redditività assegnato al tuo codice ATECO (78%). Per fartela breve, se durante l’anno incasserai 10.000 €, la flat tax verrà applicata su 7.800 €.

Ma la tassazione bassa non è l’unica agevolazione fiscale per i forfettari. In questo regime fiscale avrai diritto anche a:

  • l’esenzione dalla ritenuta d’acconto;
  • l’esenzione dall’IVA;
  • l’esenzione dalle addizionali comunali e regionali;
  • l’esenzione dall’IRAP.

Inoltre, non dovrai ottemperare ad alcuni obblighi gestionali e burocratici tipici dei regimi ordinario e semplificato come:

  • la dichiarazione dell’IVA;
  • le liquidazioni periodiche dell’IVA;
  • la registrazione delle fatture e dei corrispettivi;
  • la presentazione dello spesometro e del modello ISEE.

Leggi anche: Partita IVA regista: ecco il regime fiscale migliore per iniziare

In conclusione

Se hai letto questo articolo, probabilmente hai avuto modo di scoprire quanto sia conveniente il regime agevolato e non vedi l’ora di avere informazioni più specifiche su di esso. Beh, io sono qui per aiutarti. Da diversi anni, ormai, studio ogni giorno le regole e le casistiche del regime forfettario e fornisco consulenza online a chi decide di adottarlo.

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A presto
Giampiero Teresi

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