Partita IVA dentista: perché aprirla nel regime forfettario

La soluzione più vantaggiosa per svolgere questa professione come libero professionista

L’apertura della Partita IVA da dentista è un’operazione importante quanto rischiosa, specialmente se non hai alcuna conoscenza in materia fiscale. In Italia capita spesso di sentir dire che mettersi in proprio è un vero e proprio atto di coraggio. Ma la verità è che per avere successo nel lavoro autonomo è fondamentale prendere le decisioni giuste e gestire sapientemente la propria attività fin dall’inizio.

In questo articolo ti parlerò di come procedere al primo step necessario per svolgere la professione di dentista e dei fattori che rendono il regime forfettario l’opzione migliore.

Come aprire Partita IVA da dentista

Hai preso la laurea in odontoiatria e, dopo aver maturato una buona esperienza presso un centro dentistico, vuoi finalmente coronare il tuo sogno di aprire uno studio tutto tuo? Oppure vuoi saltare questo passaggio e intraprendere una carriera da dentista in proprio subito dopo l’iscrizione all’albo? Beh, a prescindere dal tuo percorso, per svolgere questa professione in autonomia dovrai necessariamente aprire la Partita IVA.

Per farlo, dovrai presentare una richiesta all’Agenzia delle Entrate. Prima di informarti sulle modalità a tua disposizione per procedere alla domanda di apertura della Partita IVA, ci tengo a dirti che questa operazione è gratuita e non eccessivamente complicata. Tuttavia, prima di fare un passo così importante, faresti bene a consultare un commercialista. Ci sono alcuni aspetti, infatti, che è bene conoscere prima di compilare il modulo di richiesta di Partita IVA (il modello AA9/12).

Come ti ho anticipato, esistono diverse modalità per avviare questa pratica. Puoi scaricare il modulo da Internet, compilarlo e inviarlo all’ente tramite raccomandata. Oppure, puoi recarti personalmente all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate della tua città. Il metodo più utilizzato, però, è l’inoltro della domanda in forma telematica.

Esatto, puoi aprire la Partita IVA online nell’apposita sezione del sito dell’ente o, meglio ancora, affidare il compito a uno studio professionale che con una pratica informatica chiamata ‘ComUnica’ provvederà all’apertura della partita IVA e delle posizioni INPS e INAIL.

Il motivo per cui è saggio rivolgersi a un consulente è semplice: durante la compilazione del modello AA9/12 dovrai prendere alcune decisioni importanti che influenzeranno in maniera decisiva la tua attività, prima fra tutte quella del regime fiscale da adottare.

Ecco, un bravo commercialista avrà cura di verificare se sei in possesso dei requisiti per poter aprire una Partita IVA a regime forfettario. Tale scelta, infatti, ti consentirebbe di ottenere svariati benefici.

Leggi anche: Partita IVA igienista dentale: perché aprirla nel regime forfettario

Regime forfettario per odontoiatri: i vantaggi gestionali e contabili

Partiamo da un presupposto: la Partita IVA forfettaria non è adottabile da tutti. Poiché questo regime fiscale include dei vantaggi sostanziali, per poterlo adoperare è necessario sottostare ad alcune regole, come il rispetto del limite di fatturato annuo di 65.000 € e del limite di spese per dipendenti e collaboratori di 20.000 € all’anno.

Se rispetterai questi parametri, avrai accesso a una serie di agevolazioni e semplificazioni gestionali che gli altri regimi fiscali adottabili in Italia non hanno. Lo so, la prima cosa che ti viene in mente sono le tasse. Ma, prima di affrontare questo tema, voglio parlarti di altri aspetti altrettanto importanti che ti daranno l’opportunità di risparmiare tempo e soldi.

Ad esempio, voglio che tu sappia che nel regime forfettario sarai escluso/a dal campo IVA. Hai idea di cosa significhi? Non solo non dovrai preoccuparti delle liquidazioni periodiche, della dichiarazione annuale e della registrazione delle fatture e dei corrispettivi, ma avrai anche un grande vantaggio concorrenziale sugli altri dentisti. A parità di prezzo, infatti, un paziente è incentivato a rivolgersi a te, dato che risparmierebbe il 22% in fattura.

Oppure, vediamo. Un’altra agevolazione importante è l’esenzione da alcune imposte, come l’IRAP e le addizionali comunali e regionali. Devi sapere che i forfettari sono esonerati anche dall’obbligo di fatturazione elettronica, dalla ritenuta d’acconto e da rognosi oneri burocratici come lo spesometro, l’esterometro e gli studi di settore.

Tutti questi aspetti non sono secondari; ad ogni modo, è ovvio che la tassazione per i dentisti, come per tutti i lavoratori autonomi, sia un argomento molto importante. E allora, vediamo come funzionano le cose nel regime forfettario.

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Quante tasse paga un dentista a regime forfettario

Chi apre la Partita IVA da dentista adottando il regime ordinario o semplificato è tenuto a fare riferimento agli scaglioni reddituali IRPEF, che prevedono il versamento delle imposte in base al reddito prodotto. Oltrepassata una certa soglia di reddito, dunque, l’aliquota aumenta.

Il regime agevolato è escluso da questo sistema perché prevede una flat tax del 5%. Questa aliquota è riservata a chi apre la Partita IVA a regime forfettario per i primi cinque anni di attività, mentre a partire dal sesto anno passa al 15%. Se consideri che in un altro regime fiscale pagheresti come minimo il 23%, ti sarà facile capire per quale motivo la tassazione forfettaria sia così vantaggiosa, soprattutto nella fase iniziale.

Per calcolare l’importo tassabile, inoltre, non dovrai portare in deduzione le spese affrontate durante l’anno, bensì dovrai affidarti al tuo coefficiente di redditività. Si tratta di un valore percentuale attraverso cui lo Stato ipotizza i tuoi costi aziendali. Facciamo un esempio concreto.

Ipotizziamo che tu apra la tua Partita IVA forfettaria e goda dell’aliquota start-up del 5%. Se durante il primo anno di attività fatturerai 40.000 €, per sapere quante tasse pagherai dovrai moltiplicare questo importo per il tuo coefficiente di redditività (il 78%). Il risultato del calcolo è 31.200 €. Questo è il fatturato lordo al quale dovrai applicare la flat tax, dato che lo Stato esclude i restanti 8.800 € ipotizzando che tale cifra corrisponda ai costi affrontati durante l’anno.

In uno scenario simile, su un fatturato lordo di 31.200 € verserai solo 1.560 € di tasse!

Leggi anche: Partita IVA omeopata: questo, il regime fiscale più conveniente

In conclusione

In questo articolo ti ho spiegato come si apre la Partita IVA da dentista e ti ho esposto gli aspetti positivi principali del regime forfettario. Se la prospettiva di iniziare a svolgere la tua professione da libero professionista a queste condizioni ti interessa, immagino che tu voglia saperne di più.

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A presto
Giampiero Teresi

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